J.R. WARD.
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UN AMORE IMMORTALE.
Ciclo: La confraternita del pugnale nero. 2.
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Parte 1.
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Titolo originale: Lover Eternal. 2006.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Versione digitale curata da: Amedeo Marchini.
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Presentazione.
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"Butch aveva visto solo due lesser in vita sua. Sembravano uomini, si muovevano e parlavano come uomini, ma non erano vivi. Bastava guardarli negli occhi per capire che quegli assassini erano solo gusci vuoti, la cui anima era finita chiss dove. Nella radura i lesser si erano messi in posizione d'attacco, mentre Rhage copriva i pochi metri che lo separavano da loro. Tutta forza bruta e riflessi animali, Rhage sferrava calci alle teste dei lesser e li prendeva a pugni in pieno petto. Al chiaro di luna era bello da morire: il viso contorto in un ringhio rabbioso, il corpo possente che, a furia di pugni, faceva sputare a quelle carogne la loro anima inesistente."
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Nella citt di Caldwell ci sono uomini che hanno sacrificato il cuore e l'anima a un'entit malvagia, l'Omega. In cambio hanno ottenuto l'eterna giovinezza e una missione: sterminare tutti i vampiri che da secoli popolano la citt. Per difendersi dalla voglia di morte dei lesser, i vampiri pi forti e coraggiosi si sono riuniti nella Confraternita del Pugnale Nero. Mary ha trentanni,  umana e non sa nulla della guerra che insanguina Caldwell. Non sa nemmeno che Rhage, occhi verdi, corpo perfetto,  uno di quei vampiri guerrieri, segnato da una maledizione che lo trasforma in un mostro terrificante ogni volta che perde il controllo. Ma tra Mary e Rhage scoppia un amore irresistibile, pi forte delle leggi che impediscono a un vampiro di amare un'umana, pi forte della malattia che ha di nuovo colpito Mary. L'amore potr sconfiggere la morte?
Questo  il secondo romanzo della serie: la Confraternita del Pugnale Nero.
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L'AUTRICE.
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J.R. Ward  lo pseudonimo di Jessica Rowley Pell Bird, scrittrice statunitense. Si  laureata in Storia dellArte Medievale e in Giurisprudenza, dopo aver lavorato per anni in una delle pi prestigiose istituzioni medico-universitarie di Boston.
Con il nome Jessica Bird e con lo pseudonimo J. R. Ward ha scritto vari libri e romanzi, tra cui libri d'amore e la serie della Confraternita del pugnale nero, serie che le ha fatto vincere un RITA Award per il miglior paranormal romance. Inoltre, la serie,  stata al primo posto della lista dei best seller di riviste come il New York Times e il USA Today. La serie della Confraternita del pugnale nero  iniziata nel 2005 e conta al 2019 ben 17 libri.
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Dedicato a: Te.
All'inizio non andavamo molto d'accordo, vero? Ma poi ho capito la verit su di te e mi sono innamorata. Grazie per avermi lasciata guardare il mondo attraverso i tuoi occhi mettendomi per un po' nei tuoi panni. Sei cos... bello.
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Ringraziamenti.
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Con immensa gratitudine ai lettori della Confraternita del Pugnale Nero. Senza di voi, i fratelli non avrebbero trovato ospitalit sulla pagina scritta. Grazie infinite: Karen Solem, Kara Cesare, Claire Zion, Kara Welsh, Rose Hilliard. Con amore alla mia famiglia e ai miei amici, e con ininterrotta riverenza a mio marito.
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Glossario dei nomi comuni e dei nomi propri.
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Confraternita del Pugnale Nero. Vampiri guerrieri altamente qualificati incaricati di
proteggere la loro specie dagli attacchi della Lessening Society. In seguito a una riproduzione selettiva
all'interno della razza, i membri della confraternita sono dotati di una forza fisica e mentale eccezionale
e della capacit di guarire rapidamente. In genere non sono imparentati fra loro e vengono arruolati
nella confraternita tramite nomina da parte degli altri fratelli. Aggressivi, orgogliosi, indipendenti e
riservati per natura, conducono esistenze separate dai vampiri civili e hanno pochissimi contatti con i
membri delle altre classi, eccetto quando devono nutrirsi del loro sangue. Sono protagonisti di leggende
e oggetto di venerazione all'interno del mondo dei vampiri. Possono morire solo in seguito alle ferite
pi gravi, per esempio una pugnalata o un colpo di arma da fuoco al cuore.
A parte Darius, i nomi dei vampiri membri della Confraternita del Pugnale Nero richiamano la
caratteristica peculiare della loro natura: Wrath, ira, in inglese; Tohrment, che rimanda all'inglese
torment, tormento; Vishous, variante di vicious, ovvero vizioso; Rhage, variante dell'inglese rage,
rabbia; Phury, che rimanda a un'idea di purezza, e infine Zsadist, ispirato all'inglese sadistic,
sadico (N.d.T.).
Doggen. Nel mondo dei vampiri questo termine designa un membro della classe dei servitori.
Nel servire i loro padroni, i doggen sono fedeli ad antiche tradizioni conservatrici, osservano un rigido
codice di comportamento e regole molto formali in fatto di vestiario. Possono uscire durante il giorno,
ma invecchiano relativamente in fretta. La loro aspettativa di vita si aggira intorno ai cinquecento anni.
Elette. Vampire femmine allevate allo scopo di servire la Vergine Scriba. Sono considerate
membri dell'aristocrazia, anche se la loro esistenza  focalizzata pi su questioni spirituali che
mondane. Hanno pochissimi o nessun contatto con i maschi, ma per volere della Vergine Scriba
possono accoppiarsi con i guerrieri per propagare la loro classe. Sono dotate della capacit di predire il
futuro. In passato i membri della confraternita privi di una compagna potevano servirsi di loro per
soddisfare il periodico bisogno di bere sangue; ma in seguito questa pratica  stata abbandonata.
Fado. Regno intemporale dove i defunti si riuniscono per l'eternit con i loro cari.
Hellren. Vampiro maschio sposato con una femmina. I maschi possono avere pi di una
compagna.
Leelan. Termine affettuoso liberamente traducibile con mia diletta, mia adorata.
Lessening Society. Societ dei minori. Ordine di assassini fondato dall'Omega allo scopo di
annientare la specie dei vampiri.
Lesser. Essere umano privato dell'anima che, in quanto membro della Lessening Society, ha
come obiettivo lo sterminio dei vampiri. Per uccidere un lesser, o minore, bisogna pugnalarlo al
petto, altrimenti non invecchia e vive in eterno. I lesser non mangiano, non bevono e sono
sessualmente impotenti. Con il tempo perdono la pigmentazione originaria di capelli, pelle e iridi fino a
diventare di un biondo slavato, molto pallidi e con gli occhi chiarissimi. Profumano di talco per
neonati. Una volta ammessi all'interno della Lessening Society da parte dell'Omega, essi conservano un
vaso di ceramica in cui viene custodito il loro cuore, dopo che  stato rimosso.
Omega. Figura mistica e malvagia che ha come obiettivo l'estinzione dei vampiri a causa del
risentimento che cova nei confronti della Vergine Scriba. Esiste in una dimensione atemporale ed 
dotato di ampi poteri, ma non della facolt di procreare.
Periodo del bisogno. Periodo di fertilit di un vampiro femmina. In genere dura due giorni ed 
accompagnato da un forte desiderio sessuale. Si verifica grosso modo cinque anni dopo la transizione e,
in seguito, si ripresenta una volta ogni dieci anni. Tutti i vampiri maschi reagiscono in qualche misura
quando si trovano nelle vicinanze di una femmina che attraversa questa fase. Si tratta di un periodo
potenzialmente pericoloso, caratterizzato da lotte e conflitti tra maschi in competizione, in particolare
se la femmina non ha un compagno.
Prima Famiglia. Il re e la regina dei vampiri e tutti i figli da essi generati.
Princeps. Supremo rango dell'aristocrazia dei vampiri, secondo soltanto ai membri della Prima
Famiglia e alle Elette della Vergine Scriba.  un titolo nobiliare che si eredita alla nascita e che non
pu essere conferito in seguito.
Pyrocant. Termine che si riferisce a una debolezza cruciale di un individuo. Si pu trattare di
una debolezza interna, per esempio una dipendenza, oppure esterna, per esempio un amante.
Rytho. Maniera rituale di fare ammenda. Viene offerto da chi ha ferito nell'onore un altro
vampiro. Se lo accetta, la vittima ha il diritto di colpire con un'arma a sua scelta il responsabile
dell'offesa, il quale deve presentarsi privo di difese.
Schiavo di sangue. Vampiro, maschio o femmina, soggiogato da un altro vampiro allo scopo di
soddisfare il suo bisogno di bere sangue. La pratica di tenere degli schiavi di sangue  largamente in
disuso, pur non essendo stata dichiarata illegale.
Shellan. Vampira sposata. Le shellan, in genere, hanno un solo compagno a causa della natura
spiccatamente territoriale dei vampiri maschi sentimentalmente legati.
Tomba. Cripta sacra della Confraternita del Pugnale Nero, utilizzata come luogo cerimoniale
nonch come magazzino dove vengono custoditi i vasi contenenti i cuori dei lesser. Tra le cerimonie
ivi celebrate figurano affiliazioni alla confraternita, funerali e azioni disciplinari nei confronti dei
fratelli. Nessuno vi  ammesso eccetto i membri della confraternita, la Vergine Scriba o i candidati
all'affiliazione.
Transizione. Momento critico nella vita di un vampiro, maschio o femmina, che segna il suo
passaggio all'et adulta. In genere si verifica intorno ai venticinque anni di et. Dopo la transizione i
vampiri sono costretti, per sopravvivere, a bere il sangue di un vampiro dell'altro sesso e non
sopportano pi la luce del sole. Alcuni vampiri, in particolare i maschi, non sopravvivono al
cambiamento. Prima della transizione i vampiri sono fisicamente deboli, non attivi sessualmente o
comunque indifferenti e incapaci di smaterializzarsi.
Vampiro. Membro di una specie distinta da quella dell'Homo sapiens. Per sopravvivere i
vampiri devono bere il sangue di un vampiro del sesso opposto. Il sangue umano li mantiene in vita,
anche se la forza fisica che ne ricavano non dura a lungo. Dopo la transizione, che in genere si verifica
intorno ai venticinque anni, i vampiri non possono pi uscire alla luce del sole e sono costretti a bere
con regolarit sangue fresco. I vampiri non sono in grado di convertire gli umani, trasformandoli a
loro volta in vampiri tramite un morso o una trasfusione di sangue, anche se in rari casi possono
riprodursi accoppiandosi con la specie umana. I vampiri riescono a smaterializzarsi a piacimento, anche
se per farlo devono essere calmi e concentrati e non possono portare con s nulla di pesante. Sono
anche in grado di cancellare i ricordi degli umani, a patto che si tratti di ricordi a breve termine. Alcuni
vampiri sono inoltre dotati della facolt di leggere nel pensiero. La loro aspettativa di vita  pari, e in
alcuni casi superiore, al migliaio di anni.
Vergine Scriba. Forza mistica consigliera del re nonch custode degli archivi dei vampiri e
dispensatrice di privilegi. Esiste in una dimensione atemporale ed  dotata di ampi poteri. Capace di un
unico atto creativo, che ha utilizzato per dare vita ai vampiri.
Wahlker. Individuo che, dopo la morte e l'ingresso nel Fado, torna in vita. I wahlker sono molto
rispettati e riveriti per il loro travaglio.
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CAPITOLO 1.
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Ah, cavolo, V, tu mi farai morire disse Butch ONeal frugando nel cassetto dei calzini in
cerca di qualcosa in seta nera, ma trovando solo cotone bianco.
No, un momento. Tir fuori un calzino elegante, da sera. Non esattamente un trionfo.
Se ti stessi facendo morire, sbirro, i calzini sarebbero l'ultimo dei tuoi pensieri.
Butch guard il suo compagno di stanza. Anche lui tifoso dei Red Sox, Vishous era... be', uno
dei suoi due migliori amici.
Che poi, guarda caso, erano entrambi vampiri.
Fresco di doccia, con un asciugamano in vita e i muscoli del torace e delle braccia in bella
mostra, Vishous si stava infilando un guanto da pilota in pelle nera per nascondere la mano sinistra tatuata.
Devi proprio usare i miei calzini eleganti?
V sogghign, lasciando intravedere le zanne sopra il pizzetto. Mi stanno bene.
Perch non chiedi a Fritz di comprartene qualche paio?
 troppo preso a star dietro alla tua fissa per i vestiti, bello.
E va bene, Butch di recente era entrato in contatto con il Versace che era in lui - chi l'avrebbe
mai detto? -, ma cosa ci voleva a comprare un'altra dozzina di paia di calzini di seta?
Glielo chieder io.
Che gentiluomo! comment V tirandosi indietro i capelli scuri. I tatuaggi sulla tempia sinistra
fecero una fugace apparizione prima di venire coperti di nuovo. Ti serve la Escalade, stasera?
S, grazie rispose Butch infilando i piedi nudi nei mocassini Gucci.
E cos ti vedi con Marissa?
Butch annu. Ho bisogno di sapere. In un modo o nell'altro.
E aveva il presentimento che sarebbe stato nell'altro.
 una femmina in gamba.
Eccome se lo era, il che probabilmente spiegava come mai non rispondesse alle sue telefonate.
Gli ex piedipiatti amanti dello scotch non erano precisamente dei fidanzati raccomandabili per una
femmina, umana o vampira che fosse. E il fatto che lui non appartenesse alla sua specie non migliorava
certo le cose.
Be', sbirro, Rhage e io andiamo a farci un goccio al One Eye. Quando hai finito unisciti a
noi...
Furono interrotti da dei colpi assordanti, come se qualcuno stesse cercando di abbattere il
portone con un ariete. Entrambi voltarono la testa di scatto.
Vishous si tir su l'asciugamano. Maledizione, Mister Universo deve imparare a usare il
campanello.
Cerca di farglielo capire tu. A me non d retta.
Rhage non d retta a nessuno sentenzi V trotterellando in fondo al corridoio.
Quando i colpi cessarono, Butch and a controllare la sua collezione di cravatte in continua
espansione. Scelse una Brioni azzurro pallido, alz il collo button-down della camicia bianca e vi fece
scivolare sopra la cravatta di seta, poi si avvi senza fretta in soggiorno. Rhage e V stavano discutendo
dell'album RU stili down? del rapper 2Pac.
Non riusc a trattenere una risata. Cristo, la vita lo aveva condotto in un'infinit di posti, quasi
tutti orribili, ma non avrebbe mai immaginato di ritrovarsi a vivere con sei vampiri guerrieri. O di
fiancheggiarli nella lotta che avevano ingaggiato per proteggere la loro specie, costretta a vivere in
clandestinit e quasi in via di estinzione. Per qualche misterioso motivo, tuttavia, sentiva che il suo
posto era l, con la Confraternita del Pugnale Nero. Lui, Vishous e Rhage formavano un terzetto
fantastico.
Rhage viveva con il resto della confraternita nella grande casa padronale dall'altra parte del
cortile, ma la troica bazzicava regolarmente gli ex alloggi del custode, dove dormivano V e Butch. La
Tana, come adesso veniva chiamato l'edificio annesso, era una favola al confronto delle topaie a cui era
abituato Butch. Lui e Vishous avevano a disposizione due camere da letto, due bagni, un cucinotto e un
soggiorno ammobiliato in un interessante stile postmoderno, tipo quello delle associazioni studentesche
maschili: un paio di divani di pelle, televisore al plasma ad alta definizione, biliardino, borse da
ginnastica un po' dappertutto.
Entrando nella stanza principale, Butch ebbe subito un quadro d'insieme di quello che Rhage
aveva scelto di sfoggiare per la serata: trench nero di pelle lungo fino ai piedi, canotta nera infilata nei
pantaloni di pelle, grossi stivali con cui arrivava a sfiorare il metro e novanta. In quella tenuta, il
vampiro era un vero schianto persino agli occhi di un etero DOC come Butch.
Con i capelli biondi tagliati corti sulla nuca e pi lunghi sul davanti e gli occhi verde-azzurri
che ricordavano il mare delle Bahamas, quel figlio di puttana sfidava le leggi della fisica, tanto era
bello. Messo vicino a lui, Brad Pitt sembrava un candidato per un reality di infima serie.
Malgrado l'aria da seduttore, tuttavia, non era un vanesio. Tutt'altro. Dietro quella facciata
appariscente si celava qualcosa di oscuro e letale, lo si capiva a prima vista. Rhage dava l'idea di uno
capace di sorridere mentre sistema le cose a scazzottate, anche se quando si trattava di affari sputava
sangue.
Che succede, Hollywood? chiese Butch.
Rhage sorrise, mettendo in mostra una splendida chiostra di denti bianchissimi intervallati da
due lunghi canini.  ora di uscire, sbirro.
Cristo, vampiro, non ne hai avuto abbastanza, ieri sera? Quella rossa sembrava roba tosta. E
anche sua sorella.
Tu mi conosci. Sono sempre affamato.
Gi, be', per sua fortuna c'era una sfilza infinita di donne ben felici di soddisfare le sue esigenze.
E perdio se ne aveva: Rhage non beveva e non fumava, ma passava da una femmina all'altra con
estrema disinvoltura. Butch non aveva mai visto niente del genere.
E s che non frequentava molti chierichetti.
Rhage guard V. Vai a vestirti, amico. O stavi pensando di andare al One Eye in
asciugamano?
Piantala di mettermi fretta, fratello.
Allora vedi di muovere il culo.
Vishous si alz da dietro un tavolo sepolto sotto tante di quelle apparecchiature computerizzate
da mandare in fregola Bill Gates. Da quel centro operativo vigilava sui sistemi di sicurezza e di
monitoraggio del complesso recintato in cui vivevano i vampiri, compreso il fabbricato principale, le
palestre nel sottosuolo, la Tomba e la Tana dove abitava insieme a Butch, oltre al labirinto di tunnel
sotterranei che collegavano i vari edifici. Controllava tutto: le tapparelle d'acciaio di cui era provvista
ogni finestra, le serrature delle porte d'acciaio, la temperatura dei locali, le luci, le telecamere, i
cancelli.
Aveva messo su da solo tutto quell'armamentario prima che la confraternita si trasferisse, tre
settimane prima. Gli edifici e le gallerie esistevano sin dai primi del Novecento, ma per la maggior
parte erano rimasti inutilizzati. Dopo gli eventi di luglio, tuttavia, la confraternita aveva deciso di
consolidare le proprie operazioni, e tutti i suoi membri si erano accasati l.
Mentre V tornava in camera sua, Rhage tir fuori dalla tasca un Tootsie Roll Pop, strapp
l'involucro rosso che lo avvolgeva e se lo infil in bocca. Butch avvertiva su di s lo sguardo del
vampiro e non fu sorpreso quando il fratello gli rivolse la parola.
Non mi dire che ti sei messo in ghingheri per una puntatina al One Eye, sbirro. Voglio dire, 
roba molto chic persino per te. La cravatta, i gemelli... sono nuovi di pacca, giusto?
Butch si lisci la Brioni sul petto e allung la mano verso la giacca Tom Ford coordinata ai
pantaloni neri. Non gli andava di parlare di Marissa. Gli era bastato accennare di sfuggita all'argomento
con V. E poi, che cosa poteva dire?
Mi ha fatto perdere la testa quando l'ho conosciuta, ma sono tre settimane che mi evita. Quindi,
invece di capire l'antifona e lasciar perdere, vado da lei a pregarla in ginocchio come un povero
sfigato.
No, non era proprio il caso di spiattellare tutto quanto a Mister Perfezione, anche se Rhage era
un amico.
Il vampiro si rigir il leccalecca in bocca. Spiegami un po' una cosa. Perch ci tieni a vestirti
bene? Tanto poi non ne approfitti per rimorchiare. Lo vedo, sai, che dici di no a tutte quante, gi al bar.
Ti stai risparmiando per il matrimonio?
Proprio cos, ci hai preso. Ho deciso di fare il prezioso finch non andr all'altare.
Dai, sono curioso. Davvero. Stai tenendo duro per una in particolare? Silenzio. Il vampiro
ridacchi. La conosco?
Butch strinse gli occhi valutando la situazione. Forse il discorso si sarebbe concluso pi alla
svelta se avesse tenuto la bocca chiusa? Probabilmente no. Quando cominciava, Rhage non la smetteva
finch decideva che non ne poteva pi. Parlava come uccideva.
Il vampiro scroll la testa con aria mesta. Lei non ti vuole?
Lo scopriremo stasera.
Butch diede una controllata ai soldi. Sedici anni come detective della Omicidi non gli avevano
certo riempito le tasche, ma adesso che bazzicava la confraternita aveva tanta di quella grana che non
riusciva a spenderla abbastanza in fretta.
Sei fortunato, sbirro disse Rhage.
Butch lo guard. In che senso?
Mi sono sempre chiesto come sarebbe sistemarsi con una femmina in gamba.
Butch rise. Rhage era un dio del sesso, una leggenda erotica per la sua razza. V gli aveva detto
che le storie sul suo conto si tramandavano di padre in figlio, al momento opportuno. L'idea che si
desse una regolata fino a diventare il marito di qualcuna era semplicemente assurda.
E va bene, Hollywood, sentiamo, qual  la frecciata finale? Su, forza, spara.
Rhage distolse lo sguardo con una smorfia.
Oh, santo cielo, ma allora parlava sul serio. Ehi, senti, non volevo...
Non fa niente,  tutto okay disse Rhage. Il sorriso riaffior sulle sue labbra, ma gli occhi
erano spenti. Si avvicin senza fretta al cestino della carta straccia e vi lasci cadere il bastoncino del
leccalecca. Allora, possiamo finalmente uscire di qui? Sono stufo di aspettare voi due.
Mary Luce entr nel garage, spense la Civic e guard le pale da neve appese alla rastrelliera di
fronte a lei.
Era stanca, anche se la sua giornata non era stata poi cos estenuante. Rispondere al telefono e
archiviare pratiche in uno studio legale non era per niente faticoso, nemmeno mentalmente. Per cui non
avrebbe dovuto sentirsi tanto esausta. Ma forse non era quello il punto. Aveva perso gli stimoli, quindi
stava come avvizzendo.
Che fosse giunto il momento di tornare a lavorare con i bambini? Dopotutto era quello in cui
era specializzata. Quello che le piaceva fare. Quello che nutriva il suo spirito. Lavorare con i pazienti
autistici aiutandoli a trovare un modo per comunicare le aveva procurato ogni genere di gratificazione;
e quell'interruzione di due anni non era dipesa da lei.
Forse avrebbe dovuto chiamare il centro, vedere se avevano un posto Ubero, e se non ce
l'avevano poteva sempre lavorare come volontaria fino a che non se ne liberava uno.
S, l'indomani lo avrebbe fatto. Non c'era motivo di aspettare.
Afferr la borsetta e scese dalla macchina. Mentre la porta del garage si abbassava
sferragliando, gir intorno alla casa per andare a prendere la posta. Scorrendo le bollette, si ferm a
fiutare la fredda serata ottobrina. Le narici ebbero un fremito. Era gi pi di un mese che l'autunno
aveva spazzato via gli ultimi brandelli d'estate, e il cambio di stagione era giunto sull'onda di una
ventata d'aria gelida proveniente dal Canada.
Le piaceva l'autunno. E la parte settentrionale dello Stato di New York non si faceva mancare
niente in quel campo, a suo parere. Caldwell era a nord di New York, a pi di un'ora di macchina da
Manhattan, quindi tecnicamente era considerata la parte settentrionale dello Stato. Divisa in due dal
fiume Hudson, Caldie, com'era chiamata affettuosamente dalla gente del posto, era la tipica cittadina
media americana. Quartieri ricchi, quartieri poveri, quartieri malfamati, quartieri normali. WalMart,
Target e McDonald's. Musei e biblioteche. Centri commerciali in periferia che strangolavano un posto
ormai privo di attrattive. Tre ospedali, due universit pubbliche e, nel parco, una statua in bronzo di
George Washington.
Pieg la testa all'indietro e guard le stelle, pensando che non se ne sarebbe mai andata via da l.
Non sapeva bene se per lealt o per mancanza di immaginazione.
Forse era per via della sua casa, pens, avviandosi verso il portone. Il granaio ristrutturato
sorgeva ai margini dei terreni di una vecchia fattoria, e lei aveva avanzato un'offerta d'acquisto un
quarto d'ora dopo averlo visitato con un agente immobiliare. All'interno i locali erano piccoli e
accoglienti. Era... bello.
Motivo per cui l'aveva acquistato quattro anni prima, subito dopo la morte di sua madre. Aveva
avuto bisogno di qualcosa di bello, all'epoca, oltre a un radicale cambiamento di scenario. Il granaio era
tutto ci che la casa della sua infanzia non era stata. Qui le assi di pino del pavimento erano color
miele, tirate a lucido e senza macchie. I mobili venivano da Crate and Barrel, freschi di mobilificio,
niente roba vecchia o rovinata. I tappetini erano in fibra d'agave, a pelo corto e con i bordi scamosciati.
E tutto, dai copridivani alle tende, dalle pareti ai soffitti, era bianco panna. Detestava le tinte scure.
Pos le chiavi e la borsa in cucina e prese il telefono. La voce della segreteria disse: Ci sono...
due... messaggi.
Ehi, Mary, sono Bill. Senti, ho deciso di accettare la tua offerta. Sarebbe fantastico se potessi
coprirmi per un'oretta, stasera, al Telefono Amico. Se non ti sento vuol dire che sei ancora libera.
Grazie di nuovo.
Mary cancell il messaggio con un bip.
Mary, qui  lo studio della dottoressa Della Croce. Vorremmo che passassi per un controllo, a
parte la solita visita trimestrale. Ti dispiacerebbe chiamare per fissare un appuntamento appena senti
questo messaggio? Ti verremo incontro con gli orari. Grazie, Mary.
Mise gi il ricevitore.
Il tremore part dalle ginocchia e risal su per i muscoli delle cosce. Quando arriv allo stomaco,
Mary prese in considerazione l'idea di correre in bagno.
Un controllo. Ti verremo incontro con gli orari.
 tornata, pens. La leucemia era tornata.
CAPITOLO 2
E adesso che cosa cavolo gli diciamo? Sar qui tra venti minuti! Mr O seguiva con sguardo
annoiato le scene isteriche del collega. Se continuava a saltellare su e gi, quell'idiota rischiava di
trasformarsi in uno di quei bastoni a molla, un bel Pogo Stick.
Cristo, che casinista era quell'E. Il motivo per cui il suo capo lo aveva fatto entrare nella
Lessening Society era un mistero. Il tipo aveva scarso spirito d'iniziativa, nessuna capacit di
concentrazione e neanche l'ombra del fegato richiesto dalla nuova direzione imboccata dailesser nella
guerra contro i vampiri.
Che cosa?
Noi non gli diremo un bel niente disse O guardandosi intorno nel seminterrato. Coltelli, rasoi
e martelli erano sparpagliati a casaccio sulla credenza dozzinale, in un angolo. Qua e l c'erano pozze
di sangue, ma non sotto il tavolo, dove avrebbero dovuto essere, e mescolato al rosso c'era un bel nero
lucido, grazie alle profonde ferite di E.
Ma il vampiro  scappato prima che riuscissimo a cavargli una sola informazione!
Grazie per il riassunto.
I due lesser avevano appena cominciato a lavorarsi il maschio quando O era uscito per una
richiesta di assistenza. Il tempo di tornare ed E aveva gi perso il controllo sul prigioniero, era stato
affettato in un paio di punti e se ne stava solo soletto in un angolo, tutto sanguinante.
Quella testa di cazzo del loro capo avrebbe dato fuori di matto. Pur disprezzandolo, O doveva
ammettere che lui e Mr X avevano una cosa in comune: per entrambi la sciatteria nel lavoro era
inammissibile.
Rimase ancora un po' a guardare E ballonzolare tutt'intorno, e improvvisamente trov la
soluzione sia al problema pi immediato sia a quello pi a lungo termine. Vedendolo sorridere, E parve
sollevato.
Non preoccuparti mormor O. Gli dir che abbiamo portato fuori il cadavere e lo abbiamo
lasciato nei boschi in attesa del sorgere del sole. Non c' problema.
Ci parli tu?
Certo, amico. Per adesso farai meglio a sloggiare. Sar incazzato nero.
Annuendo, E si precipit verso la porta. A dopo, ciao.
S, buonanotte. Addio, cazzone, pens O mettendosi a pulire il seminterrato.
La casetta merdosa in cui stavano lavorando passava del tutto inosservata dalla strada, stretta
com'era tra il guscio vuoto e carbonizzato di quella che un tempo era stata una griglieria e una
pensioncina chiusa per inagibilit. Quella zona della citt, un misto di squallide abitazioni ed edifici
commerciali di poco pregio, era perfetta per loro. Da quelle parti la gente non usciva quando faceva
buio, gli spari erano comuni come le sirene antifurto delle automobili e nessuno diceva niente se
sentiva un paio di strilli.
Anche andare e venire era facile. Grazie ai teppistelli del quartiere, tutti i lampioni stradali
erano rotti e la luce proveniente dagli altri edifici era trascurabile. Come ulteriore vantaggio, la casa
disponeva di un ingresso esterno con tanto di saracinesca che immetteva direttamente nel seminterrato.
Entrare e uscire con una sacca per cadaveri piena non era un problema.
E poi, se anche qualcuno vedeva qualcosa, eliminarlo era questione di un momento. Oltretutto,
non sarebbe stata una grossa sorpresa per la comunit. I pezzenti ci sapevano fare, quando si trattava di
finire al creatore. A parte picchiare le mogli e ubriacarsi di birra, morire era probabilmente l'unica altra
loro specialit.
O prese un coltello e ripul la lama dal sangue nero di E.
Il seminterrato non era grande e il soffitto era basso, ma c'era abbastanza spazio per il vecchio
tavolo usato come postazione di lavoro e per la credenza malconcia su cui tenevano i ferri del mestiere.
O, per, riteneva che non fosse una struttura adatta. Li dentro era impossibile tenere prigioniero un
vampiro a lungo senza essere scoperti, e questo significava non poter contare su un importante mezzo
di persuasione. Il tempo logorava le facolt fisiche e mentali. Se sfruttato in modo corretto, il passare
dei giorni era un'arma efficace quanto una qualsiasi mazza per fracassare le ossa.
Quello che lui voleva era un posto in mezzo ai boschi, un posto grande abbastanza da custodire
i prigionieri per un buon numero di ore. Visto che i vampiri andavano in fumo con la luce del giorno,
bisognava proteggerli dal sole. Ma se ti limitavi a tenerli chiusi a chiave dentro una stanza, correvi il
rischio che ti si smaterializzassero tra le dita. Gli occorreva una stanza di acciaio per tenerli in gabbia...
Al piano di sopra la porta sul retro si chiuse e qualcuno cominci a scendere le scale.
Mr X avanz sotto la luce di una lampadina nuda, priva di paralume.
Alto pi di un metro e novanta, il capo dei lesser aveva un fisico da difensore di football
americano. Al pari degli altri assassini che da lungo tempo militavano nella Societ, si era come
sbiadito. I capelli e la pelle avevano il colore della farina e le iridi erano chiare e incolori come il vetro.
Anche lui, come O, indossava la tenuta tipica dei lesser. pantaloni in stile cargo neri, dolcevita nero e
un arsenale di armi nascosto sotto il giubbotto di pelle.
Allora mi dica, Mr O, come procede il lavoro? chiese il Fore-lesser.
A quanto pare, il caos nel seminterrato non era abbastanza esplicativo.
Sono io il responsabile di questa casa? chiese O.
Mr X si avvicin alla credenza con gran calma e prese uno scalpello. Diciamo di s.
Quindi sono autorizzato a fare in modo che tutto questo - mosse la mano a indicare il
disordine che lo circondava - non si ripeta?
Che cosa  successo?
I dettagli sono noiosi. Un civile  scappato.
Sopravviver?
Non lo so.
Lei era qui quando  successo?
No.
Mi racconti tutto. Mr X sorrise mentre il silenzio si protraeva.
Sa, Mr O, la sua lealt potrebbe metterla nei guai. Non vuole che punisca quello giusto?
Voglio occuparmene di persona.
Non avevo dubbi. Solo che, se non mi dice niente, potrei essere costretto a farle pagare
comunque il prezzo del fallimento. Ne vale la pena?
Se avr carta bianca con il responsabile, s.
Mr X scoppi a ridere. Gi mi immagino quello che ha in mente di fargli.
O rest in attesa, gli occhi fissi sui bagliori riflessi dalla lama affilata dello scalpello, mentre Mr
X camminava per la stanza.
Le ho affiancato l'uomo sbagliato, eh? mormor Mr X, raccogliendo da terra un paio di
manette che poi lasci cadere sulla credenza. Pensavo che Mr E potesse elevarsi al suo livello. Cos
non  stato. E sono lieto che lei si sia rivolto a me, prima di punirlo. Sappiamo entrambi quanto le piace
lavorare in modo indipendente. E quanto questo mi faccia arrabbiare.
Mr X si volt a guardarlo da sopra la spalla, gli occhi vuoti fissi su O. Alla luce di tutto ci, e
soprattutto perch mi ha consultato prima di agire, pu prendersi Mr E.
Voglio farlo davanti a un pubblico.
Il suo squadrone?
Non solo.
Vuole ancora dare prova del suo valore?
Voglio fissare uno standard pi elevato.
Mr X sorrise, gelido. Lei  un piccolo bastardo arrogante, lo sa?
Sono alto quanto lei ribatt O.
Tutt'a un tratto O si ritrov nell'impossibilit di muovere braccia e gambe. Non era la prima
volta che Mr X gli faceva quello scherzetto paralizzante del cazzo, quindi la mossa non gli giunse
propriamente inaspettata; ma l'amico aveva ancora lo scalpello in mano e si stava avvicinando.
O tent di liberarsi, grondando sudore mentre lottava invano.
Mr X si protese in avanti fino a entrare in contatto con il petto dell'altro lesser. O sent qualcosa
sfiorargli il sedere.
Divertiti, figliolo gli bisbigli all'orecchio Mr X. Per fai un favore a te stesso: ricordati che,
per quanto lunghi siano i tuoi pantaloni, tu non sei me. Ci vediamo.
Detto questo, usc con passo deciso dal seminterrato. La porta al piano di sopra si apr e si
richiuse.
Non appena O riusc a muoversi, si infil la mano nella tasca di dietro dei calzoni.
Mr X gli aveva lasciato lo scalpello.
Rhage scese dalla Escalade e scrut le tenebre intorno al One Eye nella speranza che un paio di
lesser balzassero fuori all'improvviso avventandosi contro di loro. Ma non si aspettava colpi di fortuna.
Lui e Vishous avevano girato per ore, quella notte, senza cavare un ragno dal buco. Niente. Neanche un
avvistamento. Era maledettamente strano.
E per uno come Rhage, che per motivi personali dipendeva dallo scontro fisico, era anche
dannatamente frustrante.
Come tutte le cose, per, la guerra tra la Lessening Society e i vampiri procedeva a cicli, e al
momento conosceva una fase di stallo. Era pi che logico: in luglio la Confraternita del Pugnale Nero
aveva raso al suolo il centro di reclutamento locale della Societ, oltre a far fuori una decina dei suoi
elementi migliori. Evidentemente i lesser erano ancora in ricognizione.
Grazie al cielo c'erano altri modi per allentare la tensione.
Guard il covo di depravazione che al momento era il luogo di ritrovo preferito della
confraternita. Il One Eye era quasi fuori citt, quindi la sua clientela era costituita da motociclisti e tizi
che lavoravano nell'edilizia, tipi tosti tendenti a risolvere le questioni con la forza piuttosto che con la
sottile arte della persuasione. Per il resto era un bar come tanti: un edificio a un piano soffocato da un
mare di asfalto. Il parcheggio era pieno di camion, berline americane e Harley. Dalle minuscole
finestrelle alcune insegne al neon occhieggiavano di rosso, azzurro e giallo, pubblicizzando alcune
marche di birra: Coors, Bud Light, Michelob.
Niente Corona o Heineken per i ragazzi del posto.
Rhage chiuse la portiera dell'automobile. Fremeva tutto: la pelle formicolava, i muscoli
spasimavano per entrare in azione. Si sgranch le braccia nel tentativo di trovare un po' di sollievo. Non
serv a nulla e la cosa non lo sorprese. La maledizione che lo perseguitava si stava facendo sentire con
tutto il suo peso, trascinandolo su un terreno pericoloso. Se non avesse trovato al pi presto una via di
sfogo, avrebbe avuto un bel problema. Lui stesso sarebbe diventato un bel problema.
Grazie infinite, Vergine Scriba.
Non bastava la sfiga di essere nato con un'indole assai vivace e di essere un casinista con il
dono di una forza fisica che non era stato in grado di apprezzare n tantomeno di imbrigliare. No:
aveva mandato fuori dai gangheri anche la mistica signora che comandava a bacchetta la loro razza!
Quella era stata anche troppo felice di stendere un altro strato di merda sul mucchio di letame con cui
lui era venuto al mondo, e adesso, se non riusciva a sbollire a intervalli regolari, Rhage diventava
letale.
La violenza e il sesso erano le sue uniche due valvole di sfogo, e lui le utilizzava come un
diabetico usa l'insulina: un flusso costante di entrambe contribuiva a non fargli perdere il controllo. Ma
non funzionava sempre. E quando Rhage perdeva la calma, le cose si mettevano male per chiunque,
compreso lui stesso.
Dio, era stufo di essere prigioniero, stufo di dover soddisfare le esigenze del suo corpo nel
tentativo di non precipitare in un oblio brutale. Quella faccia che lasciava tutti a bocca aperta e la sua
forza incredibile erano una bella cosa, certo, ma le avrebbe barattate entrambe con un fisico orrendo e
scheletrico, se fosse servito a procurargli un po' di pace. Non si ricordava pi nemmeno cosa fosse la
serenit. Non si ricordava pi nemmeno chi era.
La disintegrazione del suo Io era iniziata abbastanza in fretta. Un paio di anni dopo essere stato
colpito dalla maledizione, Rhage aveva smesso di sperare in un autentico sollievo, cercando
semplicemente di tirare avanti senza far male a nessuno. Era stato allora che aveva cominciato a morire
dentro. E adesso, pi di un centinaio di anni dopo, era come inebetito: una bella facciata dotata di un
fascino vuoto e niente di pi.
Per il resto, ormai aveva rinunciato a fingere di non essere solo una minaccia. Nessuno era al
sicuro, quando lui si trovava nei paraggi. Ed era proprio questo a farlo soffrire, pi ancora della
sofferenza fisica che doveva patire quando scattava la maledizione. Viveva nel terrore di fare del male
a uno dei fratelli e, com'era accaduto un mesetto prima, anche a Butch.
Gir intorno al SUV e guard il maschio umano attraverso il parabrezza. Dio, aveva fatto
amicizia con un Homo sapiens, chi l'avrebbe mai detto?
Ci vediamo pi tardi, sbirro?
Butch si strinse nelle spalle. Non so.
Buona fortuna, amico.
Sar quel che sar.
Rhage imprec sottovoce mentre la Escalade ripartiva. Lui e Vishous attraversarono il
parcheggio.
Chi  la tipa, V? Una di noi?
Marissa.
Marissa? Nel senso della ex shellan di Wrath? disse Rhage scuotendo la testa. Oh, Cristo,
voglio tutti i particolari. Devi assolutamente aggiornarmi, V.
Io non gli rompo le scatole con questa storia. E non dovresti farlo neanche tu.
Non sei curioso?
Vishous rimase in silenzio mentre arrivavano davanti all'ingresso del bar.
Ah, giusto. Tu sai gi tutto, vero? disse Rhage. Sai quello che succeder.
Vishous si limit ad alzare le spalle e fece per aprire.
Rhage lo ferm piantando la mano sulla porta. Ehi, V, non sogni mai di me? Non vedi mai il
mio futuro?
Vishous volt la testa di scatto. Alla luce al neon di una pubblicit della Coors, il suo occhio
sinistro, quello circondato dai tatuaggi, divenne nero. La pupilla si dilat fino a inghiottire l'iride e la
sclera, finch non rest altro che un buco.
Era come guardare l'infinito. O forse il Fado, quando si moriva.
Davvero vuoi saperlo? chiese Vishous.
Rhage lasci ricadere la mano lungo il fianco. Mi interessa solo una cosa. Vivr abbastanza a
lungo da liberarmi della maledizione? S, insomma, riuscir a trovare un po' di calma?
La porta si spalanc e un ubriaco usc barcollando come un camion con un semiasse rotto. Il
tizio si diresse verso i cespugli, vomit e poi croll a faccia in gi sull'asfalto.
La morte era un modo sicuro di trovare la pace, pens Rhage. Tutti morivano. Anche i vampiri.
Alla fine.
Evit di incrociare lo sguardo del fratello. Come non detto, V. Non voglio saperlo.
Era gi stato maledetto una volta, e gli mancavano ancora novantuno anni prima di riassaporare
la libert. Novantun anni, otto mesi e quattro giorni prima che il suo castigo avesse fine e la bestia non
fosse pi parte di lui. Perch mai doveva andarsi a cercare anche la iella cosmica di scoprire che non
sarebbe vissuto abbastanza a lungo da affrancarsi da quella fottuta maledizione?
Rhage.
S?
Ti dico solo una cosa: il tuo destino sta per compiersi. Succeder presto.  legato a una
femmina.
Rhage scoppi a ridere. Ma va'? E com' questa femmina? Io le preferisco...
 una vergine.
Un brivido gelido corse lungo la spina dorsale di Rhage, trafiggendolo come una stilettata. Stai
scherzando, vero?
Guarda il mio occhio. Pensi davvero che ti stia prendendo per il culo?
Dopo una breve pausa, V apr la porta lasciando uscire l'odore di birra e di corpi umani, insieme
al ritmo martellante di una vecchia canzone dei Guns N'Roses.
Mentre i due vampiri entravano nel locale, Rhage bofonchi: Certo che sei ben strano, fratello.
Senza scherzi.
CAPITOLO 3
Pavlov non aveva tutti i torti, pens Mary mentre guidava verso il centro. La sua reazione di
panico al messaggio lasciatole dalla segretaria della dottoressa Della Croce era un riflesso condizionato
che non aveva niente di logico. Ulteriori esami poteva voler dire molte cose. Il fatto che lei
associasse qualunque notizia medica a una catastrofe non significava che sapesse prevedere il futuro.
Non aveva la minima idea di cosa non andasse, sempre ammesso che qualcosa non andasse. Dopotutto
era in remissione da quasi due anni e si sentiva piuttosto bene. Si stancava facilmente, certo, ma a chi
non succedeva? Il suo lavoro e il volontariato la tenevano molto occupata.
L'indomani per prima cosa avrebbe chiamato per fissare un appuntamento. Per il momento si
sarebbe limitata a coprire l'inizio del turno di Bill al servizio di assistenza telefonica antisuicidio.
Quando l'ansia si plac un pochino, trasse un profondo respiro. Le ventiquattr'ore successive
sarebbero state un vero supplizio, con i nervi che le trasformavano il corpo in un tappeto elastico e la
mente come presa in un vortice. Il trucco stava nell'aspettare di avere superato le crisi di panico, per poi
farsi forza il pi possibile. Lasci la Civic in un parcheggio all'aperto sulla Decima Strada e si avvi a
passo svelto verso un cadente palazzo di sei piani. Quella era la zona pi squallida della citt, ci che
era rimasto dello sforzo, risalente agli anni '70, di destinare ad attivit professionali un'area di nove
isolati in un quartiere all'epoca definito malfamato. L'ottimismo non aveva funzionato e adesso gli
uffici con le finestre sprangate da assi si mescolavano alle case popolari.
Si ferm davanti all'ingresso e salut con la mano un'auto della polizia di passaggio con
all'interno due agenti.
Il quartier generale della Linea Diretta per la Prevenzione dei Suicidi si trovava al primo piano,
sul davanti, e Mary lanci un'occhiata alle finestre illuminate. Il suo primo contatto con il volontariato
era stato da utente. Ora, a distanza di tre anni, rispondeva al telefono ogni gioved, venerd e sabato
sera. Lavorava anche durante le vacanze e sostituiva i colleghi quando ne avevano bisogno.
Nessuno sapeva che anche lei aveva chiamato il Telefono Amico, in passato. Nessuno sapeva
che aveva la leucemia. E se adesso doveva ricominciare a combattere con il suo sangue, si sarebbe
tenuta per s anche quello.
Aveva visto morire sua madre, e non voleva nessuno in lacrime al proprio capezzale.
Conosceva bene la rabbia impotente che scoppiava quando la grazia salvifica non guariva a comando.
E non era minimamente interessata a una replica di quelle sceneggiate mentre lottava per respirare
nuotando in un mare di organi in disfacimento.
Okay. Adesso i nervi erano a posto.
Ud un fruscio sulla sinistra e colse di sfuggita un movimento fulmineo, come se qualcuno si
fosse nascosto dietro il palazzo. Concentrandosi, compose il codice di apertura del portone, entr e sal
le scale. Giunta al primo piano, suon il campanello per essere ammessa negli uffici del centralino.
Passando davanti al banco della reception, salut con la mano la direttrice esecutiva, Rhonda
Knute, impegnata al telefono. Poi rivolse un cenno del capo a Nan, Stuart e Lola, di turno quella sera, e
and a sedersi in una postazione libera. Dopo essersi assicurata di avere abbastanza moduli per
registrare le chiamate, un paio di penne e il manuale di intervento, tir fuori dalla borsa una bottiglietta
d'acqua.
Quasi immediatamente una delle sue linee si mise a suonare e lei controll il numero sul
display. Lo conosceva. La polizia le aveva detto che era di una cabina telefonica. In centro.
Era il suo utente misterioso.
Il telefono squill una seconda volta e lei sollev il ricevitore pronunciando la formula di
prammatica. Linea di Prevenzione Suicidi, sono Mary. Come posso aiutarla?
Silenzio. Neanche un respiro.
In sottofondo ud il rombo di un motore che si spegneva in lontananza. A detta del poliziotto
che controllava le telefonate in entrata, l'utente misterioso chiamava sempre da telefoni pubblici e
cambiava in continuazione cabina per non farsi localizzare.
Sono Mary. Come posso aiutarla? Poi abbass la voce infrangendo il protocollo. Lo so che
sei tu, e sono contenta che anche stasera tu abbia chiamato. Ma, per favore, non potresti dirmi come ti
chiami o cosa c' che non va?
Rest in attesa. La comunicazione venne interrotta.
Un'altra delle tue solite chiamate? chiese Rhonda, bevendo un sorso della sua tisana.
Mary riattacc. Come hai fatto a capirlo?
La donna fece un cenno con il capo. Ho sentito un sacco di squilli, ma nessuno  andato al di
l della prima frase. Poi all'improvviso ti ho vista china sopra il telefono.
Gi, be'...
Senti, oggi sono tornati i poliziotti. Non possono fare niente, a parte controllare ogni telefono
pubblico della citt, e per il momento non sono disposti a spingersi a tanto.
Te l'ho gi detto. Io non mi sento in pericolo.
Ma non puoi esserne sicura.
E dai, Rhonda, questa storia va avanti da nove mesi, ormai, giusto? Se qualcuno avesse voluto
aggredirmi lo avrebbe gi fatto. E io voglio davvero aiutare...
Ecco, mi d da pensare il fatto che ti senti in dovere di proteggere questa persona, chiunque
essa sia. La stai prendendo troppo sul personale.
Non  vero. Se chiama qui ci sar un motivo, e io so di potermi prendere cura di lei.
Basta, Mary! Ti rendi conto di quello che dici? Rhonda avvicin una sedia e si accomod
abbassando la voce. Per me ... difficile dirti questa cosa. Ascoltami, tu hai bisogno di staccare per un
po'.
Mary trasal. Da che cosa?
Vieni qui troppo spesso.
Lavoro tre giorni alla settimana, come chiunque altro.
Ma ti trattieni per ore dopo la fine del turno e sei sempre pronta a rimpiazzare chi te lo chiede.
Sei troppo coinvolta. Lo so che in questo momento sei qui al posto di Bill, ma quando lui torna voglio
che tu te ne vada. E non voglio vederti per un paio di settimane. Hai bisogno di rimettere le cose nella
giusta prospettiva. Questo  un lavoro duro e logorante,  necessario imparare a prendere le distanze.
Non adesso, Rhonda. Ti prego, non adesso. In questo momento ho bisogno di stare qui.
Rhonda strinse con gentilezza la mano contratta di Mary. Questo non  il luogo adatto per
risolvere i tuoi problemi, e lo sai. Sei una delle volontarie migliori e voglio che torni, ma soltanto dopo
esserti presa un po' di tempo per schiarirti le idee.
Forse sar proprio il tempo a mancarmi disse sottovoce Mary.
Come, scusa?
Mary si riscosse con un sorriso forzato. Niente. Certo, hai ragione. Me ne vado non appena
rientra Bill.
Bill arriv un'oretta dopo e nel giro di un paio di minuti Mary era gi per strada. Una volta a
casa, chiuse a chiave e si appoggi contro i pannelli di legno della porta ad ascoltare il silenzio. Tutto
quel silenzio orribile, opprimente.
Dio, quanto avrebbe voluto tornare agli uffici del centralino. Aveva bisogno di sentire le voci
sommesse degli altri volontari, i telefoni che squillavano, il ronzio delle lampade al neon sul soffitto...
Perch in mancanza di distrazioni la sua mente partoriva immagini terribili: letti di ospedale,
aghi, flebo. In una spaventosa istantanea mentale vide se stessa con la testa calva, la pelle grigia e gli
occhi infossati fino a non sembrare pi lei, fino a non essere pi lei.
Ricordava perfettamente cosa significasse cessare di essere una persona. Quando i medici
avevano cominciato a sottoporla alla chemioterapia, era sprofondata in fretta nella fragile sottoclasse
dei malati, dei moribondi, riducendosi a nient'altro che un memento patetico e spaventoso della
mortalit degli esseri umani, una sorta di emblema della naturale caducit della vita.
Attravers di corsa il soggiorno e la cucina e spalanc la vetrata scorrevole. Mentre si
precipitava fuori, al buio, la paura le tolse il respiro, ma il contatto scioccante con l'aria gelida della
notte serv a rallentarle il battito.
Non sai se c' qualcosa che non va. Non sai di cosa si tratta...
Ripet quel mantra nel tentativo di tenere a bada il panico travolgente mentre si dirigeva verso
la piscina.
La vasca interrata in perspex era poco pi che una grossa tinozza calda, e l'acqua, resa pi densa
e lenta dal freddo, al chiaro di luna era nera come il petrolio. Mary si sedette sul bordo, si tolse scarpe e
calze e mise a bagno i piedi dondolandoli nelle profondit ghiacciate. Continu a tenerli sott'acqua
anche quando li sent intorpiditi, rimpiangendo di non avere il fegato di saltare dentro e nuotare gi fino
alla grata, sul fondo. Se ci fosse rimasta aggrappata abbastanza a lungo, forse sarebbe riuscita ad
anestetizzarsi completamente.
Pens a sua madre. A come Cissy Luce era morta nel suo letto, nel luogo che tutte e due
avevano sempre chiamato casa.
Tutto, di quella camera, era ancora nitidissimo: il modo in cui la luce filtrava dalle tendine di
pizzo e ricadeva sulle cose come una leggera coltre di neve. Le pareti giallo pallido e la moquette
bianco sporco. La trapunta che sua madre amava tanto, quella con le roselline rosa sul fondo color
panna. Il profumo di noce moscata e zenzero proveniente da un piatto di pot-pourri. Il crocefisso sopra
la testata ricurva del letto e la grande statua della Madonna sul pavimento, nell'angolo.
I ricordi bruciavano. Allora Mary si sforz di vedere la stanza com'era dopo che tutto era finito,
la malattia, la morte, le pulizie, la vendita della casa. La vide com'era appena prima del trasloco. Linda.
Ordinata. Le "stampelle" cattoliche di sua madre gi imballate. Il leggero alone sulla parete lasciato
dalla croce coperto da una stampa incorniciata di Andrew Wyeth.
Le lacrime non volevano saperne di fermarsi. Arrivarono lentamente, inarrestabili, cadendo
nell'acqua. Mary le guard colpire la superficie e scomparire.
Si accorse di non essere sola.
Balz in piedi, incespicando all'indietro, ma poi si ferm di colpo stropicciandosi gli occhi. Era
soltanto un ragazzino. Un adolescente. Capelli scuri, carnagione pallida. Cos magro da sembrare
emaciato, cos bello da non sembrare umano.
Che cosa ci fai tu qui? chiese, non particolarmente spaventata. Era difficile lasciarsi
spaventare da un essere tanto angelico. Chi sei?
Lui si limit a scuotere la testa.
Ti sei perso? Di sicuro lo sembrava. E faceva troppo freddo per starsene l fuori con addosso
solo un paio di jeans e una T-shirt. Come ti chiami?
Lui si port una mano alla gola e la mosse avanti e indietro scuotendo la testa, come uno
straniero frustrato dalle barriere linguistiche.
Parli inglese?
Lui annu e poi le sue mani cominciarono a svolazzare. Stava usando il linguaggio dei segni.
Mary fu riportata di colpo alla sua vecchia vita, quando aveva insegnato ai pazienti autistici a
usare le mani per comunicare.
Leggi le labbra oppure riesci a sentirmi? gli chiese a gesti.
Il ragazzo rimase impietrito. Chiss, forse non si aspettava che lei lo capisse.
Ci sento molto bene. Ma non riesco a parlare.
Mary lo fiss per un lungo momento. Sei tu quello che telefona sempre.
Lui esit. Poi annu. Non volevo spaventarti. E non chiamo per darti fastidio.  che... mi piace
sapere che ci sei. Ma non c' sotto niente di strano, sul serio. Giuro.
I suoi occhi non si staccavano da quelli di Mary.
Ti credo disse lei. Solo che... adesso cosa doveva fare? Il Telefono Amico proibiva ogni
contatto con gli utenti.
Gi, comunque non aveva la minima intenzione di cacciare via quel povero ragazzino dalla sua
propriet.
Vuoi qualcosa da mangiare?
Lui scosse la testa. Potrei restare un po' qui seduto insieme a te, magari? Vado a sedermi
dall'altra parte.
Sembrava abituato a sentirsi dire da tutti di levarsi dai piedi.
No disse Mary. Lui annu una sola volta e si volt, come per andarsene. Voglio dire, siediti
pure qui. Vicino a me.
ragazzo si avvicin lentamente, quasi aspettandosi che lei cambiasse idea. Ma poi, vedendo che
Mary si sedeva e rimetteva i piedi nell' acqua, si tolse le scarpe da tennis logore, si arrotol i pantaloni
sformati e scelse un punto a circa un metro da lei.
Dio, quanto era piccolo.
Il ragazzo infil i piedi nell'acqua e sorrise.
Fa freddo, disse a gesti.
Vuoi un maglione?
Lui scosse la testa e mosse i piedi in circolo.
Come ti chiami?
John Matthew.
Mary sorrise, pensando che avevano qualcosa in comune. Due profeti del Nuovo Testamento.
Mi hanno chiamato cos le suore.
Le suore?
Segu una lunga pausa, quasi il ragazzo fosse combattuto su quello che doveva dirle.
Eri in un orfanotrofio? sugger lei in tono gentile. Ricordava che ce n'era ancora uno, in citt,
gestito dall'ordine di Nostra Signora della Misericordia.
Sono nato in un gabinetto alla stazione degli autobus. Il custode che mi ha trovato mi ha
portato da Nostra Signora. Sono state le suore a scegliere come chiamarmi.
Mary trattenne una smorfia. Ah, e adesso dove vivi? Sei stato adottato?
Lui scosse la testa.
Famiglia in affido? Ti prego, Dio, fai che ci siano dei genitori affidatari. Dei bravi genitori
affidatari affettuosi e solleciti. Brava gente che lo ha fatto sentire importante anche se  stato
abbandonato.
Il ragazzo non rispondeva. Mary scrut i suoi vecchi vestiti e l'espressione ancora pi vecchia
sul suo viso. Non aveva l'aria di aver conosciuto molte cose belle.
Alla fine lui mosse le mani. Io abito sulla Decima Strada.
Allora era un abusivo, occupava un edificio dichiarato inagibile, oppure era l'inquilino di
qualche tugurio infestato dai topi. Era gi un miracolo che fosse tanto pulito.
Vivi dalle parti del Telefono Amico, giusto? E questo spiega come facevi a sapere che stasera
ero l anche se non ero di turno.
Lui annu. Il mio appartamento  sull'altro lato della strada. Ti guardo andare e venire, ma non
ti spio di nascosto. Sei una specie di amica, credo. La prima volta che ho chiamato... sai,  stato un
capriccio, una cosa cos. Hai risposto tu... e mi  piaciuto il suono della tua voce.
Aveva delle belle mani, pens Mary. Come quelle di una ragazza. Eleganti. Delicate.
E stasera mi hai seguita fino a casa?
Lo faccio pi o meno tutte le sere. Ho una bici, e tu guidi piano. Se ti tengo d'occhio mi sembra
che tu sia pi al sicuro. Rimani al centralino fino a tardi, e quella non  una bella zona per una donna
tutta sola. Anche se sei in macchina.
Mary scosse la testa pensando che era un tipo strano. Pareva un bambino, ma le sue parole
erano quelle di un uomo. Tutto considerato, forse avrebbe dovuto essere spaventata a morte da quel
ragazzino che le stava incollato tutto il tempo, convinto di essere il suo protettore. Anche se
all'apparenza era lui ad aver bisogno di essere salvato.
Dimmi perch piangevi, poco fa, le chiese a gesti.
Il suo sguardo era molto diretto, ed era stranissimo vedere gli occhi di un adulto su quel viso da
bambino.
Perch forse il mio tempo  scaduto rispose d'impulso lei.
Mary? Ti va un po' di compagnia?
Mary lanci un'occhiata da sopra la spalla destra. Bella, la sua unica vicina di casa, aveva
attraversato il campo di due acri che divideva le loro propriet e ora se ne stava in piedi in fondo al
giardino.
Ehil, ciao, Bella... uhm, vieni qui a conoscere John.
Bella si avvicin silenziosamente alla piscina. L'anno prima si era trasferita nella grande e
vecchia casa colonica l accanto, e le due ragazze avevano preso l'abitudine di farsi una chiacchierata
serale. Con il suo metro e ottantadue di altezza e una chioma bruna e ondulata che le arrivava fino in
fondo alla schiena, Bella era uno schianto. Il suo viso era cos attraente che Mary ci aveva messo dei
mesi prima di smettere di fissarla, e aveva un corpo che sembrava uscito da una copertina di Sports
Illustrated.
Quindi era naturale che John fosse rimasto a bocca aperta.
Mary si chiese oziosamente come doveva essere suscitare una reazione simile in un maschio,
anche se prepubere. Lei non era mai stata bella, rientrava piuttosto nella vasta categoria di donne
anonime. E questo gi prima che la chemio si scatenasse sui suoi capelli e sulla pelle.
La sua vicina si chin con un leggero sorriso porgendo la mano al ragazzo. Ciao.
John alz la sua e gliela strinse brevemente, quasi in dubbio che Bella fosse vera. Buffo, anche
Mary spesso aveva provato la stessa sensazione. C'era qualcosa di... eccessivo in lei. Molto
semplicemente, era esagerata, pi vivida delle altre persone che a Mary capitava di incontrare. E di
sicuro pi affascinante.
Nonostante questo, Bella non recitava per niente la parte della donna fatale. Tranquilla e alla
buona, viveva da sola e, a quanto pareva, faceva la scrittrice. Non la si incontrava mai di giorno e non
si vedeva mai nessuno entrare o uscire dalla grande fattoria in cui viveva.
John guard Mary e cominci a muovere le mani. Vuoi che me ne vada?
Poi, come anticipando la sua risposta, tir fuori i piedi dall'acqua.
Lei gli pos una mano sulla spalla, sforzandosi di ignorare le ossa che spuntavano da sotto la
camicia.
No. Resta pure.
Bella si tolse le scarpe da jogging e i calzettoni e sfior il pelo dell'acqua con le dita dei piedi,
sollevando qualche spruzzo. S, dai, John. Resta qui con noi.
CAPITOLO 4
Rhage vide la prima che voleva scoparsi quella sera. Era unumana bionda, gi tutta arrapata e
pronta a fare sesso. Come le altre della stessa risma, l al bar, gli aveva lanciato ripetuti segnali
dimenando il sedere e agitando la chioma cotonata.
Trovato qualcosa di tuo gradimento? chiese asciutto V.
Rhage annu, facendo cenno alla donna di avvicinarsi. Quella ubbid subito. Gli piaceva, quella
cosa, nelle umane.
Stava seguendo le movenze ancheggianti della bionda, quando la sua visuale venne ostruita da
un altro corpo femminile in gran forma. Guard in su e si sforz di non alzare gli occhi al cielo.
Caith era una vampira, e anche piuttosto bella, con i suoi capelli neri e gli occhi scuri, ma era
una cacciatrice di fratelli, sempre pronta a fiutare la loro presenza e a offrirsi. Rhage aveva la
sensazione che li considerasse una sorta di trofeo, qualcosa di cui andare in giro a vantarsi. E lo trovava
parecchio irritante.
A suo modo di vedere, erano i tipi come lei a giustificare la pessima fama delle femmine come
esseri fastidiosi e anche un po' stronzi.
Ehi, ciao, Vishous salut la vampira con voce calda e sexy.
'Sera, Caith fece V bevendo un sorso del suo Grey Goose. Come butta?
Mi chiedevo cosa stessi facendo.
Rhage si spost per aggirarla. Grazie al cielo la bionda non si era lasciata intimorire da quella
piccola competizione e si stava avvicinando al tavolo.
Non mi saluti neanche, Rhage? lo apostrof Caith.
Solo se ti levi di torno. Mi stai bloccando la visuale.
La femmina rise. Un'altra della tua infinita collezione. Che ragazza fortunata.
Tutta invidia, Caith.
Gi, hai proprio ragione disse la vampira con uno sguardo predatore ed eccitato. Non ti
andrebbe di passare un po' di tempo con me e Vishous?
Quando fece per accarezzargli i capelli, Rhage l'afferr per il polso. Non ci provare.
Com' che ti fai tutte quelle umane e a me dai sempre il due di picche?
Non sono interessato, semplice.
Lei si chin a sussurrargli qualcosa all'orecchio. Dovresti provarmi, qualche volta.
Lui la allontan in malo modo, serrando le dita sulle ossa del polso.
Cos, Rhage, stringi pi forte. Mi piace quando fa male. Il vampiro la lasci andare
immediatamente e Caith sorrise. Allora, hai da fare, V?
Sono appena arrivato. Magari fra un po'.
Sai dove trovarmi.
Quando se ne fu andata, Rhage lanci un'occhiata al fratello. Non so proprio come fai a
sopportarla.
V butt gi la vodka e guard la vampira con gli occhi socchiusi. Ha i suoi lati positivi.
La bionda arriv al tavolo e si ferm davanti a Rhage mettendosi quasi in posa. Lui la prese per
i fianchi e la attir a s, a cavallo delle sue cosce.
Ciao fece lei, dimenandosi nella sua stretta. Era tutta presa a esaminarlo, studiando il suo
abbigliamento e ammirando il pesante Rolex d'oro che spuntava da sotto la manica del trench. I calcoli
che stava facendo erano freddi come il cuore di Rhage.
Dio, se solo avesse potuto andarsene l'avrebbe fatto. Era cos stanco di tutta quella merda! Ma il
suo corpo aveva bisogno di trovare uno sfogo, lo pretendeva senza riserve. Sentiva crescere il desiderio
dentro di s; e come sempre, quel fuoco maledetto lasci a terra il suo cuore.
Come ti chiami? chiese.
Tiffany.
Piacere di conoscerti, Tiffany disse lui, mentendo.
Nel frattempo, a meno di quindici chilometri di distanza, Mary, John e Bella stavano passando
una serata sorprendentemente piacevole intorno alla piscina.
Mary rise forte e guard John. Vorrai scherzare.
 vero. Sono andato avanti e indietro da un cinema all'altro.
Che cos'ha detto? chiese Bella, ridacchiando.
Ha visto Matrix quattro volte, il giorno che  uscito.
Bella rise. Mi spiace dirtelo, John, ma  una cosa patetica.
Lui le sorrise raggiante, arrossendo un pochino.
Ti sei fatto prendere anche dalla saga del Signore degli Anelli? domand Bella.
Il ragazzino scosse la testa, rispose a gesti e guard Mary pieno di aspettativa.
Dice che gli piacciono le arti marziali tradusse lei. Non gli elfi.
Non posso certo biasimarlo. Quei piedi tutti pelosi? No, quella roba non la reggo.
Una folata di vento spinse nell'acqua alcune foglie secche, che rimasero a galleggiare in
superficie; John si sporse per afferrarne una.
Che cos'hai al polso? chiese Mary.
Lui allung il braccio per farle vedere meglio il braccialetto di cuoio. Sopra c'erano dei simboli
molto ordinati, una specie di croce in mezzo a geroglifici e ideogrammi cinesi.
Bello.
L'ho fatto io.
Posso vedere? chiese Bella, chinandosi in avanti. Il suo sorriso si spense all'istante. Dove
l'hai trovato? disse scrutando intensamente il ragazzo.
L'ha fatto lui spieg Mary.
Da dove hai detto che vieni?
John ritrasse il braccio, chiaramente innervosito dall'improvviso interesse di Bella.
Vive qui rispose Mary.  nato qui.
Dove sono i suoi genitori?
Mary si volt verso l'amica, chiedendosi il motivo di tanta insistenza. Non ce li ha.
Nessuno dei due?
Mi ha detto di essere cresciuto in un orfanotrofio, giusto, John?
Il ragazzo annu, stringendosi il braccio sullo stomaco come a proteggere il braccialetto.
Quei simboli lo incalz Bella. Sai che cosa significano?
John scosse la testa, poi si sfreg le tempie con una smorfia. Dopo qualche istante, le sue mani
si mossero lentamente.
Dice che non significano niente mormor Mary. Li ha visti in sogno e gli piacciono, tutto
qua. Rilassati, adesso, Bella, okay?
Bella parve riprendersi. Scusa. Io... ehm, mi dispiace, davvero.
Mary guard John cercando di rassicurarlo. Dunque, quali altri film ti piacciono?
Bella si alz in piedi e si infil le scarpe da jogging. Senza calze. Mi scusate un attimo,
ragazzi? Torno subito.
Prima che Mary potesse dire qualcosa, l'altra stava gi attraversando il campo di corsa. Quando
fu lontana, John guard Mary.
Adesso devo proprio andare.
Ti fa male la testa?
John si premette le nocche in un punto in mezzo alle sopracciglia. Mi sento come dopo aver
mangiato il gelato troppo in fretta.
Quando hai cenato?
Lui si strinse nelle spalle.Non saprei.
Quel poveretto aveva un calo di zuccheri, probabilmente. Senti, perch non vieni dentro con
me a mettere qualcosa sotto i denti? L'ultima volta che ho mangiato  stato a pranzo, una cosa da
asporto, ed  successo pi o meno otto ore fa.
L'orgoglio del ragazzo apparve evidente nel modo deciso in cui scosse la testa. Non ho fame.
Allora ti andrebbe di farmi compagnia mentre mi preparo una cenetta notturna? Forse cos
sarebbe riuscita a convincerlo a mandare gi un boccone.
John si alz e tese la mano per aiutarla a rimettersi in piedi. Insieme si avviarono verso la porta
sul retro, le scarpe in mano e i piedi nudi che lasciavano impronte bagnate sulle lastre gelide intorno
alla piscina.
Bella entr di slancio in cucina e si ferm di botto. Non aveva in mente nessun piano in
particolare, quando se n'era andata. Sapeva solo di dover fare qualcosa.
John era un problema. Un problema serio.
Non riusciva a capacitarsi di non avere capito subito. Ma, d'altra parte, lui non aveva ancora
subito il cambiamento. E perch, poi, un vampiro doveva bazzicare il giardino di Mary?
Quasi scoppi a ridere. Anche lei, del resto, bazzicava il giardino di Mary.
Con le mani sui fianchi, fiss il pavimento. Che cosa diavolo doveva fare? Quando aveva
scrutato nella mente conscia di John non vi aveva trovato niente riguardo alla sua razza, alla sua gente,
alle sue tradizioni. Il ragazzo non sapeva niente di niente, non aveva idea di chi fosse o di cosa stesse
per diventare. E davvero ignorava il significato di quei simboli.
Lei invece s che lo sapeva. Formavano la parola TEHRROR nell'Antico Idioma. Il nome di un
guerriero.
Com'era possibile che si fosse smarrito nel mondo degli umani? E quanto gli mancava alla
transizione? Doveva avere poco pi di vent'anni, quindi ne aveva davanti almeno un paio. Ma se lei si
sbagliava, se era pi vicino ai venticinque, poteva essere gi quasi in pericolo. Senza un vampiro
femmina pronto ad aiutarlo a superare il cambiamento, sarebbe morto.
Il suo primo pensiero fu di chiamare suo fratello. Rehvenge* sapeva sempre cosa fare in ogni
circostanza. Il guaio era che, una volta coinvolto in qualcosa, prendeva in pugno la situazione senza
lasciare spazio a nessun altro. E tendeva a spaventare tutti a morte.
*[ Variante grafica dell'inglese revenge, vendetta. (N.d.T.)]
Havers... poteva chiedere aiuto ad Havers. Era un medico, avrebbe saputo dire quanto mancava
alla transizione. E magari John avrebbe potuto rimanere in clinica fin quando il suo futuro non fosse
stato pi chiaro.
Gi, peccato non fosse malato. Era un maschio in fase di pretransizione, quindi era fisicamente
debole, ma lei non aveva percepito alcun sintomo di malattia in lui. E Havers dirigeva una struttura
sanitaria, non un residence.
E poi, che dire del suo nome? Era quello di un guerriero...
Tombola!
Usc dalla cucina, and in salotto e punt dritta verso la scrivania, dove teneva la rubrica. In
fondo, sull'ultima pagina, aveva annotato un numero di telefono che circolava da una decina d'anni. Si
diceva servisse per contattare la Confraternita del Pugnale Nero. I guerrieri della razza.
Era fondamentale informarli che c'era un ragazzo abbandonato a se stesso che portava un nome
da guerriero. Forse loro potevano accogliere John.
Aveva i palmi sudati, quando sollev il ricevitore, e quasi si aspettava che il numero fosse
inattivo o che all'altro capo del filo qualcuno la mandasse all'inferno. Invece le rispose una voce
elettronica che ripet il numero appena composto, seguito da un bip.
Io... ehm, mi chiamo Bella. Cerco la confraternita. Ho bisogno di... aiuto. Lasci il suo
numero di casa e riattacc, pensando fosse meglio non sbilanciarsi. Se il numero era sbagliato, non
voleva lasciare un messaggio troppo preciso nella casella vocale di qualche umano.
Guard fuori dalla finestra e vide il campo e la casa di Mary illuminata, in lontananza. Non
aveva idea di quanto avrebbe dovuto attendere prima di essere ricontattata, sempre ammesso che
accadesse. Forse doveva tornare fuori per scoprire dove abitava il ragazzo e come faceva a conoscere la
sua vicina.
Cristo, Mary. Quella malattia tremenda era tornata. Bella l'aveva sentito chiaramente e si era
chiesta come comportarsi quando lei le aveva accennato che sarebbe dovuta andare in ospedale per il
solito controllo trimestrale. Era successo un paio di giorni prima, e quella sera Bella aveva in mente di
chiederle come stava. Forse poteva aiutarla almeno un po'.
Ma adesso doveva scoprire qualcosa di pi su John e...
Il telefono squill.
Cos presto? Impossibile.
Si allung sopra il bancone della cucina e afferr l'apparecchio. Pronto?
Bella? La voce maschile era calda, autorevole.
S.
Ci hai chiamato.
Santo cielo, ma allora funzionava!
Si schiar la gola. Naturalmente, sapeva tutto della confraternita: i nomi dei suoi membri, la loro
reputazione, i loro trionfi e le leggende, ma non aveva mai incontrato nessuno di loro. Ed era un po'
dura credere che stava parlando con un guerriero nella cucina di casa sua.
Allora vieni subito al sodo, si disse.
Io, ehm, ho un problema. Spieg al suo interlocutore quello che sapeva sul conto di John.
Ci fu un attimo di silenzio. Domani sera portalo qui da noi.
Accidenti. E come cavolo faceva?
Uhm, parla soltanto a gesti. Ci sente bene, ma ha bisogno di un traduttore per farsi capire.
Allora porta anche un traduttore.
Bella si chiese come l'avrebbe presa Mary se avesse scoperto di essere rimasta invischiata in
quel mondo. La femmina che lo ha aiutato stasera  un'umana.
Penseremo noi alla sua memoria.
Come faccio a trovarvi?
Manderemo una macchina a prenderti. Alle nove.
Il mio indirizzo ...
Sappiamo dove abiti.
Quando la comunicazione venne interrotta, Bella rabbrivid leggermente. Okay. Adesso doveva
solo convincere John e Mary ad andare con lei dalla confraternita.
Torn nel granaio dell'amica, e trov John seduto al tavolo della cucina mentre Mary mangiava
un piatto di minestra. Alzarono entrambi gli occhi sentendola arrivare e lei cerc di assumere un'aria
disinvolta. Si sedette e attese un istante prima di sputare il rospo.
Senti, John, io conosco dei tizi con il pallino delle arti marziali. Non era una bugia vera e
propria. Aveva sentito che i fratelli erano esperti in ogni forma di combattimento. E, mi chiedevo... ti
interesserebbe conoscerli?
John pieg la testa di lato e agit le mani guardando Mary.
Vuole sapere perch. Per allenarsi?
Forse.
John riprese a parlare a gesti.
Mary si pul la bocca con il tovagliolo. Dice che non pu permettersi di pagare un corso. E che
 troppo magro.
Se fosse gratis gli andrebbe bene? Ges, che cosa credeva di fare promettendo cose che non
poteva garantire? Dio solo sapeva che cosa gli avrebbe fatto la confraternita. Senti, Mary, posso
portarlo in un posto dove pu incontrare... digli che  frequentato da veri maestri in arti marziali.
Potrebbe parlarci. Conoscerli. Forse gli piacerebbe...
John stratton Mary per la manica, disse qualcosa a gesti e poi fiss Bella.
Vuole ricordarti che lui ci sente perfettamente.
Bella guard John. Scusa.
Il ragazzo annu, accettando le scuse.
Allora vieni a conoscerli domani lo incalz lei. Che cos'hai da perdere?
John si strinse nelle spalle e fece un movimento aggraziato con la mano.
Mary sorrise. Dice che va bene.
E devi venire anche tu. Per tradurre aggiunse Bella.
Mary parve colta alla sprovvista, ma poi guard il ragazzo. A che ora?
Alle nove rispose Bella.
Mi dispiace, ma a quell'ora lavoro.
Di sera. Le nove di sera.
CAPITOLO 5
Butch entr al One Eye con la sensazione che qualcuno avesse tolto il tappo a certi suoi organi
interni. Marissa si era rifiutata di vederlo. La cosa non lo aveva sorpreso, ma gli bruciava comunque.
Quello era il momento per una bella terapia a base di scotch.
Dopo aver scansato un buttafuori ubriaco, un gruppo di donnine allegre e due tizi che facevano
a braccio di ferro, trov il tavolo dove di solito sedeva la troica. Rhage era in un angolo, appoggiato al
muro in compagnia di una brunetta. V non si vedeva da nessuna parte, ma davanti a una sedia c'erano
un bicchiere pieno di Grey Goose e uno di quei cosi per mescolare i drink.
Butch si era gi fatto due scotch, e non si sentiva granch meglio quando Vishous usc dal retro
del locale con la camicia fuori dai pantaloni, seguito a ruota da una donna dai capelli neri. V le fece
cenno di allontanarsi non appena lo vide.
Ehil, sbirro disse mettendosi a sedere.
Butch lo salut inclinando il bicchiere. Novit?
Come...?
Non  andata.
Oh, cavolo, amico. Mi spiace.
Anche a me.
Il cellulare di V si mise a suonare. Lui lo apr, disse due parole, se lo reinfil in tasca e prese il
giubbotto.
Era Wrath. Ci vuole a casa entro mezz'ora.
Butch consider l'ipotesi di starsene l seduto a bere da solo, ma era un piano che portava
stampata sopra la scritta cattiva idea. Vuoi smaterializzarti oppure vieni con me?
Abbiamo tutto il tempo di tornare in macchina.
Butch gett sul tavolo le chiavi della Escalade. Porta qui il SUV. Io vado a recuperare
Hollywood disse alzandosi, diretto all'angolo immerso nell'ombra. Il trench di Rhage era allargato, ad
avvolgere completamente il corpo della brunetta. Dio solo sapeva fino a che punto erano arrivate le
cose, l sotto.
Ehi, Rhage, dobbiamo levare le tende.
Il vampiro alz la testa, le labbra serrate e gli occhi socchiusi.
Butch alz le mani. Non ti sto mica rompendo le scatole per il gusto di farlo. Ha chiamato la
"nave appoggio".
Rhage indietreggi con un'imprecazione. La brunetta ansimava, ma non erano ancora arrivati al
dunque. I calzoni di pelle di Hollywood erano dove dovevano essere.
Mentre Rhage arretrava, la donna gli si avvinghi addosso realizzando tutt'a un tratto che il
migliore orgasmo della sua vita stava per uscire di scena. Con un gesto fluido lui le pass la mano
davanti al viso e lei si blocc, come paralizzata. Poi si guard attorno, spaesata.
Rhage si volt con aria torva, ma non appena uscito dal locale insieme a Butch scroll la testa,
afflitto. Senti, sbirro, scusa se ti ho guardato male, poco fa.  che in certe situazioni sono...
concentrato.
Butch gli diede una pacca sulla spalla. Nessun problema.
Ehi, e la tua femmina...
Niente da fare.
Accidenti, Butch. Che sfiga.
Si strinsero nella Escalade dirigendosi a nord, lungo la Route 22, fino in aperta campagna.
Procedevano a velocit sostenuta, con Thug Matrimony di Trick Daddy che pompava nello stereo come
un martello pneumatico, quando V fren di colpo. In una radura, a un centinaio di metri dalla strada,
c'era qualcosa appeso a un albero.
No, anzi, qualcuno stava appendendo qualcosa a un albero. Davanti a un pubblico di
energumeni dai capelli sbiaditi e vestiti di nero.
Lesser bofonchi V salendo sul marciapiede.
Prima ancora che l'automobile fosse completamente ferma, Rhage schizz fuori correndo a
perdifiato verso il gruppetto.
Vishous guard il sedile del passeggero. Magari preferisci restare qui, sbirro...
Vaffanculo, V.
Hai una delle mie?
No, esco disarmato rispose Butch. Poi tir fuori una Glock da sotto il sedile e tolse la sicura,
balzando gi dall'auto insieme a Vishous.
Butch aveva visto solo duelesser in vita sua, e lo avevano fatto sclerare. Sembravano uomini, si
muovevano e parlavano come uomini, ma non erano vivi. Bastava guardarli negli occhi per capire che
quegli assassini erano solo dei gusci vuoti, la cui anima era finita chiss dove. E poi profumavano da
fare schifo. Ma, d'altronde, lui non aveva mai sopportato il talco per neonati.
Nella radura, i lesser si misero in posizione d'attacco frugandosi nei giubbotti mentre Rhage
copriva i pochi metri che lo separavano da loro. Avanzando come un treno merci, piomb sul gruppo in
una sorta di attacco suicida, senza avere estratto nemmeno un'arma.
Cristo, era proprio matto da legare. Uno degli assassini aveva gi tirato fuori la pistola. Butch
alz la Glock seguendo l'azione, ma non riusciva a prendere la mira senza rischiare di colpire Rhage.
Poi si rese conto che il vampiro non aveva bisogno di aiuto.
Tutto forza bruta e riflessi animali, Rhage se la cavava benissimo anche da solo. Si stava
esibendo in una sorta di ibrido di diverse arti marziali, con il trench che svolazzava alle sue spalle
mentre sferrava calci alle teste dei lesser e li prendeva a pugni in pieno petto. Al chiaro di luna era
bello da morire: il viso contorto in un ringhio rabbioso, il fisico possente che, a furia di cazzotti, faceva
sputare a quelle carogne la loro anima inesistente.
Nel sentire un grido alla sua destra, il poliziotto si volt di scatto. V aveva atterrato unlesser che
stava cercando di scappare e adesso gli stava sopra. Lasciando ai vampiri quei numeri alla Tight Club,
Butch si avvi verso l'albero. Appeso a uno dei rami pi robusti c'era il cadavere di un altro lesser. Lo
avevano conciato per le feste.
Butch sciolse il cappio, tir gi il corpo e si volt a controllare la situazione: tutt'a un tratto, i
colpi e i grugniti si erano fatti pi forti. Altri tre lesser si erano gettati nella mischia, ma lui non era
preoccupato per i suoi due amici.
Si inginocchi accanto al corpo e cominci a frugargli nelle tasche. Stava tirando fuori un
portafogli, quando ud il fragore di uno sparo. Rhage cadde lungo disteso sulla schiena.
Butch non ci pens due volte. Si mise in posizione di tiro e prese la mira contro illesser che era
sul punto di ficcare un'altra pallottola nel corpo del vampiro. Non fece in tempo a premere il grilletto
della Glock. All'improvviso ci fu un lampo di un bianco accecante, come se fosse esplosa una bomba
nucleare. L'intera radura venne illuminata a giorno: gli alberi autunnali, i nemici sul campo, la piatta
distesa erbosa. Quando il bagliore si attenu, Butch vide qualcuno correre verso di lui. Riconobbe V e
abbass la pistola.
Sbirro! Sali subito in quella cazzo di macchina! gli stava gridando il vampiro.
E Rhage? Ma non riusc a concludere la frase. V lo invest come un ciclone, lo afferr e lo
trascin di peso fin quando entrambi non furono a bordo della Escalade con le portiere ermeticamente
chiuse.
Butch si volt verso il compagno. Non possiamo lasciare Rhage l fuori da solo.
Un ruggito assordante squarci il silenzio della notte. Butch volt la testa lentamente.
E vide uno strano essere, nella radura. Alto quasi due metri e mezzo, aveva l'aspetto di un
drago, fauci simili a quelle di un Tyrannosaurus rex e artigli affilati alle zampe anteriori. Il mostro
fremeva alla luce della luna, il corpo e la coda coperti di scaglie iridescenti violacee e verdastre.
Che cosa diavolo  quello? sussurr, controllando freneticamente che la portiera fosse chiusa.
Rhage  di pessimo umore.
Con un ululato selvaggio, il mostro si lanci all'inseguimento dei lesser come se fossero tanti
giocattoli. Poi... Dio del cielo. Non sarebbe rimasto pi niente degli assassini, nemmeno le ossa.
Butch si accorse che stava andando in iperventilazione.
Sent lo scatto di un accendino e si volt verso l'altro sedile. La faccia di V venne illuminata da
un lampo giallastro quando, con mani tremanti, il vampiro si accese una sigaretta rollata a mano. Poi
sbuff fuori il fumo, e l'aroma penetrante del tabacco turco satur l'aria.
Da quando  diventato... Butch s'interruppe, voltandosi di nuovo verso la creatura mostruosa
che intravedeva nella radura, e perdendo completamente il filo del discorso.
Rhage ha fatto incavolare la Vergine Scriba, perci lei lo ha colpito con una maledizione. Gli
ha inflitto duecento anni d'inferno. Ogni volta che si agita troppo, si trasforma all'istante. Il dolore pu
far scattare la metamorfosi, ma anche la collera e la frustrazione fisica, se capisci cosa intendo.
Butch inarc un sopracciglio. E pensare che poco prima si era intromesso tra Rhage e la donna
che si stava scopando. Doveva ricordarsi di non fare mai pi una stupidaggine del genere.
Intanto la carneficina continuava. E Butch ebbe l'impressione di guardare un film di
fantascienza alla televisione con il volume azzerato. Una violenza del genere era inconcepibile persino
per uno come lui. In tutti i suoi anni da detective della Omicidi aveva visto un'infinit di cadaveri e di
corpi straziati. Ma era la prima volta che assisteva a un massacro in diretta, e paradossalmente lo shock
di quell'esperienza la trasferiva in una dimensione irreale.
Grazie al cielo.
Anche se doveva ammettere che la bestia si muoveva con notevole agilit. Il modo in cui aveva
fatto volare per aria quel lesser e poi lo aveva ripreso con gli...
Succede spesso? chiese.
Abbastanza. Per questo Rhage  sempre a caccia di donne. Il sesso lo aiuta a mantenere la
calma. Ti dir una cosa: non c' da scherzare con la bestia. Lei non sa distinguere gli amici da un
succulento pranzetto. Tutto ci che possiamo fare  aspettare nei paraggi finch Rhage non sar tornato
in s, e poi prenderci cura di lui.
Qualcosa rimbalz con fragore sul cofano della Escalade. Oh, Dio, era una testa, quella? No,
uno stivale. Forse la creatura non gradiva il sapore della gomma.
Prenderci cura di lui? ripet Butch in un sussurro.
Come ti sentiresti se avessi tutte le ossa rotte? Rhage subisce un cambiamento radicale,
quando salta fuori quel coso, e quando il mostro sparisce lui  ridotto a uno straccio, non riesce neanche
a muoversi.
In quattro e quattr'otto la radura venne sgombrata da tutti i lesser. Poi con un nuovo ruggito
lacerante la bestia si volt di scatto, quasi cercasse qualcos'altro da sbranare. Non vedendo altri
assassini, punt gli occhi sulla Escalade.
Potrebbe riuscire a entrare in macchina? chiese Butch.
Se volesse, s. Per fortuna non pu essere ancora molto affamata.
Gi, be'... e se in pancia le fosse rimasto un angolino per una gelatina alla frutta? farfugli
Butch.
La bestia scroll la testa, agitando la criniera nera sotto la luna. Poi con un ululato si lanci alla
carica contro l'automobile, facendo grandiosi balzi sulle zampe posteriori.
Butch controll un'altra volta la serratura della portiera, poi pens che tanto valeva fare la figura
del fifone e si butt a terra.
La creatura si ferm proprio accanto al SUV e si accucci. Era talmente vicina che quando
espirava il suo fiato appannava il finestrino dal lato di Butch. Quel coso faceva spavento: con gli occhi
bianchi socchiusi e quelle terribili zanne nelle fauci spalancate e ringhiose, sembrava uscito da uno di
quegli incubi che si fanno quando si ha la febbre. Il sangue nero dei lesser colava sul suo petto come
petrolio greggio.
La bestia alz le muscolose zampe anteriori.
Cristo santo, quegli artigli erano affilati come pugnali! Al confronto, il simpatico armamentario
di Freddie Krueger faceva pensare piuttosto a degli scovolini da pipa.
Eppure l dentro c'era Rhage. Da qualche parte.
Butch pos la mano sul finestrino, quasi potesse raggiungere con quel gesto l'amico vampiro.
La creatura alz la testa di scatto, battendo le palpebre sugli occhi bianchi. All'improvviso esal
un sospiro profondo, poi il corpo massiccio cominci a tremare. Dalla gola le usc un grido acuto,
lacerante, che risuon nella notte. Ci fu un altro lampo abbagliante. E poi Rhage giacque per terra,
nudo.
Butch spalanc la portiera dell'automobile e gli si inginocchi accanto. Sdraiato sul prato,
Rhage tremava in modo incontrollabile, la pelle appiccicaticcia, gli occhi stretti con forza, la bocca che
si muoveva a fatica. Il sangue nero dei lesser gli imbrattava la faccia, i capelli e il petto. Aveva lo
stomaco orribilmente dilatato e nella spalla c'era un forellino, nel punto in cui il proiettile lo aveva
colpito.
Butch si strapp la giacca di dosso e lo copr. Chino sopra di lui, cerc di cogliere quello che
stava farfugliando. Che cosa hai detto?
Feriti? Tu... V?
Nooo, noi due stiamo alla grande.
Rhage parve rilassarsi un pochino. Portami a casa... Per favore... accompagnami a casa.
Non preoccuparti. Adesso ci prendiamo cura di te.
O attravers in fretta la radura allontanandosi dalla carneficina, correndo rasente al suolo.
Aveva parcheggiato l'autocarro lungo la strada, a un chilometro e mezzo di distanza. Altri tre o quattro
minuti e lo avrebbe raggiunto, calcol, e fino a quel momento nessuno lo stava inseguendo.
Se l'era data a gambe appena il lampo aveva illuminato a giorno la radura, intuendo subito che
un bagliore del genere non prometteva niente di buono. Aveva pensato che fosse gas nervino oppure
l'inizio di qualche esplosione del cazzo, ma poi c'era stato quel ruggito. Si era voltato ed era rimasto
impietrito. Qualcosa si stava dando da fare con i suoi compagni, facendoli volare per aria come
mosche.
Una creatura. Spuntata dal nulla.
Non si era fermato a guardare; adesso, sempre correndo, si guard indietro un'altra volta per
assicurarsi di non essere seguito. Il sentiero alle sue spalle era ancora deserto e poco pi avanti vide il
camion. Quando lo raggiunse, si butt dentro, mise in moto e part. La prima cosa da fare era
allontanarsi da l. Un massacro del genere attirava l'attenzione. La seconda cosa da fare era andare in
ricognizione. Mr X si sarebbe incazzato a morte per quello che era successo. Lo squadrone capeggiato
da O, costituito da elementi di prim'ordine, era stato annientato, ed erano morti anche gli altrilesser che
aveva invitato per assistere al castigo esemplare di E. Sei assassini massacrati in poco pi di mezz'ora.
E lui non ne sapeva un granch del mostro che aveva combinato quel disastro, maledizione!
Stavano impiccando E all'albero, quando la Escalade aveva accostato al marciapiede. Era sceso un
guerriero biondo, talmente grosso e veloce che doveva essere un membro della confraternita. Il biondo
era accompagnato da un altro vampiro, anche lui incredibilmente pericoloso, e da un umano, e Dio solo
sapeva che cosa ci faceva quel tizio insieme ai due fratelli guerrieri.
Lo scontro era durato otto o nove minuti in tutto. O aveva affrontato il biondo; gli aveva
sferrato una quantit di pugni senza scalfirne minimamente l'energia o la forza. Erano ancora impegnati
in quel corpo a corpo, quando uno degli altri lesser aveva sparato. O si era subito chinato, rotolando su
se stesso e schivando il colpo per un pelo. Quando aveva rialzato la testa, aveva visto il vampiro cadere
all'indietro stringendosi una spalla.
Si era lanciato verso di lui per ucciderlo, ma proprio mentre scattava in avanti anche il lesser
che aveva fatto fuoco si era avventato contro il vampiro. Quell'idiota era inciampato nella gamba di O,
rovinando a terra insieme a lui. Poi, all'improvviso, c'era stato un lampo accecante. Ed era comparso il
mostro. Possibile che quel coso fosse uscito in qualche modo dal guerriero biondo? Cristo, che arma
segreta sarebbe stata!
O ripens al vampiro, richiamando alla mente ogni minimo dettaglio: dagli occhi alla faccia, dai
vestiti che aveva indosso al modo in cui si muoveva. Avere una buona descrizione del guerriero biondo
era essenziale se voleva utilizzarla nel corso degli interrogatori della Societ. Pi le domande rivolte ai
prigionieri erano specifiche, pi le risposte sarebbero tornate utili.
E loro stavano cercando informazioni proprio sui membri della confraternita. Dopo decenni di
guerra unicamente contro i civili, i lesser avevano deciso di prendere di mira i fratelli guerrieri. Senza
di loro la razza dei vampiri sarebbe stata vulnerabile, priva di difese, e gli assassini avrebbero potuto
finalmente portare a termine la loro missione. Avrebbero potuto annientarli.
O entr nel parcheggio dell'arena locale per i combattimenti con le pistole laser. Il solo lato
positivo della serata era stato avere ucciso lentamente E. Sfogare la propria irritazione sul corpo del
collega era stato come bere una birra gelata in una calda giornata estiva. Molto piacevole. Rilassante.
Ma quello che era accaduto dopo gli aveva fatto tornare i nervi a fior di pelle.
Prese il cellulare e premette il tasto di chiamata rapida. Non c'era motivo di aspettare di essere a
casa per fare rapporto. La reazione di Mr X sarebbe stata ancora peggiore se avesse sospettato che la
notizia gli era stata comunicata in ritardo.
Abbiamo avuto un problema disse quando il suo capo rispose al telefono.
Cinque minuti dopo chiuse la telefonata, volt il camion e punt di nuovo verso la zona rurale
della citt.
Mr X aveva preteso un incontro nel suo capanno privato in mezzo ai boschi.
CAPITOLO 6
Rhage vedeva soltanto ombre perch i suoi occhi non riuscivano a mettere a fuoco niente e non
sopportavano la luce. Detestava quella menomazione della vista e faceva del suo meglio per seguire le
due grosse sagome che si muovevano intorno a lui. Quando gli infilarono le mani sotto le ascelle e lo
afferrarono per le caviglie, emise un gemito.
Tranquillo, Rhage, ti tiriamo su solo per un secondo, okay? disse Vishous.
Un dolore lancinante lo attravers da capo a piedi, come una palla di fuoco, quando lo
sollevarono da terra per fare il giro della Escalade. Lo stesero sul sedile posteriore. Le portiere si
chiusero. Il motore si avvi con un ronzio soffocato.
Battendo i denti per il freddo, Rhage cerc di stringersi addosso quello che aveva sulle spalle,
qualunque cosa fosse. Non riusciva a muovere le mani, ma qualcuno lo aiut a coprirsi meglio con
quella che immagin essere una giacca.
Tieni duro, bello.
Butch. Era Butch.
Rhage si sforz di parlare; detestava il sapore disgustoso che aveva in bocca.
Nooo, rilassati, Hollywood. Stai andando alla grande. Adesso V e io ti portiamo a casa.
L'auto cominci a muoversi, sobbalzando come se stesse scendendo dal marciapiede. Rhage
gemette come una femminuccia, ma era pi forte di lui. Gli sembrava di essere stato bastonato con una
mazza da baseball. Una mazza con in cima un arpione.
Tuttavia, i dolori alle ossa e ai muscoli erano un problema di secondaria importanza rispetto allo
stomaco. Sperava tanto di resistere fino a casa senza vomitare nella macchina di V, ma non poteva
garantirlo. Le sue ghiandole salivari stavano lavorando a pieno ritmo, quindi era costretto a deglutire in
continuazione. Il che moltiplicava i conati a vuoto e aumentava il senso di nausea. E gli faceva venire
voglia di...
Sforzandosi di uscire da quel circolo vizioso, inspir lentamente dal naso.
Come andiamo, l dietro, Hollywood?
Promettimi. Doccia. Prima cosa.
Affare fatto, amico.
Rhage immagin di essere svenuto, perch quando si svegli lo stavano scaricando dalla
macchina. Ud delle voci familiari. Quella di V, quella di Butch. Un ringhio soffocato che poteva
venire solo da Wrath.
Perse di nuovo conoscenza. Quando rinvenne aveva qualcosa di freddo contro la schiena.
Riesci ad alzarti in piedi? chiese Butch.
Rhage si diede una spinta e fu lieto di constatare che le cosce lo reggevano. E adesso che era
fuori dall'auto la nausea andava un po' meglio.
Sent un dolce scampanio e, un istante dopo, il suo corpo venne investito da un getto caldo.
Come andiamo, Rhage?  troppo calda? Era la voce di Butch. Vicinissima.
Lo sbirro era nella doccia insieme a lui. E puzzava di tabacco turco. In bagno doveva esserci
anche V.
Hollywood? L'acqua  troppo calda?
No fece lui spostando la mano alla cieca in cerca del sapone. Non ci vedo.
Tanto meglio, visto che siamo tutti e tre qui dentro nudi! Rimarresti traumatizzato.
Rhage sogghign mentre qualcuno gli strofinava faccia, collo e petto con una spugna.
Dio, che sensazione fantastica. Gett la testa all'indietro lasciando che il sapone e l'acqua
lavassero via tutto ci che restava delle imprese della bestia.
La doccia fin anche troppo in fretta. Qualcuno gli avvolse una salvietta intorno ai fianchi
mentre lo asciugava con un'altra.
C' nient'altro che possiamo fare per te prima che tu ti metta in posizione orizzontale? chiese
Butch.
Alka-Seltzer. Armadietto.
V, fai sciogliere un po' di quella roba, ti spiace? disse Butch mettendo un braccio intorno alla
vita di Rhage. Appoggiati a me, amico. Ecco, cos.... Fermo! Accidenti, dobbiamo smetterla di darti
da mangiare.
Rhage si lasci guidare sul pavimento di marmo del bagno e poi sulla moquette della camera da
letto.
Ecco fatto, bello, adesso mettiti gi.
Oh, s. Letto. Il letto andava benone.
E guarda un po' chi c' qui? L'infermiera Vishous.
Rhage sent che qualcuno gli sollevava la testa e gli avvicinava un bicchiere alle labbra. Bevve,
poi croll sui cuscini. Stava per perdere di nuovo i sensi quando ud Butch parlare sottovoce.
Almeno la pallottola lo ha trapassato da parte a parte senza colpire organi vitali. Per non ha
una bella cera, Cristo.
Star bene tra un paio di giorni disse V in tono pacato. Si riprende in fretta da qualunque
cosa, ma  comunque una bella batosta.
Quella creatura era mostruosa.
Rhage si preoccupa molto, quando quella esce fuori. Si ud lo scatto di un accendino e poi un
altro sbuffo di quel tabacco meraviglioso. Cerca sempre di non far vedere quanto ne  spaventato.
Deve difendere la sua facciata da strafico e tutto il resto. Per  terrorizzato all'idea di far male a
qualcuno.
La prima cosa che ha chiesto quando  tornato in s  stata se tu e io stavamo bene.
Rhage cerc di mettersi a dormire. Il buco nero del sonno era infinitamente meglio che ascoltare
i suoi due amici che lo commiseravano.
Novantun anni, otto mesi, quattro giorni. Poi sarebbe stato libero.
Mary voleva assolutamente dormire. Chiuse gli occhi. Cerc di respirare a fondo. Rilass le dita
dei piedi a una a una. Pass mentalmente in rassegna tutti i numeri di telefono che conosceva. Nessuno
di questi espedienti funzion.
Rotol sulla schiena e si mise a fissare il soffitto. Quando dalla sua mente salt fuori
un'immagine di John ne fu lieta. Quel ragazzo era meglio di tanti altri pensieri su cui avrebbe potuto
soffermarsi.
Non riusciva a credere che avesse ventitr anni, anche se, pi ci pensava, pi le sembrava
plausibile. Fissazione per Matrix a parte, era fin troppo maturo. Vecchio, addirittura.
Quando era giunto il momento di rispedirlo a casa, aveva insistito per riaccompagnarlo in
macchina fino al suo appartamento. Bella aveva chiesto il permesso di unirsi a loro, quindi tutti e tre
erano tornati in centro con la bici di John legata dietro la Civic. Lasciarlo davanti allo squallido stabile
dove abitava era stata dura. Mary lo aveva quasi implorato di tornare a casa con lei.
Ma perlomeno John aveva accettato di trovarsi a casa di Bella, l'indomani sera. E forse
l'accademia di arti marziali poteva aprirgli qualche porta, pens Mary. Aveva la sensazione che il
ragazzo non avesse molti amici. Bella era stata davvero gentile a offrirgli quell'opportunit.
Ridacchiando tra s, ramment il modo in cui John aveva guardato l'amica. Con
un'ammirazione piena di timidezza. E lei aveva accolto con molto tatto quell'attenzione, anche se di
sicuro ci era abituata.
Per un attimo Mary si concesse il lusso di guardare il mondo attraverso gli occhi perfetti di
Bella. Di camminare sulle sue gambe perfette. Di gettarsi sulle spalle i suoi capelli perfetti.
Quelle fantasticherie erano un ottimo diversivo. Decise che sarebbe andata a New York a
pavoneggiarsi sulla Quinta Strada sfoggiando un vestito favoloso. No, anzi, sulla spiaggia. Sarebbe
andata in spiaggia con un bel bikini nero. Che diamine, magari addirittura in tanga nero.
Okay, okay, adesso stava diventando un filino morbosa.
Per sarebbe stato bellissimo, almeno una volta nella vita, vedere un uomo che la guardava con
occhi adoranti... ammaliato. S, era quella la parola giusta. Le sarebbe piaciuto che un uomo rimanesse
ammaliato da lei.
Purtroppo non sarebbe mai accaduto. Quel momento della sua vita, di giovinezza, bellezza e
fresca sensualit, era passato. Non c'era mai stato, in verit. E adesso era una trentunenne come tante,
ma grazie al cancro aveva avuto una vita tutt'altro che facile.
Si lasci sfuggire un gemito. Oh, grandioso. Non si era fatta prendere dal panico, in compenso
era sprofondata nell'autocommiserazione fino al collo. E quella merda era una melma viscida e
disgustosa.
Accese la luce e con ferma determinazione allung il braccio verso Vanity Fair.Dominick
Durine* portami via tu, pens.
[*- Scrittore di successo e giornalista investigativo americano, noto anche per le frequenti
apparizioni televisive. Per la rivista Vanity Fair ha seguito alcuni processi famosi, tra cui quelli a
O.J. Simpson e a Claus Von Blow. (N.d.T.)]
CAPITOLO 7
Dopo che Rhage si fu addormentato, Butch e V andarono in fondo al corridoio, dove c'era lo
studio privato di Wrath. Di solito Butch non si immischiava negli affari della confraternita, ma Vishous
doveva riferire quello che avevano trovato sulla via del ritorno, e lui era il solo ad avere dato
un'occhiata al lesser appeso all'albero.
Varcata la soglia, l'ex poliziotto ebbe la reazione che aveva sempre di fronte a quegli arredi
degni della reggia di Versailles: non c'entravano niente. Tutti quegli arabeschi dorati alle pareti, gli
affreschi sul soffitto pieni di puttini alati e i mobili d'epoca fragili e raffinatissimi. Sembrava il ritrovo
di certi francesi d'altri tempi, quelli con le parrucche incipriate, non di sicuro la centrale operativa di
una banda di importanti guerrieri.
A ogni modo, i fratelli si erano trasferiti in quella dimora signorile perch era comoda e sicura,
non perch amassero le sue ricche suppellettili.
Prese una sedia dalle gambe eleganti e sottili e si accomod con delicatezza, rivolgendo un
cenno del capo a Tohrment, seduto sul divano foderato di seta di fronte a lui. Il grosso vampiro
occupava quasi tutto il sof, stravaccato sui cuscini azzurro chiaro. I capelli neri dal taglio militare e le
spalle poderose gli conferivano l'aspetto di un osso duro, ma i suoi occhi blu marino raccontavano tutta
un'altra storia. Sotto quella faccia tosta da guerriero di Tohr si celava un gran bravo ragazzo. E
sorprendentemente sensibile, considerato che si guadagnava da vivere facendo secchi i non morti. Da
quando Wrath era asceso al trono, due mesi prima, Tohr era il capo ufficiale della confraternita e
l'unico a non abitare insieme agli altri guerrieri. La sua shellan, Wellsie, aspettava il loro primo figlio e
non aveva la minima intenzione di traslocare in un posto abitato da un branco di scapoli. Come darle
torto?
Dunque, ragazzi, ho sentito che vi siete divertiti, tornando a casa esord Tohr rivolto a
Vishous.
Gi, Rhage si  scatenato alla grande disse V versandosi un goccio di vodka al mobile bar.
In quel momento entr Phury, che salut con un cenno del capo. Butch lo trovava parecchio
simpatico, anche se non avevano molto in comune. Be', a parte la mania per il guardaroba. Per quanto,
anche in quel caso, fossero molto diversi. L'abitudine di Butch di vestirsi come un figurino era come
una mano di vernice fresca su una casa popolare. Lo stile e l'eleganza virile di Phury, invece, erano
innati e radicati fino all'osso. Era un guerriero letale, su questo non c'erano dubbi, ma anche un esempio
di quello che i giornali avrebbero definito maschio metrosessuale, curatissimo nell'aspetto e
modaiolo.
La sua aria da gentiluomo raffinato non era dovuta semplicemente agli abiti eleganti, tipo il
maglione nero di cachemire e i bei pantaloni in tessuto spigato che indossava adesso. Phury aveva
anche la chioma pi straordinaria che Butch avesse mai visto. Onde lunghe e folte di capelli dai riflessi
biondi, rossi e castani. E i suoi strani occhi gialli, che brillavano come oro al sole, completavano
l'immagine d'insieme. Perch fosse casto era un mistero incomprensibile.
Phury and al mobile bar per versarsi un bicchiere di porto; l'andatura claudicante quasi non si
notava. Butch aveva sentito dire che a un certo punto aveva perso la parte inferiore della gamba; ora
aveva un arto artificiale, per questo non lo limitava minimamente sul campo di battaglia.
Poi nella stanza entr Zsadist, il gemello di Phury. Aveva deciso di arrivare puntuale, ma
perlomeno and a mettersi in un angolo, lontano dagli altri. Cosa che a Butch andava benissimo, perch
quel bastardo lo rendeva nervoso.
La faccia sfregiata di Z e i suoi lucidi occhi neri erano solo la punta dell'iceberg della sua
stranezza. I capelli rasati a zero, i tatuaggi intorno al collo e ai polsi, i numerosi piercing: tutto in lui
sapeva di minaccia, e a sostenere quell'impressione generale c'era l'odio viscerale da cui era animato.
Nel gergo delle forze dell'ordine quel tipo costituiva una triplice minaccia: freddo come il ghiaccio,
viscido come una serpe e imprevedibile al massimo grado.
A quanto pareva, Zsadist era stato rapito alla sua famiglia quand'era ancora in fasce e venduto
come una sorta di schiavo. Il centinaio di anni trascorsi in cattivit gli avevano tolto tutto ci che
possedeva di anche solo lontanamente umano... o meglio, vampiresco. Adesso non era altro che un
groviglio di oscure emozioni intrappolate in un guscio irrimediabilmente rovinato. Se ci tenevi alla vita,
gli stavi il pi possibile alla larga.
Dal corridoio giunse un pesante rumore di passi. I fratelli ammutolirono e un attimo dopo Wrath
si stagli sulla soglia.
Wrath era un gigantesco incubo bruno con due labbra crudeli. Non si separava mai da un paio di
occhiali neri avvolgenti e vestiva sempre di pelle: in pratica, era l'ultima persona al mondo con cui
mettersi a scherzare.
Guarda caso, quell'osso duro era anche in cima alla lista delle persone su cui Butch sapeva di
poter contare. Tra i due si era creato un legame molto forte la notte in cui Wrath era rimasto ferito
mentre cercava di salvare la moglie rapita dai lesser. Butch lo aveva aiutato, ed erano diventati amici.
Wrath entr nella stanza come se fosse il padrone del mondo. Aveva la stoffa dell'imperatore.
Pi che logico, visto che lo era. Il Re cieco. L'ultimo vampiro purosangue rimasto sul pianeta. Il
sovrano della sua razza.
Guard in direzione dell'ex sbirro. Ti sei preso cura di Rhage, stanotte. Lo apprezzo molto.
Lui avrebbe fatto lo stesso con me.
S, hai ragione. Wrath and a sedersi dietro la scrivania, incrociando le braccia al petto.
Ecco cosa abbiamo. Stanotte Havers ha ricoverato un caso di trauma. Un civile. Ridotto in fin di vita,
in stato di semincoscienza. Prima di morire, ha detto di essere stato torturato dai lesser. Volevano
sapere della confraternita, dove viviamo, quello che sapeva di noi.
Un altro mormor Tohr.
Gi. Penso che stiamo assistendo a un cambiamento di strategia nella Lessening Society. Il
civile ha descritto un luogo adibito a interrogatori parecchio brutali. Purtroppo  morto prima di poterci
fornire informazioni pi precise sull'ubicazione. Wrath punt lo sguardo su Vishous. V, voglio che tu
vada dai famigliari del civile. Di' loro che la sua morte sar vendicata. Phury, vai da Havers e parla con
l'infermiera che ha raccolto il racconto del civile. Vedi se riesci a scoprire qualche indizio su dove lo
tenevano prigioniero e su come  riuscito a scappare. Quelle carogne non devono usare i miei civili a
mo' di affilaunghie per gatti.
Si stanno scatenando anche contro la loro stessa specie intervenne V. Sulla via di casa
abbiamo visto un lesser appeso a un albero. Circondato dai suoi amichetti.
Cosa gli hanno fatto?
Butch prese la parola. Un mucchio di cose. Non respirava pi, tanto per cominciare. Ne fanno
fuori molti, dei loro?
No, per niente.
Allora  una ben strana coincidenza, non trovate? Un civile riesce a liberarsi da un luogo di
tortura. E poi ecco che salta fuori un lesser ridotto a puntaspilli.
Sono d'accordo con te, sbirro disse Wrath; poi, rivolto a V, aggiunse: Avete ottenuto
qualche informazione da quei lesser? Oppure Rhage ha fatto piazza pulita?.
Vishous scosse la testa. Non ne  rimasto niente.
Non proprio. Butch infil la mano in tasca e tir fuori il portafogli che aveva tolto al lesser
appeso all'albero. Ho trovato questo, addosso al tipo che hanno preso di mira. Frug all'interno ed
estrasse la patente di guida. Gary Essen. Ehi, abitava nel palazzo dove stavo io! Allora  vero che non
conosci mai abbastanza i tuoi vicini.
Io perquisisco l'appartamento disse Tohr.
Butch butt sul tavolo il portafogli e i fratelli si alzarono. Erano pronti a entrare in azione.
Ma Tohr li ferm prima che uscissero dalla stanza. C' un'altra cosa. Ho ricevuto una
telefonata, stasera. Una civile ha trovato un giovane maschio che se ne va in giro da solo. Aveva
addosso il nome Tehrror. Le ho detto di portarlo qui domani sera.
Interessante comment Wrath.
 muto, e la sua traduttrice verr qui insieme a lui.  un'umana, a proposito. Con un sorriso,
Tohr si infil il portafogli del lesser nella tasca dei pantaloni di pelle. Ma non preoccupatevi,
cancelleremo i suoi ricordi.
Mr X apr la porta del capanno. Il comportamento di Mr O non era servito a migliorare il suo
umore, anzi. Il lesser accanto a lui appariva calmo, imperturbabile. Un briciolo di umilt gli avrebbe
giovato, ma qualsiasi forma di debolezza o di sottomissione non era nella natura del soggetto. Non
ancora, almeno.
Mr X fece cenno al suo sottoposto di accomodarsi. Sa una cosa? Tutta questa storia della
"confessione di fallimento" con me non attacca. Avrei dovuto saperlo che non dovevo fidarmi di lei. Le
dispiacerebbe spiegarmi perch ha eliminato tutta la sua squadra?
Mr O si volt di scatto. Chiedo scusa?
Non cerchi di nascondersi dietro a delle bugie,  seccante disse Mr X chiudendo la porta.
Non li ho uccisi io.
E invece l'avrebbe fatto una "creatura",  cos? La prego, Mr O, potrebbe almeno cercare di
essere pi originale, oppure, meglio ancora, potrebbe dare la colpa alla confraternita. Sarebbe pi
plausibile.
Mr X attravers la stanza principale del capanno senza aggiungere una parola, in modo che il
suo sottoposto avesse tutto il tempo di agitarsi al punto giusto. Perse tempo a controllare il computer
portatile, poi si guard intorno. Il posto era rustico, il mobilio ridotto all'essenziale, i settantacinque acri
tutt'intorno un'ottima protezione dagli estranei. Il gabinetto era guasto, ma visto che i lesser non
mangiavano, quel genere di servizio era superfluo. In compenso la doccia funzionava benissimo.
E fino a quando non si fossero sistemati in un altro centro di reclutamento, quell'umile
avamposto fungeva da quartier generale della Societ.
Le ho detto esattamente quello che ho visto disse Mr O rompendo il silenzio con voce tesa.
Perch dovrei mentire?
Il perch  irrilevante, per me ribatt Mr X aprendo con noncuranza la porta della camera da
letto. I cardini cigolarono. La informo che ho inviato una squadra sulla scena, mentre lei stava
venendo qui. Dei corpi non  rimasta traccia, mi hanno riferito. Quindi ne deduco che li ha pugnalati
spedendoli nel grande ignoto. Hanno anche confermato uno scontro bestiale, un bagno di sangue. Posso
immaginare come la sua squadra abbia lottato contro di lei. Lei deve essere stato spettacolare, Mr O.
Se li avessi ammazzati, come mai i miei vestiti sono praticamente puliti?
Si  cambiato prima di venire qui. Lei non  stupido. Mr X si piazz sulla soglia della camera
da letto. Dunque, ecco a che punto siamo, Mr O. Lei  un gran rompiscatole, e le devo porre questa
domanda: vale la pena di sopportare tutti questi fastidi? Quelli che lei ha freddato, l fuori, erano
elementi di prim ordine. Lesser esperti. Lo sa quanto tempo ci vuole...
Non li ho uccisi io...
Mr X fece due passi avanti e gli sferr un pugno alla mascella facendolo volare per terra.
Poi gli premette lo stivale sulla guancia, immobilizzandolo. Vediamo di piantarla con questa
storia, okay? Le stavo dicendo: ha idea di quanto tempo ci vuole per formare un lesser di prima
categoria? Decine, centinaia d'anni. Lei  riuscito a liquidarne tre in una sola notte. E cos si arriva a un
totale di quattro, contando anche Mr M, che aveva gi sgozzato senza il mio permesso. Per non parlare
dei Beta massacrati stanotte.
Mr O era fuori di s, da sotto la suola della Timberland di Mr X i suoi occhi lanciavano occhiate
assassine. Mr X caric tutto il peso del corpo sul piede fino a che gli occhi di Mr O, da socchiusi, si
spalancarono.
Quindi, di nuovo, sono costretto a chiedermi: ne vale la pena? Lei  nella Societ da soli tre
anni.  forte, efficiente, ma si sta dimostrando impossibile da controllare. L'ho inserita nella squadra
dei migliori perch davo per scontato che si sarebbe allineato al loro livello di eccellenza imparando a
moderarsi. Invece li ha ammazzati.
Mr X sent ribollire il sangue nelle vene e ricord a se stesso che la collera non si addiceva a un
capo. Il dominio, calmo ed equilibrato, era la cosa migliore. Trasse un profondo respiro prima di
proseguire.
Stanotte lei ha fatto fuori alcuni dei nostri elementi migliori. E questa storia deve finire, Mr O.
Subito.
Alz lo stivale e l'altrolesser balz immediatamente in piedi.
Stava per parlare, quando uno strano ronzio distorto si lev nella notte. Mr O si volt in
direzione di quel suono.
Mr X sorrise. Adesso, se non le spiace, entri subito in camera da letto.
Mr O si accovacci in posizione d'attacco. Che cos' questo rumore?
 giunto il momento di una modifica comportamentale. E anche di una piccola punizione.
Quindi vada in camera da letto.
Ormai il suono era cos acuto da assomigliare a una vibrazione dell'aria pi che a qualcosa di
percepibile dall'orecchio umano.
Le ho detto la verit grid Mr O.
In camera da letto! Il tempo delle chiacchiere  finito disse Mr X voltandosi in direzione del
ronzio. Oh, Cristo santissimo.
Paralizz i muscoli di Mr O prima di trascinarlo in malo modo nell'altra stanza e spingerlo sul
letto.
La porta d'ingresso si spalanc all'improvviso.
Mr O sgran gli occhi alla vista dell'Omega. Oh... Dio... no...
Mr X rassett i vestiti di Mr O, lisciandogli la giacca e la camicia. Poi, per sicurezza, gli lisci
anche i folti capelli castano scuro e lo baci sulla fronte come se fosse un bambino.
Se volete scusarmi mormor Mr X,  adesso vi lascio soli.
Usc dal capanno dalla porta sul retro. Stava salendo in macchina quando cominciarono le urla.
CAPITOLO 8
Ah, Bella, credo sia arrivata la nostra macchina disse Mary lasciando ricadere la tendina.
Oppure un dittatore del terzo mondo si  perso qui a Caldwell.
John si avvicin alla finestra. Caspita! esclam a gesti. Hai visto che Mercedes? I vetri
oscurati sembrano antiproiettile.
Il terzetto usc dalla casa di Bella e si avvi verso la berlina. Un ometto anziano in livrea nera
scese dal lato del guidatore e gir intorno all'auto per andare ad accoglierli. In modo del tutto incongruo
era un tipo allegro, tutto sorrisi. Con quelle guance flaccide, i lobi delle orecchie allungati e la
pappagorgia sembrava che si stesse sciogliendo, anche se la sua radiosa felicit lasciava intendere che
la disintegrazione fosse una condizione invidiabile.
Io sono Fritz si present con un profondo inchino. Prego, permettetemi di accompagnarvi.
Apr la portiera posteriore e Bella fu la prima a scivolare dentro la macchina. John sal per
secondo, e quando anche Mary si fu accomodata appoggiandosi allo schienale, Fritz chiuse lo sportello.
Un attimo dopo erano partiti.
Mentre la Mercedes procedeva silenziosa, Mary cercava di capire dov'erano diretti. Forse
stavano andando verso nord, ma chi poteva dirlo? I finestrini erano troppo scuri.
Dov' questo posto? chiese all'amica.
Non  lontano rispose Bella, ma non sembrava troppo convinta. In effetti era sulle spine sin
da quando Mary e John si erano fatti vivi.
Sai dove ci stanno portando?
Oh, certo rispose Bella con un sorriso, guardando John. Stiamo per conoscere alcuni dei tipi
pi straordinari che abbiate mai visto.
L'istinto di Mary, per, lanciava segnali d'allarme di ogni tipo. Dio, quanto rimpiangeva di non
avere preso la sua macchina!
Venti minuti dopo la Mercedes rallent e si ferm. Avanz di qualche metro e si ferm di
nuovo. Questo accadde una quantit di volte, a intervalli regolari. Poi Fritz abbass il finestrino e parl
in una specie di citofono. Continuarono a procedere ancora per un po' a passo d'uomo prima di fermarsi
definitivamente. Il motore si spense.
Mary fece per aprire la portiera. Era bloccata.
Ecco fatto, siamo pronti per Chi l'ha visto?, pens. Vedeva gi le foto di loro tre in TV,
vittime di qualche crimine violento.
Ma l'autista li lasci scendere subito, sempre con quel sorriso stampato sulla faccia. Prego,
volete seguirmi?
Mary scese e si guard intorno. Erano in una specie di parcheggio sotterraneo, per senza
automobili: c'erano soltanto due minibus simili a quelli che trasportano i passeggeri negli aeroporti.
Stando alle costole di Fritz, varcarono un pesante portone di metallo a due battenti che si apr su
un labirinto di corridoi illuminati da lampade a fluorescenza. Grazie al cielo l'ometto sembrava
conoscere bene la strada. In tutte le direzioni si diramavano biforcazioni senza un ordine apparente,
come se quel posto fosse stato concepito per far smarrire gli intrusi e tenerli alla larga.
Solo che qualcuno sapeva sempre dov'eri, pens Mary. Ogni dieci metri c'era un occhio
elettronico incassato nel soffitto. Ne aveva visti di uguali nei centri commerciali, e c'erano anche
all'ospedale. Telecamere per la videosorveglianza.
Alla fine vennero fatti accomodare in una stanzetta con un tavolo di metallo, cinque sedie
metalliche e uno di quegli specchi semitrasparenti che permettono di osservare senza essere visti.
Nell'angolo di fronte alla porta era montata una piccola telecamera. Era in tutto e per tutto simile a una
stanza per gli interrogatori della polizia, almeno stando agli episodi della serie New York Police
Department.
Non dovrete attendere a lungo disse Fritz con un leggero inchino. Quando usc, sempre
piegato in due, la porta si richiuse da sola.
Mary si avvicin, prov ad abbassare la maniglia e fu sorpresa di vedere che la porta si apriva
senza difficolt. Ma d'altronde, chiunque fosse responsabile della sicurezza, l, non doveva certo
preoccuparsi di perdere le tracce dei visitatori.
Si volt verso Bella. Ti dispiacerebbe dirmi cos' questo posto?
 un impianto.
Un impianto?
Ma s, sai, per fare addestramento.
Gi, ma che tipo di addestramento? Questi tuoi amici lavorano per il governo o roba del
genere?
Oh, no. No.
John disse qualcosa a gesti. Non sembra un'accademia di arti marziali.
Gi, poco ma sicuro.
Che cosa ha detto? chiese Bella.
Anche lui  incuriosito.
Mary torn a voltarsi verso la porta, la apr e mise fuori la testa. Quando ud un suono ritmico
usc dalla stanza, poi si ferm.
Dei passi. Dei passi strascicati.Ma cosa dia...
Un uomo alto e biondo con una maglietta nera attillata e un paio di pantaloni di pelle svolt
l'angolo. Camminava malfermo sui piedi nudi, con una mano sul muro e gli occhi fissi a terra.
Guardava con molta attenzione il pavimento, quasi si stesse affidando al proprio senso della profondit
per non perdere l'equilibrio.
Sembrava ubriaco, o forse indisposto, ma... Dio, quant'era bello! Aveva un volto cos perfetto
che Mary dovette battere le palpebre un paio di volte. Mascella squadrata. Labbra carnose. Zigomi alti.
Fronte spaziosa. Folti capelli ondulati, pi chiari sul davanti e pi scuri dietro, dov'erano tagliati corti.
E il fisico era spettacolare quanto la faccia. Robusto. Muscoloso. Senza un filo di grasso. La
carnagione appariva dorata anche sotto le luci fluorescenti.
All'improvviso lui la guard. I suoi occhi erano di un blu elettrico cos brillante, cos vivido da
sembrare quasi al neon. Ma sembrava non la vedessero.
Mary si sent svenire lo stesso. Quell'assoluta mancanza di reazioni non era una sorpresa, pens:
gli uomini come lui non si accorgevano delle donne come lei. Era nella natura delle cose.
Doveva tornare dentro. Non aveva senso restare l a fissarlo quando lui non la degnava di uno
sguardo. Il guaio era che, pi l'uomo si avvicinava, pi lei ne rimaneva stregata.
Dio, era proprio... bellissimo.
Rhage barcollava lungo il corridoio. Si sentiva da cani. Ogni volta che la bestia saltava fuori e
la sua vista si prendeva una piccola vacanza, gli occhi ci mettevano un bel po' prima di ricominciare a
funzionare. Neanche il fisico voleva collaborare: gambe e braccia pendevano dal torso come grossi
pesi, non proprio inservibili, ma quasi.
E lo stomaco era ancora fuori uso. La sola idea del cibo gli dava la nausea.
Per non ne poteva pi di restare chiuso in camera sua. Dodici ore di fila steso sulla schiena
erano troppe. Era deciso a trascinarsi fino alla palestra del centro di addestramento, saltare in sella a
una cyclette e sgranchirsi un po'...
Si ferm di colpo, all'erta. Non ci vedeva bene, ma era certissimo di non essere da solo in
corridoio. Chiunque altro fosse l se ne stava in piedi vicino a lui, sulla sinistra. Ed era un estraneo.
Si volt di scatto e con uno strattone allontan quella sagoma indistinta dalla soglia su cui era
ferma, afferrandola per la gola e premendola contro la parete opposta. Troppo tardi si rese conto che
era una femmina, e la sua esclamazione soffocata lo riemp di vergogna. Allent la presa, ma senza
lasciarla andare.
Il lungo collo sotto il suo palmo era caldo, morbido. Il polso batteva frenetico, il sangue correva
a precipizio nelle vene che salivano dal cuore. Si chin inspirando a fondo dal naso. E subito si ritrasse.
Cristo santo, era un'umana. Ed era malata, forse moribonda.
Chi sei? chiese. Come sei entrata qui dentro?
Non ci fu risposta, solo un respiro accelerato. Era terrorizzata, l'odore della sua paura lo colp
alle narici come fumo di legna.
Rhage addolc la voce. Non voglio farti male. Ma il tuo posto non  qui, e voglio sapere chi
sei.
Sent la gola di lei muoversi sotto la sua mano, come se stesse deglutendo. Mi chiamo... mi
chiamo Mary. Sono qui con un'amica.
Rhage rimase senza fiato. Il suo cuore acceler, poi rallent.
Dillo di nuovo sussurr.
Ehm, mi chiamo Mary Luce. Sono un'amica di Bella... Siamo venute qui con un ragazzo, John
Matthew. Ci hanno invitati.
Rhage rabbrivid, come investito da una ventata balsamica. La cadenza melodiosa di quella
voce, il ritmo del discorso, il suono delle parole, tutto questo lo pervase calmandolo, confortandolo.
Incatenandolo dolcemente.
Chiuse gli occhi. Di' qualcos'altro.
Come? fece lei, confusa.
Parla. Parlami. Voglio sentire ancora la tua voce.
Lei rimase in silenzio, e Rhage stava per insistere quando Mary disse: Non ha una bella cera.
Le serve un dottore?.
Rhage si ritrov a barcollare. Le parole non avevano importanza. Era il suono della sua voce:
sommesso, pacato, che gli sfiorava le orecchie con dolcezza. Come una carezza sottopelle.
Ancora disse, spostando leggermente il palmo sul collo di lei per sentire meglio le vibrazioni
della sua gola.
Potrebbe... potrebbe lasciarmi andare, per favore?
No rispose secco lui, alzando anche l'altro braccio. Lei indossava una specie di felpa e Rhage
scost il colletto posandole la mano sulla spalla per impedirle di allontanarsi. Parla.
Lei cominci a divincolarsi. Cos mi schiaccia.
Lo so. Parla.
Oh, per l'amor del cielo, che cosa devo dire?
Persino esasperata la sua voce era bella. Quello che vuole.
Bene, allora. Mi tolga la mano dalla gola e mi lasci andare altrimenti le do una ginocchiata
dove non batte il sole.
Rhage scoppi a ridere. Poi si premette contro di lei, bloccandola con le cosce e con l'inguine.
Mary si irrigid, ma lui riusc comunque a sentirla per bene. Era di corporatura snella, anche se non
c'erano dubbi che fosse una femmina. Il seno gli premeva contro il petto, i fianchi lo accarezzavano
morbidi, il ventre era delicato.
Continua a parlare le sussurr all'orecchio. Dio, che buon odore aveva. Fresco. Pulito. Come
di limone.
Quando Mary cerc di respingerlo, Rhage si appoggi con tutto il peso contro di lei, togliendole
il respiro.
Per favore mormor il vampiro.
Sent il petto di lei muoversi contro il suo nel tentativo di inspirare. Io... ehm, non ho niente da
dire. A parte: si levi di dosso.
Lui sorrise, attento a tenere la bocca chiusa. Non aveva senso mostrarle le zanne, specialmente
se lei non sapeva chi aveva davanti.
Allora dillo.
Che cosa?
Niente. Di' solo "niente". Una volta e poi un'altra, e un'altra ancora. Fallo.
Lei si irrigid. L'odore della paura venne sostituito da un aroma pungente, di menta appena
colta. Adesso era seccata.
Dillo! ripet lui in tono perentorio. Aveva bisogno di sentire ancora l'effetto di quella voce.
E va bene. Niente. Niente. All'improvviso Mary scoppi a ridere, e il suono di quella risata
gli corse lungo la spina dorsale, lasciandolo come ustionato. Niente, niente. Nien-te. Nien-te.
Nieeeentee- ee. Ecco, cos le basta? Adesso mi lascia andare?
No.
Mary ricominci a dibattersi contro di lui dando origine a una deliziosa frizione tra i loro corpi
avvinti. E Rhage cap subito quando l'ansia e l'irritazione si trasformarono in qualcosa di torrido. Sent
l'odore della sua eccitazione, un dolce effluvio nell'aria, e anche il suo corpo rispose a quel richiamo.
Gli venne duro come il diamante.
Parlami, Mary disse muovendo l'inguine lentamente, in senso circolare, sfregando l'erezione
contro il ventre di lei, alimentando la propria smania e il suo fuoco.
Un attimo dopo Mary si rilass, abbandonandosi contro quella montagna di muscoli e
quell'inguine eccitato. Le sue mani lo strinsero all'altezza della vita, poi lentamente scivolarono verso le
reni. Non sapeva spiegarsi il perch di questa reazione.
Rhage si inarc contro di lei per manifestarle la sua approvazione e incoraggiarla a continuare.
Quando sent i palmi di Mary salire lungo la schiena, con un mugolio soffocato chin il capo per
avvicinare la bocca al suo orecchio. Voleva suggerirle un'altra parola da dire, qualcosa come voluttuoso
o sussurro o fragola.
Diamine,antidisindustrializzazione sarebbe stato l'ideale.
L'effetto che questa donna aveva su di lui era paragonabile a quello di una droga, una
combinazione irresistibile di desiderio sessuale e profondo sollievo. Come avere un orgasmo e
contemporaneamente sprofondare in un sonno pacifico. Non aveva mai provato una cosa del genere.
Un brivido gelido lo percorse da capo a piedi, risucchiando via tutto il calore dal suo corpo.
Gett la testa all'indietro ripensando a ci che gli aveva detto Vishous.
Sei vergine? chiese.
Lei torn subito a irrigidirsi, come cemento che si solidifica. Lo spinse via con forza, senza
peraltro riuscire a spostarlo di un solo millimetro.
Chiedo scusa, ma che razza di domanda sarebbe?
L'ansia lo indusse ad aumentare la stretta sulla spalla di lei. Sei mai stata posseduta da un
maschio? Rispondi.
La sua bella voce si fece stridula, spaventata. S. S, ho avuto... un amante.
La delusione gli fece allentare la presa. Ma fu subito seguita da un senso di sollievo.
Tutto considerato, non era sicuro di voler conoscere il suo destino proprio in quei dieci minuti.
E poi, se anche non era la donna del destino, quell'umana era straordinaria... qualcosa di
speciale.
Qualcosa che lui doveva avere a ogni costo.
Mary inspir a fondo quando sent allentarsi la stretta alla gola.
La prossima volta stai un po' pi attenta a quello che chiedi, si disse, ripensando a quando
aveva espresso il desiderio che un uomo rimanesse ammaliato da lei.
Dio, era un'esperienza completamente diversa da ci che si sarebbe aspettata. Si sentiva
sopraffatta dal quel corpo maschile premuto contro di lei, dalla promessa erotica che trasudava da lui,
dal potere letale che poteva esercitare se decideva di stringerle ancora il collo.
Dimmi dove abiti disse l'uomo.
Vedendo che non rispondeva, dimen i fianchi, muovendo in senso circolare la poderosa
erezione, sfregandola e premendola contro il ventre di lei.
Mary chiuse gli occhi, cercando di non pensare a come sarebbe stato sentirlo dentro di s
mentre si muoveva cos.
Lui chin la testa sfiorandole il collo con le labbra. Sfregando il naso contro di lei. Dove
abiti?
Mary sent una carezza delicata, umida. Dio, la sua lingua. Che le correva su per la gola.
Alla fine me lo dirai mormor lui. Ma prenditi pure tutto il tempo che vuoi. Non ho fretta, al
momento.
Si stacc brevemente da lei, poi torn subito alla carica, spingendo una coscia tra le sue gambe
e sfregandosi contro il suo inguine. La mano alla base del collo scivol verso lo sterno e si ferm tra i
suoi seni.
Hai il cuore che batte all'impazzata, Mary.
...  perch sono spaventata.
La paura non  la sola cosa che senti. Perch non provi a vedere di cosa sono capaci le tue
mani?
Oh, cavolo. Adesso erano sui suoi bicipiti. E lo stringevano forte, attirandolo pi vicino. Gli
stava affondando le unghie nella pelle.
Quando lo lasci andare lui si accigli. Mi piace quello che mi fai. Non fermarti.
Alle loro spalle la porta si apr.
Mary? Tutto be...? Oh... mio Dio! esclam Bella lasciando la frase a met.
Mary si tenne forte mentre l'uomo voltava il busto verso Bella. Rhage strizz gli occhi, alzando
e abbassando la testa nel tentativo di metterla a fuoco; poi riport lo sguardo su Mary.
La tua amica  preoccupata per te sussurr. Puoi dirle che non ne ha motivo.
Muovendosi a scatti, Mary cerc di liberarsi e non si stup nel vedere che lui la tratteneva con la
massima disinvoltura.
Ho un'idea farfugli. Perch invece non mi lascia andare, cos non sar costretta a
rassicurarla?
Tutt'a un tratto nel corridoio risuon seccamente una voce maschile. Rhage, quella femmina
non  qui per il tuo piacere, e qui non siamo al One Eye, fratello. Niente sesso in corridoio.
Mary cerc di voltare la testa, ma la mano in mezzo ai suoi seni scivol su per la gola e l'afferr
per il mento, bloccandola. Un paio di occhi verde-azzurri affondarono nei suoi.
Io ho intenzione di ignorarli entrambi. Se fai lo stesso anche tu, possiamo farli sparire.
Lasciala andare, Rhage. Segu un diluvio di parole pronunciate in tono aspro, in una lingua
che lei non cap.
Durante tutta la tirata lo sguardo luminoso del biondo rimase fisso su di lei, mentre il suo
pollice le accarezzava con delicatezza la mascella, avanti e indietro. Erano gesti pigri, affettuosi, ma
quando rispose all'altro tizio la sua voce suon dura e aggressiva, potente come il suo fisico. Per tutta
risposta ci fu un'altra serie di parole incomprensibili, questa volta in tono meno bellicoso. Come se
l'altro stesse cercando di farlo ragionare.
Improvvisamente il biondo la lasci andare, arretrando di un passo. La repentina assenza di quel
corpo pesante e caldo fu stranamente scioccante per lei.
A pi tardi, Mary disse Rhage sfiorandole la guancia con l'indice; poi si volt.
Con le ginocchia che si piegavano, Mary si accasci contro il muro mentre lui si allontanava
con passo malfermo, allungando un braccio di lato per riprendere l'equilibrio.
Lei si accorse che mentre era alla sua merc aveva dimenticato di stare poco bene.
Dov' il ragazzo? chiese l'altro uomo.
Mary guard alla sua sinistra. Era un tipo grande e grosso, tutto vestito di pelle nera, con un
taglio di capelli militare e un paio di penetranti occhi blu marino.
Un soldato, pens, per certi versi rinfrancata dalla sua presenza.
Il ragazzo? insistette lui.
John  l dentro rispose Bella.
Allora andiamo.
Apr la porta e vi si appoggi contro, tanto che Mary e Bella, per riuscire a passare, furono
costrette a stringersi contro il muro. L'uomo non prest loro la minima attenzione. Era concentrato su
John; e John sostenne il suo sguardo con sicurezza, socchiudendo gli occhi, quasi cercasse di ricordare
dove l'aveva gi visto.
Quando tutti e quattro furono seduti intorno al tavolo, l'uomo rivolse un cenno del capo a Bella.
Sei tu che hai chiamato?
S. Lei  Mary Luce. E lui  John. John Matthew.
Io sono Tohrment si present il soldato, riportando subito l'attenzione su John. Come va,
figliolo?
John rispose a gesti e Mary dovette schiarirsi la gola prima di riuscire a tradurre. Ha detto
"Bene, signore. E lei come sta?"
Io sto bene. L'uomo sorrise prima di voltarsi verso Bella. Vai ad aspettare fuori in corridoio.
Parler con te dopo che avr parlato con lui.
Bella esit.
 un ordine disse lui in tono pacato.
Dopo che Bella fu uscita, l'uomo volt la sedia verso John, si appoggi allo schienale e allung
le gambe. Dunque dimmi, figliolo, dove sei cresciuto?
John mosse le mani e Mary tradusse. Qui in citt. Prima in un orfanotrofio e poi in un paio di
famiglie affidatane.
Sai niente di tua madre e tuo padre?
John scosse la testa.
Bella mi ha detto che hai un braccialetto con sopra dei disegni. Ti dispiacerebbe
mostrarmelo?
John sollev la manica e allung il braccio. La mano dell'uomo gli avvolse completamente il
polso.
 proprio bello, figliolo. L'hai fatto tu?
John annu.
E da dove ti  venuta l'idea per il disegno?
John liber il braccio dalla stretta del soldato e cominci a rispondere a gesti. Quand'ebbe finito,
Mary disse: Sono simboli che lui vede in sogno.
Veramente? Ti spiace se ti chiedo come sono i tuoi sogni? L'uomo si mise di nuovo comodo
sulla sedia, come se niente fosse, ma i suoi occhi erano attenti.
Accademia d'arti marziali un corno, pens Mary. Quella non era una lezione di karat. Quello
era un interrogatorio.
Vedendo che John esitava, fu colta dall'impulso di prenderlo e andarsene via, ma aveva la
sensazione che il ragazzo si sarebbe ribellato. Era completamente avvinto da quell'uomo.
Va tutto bene, figliolo. Qualunque cosa sia, va bene.
John mosse le mani e Mary tradusse.
Ehm... lui  in un posto buio. In ginocchio davanti a un altare. Dietro l'altare vede delle scritte
su un muro, centinaia di righe sopra una pietra nera... aspetta, John, rallenta. Non riesco a starti dietro
quando vai cos in fretta. Mary si concentr sulle mani del ragazzo. Dice che tutte le volte, nel sogno,
lui si avvicina per toccare una scritta come questa.
L'uomo si accigli.
Quando John abbass lo sguardo, imbarazzato, il soldato disse: Non preoccuparti, figliolo, stai
andando alla grande. Ti viene in mente nient'altro di strano, pensando a te stesso? Cose che magari ti
rendono diverso dall'altra gente?.
Mary si agit sulla sedia, parecchio a disagio per la piega che stava prendendo quella
conversazione. Era chiaro che John era pronto a rispondere a qualunque domanda gli veniva rivolta ma,
per l'amor del cielo, non sapevano nemmeno chi fosse quel tizio. E Bella, pur avendo fatto le
presentazioni, era palesemente in imbarazzo.
Alz le mani con l'intenzione di rivolgere un monito a John usando il linguaggio dei segni,
quando il ragazzo si sbotton la camicia. Poi la apr da una parte, mostrando una cicatrice circolare
sopra il pettorale sinistro.
L'uomo si pieg in avanti, studi il segno con attenzione e poi si ritrasse. Dove te la sei fatta?
Le mani del ragazzo svolazzarono davanti a lui.
Dice che ce l'ha dalla nascita.
C' altro? chiese l'uomo.
John lanci un'occhiata a Mary. Poi, con un profondo sospiro, cominci a rispondere a gesti:
Sogno del sangue. Delle zanne. Sogno di... mordere.
Senza quasi accorgersene, Mary sgran gli occhi.
John la guard, in ansia. Non preoccuparti, Mary. Non sono uno psicopatico o roba del genere.
Ero terrorizzato la prima volta che ho fatto quei sogni, ma non posso controllare quello che fa il mio
cervello, capisci?
S, capisco disse lei, stringendogli la mano.
Che cosa ha detto? chiese l'uomo.
L'ultima parte era rivolta a me.
Inspir a fondo. E riprese a tradurre.
CAPITOLO 9
Bella si appoggi contro il muro del corridoio e cominci a intrecciarsi i capelli. Una cosa che
faceva sempre quand'era nervosa.
Aveva sentito dire che i membri della confraternita erano quasi una specie a parte, ma non
aveva mai pensato che fosse vero. Non fino a ora. Quei due maschi non erano soltanto colossali sul
piano fisico: sprigionavano anche un senso di dominio e aggressivit. Al loro confronto suo fratello
sembrava un dilettante nel campo ossi duri, e Rehvenge era il tipo pi tosto che lei avesse mai
conosciuto.
Santo cielo, che cosa le era saltato in mente di portare l Mary e John? Era un filo meno
preoccupata per il ragazzo... ma Mary? Il modo in cui quel guerriero biondo si era comportato con lei
era un bel guaio. Ci si poteva bollire un oceano, con tutto il fuoco che emanava quel tizio, e i membri
della Confraternita del Pugnale Nero non erano abituati ai no. Da quanto si diceva in giro, quando
quelli volevano una femmina, se la prendevano e basta.
Grazie al cielo non erano dediti agli stupri; d'altronde, a giudicare da ci che aveva appena
visto, non ne avevano nessun bisogno. Quei guerrieri avevano corpi fatti per il sesso. Accoppiarsi con
uno di loro, essere posseduta da tutta quella forza, doveva essere un'esperienza straordinaria.
Anche se Mary, in quanto umana, forse non la vedeva allo stesso modo. Bella guard a destra e
a sinistra lungo il corridoio, inquieta, tesa. Non c'era in giro nessuno; ancora un po' e si sarebbe
ritrovata piena di treccine. Scosse la testa per sciogliere i capelli, scelse una direzione a caso e si mise a
gironzolare. Quando in lontananza sent una specie di martellare ritmico, lo segu fino a una doppia
porta di metallo. L'apr ed entr.
La palestra era grande come un campo da pallacanestro per professionisti, con il parquet tirato a
lucido. Qui e l c'erano materassini azzurri e dall'alto soffitto pendevano lampade fluorescenti protette
da reti metalliche. Sulla sinistra c'era una tribuna sopraelevata degna di uno stadio, sotto la quale era
appesa una fila di sacchi da pugile.
Un magnifico maschio si stava accanendo contro uno di essi. Bella lo vedeva di schiena.
Danzando sugli avampiedi, leggero come una brezza, sferrava pugni a ripetizione, chinandosi,
schivando, colpendo il pesante sacco con tutte le forze.
Bella non riusciva a vederlo in faccia, ma doveva essere attraente. I capelli tagliati a zero erano
castano chiaro e indossava un dolcevita nero aderente e un paio di comodi calzoni da ginnastica di
nylon nero. Sulla schiena poderosa si incrociavano le cinghie di un fodero.
Alle spalle di Bella la porta si richiuse con un clic.
Con un gesto fulmineo, il maschio estrasse dal fodero un pugnale dalla lama nera e lo affond
nel sacco, squarciandolo da cima a fondo. Sabbia e imbottitura si rovesciarono in una cascata sul
materassino. Poi il vampiro si volt di scatto.
Bella si port una mano alla bocca. Aveva il volto sfregiato, come se qualcuno avesse tentato di
tagliarlo a met con un coltello. La grossa cicatrice scendeva dalla fronte all'attaccatura del naso,
tracciava una curva sulla guancia per finire di fianco alla bocca, storcendogli il labbro superiore.
Due occhi socchiusi, neri e gelidi come la notte, la fissarono e poi si aprirono appena. Sembrava
confuso, il corpo massiccio perfettamente immobile fatta eccezione per i profondi respiri che gli
sollevavano il petto.
Quel maschio la voleva, pens Bella. E non sapeva bene come regolarsi.
Poi, tutt'a un tratto, ogni perplessit e strana confusione vennero spazzate via da una rabbia
gelida che la spavent a morte. Senza staccargli gli occhi di dosso, Bella indietreggi fino alla porta e
cerc di abbassare il maniglione antipanico. Sentendo che non si muoveva, ebbe l'impressione che il
vampiro l'avesse intrappolata l dentro.
Lui la guard armeggiare per un po', poi cominci ad avvicinarsi. Mentre camminava sui
materassini con passo furtivo, lanci in alto il pugnale e lo afferr al volo per il manico. Lo lanci per
aria e lo riprese al volo. Su e gi.
Non capisco che cosa ci fai qui disse a voce bassa. A parte mandare a puttane il mio
allenamento.
Mentre faceva scorrere lo sguardo sul viso e sul corpo della ragazza la sua ostilit era palpabile,
ma da lui trasudava anche un desiderio primordiale, una sorta di minaccia sessuale da cui lei non
avrebbe proprio dovuto sentirsi attratta.
Scusa. Non sapevo...
Non sapevi che cosa, femmina?
Dio, adesso era vicinissimo. Ed era tanto pi grosso di lei.
Bella si appiatt contro la porta. Mi dispiace...
Il vampiro picchi i pugni contro il metallo della porta, ai due lati della sua testa. Bella guard il
coltello che aveva in mano, ma poi se lo scord completamente quando il vampiro si chin verso di lei
fermandosi appena prima che i loro corpi si toccassero.
Bella inspir a fondo, annusando il suo odore. Non avrebbe saputo definirlo: era una sorta di
fuoco nelle sue narici. E reag a quel fuoco scaldandosi, smaniosa.
Ti dispiace ripet lui, piegando la testa di lato e concentrandosi sul suo collo. Quando sorrise,
comparvero zanne lunghe e bianchissime. S, ci scommetto.
Mi dispiace davvero tanto.
Allora dimostralo.
Come? fece lei con voce strozzata.
Mettiti gattoni. Accetter le tue scuse da l.
All'altra estremit della stanza si spalanc una porta.
Oh, Cristo... lasciala stare! Un altro maschio, questo con una lunga chioma, attravers la
palestra di corsa. Gi le mani, Z. Subito.
Lo sfregiato si chin sopra di lei, avvicinandole all'orecchio la bocca deforme. Qualcosa le
premette contro lo sterno, sopra il cuore. La punta del suo dito indice.
Ti sei salvata per un pelo, femmina.
Poi le gir intorno e usc, proprio mentre l'altro vampiro la raggiungeva.
Stai bene?
Bella guard il sacco da pugile squarciato. Non riusciva a respirare, ma non era sicura se per la
paura o per qualcosa di squisitamente sessuale. Un po' per tutte e due, probabilmente.
S, credo di s. Chi era quello?
Il maschio apr la porta e la riaccompagn nella stanza degli interrogatori senza rispondere alla
sua domanda. Fai un favore a te stessa e resta qui, va bene?
Ottimo consiglio, pens lei quando rimase da sola.
CAPITOLO 10
Rhage si svegli di soprassalto. Guard la sveglia sul comodino e si sent ringalluzzito quando
vide che riusciva a mettere a fuoco i numeri. Poi s'incazz quando vide l'ora.
Dove diavolo era Tohr? Aveva promesso di chiamarlo quando avesse finito con l'umana, ma
questo era stato pi di sei ore prima.
Allung la mano verso il telefono e compose il numero del cellulare di Tohr. Quando sent la
casella vocale riattacc con un'imprecazione.
Scese dal letto stiracchiandosi con cautela. Era tutto indolenzito e aveva lo stomaco in
subbuglio, ma riusciva a muoversi molto meglio di prima. Una doccia veloce e un paio di pantaloni
puliti lo fecero sentire ancora meglio, cos si avvi verso lo studio di Wrath. Non mancava molto
all'alba, e se Tohr non rispondeva al telefono era probabile stesse facendo rapporto al re prima di
rincasare.
La porta a due battenti della stanza era aperta; eccolo l, Tohrment. Parlava con Wrath, e a furia
di camminare avanti e indietro stava scavando un solco nel tappeto Aubusson.
Proprio la persona che cercavo esord Rhage in tono strascicato.
Tohr lo guard. Appena finito qui sarei passato da te.
Sicuro. Come va, Wrath?
Il Re cieco sorrise. Lieto di vedere che sei quasi pronto per tornare a combattere, Hollywood.
Oh, sono pronto eccome conferm Rhage; poi, rivolto a Tohr: Non hai niente da dirmi?.
Non proprio.
Cio non sai dove abita l'umana?
Non mi pare il caso che tu vada a trovarla: cos va bene?
Wrath si appoggi all'indietro sulla poltrona sollevando i piedi sulla scrivania. I suoi enormi
stivali facevano assomigliare a un poggiapiedi quel mobile tanto delicato.
Uno di voi due zucconi vorrebbe avere la compiacenza di aggiornarmi? disse sorridendo.
Faccende private mormor Rhage. Niente di speciale.
Col cavolo esclam Tohr; poi, rivolto a Wrath, spieg: Il nostro amico, qui, sembra
intenzionato a conoscere meglio l'umana che ha fatto da traduttrice al ragazzo.
Wrath scosse la testa. Oh, no, Hollywood, non se ne parla nemmeno. Trovati qualche altra
femmina con cui andare a letto. L fuori ce ne sono abbastanza, per te. Quindi rivolse un cenno del
capo a Tohr. Come stavo dicendo, non ho nulla in contrario ad ammettere il ragazzo al primo anno di
tirocinio, a patto che tu verifichi bene le sue origini. E bisogna fare un controllo anche su quell'umana.
Se il giovanotto scompare all'improvviso non voglio che lei ci dia dei problemi.
A lei ci penso io intervenne Rhage. Quando gli altri due lo guardarono, si strinse nelle spalle.
O mi date il permesso, oppure seguir chiunque venga incaricato di farlo. In un modo o nell'altro
trover quella femmina.
Tohr si accigli, la fronte corrugata che sembrava un campo appena arato. Perch non ti fai da
parte, fratello? Supponendo che il ragazzo venga a stare qui, c' un legame troppo stretto fra lui e
l'umana. Lascia perdere e basta.
Mi dispiace, ma io la voglio.
Cristo santo. A volte sei proprio un gran rompicoglioni, lo sai, s? Nessun controllo sugli
impulsi e una sola cosa in testa. Bella combinazione del cazzo.
Senti, in un modo o nell'altro io avr quella donna. Quindi, vuoi che la controlli per bene
mentre me la faccio oppure no?
Quando Tohr si sfreg gli occhi e Wrath si lasci sfuggire un'imprecazione, Rhage cap di
averla avuta vinta.
E va bene bofonchi Tohr. Scopri tutto quello che c' da sapere su quella femmina e sul suo
legame con il ragazzo e poi fai di lei quello che vuoi. Per, alla fine, le cancelli i ricordi e non la rivedi
pi. Mi hai sentito bene? Quando hai finito con lei spazzi via il ricordo di te dalla sua memoria e non la
rivedi pi.
Affare fatto.
Tohr prese il telefonino e si mise a digitare. Ti sto mandando un SMS con il numero
dell'umana.
Anche quello della sua amica.
Hai intenzione di farti anche lei?
Tu mandamelo e basta, Tohr.
Bella stava per mettersi a letto quando squill il telefono. Sollev il ricevitore sperando che non
fosse suo fratello. Non le andava a genio che Rehvenge controllasse se era in casa quando stava per
fare giorno. Come se lei potesse andarsene in giro a scoparsi qualche maschio o roba del genere.
Pronto? disse.
Chiama Mary e dille che voglio vederla stasera a cena.
Bella si raddrizz di scatto. Il guerriero biondo.
Hai sentito quello che ho detto?
S... ma che cosa vuoi da lei? Come se gi non lo sapesse.
Chiamala subito. Dille che sono un tuo amico e che si divertir. Sar meglio cos.
Meglio rispetto a cosa?
Meglio che fare irruzione in casa sua per possederla. Che  quello che far, se ci sar
costretto.
Bella chiuse gli occhi e rivide Mary contro il muro, con quel maschio che incombeva sopra di
lei impedendole di muoversi. La cercava per una sola e unica ragione: sfogare tutto il desiderio sessuale
che aveva in corpo. Sfogarlo dentro di lei.
Oh, Dio... per favore, non farle del male. Lei non  una di noi. Ed  malata.
Lo so. Non le far alcun male.
Bella appoggi la fronte alla mano, chiedendosi fino a che punto un duro del genere potesse
sapere cosa faceva male e cosa no.
Guerriero, tu non sai niente della nostra razza. Lei ... ti scongiuro, non...
Non si ricorder di me, quando avr finito.
E questo avrebbe dovuto farla sentire meglio? Per come stavano le cose, le sembrava di
servirgli Mary su un piatto d'argento.
Non puoi fermarmi, femmina. Per puoi rendere le cose pi facili per la tua amica. Pensaci. Si
sentir pi al sicuro se ci vediamo in un luogo pubblico. Non sapr mai quello che sono e per lei sar la
cosa pi normale del mondo.
Bella detestava essere comandata a bacchetta, odiava la sensazione di tradire l'amicizia di Mary.
Vorrei tanto non averle mai chiesto di accompagnarmi mormor.
Io no ribatt Rhage. Ci fu una pausa.  un tipo... molto particolare.
E se dovesse respingerti?
Non lo far.
Ma se lo facesse?
Sar libera di scegliere. Non la costringer a fare niente contro la sua volont. Te lo giuro.
Bella lasci ricadere la mano sulla gola, giocherellando con il sottile girocollo di diamanti da
cui non si separava mai, attorcigliandolo intorno al dito.
Dove? disse alla fine, demoralizzata. Dove dovrebbe incontrarti?
Dove si danno appuntamento, di solito, gli umani?
E come diavolo faceva lei a saperlo? Ma a un tratto ricord che Mary le aveva detto qualcosa a
proposito di una sua collega che aveva appuntamento con un uomo... Come si chiamava quel posto?
Da TGI Friday's disse. Ce n' uno in Lucas Square.
Bene. Dille alle otto di stasera.
Che nome devo darle?
Dille che mi chiamo... Hal. Hal E. Wood.
Guerriero?
S?
Per favore...
La voce di lui si addolc. Non preoccuparti, Bella. La tratter bene.
Poi la comunicazione venne interrotta.
Nel capanno in mezzo ai boschi di Mr X, O si rizz a sedere lentamente sul letto, mettendosi
con cautela in posizione verticale. Si pass le mani sulle guance bagnate.
L'Omega se n'era andato da poco pi di un'ora e O continuava a sanguinare in molti punti. Non
era sicuro di riuscire a muoversi, ma doveva andarsene alla svelta da quella camera da letto.
Quando cerc di alzarsi in piedi fu colto da un senso di vertigine, e si rimise a sedere. Dalla
piccola finestrella all'altro capo della stanza vide spuntare l'alba, la luce calda del primo sole frantumata
dai rami di pino. Non si aspettava una punizione lunga una giornata intera. E in pi di un'occasione
aveva avuto la certezza di non farcela.
L'Omega lo aveva condotto in luoghi sconosciuti del suo io, luoghi la cui scoperta lo aveva
lasciato scioccato. Luoghi di paura e di ripugnanza verso se stesso. Di totale umiliazione e
abbrutimento. E adesso che era tutto finito aveva la sensazione di non avere pi la pelle, di essere
completamente esposto e vulnerabile, una ferita aperta solo per caso in grado di respirare.
La porta si apr. Le spalle di Mr X riempirono la soglia. Come andiamo?
O si tir addosso una coperta e apr la bocca. Non ne usc niente. Dopo alcuni colpi di tosse
riusc a farfugliare: Io... ce l'ho fatta.
 quello che speravo.
O faticava a guardare ilFore-lesser vestito come al solito, con in mano uno di quei portablocchi
con molla, pronto a dare inizio a un'altra proficua giornata di lavoro. Paragonata ai luoghi in cui O era
stato nelle ultime ventiquattr'ore, quella normalit sembrava falsa e vagamente minacciosa.
Mr X abbozz un sorriso stentato. Dunque, facciamo un patto. Lei si rimette in riga e se ne sta
buono buono al suo posto, e tutto questo non si ripeter pi.
O era troppo stravolto per mettersi a discutere. Lo spirito ribelle che aveva dentro sarebbe
tornato, ne era certo, ma al momento tutto ci che voleva era un pezzo di sapone e dell'acqua calda. E
un po' di tempo per stare da solo.
Allora, cosa mi dice? lo incalz Mr X.
S, sensei rispose O. Non gli importava quello che doveva fare, o dire. Voleva soltanto
togliersi da quel letto... da quella stanza... da quel capanno.
Nell'armadio ci sono dei vestiti. Se la sente di guidare?
S. S... sto bene.
O pens alla doccia di casa sua, tutta piastrelle color panna e intonaco bianco. Pulita.
Pulitissima. E pulito sarebbe stato anche lui, una volta lavato.
Voglio che lei faccia un favore a se stesso, Mr O. Quando torner al lavoro, non dimentichi ci
che ha passato ieri. Se lo ricordi sempre, lo tenga bene a mente e lo tiri fuori con i suoi sottoposti. Potr
anche essere irritato dal suo spirito di iniziativa, ma la disprezzerei se si rammollisse troppo anche con
me. Ci siamo capiti?
S, sensei.
Mr X fece per uscire, ma poi si volt a guardarlo da sopra la spalla. Credo di sapere perch
l'Omega l'ha lasciata in vita. Quando se n' andato era tutto pieno di complimenti. Sono sicuro che gli
piacerebbe rivederla. Devo dirgli che aspetta con ansia qualche altra visita da parte sua?
O emise un suono strozzato. Fu pi forte di lui.
Mr X fece una risatina soffocata. Forse  meglio di no.
CAPITOLO 11
Mary entr nel parcheggio del TGI Friday's. Guardando le altre automobili e i minivan si chiese
perch diavolo le era saltato in mente di accettare un appuntamento al buio. Per quello che riusciva a
ricordare, quella mattina Bella l'aveva chiamata e, a furia di chiacchiere, l'aveva convinta a capitolare,
ma che fosse dannata se si ricordava i particolari.
D'altronde in quel periodo faticava a ricordare qualunque cosa. L'indomani mattina sarebbe
andata dalla dottoressa per la visita di controllo. Con quel pensiero in testa, era in una specie di stato
confusionale. Prendiamo la sera prima, per esempio. Era pronta a giurare di essere andata da qualche
parte insieme a John e Bella, peccato che l'intera serata fosse una specie di buco nero. E al lavoro era lo
stesso. Quel giorno, allo studio legale, si era comportata come un automa, sbagliando in continuazione,
lo sguardo perso nel vuoto.
Scesa dalla Civic cerc di fare mente locale. Al poveretto che stava per incontrare doveva
almeno un minimo di attenzione, ma, a parte questo, non si sentiva sotto pressione. Aveva detto chiaro
e tondo a Bella che quella era solo una serata tra amici. Avrebbero pagato alla romana. Lieta di averti
conosciuto e arrivederci.
Avrebbe fatto lo stesso anche senza la distrazione della spada di Damocle che le pendeva sulla
testa. A parte il fatto che poteva essersi riammalata, era completamente fuori esercizio in fatto di
appuntamenti galanti, e non ambiva a rimettersi in forma. Che bisogno aveva di emozioni forti? La
maggior parte dei trentenni single, se non erano sposati, andavano ancora a caccia di divertimenti, e lei
era la classica guastafeste noiosissima. Seria di natura e con alle spalle un paio di esperienze belle toste.
Non aveva neanche il look della festaiola: capelli insignificanti pettinati all'indietro e raccolti
con un elastico; maglione irlandese color panna lavorato a mano, caldo e sformato; comodi pantaloni
color cachi e ballerine marroni consumate sulla punta. Sembrava quasi la madre che non sarebbe mai
stata.
Quando entr nel ristorante, la direttrice di sala la scort fino a un spar in un angolo
appartato. Mentre posava la borsetta, sent odore di peperoni verdi e cipolle e alz lo sguardo. Una
cameriera le pass accanto come una scheggia con un piatto da portata sfrigolante.
Il ristorante era affollato, e da tutta quell'animazione si levava una cacofonia assordante. Mentre
i camerieri si aggiravano trafelati tra i tavoli con vassoi carichi di vivande fumanti o cataste di piatti
sporchi, famigliole, coppiette e gruppi di amici ridevano, chiacchieravano, litigavano. Quella
confusione le parve pi terrificante del solito, e seduta l, sola, si sent in tutto e per tutto diversa dagli
altri. Una sorta di manichino in mezzo alle persone vere.
Tutta quella gente aveva un futuro felice. Lei invece aveva... un'altra sfilza di appuntamenti dal
dottore. Con un'imprecazione cerc di riprendersi. Era ben decisa a tenere a bada panico e catastrofismi
e a non rimuginare sulla dottoressa Della Croce, almeno per quella sera.
Sforzandosi di sorridere, Mary pens all'arte topiaria, all'abilit di certi giardinieri di potare
arbusti e piante in modo da dar loro forme particolari; un bel taglio qui, una tosatina l, proprio come
stava cercando di fare lei con le sue emozioni. In quel mentre arriv una cameriera dall'aria seccata. La
donna pos sul tavolo un bicchiere di plastica pieno d'acqua versandone qualche goccia sulla tovaglia.
Aspetta qualcuno?
S.
Gradisce qualcosa da bere?
Va bene cos, grazie.
La cameriera se ne and e Mary sorseggi l'acqua; aveva un sapore metallico e spinse via il
bicchiere. Con la coda dell'occhio colse un certo fermento all'ingresso.
Ehi, ma... Caspita!
Nel ristorante era entrato un uomo. Un uomo proprio, proprio... attraente.
Era biondo. Bello come una stella del cinema. E statuario, nel suo trench di pelle nera. Le spalle
erano larghe come la porta da cui era appena passato, le gambe lunghissime. Mentre si faceva strada
con passo sicuro tra la calca di gente ferma all'ingresso, gli altri uomini distoglievano gli occhi, si
mettevano a guardare per terra o da un'altra parte, oppure l'orologio, consapevoli di non poter reggere il
paragone con uno cos.
Mary si accigli, aveva l'impressione di averlo gi visto da qualche parte.
Gi, si chiama grande schermo, si disse. Forse stavano girando un film in citt.
L'uomo si avvicin alla direttrice di sala e la squadr come per prenderle le misure. La rossa lo
guard battendo le palpebre, incredula e stupefatta, ma poi evidentemente i suoi recettori di estrogeni si
misero in moto. Si tir i capelli in avanti per assicurarsi che lui li notasse e poi sporse un fianco
all'infuori: pareva quasi se lo fosse scardinato dall'anca.
Non preoccuparti, pens Mary. Ti vede, tesoro.
Mentre attraversavano il locale, l'uomo controllava con attenzione tutti i tavoli. Chiss con chi
doveva cenare.
Aha. A due spar di distanza c'era una bionda con un maglioncino azzurro aderentissimo. Un
cosino di angora cos attillato che metteva in mostra tutto il suo ben di Dio.
Tombola, pens Mary. Ken e Barbie.
Be', non proprio Ken. Malgrado la sua bellezza spettacolare, in quell'uomo c'era qualcosa che
non faceva pensare al tipico maschio americano. Qualcosa di... animalesco e sensuale. Molto
semplicemente, non si comportava come gli altri.
In effetti si muoveva da predatore, le spalle poderose che ruotavano assecondando la falcata, la
testa che si girava a scrutare l'ambiente circostante. Mary aveva l'inquietante sensazione che, se solo
avesse voluto, sarebbe stato capace di spazzare via i molti presenti a mani nude.
Facendo appello a tutta la sua forza di volont, si impose di guardare il bicchiere d'acqua che
aveva sul tavolo. Non voleva essere come questi altri imbecilli che lo fissavano a bocca aperta.
Oh, cavolo. Aveva alzato di nuovo la testa. Era pi forte di lei.
Lui intanto aveva superato la bionda e adesso era in piedi di fronte a una brunetta dall'altra parte
del corridoio. La donna sorrideva radiosa. Cosa pi che comprensibile.
Salve fece lui.
E ti pareva. Anche la voce era strepitosa. Calda e profonda.
Salve anche a te.
Il tono dell'uomo si fece tagliente. Tu non sei Mary.
Mary si tese tutta. Oh, no.
Posso essere quello che vuoi.
Io sto cercando Mary Luce.
Oh... merda.
Mary si schiar la voce. Avrebbe voluto essere in qualunque altro posto, essere chiunque altro.
Sono... ehm, sono io, Mary.
L'uomo si volt. Mentre la trafiggeva con due vividi occhi verde-azzurri, il suo fisico
gigantesco si irrigid.
Mary abbass in fretta lo sguardo, infilando la cannuccia nel bicchiere d'acqua.
Non sono come ti aspettavi, eh? pens.
Il silenzio si protrasse mentre lui chiaramente cercava una scusa accettabile per tagliare la
corda.
Come aveva potuto Bella umiliarla cos?
Trattenendo il respiro, Rhage osserv l'umana. Oh, era bella. Non proprio come se l'aspettava,
ma comunque bella.
Aveva la pelle liscia, la carnagione pallida come finissima carta da lettere color avorio. Anche i
tratti del viso erano delicati; la mascella tracciava un arco aggraziato dalle orecchie al mento, gli
zigomi erano alti e soffusi di un rossore naturale. Il collo era lungo e sottile, le mani pure e, con ogni
probabilit, anche le gambe. I capelli castano scuro erano raccolti in una coda di cavallo.
Non era truccata. Rhage non sentiva traccia di profumo e i soli gioielli che portava erano un
paio di minuscoli orecchini di perle. Il maglione bianco sporco era largo e voluminoso, e c'era da
scommettere che anche i pantaloni le stavano abbondanti.
Non cercava minimamente di farsi notare. Non assomigliava in nulla alle femmine a cui lui
dava la caccia abitualmente, eppure cattur la sua attenzione come una fanfara.
Ciao, Mary disse dolcemente.
Sperava che lo guardasse in faccia perch non era riuscito a vederle bene gli occhi. E moriva
dalla voglia di risentire la sua voce. Le due parole che aveva detto erano state appena sussurrate e non
gli bastavano di certo.
Tese la mano, ansioso di toccarla. Io sono Hal.
Mary ignor la mano tesa, afferr la borsa e fece per scivolare fuori dal spar.
Lui le blocc la strada. Dove stai andando?
Senti, non c' problema. Non dir niente a Bella. Basta che facciamo finta di avere cenato
insieme.
A occhi chiusi, Rhage si sforz di annullare il rumore di sottofondo per assaporare meglio il
suono della sua voce. Il suo corpo si agit e subito dopo fu pervaso da un senso di calma e, insieme, da
una leggera vertigine.
Poi realizz quello che Mary aveva detto.
Perch dovremmo mentire? Noi due ceneremo insieme.
Lei serr le labbra, ma almeno rinunci a tentare la fuga.
Quando fu sicuro che non sarebbe schizzata via, Rhage si sedette cercando di infilare le gambe
sotto il tavolo. Accorgendosi che lei lo stava guardando, smise di agitare le ginocchia.
Santo cielo, i suoi occhi non c'entravano niente con la melodiosa cadenza della voce. Erano gli
occhi di una guerriera.
Grigio ferro, incorniciati da ciglia dello stesso colore dei capelli; erano gravi, seri, gli
ricordavano i maschi reduci da una battaglia. Erano straordinariamente belli nella loro forza.
La voce gli vibrava per l'emozione quando disse: Ho proprio una gran voglia di... cenare con
te.
Quegli occhi si illuminarono per un attimo e poi si socchiusero. Sei abituato a fare
beneficenza?
Scusa?
Arriv una cameriera che pos con estrema lentezza un bicchiere d'acqua di fronte a lui. Rhage
percep con chiarezza la reazione della donna al suo viso e al suo corpo, e la cosa lo infastid.
Salve, io sono Amber si present la ragazza. Cosa le porto da bere?
L'acqua va bene. Tu gradisci qualcos'altro, Mary?
No, grazie.
La cameriera gli si avvicin un po' di pi. Posso dirle quali sono i nostri piatti del giorno?
D'accordo.
Mentre Amber snocciolava l'elenco delle pietanze, Rhage non distolse mai lo sguardo da Mary.
Gli stava nascondendo gli occhi, accidenti.
La cameriera si schiar la gola. Un paio di volte. Sicuro di non volere una birra? O magari
qualcosa di un po' pi forte? Cosa ne direbbe di un bicchierino di...
Stiamo bene cos, grazie. Torni tra qualche minuto per le ordinazioni.
Amber cap l'antifona.
Quando furono soli, Mary disse: Sul serio, facciamola fini....
Ti ho forse dato l'impressione di non voler mangiare con te?
Lei pos la mano sul men che aveva davanti, seguendo con il dito i contorni di una foto che
raffigurava un piatto di costolette. Poi, tutt'a un tratto, lo spinse via. Continui a fissarmi.
I maschi lo fanno. Quando trovano una femmina che accende il loro desiderio, aggiunse
Rhage tra s.
Gi, be', con me non capita mai. Posso immaginare quanto sei rimasto deluso, ma non c'
bisogno che ti concentri sui particolari, capisci cosa intendo? E di sicuro non mi interessa starmene qui
seduta per un'ora a vedere te che ti sacrifichi con la bruttina di turno.
Dio, quella voce. Gli faceva sempre lo stesso effetto. Prima gli veniva la pelle d'oca e poi si
calmava, si rilassava completamente. Inspir a fondo nel tentativo di cogliere il suo naturale profumo
di limone.
Mentre il silenzio si protraeva, con la punta del dito Rhage spinse di nuovo il men verso di lei.
Scegli quello che vuoi ordinare, a meno che tu non voglia startene l seduta a vedermi mangiare.
Posso andarmene quando voglio.
Vero. Ma non lo farai.
Oh, e perch mai? disse lei; le brillavano gli occhi e i sensi di lui si accesero come uno stadio
di football illuminato a giorno.
Non batterai in ritirata perch vuoi troppo bene a Bella per metterla in imbarazzo piantandomi
in asso. E poi io, al contrario di te, le dir che mi hai scaricato.
Mary si accigli.  un ricatto?
Solo una tattica di persuasione.
Lei apr lentamente il men e gli diede un'occhiata. Mi stai ancora fissando.
Lo so.
Ti dispiacerebbe guardare da un'altra parte? Il men, quella brunetta l di fronte. C' una
bionda, due spar dietro di noi, nel caso tu non l'abbia notata.
Non metti mai il profumo, vero?
Lei alz gli occhi di scatto. No.
Posso? chiese lui accennando con il capo a una delle sue mani.
Come, scusa?
Non poteva dirle chiaro e tondo che voleva annusarle la pelle da vicino. Visto e considerato
che stiamo cenando e tutto il resto, mi sembra buona educazione stringersi la mano, non trovi? E anche
se mi hai bloccato la prima volta che ho provato a essere gentile, sono disposto a riprovarci.
Vedendo che lei non rispondeva, Rhage si allung sopra il tavolo e le prese la mano. Prima che
Mary potesse reagire, tir il braccio verso di s, si chin e premette le labbra sulle nocche inspirando a
fondo.
La reazione del suo corpo all'odore di lei fu immediata. L'erezione premette con forza contro la
patta, imperiosa, prepotente. Rhage cambi posizione per fare pi spazio nei pantaloni di pelle.
Dio, non vedeva l'ora di riaccompagnarla a casa per restare da solo con lei.
CAPITOLO 12
Mary trattenne il respiro mentre Hal le lasciava andare la mano.
Forse era tutto un sogno. S, doveva essere cos. Perch lui era troppo favoloso, troppo sexy, e
decisamente troppo preso da lei per essere vero.
La cameriera torn e and a piazzarsi vicinissima ad Hal, mancava poco che gli si sedesse in
braccio. E, chi l'avrebbe detto?, si era data un'altra passata di lucidalabbra. Sembrava che la sua bocca
si fosse fatta fare un cambio dell'olio con il Glamorous Pink o il Coral in Gold o qualcos'altro con un
nome altrettanto ridicolo.
Mary scosse la testa, sorpresa di scoprirsi tanto stronza.
Cosa vi porto? chiese la cameriera rivolta ad Hal.
Lui lanci un'occhiata all'altro capo del tavolo inarcando un sopracciglio. Mary scroll la testa e
si mise a sfogliare il men.
Okay, vediamo che cosa abbiamo qui disse lui aprendo il proprio. Ci porti un Chicken
Alfredo*. Una tagliata New York, al sangue, e un cheeseburger, al sangue anche quello. Una doppia
porzione di patatine fritte. E dei nachos. S, voglio i nachos con sopra di tutto. Doppia porzione anche
di quelli, okay?
[*Piatto di fettuccine condito con panna e pollo a pezzetti. (N.d.T.)]
Mary rimase a guardarlo mentre chiudeva il men e aspettava.
La cameriera aveva un'aria leggermente perplessa. Tutta questa roba  per lei e per sua
sorella?
Come se i doveri famigliari fossero l'unica ragione per cui un uomo del genere poteva uscire
con una donna come lei. Oh, santo cielo...
No, soltanto per me. E lei  la ragazza con cui sono uscito stasera, non  mia sorella. Mary?
Io, ehm, io prendo solo una Caesar salad*. Me la porti pure insieme alla sua... ehm, cena.
[*Insalatona con lattuga, petto di pollo, crostini, parmigiano e salsa Worcester. (.N.d.T.)]
La cameriera prese i men e se ne and.
Allora, Mary, dimmi qualcosa di te.
Perch invece non parliamo di te?
Perch altrimenti non posso sentirti parlare.
Mary si irrigid; qualcosa si agitava appena sotto la superficie della sua coscienza.
Parla. Voglio sentire la tua voce.
Di' niente. Una volta e poi un'altra, e un'altra ancora. Fallo.
Era pronta a giurare che Hal le avesse detto quelle cose, eppure era la prima volta che lo
vedeva. Infatti, se l'avesse gi incontrato se lo sarebbe ricordato eccome.
Che cosa fai per vivere? la incalz lui.
Ehm... Sono un'assistente esecutiva.
Dove?
In uno studio legale qui in citt.
Per prima facevi qualcos'altro, giusto?
Mary si chiese quanto gli avesse raccontato Bella. Sperava proprio che non avesse tirato in ballo
la malattia. Forse era per questo che era rimasto.
Mary?
Prima lavoravo con i bambini.
Insegnante?
Terapista.
Testa o corpo?
Tutti e due. Ero una specialista nella riabilitazione dei bambini autistici.
Perch hai scelto un lavoro del genere?
Dobbiamo proprio farlo?
Che cosa?
Questa commedia della serie "fingiamo di fare conoscenza".
Lui si accigli, appoggiandosi all'indietro sulla sedia. Proprio allora la cameriera pos sul tavolo
un enorme piatto di nachos.
La donna si chin vicino al suo orecchio. Shh, non lo dica a nessuno, ma questi li ho fregati a
un'altra ordinazione. Quelli l possono anche aspettare, invece lei ha una fame da lupo, mi pare.
Hal annu sorridendo, ma senza manifestare il bench minimo interesse.
Bisognava ammettere che era beneducato, pens Mary. Adesso che era seduto a tavola di fronte
a lei non faceva caso alle altre donne.
Lui le offr il piatto per un assaggio e, quando Mary scosse la testa, si infil in bocca una
patatina di mais.
Non mi sorprende che le chiacchiere vuote ti infastidiscano disse poi.
E come mai?
Ne hai passate troppe.
Mary si accigli. Che cosa ti ha detto esattamente Bella di me?
Non molto.
Allora come fai a sapere che cosa ho passato?
Te lo leggo negli occhi.
Oh, cavolo. Era anche sveglio. Non gli mancava proprio niente.
Per detesto dovertelo dire riprese lui, facendo fuori i nachos in un battibaleno, ma con molto
garbo. Non mi importa se ti d fastidio. Voglio sapere cosa ti interessava in un lavoro come quello, e
tu me lo dirai.
Sei arrogante.
Sorpresa! disse lui con un sorriso forzato. E tu stai eludendo la mia domanda. Perch hai
scelto quel tipo di lavoro?
La risposta stava nella lotta ingaggiata da sua madre contro la distrofia muscolare, pens Mary.
Dopo avere visto quello che stava passando la mamma, aiutare gli altri a trovare un metodo per
superare i loro limiti era stata una specie di vocazione. Forse anche un modo per scrollarsi di dosso un
po' di senso di colpa per il fatto di essere sana, mentre la salute di sua madre era cos compromessa.
Subito dopo, per, anche Mary aveva dovuto fare i conti con dei compromessi parecchio
pesanti.
Buffo, la prima cosa che aveva pensato, quando le era stata diagnosticata la leucemia, era
stata:Non  giusto. Aveva visto sua madre combattere contro la malattia e aveva sofferto insieme a lei.
E allora perch adesso l'universo la costringeva a conoscere in prima persona lo stesso tipo di dolore a
cui aveva assistito? Era stato in quel preciso momento che, tutt'a un tratto, aveva capito che non c'era
una quota fissa di sofferenza per ognuno, non c'era una soglia quantificabile che, una volta raggiunta, ti
tirava miracolosamente fuori da quel mare di angoscia.
Non ho mai voluto fare altro rispose evasiva.
Allora perch hai smesso?
La mia vita  cambiata.
Grazie al cielo, lui decise di non approfondire. Ti piaceva lavorare con i bambini
handicappati?
Non sono... non erano handicappati.
Scusa borbott lui, e si capiva che diceva sul serio.
La sincerit nella sua voce spazz via la riservatezza di Mary come complimenti e sorrisi non
sarebbero mai riusciti a fare.
Sono diversi, tutto qua. Sperimentano il mondo in maniera diversa dalla nostra. Essere
normale significa solo essere nella media, ma non  necessariamente l'unico modo di essere o di
vivere... Mary s'interruppe, notando che Hal aveva chiuso gli occhi. Ti sto annoiando?
Lui sollev le palpebre lentamente. Adoro sentirti parlare.
Mary trattenne un'esclamazione. Gli occhi di lui erano due neon luminosi, iridescenti.
Dovevano essere lenti a contatto, pens lei. Gli occhi della gente normale non erano mai di
quella tonalit di azzurro.
E cos le differenze non ti disturbano, eh? mormor lui. No.
Ottimo.
Per qualche motivo Mary si ritrov a sorridergli.
Avevo ragione sussurr lui.
A che proposito?
Sei bella, quando sorridi.
Lei distolse lo sguardo.
Che cosa c'?
Non buttarla sulla galanteria, per favore. Preferisco chiacchierare del pi e del meno.
Sono sincero, non galante. Chiedi ai miei fratelli. Faccio gaffe in continuazione.
Perch, non era figlio unico? Quella s che doveva essere una famigliola degna di essere
immortalata in fotografia. Quanti fratelli hai?
Cinque. Adesso. Uno  morto rispose lui, poi bevve un lungo sorso d'acqua, quasi a voler
nascondere gli occhi con il bicchiere.
Mi dispiace mormor Mary.
Grazie.  successo di recente. E mi manca moltissimo.
La cameriera arriv con un vassoio traboccante di vivande. Dopo avere allineato i piatti davanti
ad Hal e posato sul tavolo l'insalata di Mary, attese fino a quando lui non la ringrazi in modo esplicito.
Hal attacc con il Chicken Alfredo. Affond la forchetta nel groviglio di fettuccine, la gir
finch la pasta non si fu arrotolata per bene e poi se la port alla bocca. Mastic pensieroso e poi
aggiunse un po' di sale. Quindi assaggi la tagliata e ci mise sopra un po' di pepe. Infine prese in mano
il cheeseburger. Il panino era gi a met strada dalla bocca quando Hal si accigli e lo rimise gi. Us
forchetta e coltello per tagliarne via un pezzo.
Mangiava come un perfetto gentiluomo.
Poi, all'improvviso, la guard. Che cosa c'?
Scusa, io, ehm... fece Mary piluccando la sua insalata. Ma subito dopo ricominci a
osservarlo mentre mangiava.
Se non la smetti di fissarmi cos mi farai arrossire disse lui strascicando le parole.
Mi dispiace.
A me no. Mi piace sentire i tuoi occhi su di me.
Il corpo di Mary si ridest. E lei reag con assoluta grazia... lanciandosi in grembo un crostino.
Si pu sapere che cosa stai guardando? chiese lui.
Mary us il tovagliolo per tamponare lo schizzo di salsa sui pantaloni. Le tue maniere a tavola.
Sono impeccabili.
Il cibo va assaporato.
Lei si chiese cos'altro si godesse a quel modo. Lentamente. Fino in fondo. Dio, non era difficile
immaginare la sua vita amorosa. A letto doveva essere un portento. Quel fisico maestoso, quella
carnagione dorata, quelle dita lunghe e affusolate...
Aveva la gola secca e afferr il bicchiere. Ma... mangi sempre cos tanto?
Per la verit ho lo stomaco un po' sottosopra. Sto cercando di non esagerare. Mise ancora un
po' di sale sulle fettuccine. E cos, prima lavoravi con i bambini autistici e invece adesso sei in uno
studio legale. Che cos'altro fai nel tempo libero? Passatempi? Interessi?
Mi piace cucinare.
Sul serio? A me piace mangiare.
Mary si accigli, sforzandosi di non immaginarlo seduto alla sua tavola.
Sei di nuovo irritata.
Lei agit la mano. No, no.
S, invece. Non ti va l'idea di cucinare per me, giusto?
Di fronte a tanta sincerit, Mary pens che avrebbe potuto dirgli qualunque cosa e lui avrebbe
reagito dicendo esattamente quello che pensava e sentiva. Nel bene e nel male.
Hai qualche filtro tra il cervello e la bocca, Hal?
Non proprio rispose lui terminando il Chicken Alfredo e spostando il piatto di lato. Adesso
era il turno della tagliata. E cosa mi dici dei tuoi genitori?
Lei trasse un profondo sospiro. Mia madre  morta pi o meno quattro anni fa. Mio padre
rimase ucciso quando avevo due anni in una specie di incidente. Era nel posto sbagliato al momento
sbagliato.
Lui si ferm. Dev'essere stata dura, perderli entrambi.
Gi.
Anche i miei sono morti. Tutti e due. Ma almeno erano gi vecchi. Hai sorelle? Fratelli?
No. Eravamo solo io e mia madre. E adesso ci sono solo io.
Ci fu un lungo silenzio. Allora come mai conosci John?
John... oh, John Matthew? Bella ti ha parlato di lui?
Pi o meno.
Non  che lo conosca molto bene.  entrato nella mia vita di recente. Trovo che sia un ragazzo
speciale, gentile, anche se ho l'impressione che le cose per lui non siano state facili.
Conosci i suoi genitori?
Mi ha detto che non li ha.
Sai dove vive?
Conosco la zona. Non  un granch.
Vuoi salvarlo, Mary?
Che domanda strana, pens lei.
Non credo abbia bisogno di essere salvato, per mi piacerebbe essere sua amica. Per la verit
lo conosco appena. Una sera si  presentato a casa mia, tutto qua.
Hal annu; evidentemente gli aveva dato la risposta che voleva.
Com' che conosci Bella? chiese Mary.
Non ti piace la tua insalata?
Lei abbass lo sguardo sul piatto. Non ho fame.
Sei sicura?
S.
Appena finito il cheeseburger e le patatine fritte, Hal allung la mano verso il men dei dessert.
Preferisci un dolce? le chiese.
Non stasera.
Dovresti mangiare di pi.
Ho mangiato molto a pranzo.
Non  vero.
Mary incroci le braccia al petto. E tu come fai a saperlo?
Sento la tua fame.
Lei trattenne il respiro. Dio, quei suoi occhi scintillavano di nuovo. Cos brillanti, cos azzurri,
di un azzurro infinito. Un oceano in cui nuotare. In cui annegare. In cui morire.
Come fai a sapere che... ho fame? chiese, con la sensazione che il mondo stesse scivolando
via.
La voce di lui si abbass fino a ridursi a un sussurro sensuale. Ho ragione, no? Quindi che
importanza ha il come?
Per fortuna arriv la cameriera a ritirare i piatti e il momento magico pass. Hal ordin crostata
di mele, torta al cioccolato con le noci e una tazza di caff, e Mary ebbe l'impressione di essere atterrata
di nuovo su questo pianeta.
E tu che lavoro fai?
Un po' di tutto.
L'attore? Il modello?
Lui scoppi a ridere. No. Sar anche decorativo, ma preferisco rendermi utile.
E in che modo ti rendi utile?
Immagino si possa dire che sono un soldato.
Sei nell'esercito?
Pi o meno.
Be', questo spiegava l'aria pericolosa. La sicurezza dei movimenti. L'acutezza dello sguardo.
In che arma? Nei marines, pens Mary. O magari nei SEAL*.
[*Acronimo di Sea-Air-Land, incursori della marina americana addestrati a compiere
operazioni di commando per mare, cielo e terra. (N.d.T.)]
Era abbastanza tosto per far parte dei corpi speciali.
Hal si irrigid. Sono solo un soldato come tanti altri.
All'improvviso una nube di profumo invase le narici di Mary. Era la rossa direttrice di sala che
si avvicinava ancheggiando al loro tavolo.
Andava tutto bene? Quando Hal si volt verso di lei, la donna prese fuoco all'istante;
praticamente la si sentiva sfrigolare.
Benissimo, grazie rispose lui.
Ottimo. La donna fece scivolare qualcosa sul tavolo. Un tovagliolino di carta. Con sopra un
numero e un nome.
Mentre la rossa si allontanava senza fretta con un'occhiata ammiccante, Mary abbass lo
sguardo sulle proprie mani. Con la coda dell'occhio vide la borsetta.
 ora di andare, pens. Per qualche motivo non aveva voglia di vedere Hal che si infilava in
tasca il tovagliolo. Anche se aveva tutto il diritto di farlo.
Be',  stata una serata... interessante disse, prendendo la borsa e scivolando fuori dal spar.
Perch te ne stai andando? chiese Hal. Quando si accigliava aveva proprio l'aria del militare,
mille miglia lontano dall'immagine del fusto sexy.
Un senso di disagio le si agitava nel petto. Sono stanca. Comunque grazie, Hal.  stato... Be',
insomma, grazie.
Mentre cercava di passargli accanto, lui l'afferr per una mano accarezzandole l'interno del
polso con il pollice. Resta qui a farmi compagnia mentre mangio il dolce.
Lei distolse lo sguardo da quel viso perfetto, da quelle spalle larghe. La brunetta di fronte si
stava alzando e non lo mollava con gli occhi, aveva un biglietto da visita in mano.
Mary si chin verso di lui. Sono sicura che troverai moltissime ragazze disposte a tenerti
compagnia. In effetti, ce n' una che sta arrivando proprio in questo momento. Le augurerei volentieri
buona fortuna, ma ha decisamente l'aria di non averne bisogno.
Poi and difilato verso l'uscita. L'aria gelida e il relativo silenzio dell'esterno erano un sollievo,
dopo tutta quella gente. Ma avvicinandosi all'automobile ebbe la strana sensazione di non essere sola.
Si volt.
Hal era proprio dietro di lei, anche se lo aveva lasciato seduto al ristorante. Mary si gir si
scatto, il cuore che martellava come se volesse saltare fuori dal petto.
Cosa stai facendo?
Ti accompagno alla macchina.
Io... ehm. Non ti disturbare.
Troppo tardi. Questa Civic  tua, giusto?
Come facevi a...
I fari hanno lampeggiato quando hai sbloccato le portiere.
Lei si scost di qualche passo, ma pi indietreggiava pi Hal avanzava. Quando and a sbattere
contro l'automobile, alz le mani.
Fermo.
Non devi avere paura di me.
Allora non starmi addosso.
Si volt e afferr la maniglia della portiera. Lui allung la mano e la pos con forza sul punto di
contatto tra il finestrino e il tetto dell'automobile, impedendole di entrare.
S, si sarebbe seduta al volante. Non appena lui glielo avesse permesso.
Mary? La voce calda di Hal risuon vicinissima alla sua testa e lei trasal.
Sent la seduzione animale di quell'uomo e immagin il suo corpo come una gabbia chiusa
intorno a lei. Con un mutamento proditorio, la sua paura si trasform in qualcosa di spudorato e
lascivo.
Lasciami andare sussurr.
Non ancora.
Lo ud inspirare a fondo, quasi la stesse annusando, poi le sue orecchie furono invase da un
suono ritmico e martellante, come se Hal stesse facendo le fusa. Sent il proprio corpo sciogliersi,
infiammarsi, dilatarsi in mezzo alle gambe, pronto ad accoglierlo dentro di s.
Dio santo, doveva allontanarsi subito da lui.
Lo afferr per il braccio cercando di spingerlo via, ma non ottenne il minimo risultato.
Mary?
Cosa? scatt lei, stizzita perch era su di giri quando invece avrebbe dovuto essere impietrita
dal terrore. Per l'amor del cielo, quello era un estraneo, un estraneo gigantesco e invadente, e lei era una
donna sola; nessuno avrebbe sentito la sua mancanza se non fosse rientrata a casa.
Grazie per non avermi scaricato.
Figurati. Ora cosa ne diresti di lasciarmi andare?
Appena mi avrai permesso di darti il bacio della buonanotte.
Mary fu costretta ad aprire la bocca per far entrare abbastanza aria nei polmoni.
Perch? chiese con voce strozzata. Perch vuoi fare una cosa del genere?
Lui le pos le mani sulle spalle costringendola a voltarsi. Torreggiava sopra di lei ostruendole la
visuale su tutto: il ristorante illuminato, i lampioni del parcheggio, le stelle in alto nel cielo.
Lasciati baciare e basta, Mary disse facendo scivolare le mani sulla sua gola e sulle guance.
Una volta soltanto. Va bene?
No, non va bene mormor Mary mentre lui le reclinava il capo all'indietro.
Le labbra di Hal si avvicinarono e la bocca di lei ebbe un fremito. Era passato tanto tempo
dall'ultima volta in cui era stata baciata. E mai da un uomo cos.
Il contatto fu dolce, delicato. Inatteso, data la mole del soggetto.
E mentre una vampa di calore le lambiva i seni insinuandosi tra le gambe, Mary ud uno strano
sibilo, come quando un gatto soffia spaventato.
Hal barcoll all'indietro e la guard in modo strano. Con un movimento brusco incroci le
poderose braccia sul petto, quasi aggrappandosi a se stesso. Hal?
Lui non replic; se ne stava l fermo, impalato, gli occhi fissi nel vuoto. Se non avesse saputo
come stavano veramente le cose, avrebbe detto che era scosso.
Hal, ti senti bene?
Lui scroll la testa, una sola volta.
Poi si allontan, scomparendo nelle tenebre al di la del parcheggio.
CAPITOLO 13
Rhage si materializz nel cortile tra la Tana e la grande casa padronale.
Non riusciva a definire di preciso la sensazione che sentiva sottopelle, ma era una sorta di
scossa elettrica a basso voltaggio nei muscoli e nelle ossa, come la vibrazione di un diapason. Di sicuro
era la prima volta che sentiva quella specie di fremito ronzante, ed era scattato nell'istante in cui la sua
bocca era entrata in contatto con quella di Mary.
Qualunque cosa nuova e diversa riguardasse il suo corpo era un brutto segno, quindi si era
subito allontanato da lei. E starle alla larga era servito. Il guaio era che, con l'attenuarsi di quella
sensazione, il suo bisogno fisico di trovare uno sfogo lo stava facendo impazzire. E non era giusto.
Dopo che la bestia saltava fuori, di solito poteva concedersi qualche giorno di tregua.
Controll l'ora.
Maledizione, voleva andare a caccia di lesser per allentare un po' la tensione, ma da quando
Tohr aveva assunto il comando della confraternita c'erano delle nuove regole. Dopo ogni metamorfosi,
Rhage era tenuto a star tranquillo un paio di giorni per avere il tempo di recuperare appieno le forze.
Con la morte di Darius, l'estate precedente, il numero dei fratelli si era ridotto a sei, poi Wrath era
asceso al trono, quindi adesso erano rimasti in cinque. La razza non poteva permettersi di perdere un
altro guerriero. Il riposo forzato aveva un senso, ma Rhage detestava le imposizioni. E poi non
tollerava di non poter scendere in campo, specialmente quando aveva bisogno di scaricarsi un po'.
Tir fuori un mazzo di chiavi dal trench e si avvi verso la GTO truccata. L'auto si dest con un
ruggito; un minuto e mezzo dopo era gi lontano. Non sapeva dove stava andando. Non gli importava.
Mary. Quel bacio.
Dio, com'era morbida la bocca di lei mentre fremeva sotto la sua, cos morbida che gli era
venuta voglia di schiuderle le labbra con la lingua per scivolarle dentro. Scivolare dentro e fuori, e poi
un'altra volta dentro per assaggiarla di nuovo. E dopo fare lo stesso con il membro tra le sue gambe.
Solo che aveva dovuto fermarsi. Qualunque cosa fosse, quello strano ronzio lo aveva
innervosito, quindi era pericoloso. Quella reazione non aveva senso, per. Mary lo calmava, gli
procurava un certo sollievo. Lui la desiderava, certo, e questo lo metteva in agitazione, ma non poteva
bastare a renderlo pericoloso.
Ah, dannazione! Forse aveva equivocato. Forse quella specie di scossa era semplice attrazione
sessuale, soltanto pi forte di quella a cui era abituato... Che poi, in genere, non era altro che la smania
di venire, in modo da ridurre le probabilit che il suo corpo gli si rivoltasse contro.
Pens alle femmine che aveva posseduto. Erano un'infinit, corpi senza nome e senza volto su
cui lui aveva placato i suoi bollenti spiriti. Nessuna di loro era stata fonte di autentico piacere. Le aveva
accarezzate e baciate perch altrimenti, se non le faceva godere, gli sembrava di usarle e basta.
Merda, gli sembrava comunque di usarle e basta. Lui era uno che usava la gente, un volgare
sfruttatore.
Quindi, in ogni caso, se anche non fosse rimasto sconcertato dal ronzio che era scattato quando
aveva baciato Mary, l'avrebbe lasciata l in quel parcheggio. Con la sua bella voce, i suoi occhi da
guerriera e la sua bocca fremente, Mary non poteva essere solo la sua ennesima scopata. Possederla,
anche se lei era consenziente, era come violare qualcosa di puro. Qualcosa di molto migliore di lui.
Il cellulare suon e lui lo tir fuori dalla tasca. Controll sul display e imprec, ma rispose
comunque. Ehil, Tohr. Stavo giusto per telefonarti.
Ti ho appena visto partire sgommando. Stai andando da quell'umana?
L'ho gi fatto.
Che velocit! Deve averti trattato bene.
Rhage digrign i denti. Per una volta non riusc a rispondere per le rime. Ho parlato con lei del
ragazzo. Non ci sono problemi su quel fronte. Le sta simpatico,  in pensiero per lui, ma se sparisse lei
non ci darebbe nessun problema. Lo conosce da poco.
Ottimo lavoro, Hollywood. Quindi adesso dove stai andando?
A fare un giro in macchina, tutto qua.
La voce di Tohr si ammorbid. Non ti va gi di non poter combattere, eh?
Perch, per te non sarebbe la stessa cosa?
Certo, ma non preoccuparti, domani sera arriver in men che non si dica, e allora potrai tornare
in azione. Nel frattempo, potresti calmare un po' i bollori al One Eye disse Tohr ridacchiando. A
proposito, ho sentito delle sorelle che ti sei fatto due sere fa, una dopo l'altra. Sei proprio incredibile,
sai?
Gi. Tohr, posso chiederti un favore?
Qualunque cosa, fratello.
Potresti evitare di... scocciarmi con questa faccenda delle femmine? Rhage trasse un
profondo respiro. Perch la verit  che... io detesto tutta questa storia, sul serio.
Avrebbe voluto fermarsi l, ma tutt'a un tratto le parole cominciarono a fluire come un fiume in
piena. Non riusc a stare zitto.
Detesto l'anonimato di questi accoppiamenti. Detesto il modo in cui, dopo, mi fa male il petto.
Detesto l'odore che ho addosso quando torno a casa, persino sui capelli. Ma soprattutto detesto dover
essere costretto a rifarlo di nuovo perch altrimenti rischio di fare del male a uno di voi ragazzi oppure
a qualche innocente di passaggio. Espir con forza. Quanto a quelle due sorelle che ti hanno
impressionato tanto... Vedi, il punto  proprio questo: io scelgo solo quelle a cui non frega un cazzo
della gente con cui vanno, perch altrimenti non sarebbe giusto. Quelle due troiette, l al bar, hanno
adocchiato il mio orologio e tutto il resto e si sono fatte l'idea che avessi un mucchio di grana, che
magari fossi il mantenuto di qualche riccona.  stata una scopata intima pi o meno quanto un
incidente stradale. E stasera? Tu te ne andrai a casa da Wellsie; io, invece, me ne andr a casa da solo.
Proprio come ho fatto ieri e come far anche domani. Andare a puttane per me non  uno spasso, e
sono anni che mi pesa da morire. Quindi, per favore, dacci un taglio, okay?
Ci fu un lungo silenzio. Oh, Cristo... scusa. Non lo sapevo. Non avevo idea...
Gi, ehm... Doveva assolutamente chiudere quella conversazione. Senti, devo andare.
Devo... andare. Ci vediamo.
No, aspetta, Rhage...
Rhage spense il cellulare e accost al lato della strada. Si guard intorno e si accorse di essere
finito chiss dove, con niente a parte i boschi a fargli compagnia. Appoggi la testa sul volante.
Gli torn in mente Mary. E, all'improvviso, si rese conto che si era scordato di cancellare i suoi
ricordi.
Scordato? S, come no. Non le aveva ripulito la memoria perch voleva rivederla. E perch
voleva che Mary si ricordasse di lui.
Oh, cazzo! Che brutto guaio. Proprio un gran brutto guaio.
CAPITOLO 14
Mary si rigir pesantemente nel letto scalciando via lenzuola e coperte. Ancora
semiaddormentata, tir fuori le gambe nel tentativo di trovare un po' di refrigerio.
Maledizione, che avesse regolato il termostato a una temperatura troppo alta?
Un sospetto terribile la svegli di soprassalto, la mente subito vigile sull'onda della paura.
Febbriciattola. Aveva una leggera febbriciattola.
Oh, cavolo! Conosceva anche troppo bene tutti i sintomi: le vampate di calore, la bocca secca, i
dolori alle giunture. E la sveglia segnava le quattro e diciotto del mattino: pi o meno l'ora in cui, la
prima volta che si era ammalata, la sua temperatura corporea aveva l'abitudine di schizzare verso l'alto.
Alz il braccio sopra la testa per aprire appena la finestra dietro il letto. L'aria fredda accolse
subito l'invito e si precipit dentro rinfrescandola, calmandola. La febbre cal quasi subito; un velo di
sudore annunci la sua ritirata.
Forse stava covando un semplice raffreddore. La gente con la sua storia clinica era soggetta a
banalissimi malanni di stagione come chiunque altro. Davvero.
Peccato che, qualunque cosa fosse, un virus influenzale oppure la ricomparsa della leucemia,
non c'era verso di rimettersi a dormire. Si infil una felpa sopra la maglietta e i boxer, e scese da basso.
Andando in cucina accese tutte le luci che trov sulla sua strada.
Destinazione: la caffettiera. Rispondere a qualche e-mail di lavoro e prepararsi per il lungo fine
settimana del Columbus Day era sempre meglio che starsene sdraiata a letto a contare le ore che la
separavano dall'appuntamento con la dottoressa.
Che sarebbe stato tra cinque ore e mezzo, fra l'altro.
Dio, quanto detestava l'attesa.
Riemp d'acqua la Krups e and alla credenza a prendere il barattolo del caff. Era quasi vuoto.
Tir fuori il barattolo di scorta e l'apriscatole e...
Non era sola.
Si allung per guardare fuori dalla finestra sopra il lavandino. Con le luci esterne tutte spente
non si vedeva nulla, quindi and alla vetrata scorrevole e abbass l'interruttore vicino alla porta.
Cristo santo!
Dall'altra parte del vetro c'era un'enorme sagoma nera.
Mary si precipit verso il telefono, ma si ferm di colpo scorgendo un riflesso biondo.
Hal alz la mano in segno di saluto.
Ehil. La sua voce giungeva soffocata dal vetro.
Mary si strinse le braccia intorno allo stomaco. Che cosa ci fai tu qui?
Lui scroll le spalle poderose. Avevo voglia di vederti.
Perch? E perch proprio adesso?
Un'altra scrollata di spalle. Mi sembrava una buona idea.
Sei matto?
S.
Lei fu sul punto di sorridere. Ma poi le venne in mente che, a parte Bella che abitava pi o
meno a un centinaio di metri di distanza, non aveva altri vicini, e che quel tizio era grande praticamente
quanto casa sua.
Come hai fatto a trovarmi? Forse Bella gli aveva detto dove abitava.
Posso entrare? O magari potresti uscire tu, se ti fa sentire pi sicura.
Hal, sono le quattro e mezzo di mattina.
Lo so. Ma tu sei sveglia, e anch'io.
Era cos mastodontico, con tutto quel cuoio nero addosso! E con la faccia quasi completamente
in ombra era pi minaccioso che bello.
E lei stava seriamente pensando di aprire la porta? Doveva essere matta anche lei.
Ascolta, Hal, non penso sia una buona idea.
Lui la fiss da dietro la vetrata. Allora magari possiamo parlare cos?
Mary lo guard allibita. Quel tizio era disposto a starsene l, chiuso fuori come un criminale,
solo per poter fare quattro chiacchiere con lei?
Senza offesa, Hal, ma ci saranno almeno centomila donne, qui in citt, pronte non solo a
lasciarti entrare in casa loro, ma anche a portarti a letto. Perch non vai a cercarne una e mi lasci in
pace?
Loro non sono te.
Le tenebre gli avvolgevano il viso impedendole di guardarlo negli occhi. Ma il suo tono di voce
era maledettamente sincero.
Nella lunga pausa che segu, Mary cerc di convincersi a non lasciarlo entrare.
Se volessi farti del male, niente potrebbe fermarmi, Mary. Puoi chiudere a chiave tutte le porte
e le finestre che vuoi, io riuscirei a entrare lo stesso. Quello che voglio ... solo parlare ancora un po'
con te.
Lei guard quelle spalle larghe. Hal non aveva tutti i torti a dire che sarebbe potuto entrare
quando voleva. E aveva la sensazione che, se gli avesse detto che poteva concedergli al massimo una
chiacchierata attraverso una porta chiusa, lui avrebbe avvicinato una delle sedie del giardino e si
sarebbe accomodato in terrazza.
Sblocc la serratura, apr la vetrata e arretr di un passo. Spiegami solo una cosa.
Lui entr con un sorriso imbarazzato. Spara.
Perch non te ne stai con una che ti vuole? Hal trasal. Voglio dire, tutte quelle donne,
stasera, l al ristorante, ti mangiavano con gli occhi. Perch non stai - facendo sesso sfrenato - ehm...
perch non te la stai spassando con una di loro?
Preferisco restare qui a parlare con te piuttosto che stare dentro una di quelle femmine.
Mary prov un certo imbarazzo davanti a tanto candore, ma poi cap che Hal non voleva essere
volgare. Solo brutalmente sincero.
Be', almeno su una cosa ci aveva azzeccato: quando Hal se n'era andato, dopo quel bacio
dolcissimo, ne aveva dedotto che non avesse provavo niente di niente. Evidentemente ci aveva visto
giusto. Hal non era l per il sesso, ed era un bene che non le sbavasse dietro, si disse. E riusc quasi a
convincersene, anche.
Stavo per fare il caff, ne vuoi una tazza?
Lui annu e cominci a gironzolare per il salotto. Sullo sfondo di tutti quei mobili bianchi e di
quelle pareti color panna, i suoi vestiti neri e la sua corporatura massiccia avevano un che di sinistro.
Mary lo guard in faccia. Aveva un sorrisetto sciocco stampato sulle labbra, quasi fosse felice per il
solo fatto di essere l. Come un animale incatenato per tanto tempo in cortile che finalmente ha il
permesso di entrare in casa.
Vuoi toglierti il soprabito? gli chiese.
Lui fece scivolare gi dalle spalle il trench di pelle e lo butt sul divano. L'indumento atterr
con un tonfo sordo, schiacciando i cuscini.
Che cosa diavolo c' dentro quelle tasche? si chiese Mary.
Poi vide il suo fisico e dimentic all'istante lo stupido trench. La T-shirt nera metteva in risalto
un paio di braccia possenti. Il petto era ampio, il ventre tonico al punto che, sotto la maglietta, Mary
distingueva con chiarezza gli addominali scolpiti. Le gambe erano lunghe, le cosce muscolose...
Ti piace quello che vedi? mormor lui in tono basso, pacato.
S, proprio. Quella era una domanda a cui non aveva la minima intenzione di rispondere, si
disse Mary andando in cucina. Il caff ti piace forte?
Prese l'apriscatole, lo conficc nel coperchio di Hills Bros e cominci a pompare come una
pazza. Il coperchio cadde sopra il caff macinato e lei infil le dita nel barattolo per tirarlo fuori.
Ti ho fatto una domanda disse Hal, vicinissimo al suo orecchio.
Lei sobbalz e si tagli il pollice sul bordo di metallo. Con un gemito, alz la mano ed esamin
il taglio. Era profondo e sanguinava.
Hal imprec. Non volevo spaventarti.
Sopravvivr.
Si gir verso il rubinetto, ma prima di poter mettere la mano sotto il getto d'acqua lui l'afferr
per il polso.
Fammi vedere. Senza darle il tempo di protestare si chin sopra il suo dito.  una brutta
ferita disse. Si infil il pollice in bocca e succhi con delicatezza.
Mary ansim, paralizzata dalla sensazione calda e umida di quel risucchio. Poi sent la carezza
della sua lingua. Quando Hal la lasci andare, lei non riusc a fare altro che fissarlo.
Oh... Mary disse mesto lui.
Lei era troppo scioccata per interrogarsi su quel cambiamento di umore. Non avresti dovuto
farlo.
Perch?
Perch era una sensazione troppo bella. Come fai a sapere che non ho l'AIDS o roba del
genere?
Lui fece spallucce. Anche se ce l'avessi non avrebbe importanza.
Mary impallid. Forse era sieropositivo, e lei gli aveva appena permesso di infilarsi in bocca un
suo dito ferito.
No, Mary, io non sono malato.
Allora perch non avrebbe imp...
Volevo solo rendermi utile. Vedi? Non sanguina pi.
Lei si guard il pollice. Il taglio si era rimarginato. Era gi quasi guarito.Diavolo...
Adesso vuoi rispondere s o no? la incalz Hal, quasi a voler liquidare sul nascere le
domande che lei stava per fargli.
Mary alz la testa e not che i suoi occhi avevano ricominciato a brillare, il verde-azzurro
dell'iride aveva assunto una lucentezza ultraterrena e ipnotica.
Qual era la domanda? mormor.
Ti piace il mio corpo?
Lei serr le labbra. Oh, Ges, se si eccitava a sentirsi dire che era bello sarebbe tornato a casa
deluso.
Perch, cosa faresti se non mi piacesse? ribatt secca.
Mi coprirei.
S, come no.
Lui pieg la testa di lato, quasi pensasse di aver capito male. Poi and in salotto, dove aveva
lasciato il trench.
Dio santo, allora parlava sul serio.
Hal, vieni qui. Non sei tenuto a... io, ehm, il tuo corpo mi piace molto.
Lui torn in cucina con il sorriso sulle labbra. Sono contento. Io voglio solo farti piacere.
Fantastico, pens lei. Allora levati la camicia, togliti quei calzoni di pelle e sdraiati qui sul
pavimento. Faremo a turno a chi sta sotto.
Maledicendo se stessa ricominci a preparare il caff. Mentre metteva nella caffettiera una
cucchiaiata dopo l'altra sentiva su di s lo sguardo di Hal. Lo sentiva inspirare a fondo, quasi la stesse
annusando. E sentiva anche che si stava... avvicinando sempre di pi.
Avvert i primi sintomi di una crisi di panico. Lui era troppo vicino. Troppo grosso. Troppo...
bello. E il fuoco e la smania che risvegliava in lei erano troppo potenti.
Mise la caffettiera sul fuoco e si scost da lui.
Perch non vuoi che ti faccia piacere? chiese Hal.
Smettila di usare quella parola sbott Mary. Perch quando lui dicevapiacere, la sola cosa a
cui lei riusciva pensare era il sesso.
Mary. La voce di Hal era profonda, sonora. Penetrante. Io voglio...
Lei si tapp le orecchie. Tutt'a un tratto non sopportava pi la presenza di quell'uomo in casa
sua. Nella sua testa. Era davvero troppo.
 stata una pessima idea. Penso che dovresti andartene.
Sent una mano enorme posarsi con delicatezza sulla sua spalla.
Si scans per tenersi fuori dalla sua portata, si sentiva soffocare. Lui era tutto salute e vitalit e
sesso allo stato puro, e un centinaio di altre cose che lei non poteva avere. Era cos assolutamente vivo,
mentre lei era... molto probabilmente di nuovo ammalata.
And alla vetrata e la spalanc. Vattene, okay? Vattene e basta, per favore.
Non voglio.
Esci. Per favore. Ma lui si limitava a fissarla. Oh, Cristo, sei come un cane randagio che sta
sempre in mezzo ai piedi. Perch non vai a tampinare qualcun altro?
Il poderoso corpo di Hal si irrigid. Per un attimo parve sul punto di dirle qualcosa di duro, ma
poi and a prendere il trench, se lo gett sulle spalle e and alla porta senza guardarla.
Oh, grandioso. Adesso si sentiva in colpa.
Hal. Hal, aspetta. Lo afferr per la mano. Scusami. Hal...
Non chiamarmi cos sbott lui.
Si liber dalla sua stretta, ma lei gli tagli la strada. E rimpianse di averlo fatto. Gli occhi di lui
erano gelidi. Schegge di vetro color acquamarina.
Le parole che disse erano taglienti come una lama. Scusa se ti ho offesa. Dev'essere proprio un
peso insopportabile avere qualcuno che vuole fare la tua conoscenza.
Hal...
Lui la spinse da parte senza il minimo sforzo. Ripeti un'altra volta quel nome e spacco il muro
con un pugno.
Usc a grandi passi inoltrandosi nei boschi che correvano sulla sinistra, lungo il confine della
propriet di Mary.
D'impulso lei si infil un paio di scarpe da jogging, afferr una giacca e si precipit fuori dalla
vetrata. Attravers il prato di corsa, chiamandolo a gran voce. Quando giunse al limitare del bosco si
ferm.
Non si sentivano rami spezzati di schianto n rametti calpestati, nessun rumore che tradisse la
presenza di un gigante che attraversava il bosco a piedi. Eppure era andato da quella parte, giusto?
Hal! grid.
Pass parecchio tempo prima che si decidesse a fare dietrofront per tornare verso casa.
CAPITOLO 15
Stasera ha fatto un ottimo lavoro, Mr O.
O usc dalla baracca dietro il capanno pensando che il commento lusinghiero di Mr X fosse una
gran cagata, ma tenne per s la propria stizza. Non era passato neanche un giorno da quando era uscito
dalle grinfie dell'Omega, e non era davvero dell'umore adatto per farsi scombussolare di nuovo.
Ma il vampiro non ci ha detto niente farfugli.
Perch non sapeva niente.
O fece una pausa. Alla fioca luce dell'alba la faccia pallida di Mr X riluceva come un lumino da
notte.
Chiedo scusa,sensei...
Me l'ero gi lavorato io prima del suo arrivo. Dovevo essere certo di poter contare su di lei, ma
non volevo sciupare un'opportunit, nel caso lei non fosse pi all'altezza.
Il che spiegava lo stato in cui aveva trovato il vampiro, si disse O. Inizialmente aveva pensato
che il prigioniero avesse lottato strenuamente prima di essere trascinato via.
Tutto tempo sprecato, tutta fatica sprecata, pens, tirando fuori le chiavi della macchina.
Ha qualche altra prova a cui sottopormi? Testa di cazzo che non sei altro.
Per il momento no rispose Mr X controllando l'ora. La sua nuova squadra dovrebbe essere
qui tra non molto, quindi metta via quelle chiavi. Andiamo dentro. Per il disgusto di stare anche solo
nelle vicinanze del capanno, O perse la sensibilit ai piedi. Non li sentiva pi, quei maledetti.
Tuttavia sorrise. Dopo di lei, sensei.
Appena entrati, and dritto verso la camera da letto e si appoggi contro lo stipite della porta. I
polmoni gli si erano trasformati in due balle di cotone, ma riusc comunque a mantenere i nervi saldi.
Se avesse evitato quella stanza, Mr X avrebbe trovato una scusa qualsiasi per costringerlo a entrarci.
Quel bastardo sapeva che stuzzicare una ferita ancora aperta era l'unico modo per stabilire fin dove
arrivava la guarigione o la suppurazione.
Quando gli assassini sfilarono all'interno del capanno, O li scrut con attenzione. Non ne
riconobbe neanche uno, ma d'altro canto pi si restava nella Societ, pi si diventava anonimi. Con i
capelli, la pelle e gli occhi che scolorivano a poco a poco, alla fine unlesser sembrava soltanto un
lesser.
Gli altri si accigliarono nel vedere i suoi capelli scuri. All'interno della Societ le nuove reclute
occupavano l'ultimo gradino della gerarchia, ed era insolito che una di esse venisse inclusa in un
gruppo di veterani.Gi, be', cazzi loro. O li guard negli occhi a uno a uno, mettendo subito in chiaro
che, se avessero voluto affrontarlo, lui sarebbe stato ben lieto di restituire il favore.
Di fronte all'eventualit di uno scontro fisico si rianim. Era come svegliarsi dopo una lunga
notte di sonno, e assapor quell'impeto di aggressivit, il buon vecchio bisogno di dominare. Lo
rassicurava sul fatto che lui era com'era sempre stato, che l'Omega, alla fin fine, non gli aveva strappato
la sua natura pi intima.
La riunione non dur a lungo. Ordinaria amministrazione. Dopo le presentazioni, Mr X ricord
che ogni mattina ciascuno di loro doveva, per cos dire, timbrare il cartellino via e-mail in una sorta di
appello elettronico. Si fece anche un ripasso della strategia di persuasione e vennero fissate alcune
quote per la cattura dei prigionieri e le uccisioni.
Al termine, O fu il primo ad avviarsi verso la porta, ma Mr X gli tagli la strada.
Lei rester qui ordin, gli occhi sbiaditi fissi nei suoi, attenti a cogliere il minimo lampo di
paura.
O annu, allargando le gambe in posizione di riposo. Certo, sensei.
Da sopra la spalla di Mr X, guard gli altri uscire come tanti estranei. Nessuno parlava, tutti
tenevano gli occhi fissi davanti a s, attenti a non sfiorarsi. Chiaramente non si conoscevano a vicenda,
quindi dovevano essere stati convocati da distretti diversi. Il che significava che Mr X stava attingendo
ai ranghi pi bassi.
Quando la porta si chiuse alle spalle dell'ultimo lesser, O fu colto dal panico; sudava freddo, ma
rimase saldo come una roccia.
Mr X lo squadr da capo a piedi. Poi and al portatile sul tavolo della cucina e lo accese.
Quindi, quasi ripensandoci, disse: Le affido il comando di entrambi gli squadroni. Voglio che li
addestri alle nostre tecniche di persuasione. Devono operare come delle unit militari. Alz gli occhi
dallo schermo luminoso. .. .E che continuino a respirare, ci siamo capiti?
O si accigli. Perch non ha dato l'annuncio mentre erano qui?
Non mi dica che ha bisogno di espedienti del genere...
Il tono beffardo del commento indusse O a socchiudere le palpebre. Sono perfettamente in
grado di gestire la cosa.
Sar meglio.
Abbiamo finito?
Non proprio. Per pu andare.
O si avvi verso la porta, sapendo benissimo che, una volta sulla soglia, sarebbe saltato fuori
qualcos'altro. Pos la mano sulla maniglia e indugi.
Deve dirmi qualcosa? mormor Mr X. Credevo stesse uscendo.
O lo guard e improvvis. Non possiamo pi usare la casa in citt per mettere in pratica le
tecniche di persuasione, dopo che quel vampiro  riuscito a scappare. Ci serve un'altra struttura, oltre
alla baracca qui dietro.
Lo so benissimo. Crede forse che l'abbia mandata a fare quei sopralluoghi senza motivo?
Dunque era quello il piano. Il terreno che ho controllato ieri non andava bene. Troppi
acquitrini e troppe strade che si intersecano li intorno. Ha in mente qualche altro appezzamento?
Le invier l'elenco via e-mail. E finch non decider dove costruire, porter qui i prigionieri.
Nella baracca non c' abbastanza spazio per un pubblico.
Sto parlando della camera da letto.  piuttosto grande. Lo sa bene.
O deglut cercando di mantenere un tono disinvolto. Se vuole che faccia lezione alle nuove
reclute avr bisogno di pi spazio.
Lei verr qui fino a quando non costruiremo un'altra sede. Le  sufficientemente chiaro oppure
devo farle un disegno?
E va bene. Si sarebbe arrangiato.
Apr la porta.
Mr O, credo abbia dimenticato qualcosa.
Ges. Adesso sapeva cosa intendeva la gente quando diceva di avere la pelle d'oca.
S, sensei?
Voglio che mi ringrazi per la promozione.
Grazie, sensei disse O a denti stretti.
Non mi deluda, figliolo.
S, vaffanculo, paparino.
Dopo un breve inchino, O si affrett a uscire. Era una bella sensazione salire sul pick-up e
andare via. No, meglio ancora: era una vera e propria liberazione.
Lungo la strada parcheggi davanti a una farmacia. Non gli ci volle molto a trovare quello che
gli serviva, e dieci minuti dopo aveva chiuso la porta di casa e disattivato il sistema di allarme. Abitava
in una piccola villetta a due piani in un quartiere residenziale non troppo alla moda, ubicazione che
forniva un'ottima copertura. I vicini erano quasi tutti persone anziane, per il resto erano stranieri in
attesa di ottenere il permesso di soggiorno, che per mantenersi facevano due o tre lavori. Nessuno gli
dava fastidio.
Mentre saliva in camera da letto, il rumore dei passi che riecheggiava contro le pareti spoglie
era stranamente confortante. Quel luogo, tuttavia, non era una casa vera e propria. Non lo era mai stato.
Era una specie di caserma. Un materasso e una poltrona reclinabile erano tutto il suo mobilio. I vetri
erano chiusi da persiane che impedivano la vista dall'esterno. Gli armadi erano zeppi di armi e
uniformi. La cucina era completamente vuota, gli elettrodomestici mai utilizzati da quando si era
trasferito l.
Si spogli e and in bagno portando con s una pistola e il sacchetto di plastica bianco della
farmacia. Protendendosi verso lo specchio, controll i capelli. Le radici si erano scolorite di un paio di
millimetri.
Il cambiamento era cominciato pi o meno un anno prima. All'inizio pochi capelli in cima alla
testa, poi un'intera striscia, dalla fronte alla nuca. Le tempie erano quelle che avevano resistito pi a
lungo, ma adesso anche loro stavano sbiadendo.
Il Clairol Hydrience n. 48 color zibellino aveva risolto il problema riportandolo al suo castano
naturale. Aveva iniziato con una tintura per uomo, ma ben presto aveva scoperto che quelle da donna
funzionavano meglio e duravano pi a lungo.
Apr la confezione senza curarsi di infilare i guanti di plastica trasparenti. Spremette il
contenuto del tubo nell'applicatore, diede una bella sbattuta e poi distribu con cura la tinta sul cuoio
capelluto. Detestava quell'odore chimico. Il controllo della ricrescita. Quella specie di pelo di moffetta.
Ma l'idea di scolorire completamente gli faceva orrore.
Il motivo per cui i lesser perdevano la pigmentazione con il passare del tempo era un mistero, o
quanto meno lui non aveva mai indagato in proposito. A lui non interessavano i perch.
Semplicemente, non voleva perdersi in un grande anonimato insieme a tutti gli altri.
Pos l'applicatore e si guard allo specchio. Sembrava un perfetto idiota, con quella specie di
brillantina marrone spalmata sulla testa. Cristo santo, ma come si stava riducendo?
Be', domanda stupida. Ormai era fatta da un pezzo ed era troppo tardi per i rimpianti.
La notte dell'iniziazione, quando aveva barattato una parte di s con la possibilit di uccidere
per anni e anni, credeva di sapere quello a cui stava rinunciando e quello che avrebbe ottenuto in
cambio. Lo scambio gli era parso equo.
E per tre anni aveva continuato a considerarlo un ottimo affare. L'impotenza non lo aveva
infastidito pi di tanto perch la donna che voleva era morta. La rinuncia a mangiare e a bere aveva
richiesto un po' di tempo per farci l'abitudine, ma lui non era mai stato un gran mangione n un
ubriacone. E poi era ansioso di abbandonare la sua vecchia identit perch era ricercato dalla polizia.
I vantaggi gli erano sembrati enormi. La forza fisica era superiore a ci che si aspettava. Aveva
spaccato un mucchio di teste, quando lavorava come buttafuori a Sioux City. Ma dopo che l'Omega
aveva finito di lavorarselo, O si sentiva una forza disumana nelle braccia, nelle gambe e nel petto, e gli
era piaciuto sfruttarla.
Un altro lato positivo era l'indipendenza economica. La Societ gli forniva tutto ci di cui aveva
bisogno per svolgere il suo lavoro, coprendo i costi della casa, del pick-up, delle armi e dei vestiti, e
anche dei suoi giocattoli elettronici. Era completamente libero di dare la caccia alle sue prede.
Almeno cos era stato per il primo paio d'anni, perch quando Mr X aveva assunto il comando
quell'autonomia era finita. Adesso dovevano timbrare il cartellino via e-mail. C'erano le squadre. Le
quote.
Le visite da parte dell'Omega.
Entr nella doccia e si lav via quello schifo dai capelli. Mentre si asciugava torn davanti allo
specchio e diede un'occhiata alla sua faccia. Le iridi, un tempo castane come i capelli, stavano
diventando grigie.
Un altro annetto, e la persona che era stata un tempo sarebbe svanita per sempre.
Si schiar la gola. Mi chiamo David Ormond. David. Ormond. Figlio di Bob e Lilly. Ormond.
Ormond.
Dio, come suonava strano quel nome quando gli usciva di bocca. E nella testa risent la voce di
Mr X che si riferiva a lui chiamandolo Mr O.
Un'emozione fortissima gli oppresse il petto, un misto di panico e dispiacere. Voleva tornare
indietro. Voleva... tornare indietro, disfare, cancellare tutto. Lo scambio che aveva per oggetto la sua
anima gli era parso vantaggioso, da principio, in realt era uno strano inferno. Lui era uno spettro
vivente, che respirava e uccideva. Non pi un uomo, ma una cosa.
Si vest con mani tremanti e salt sul pick-up. Il tempo di arrivare in centro e non pensava pi in
modo razionale. Parcheggi in Trade Street e prese a camminare lungo i viali. Ci mise un po', prima di
trovare quello che cercava.
Una puttana bruna con i capelli lunghi. Finch non sorrideva assomigliava vagamente alla sua
Jennifer.
Le allung cinquanta bigliettoni e la port dietro un cassonetto dell'immondizia.
Voglio che mi chiami David.
Ma certo disse lei sorridendo mentre si slacciava il cappotto lasciando intravedere il petto
nudo. Come vuoi chiam...
Lui le tapp la bocca con la mano e cominci a stringere. Smise solo quando si accorse che la
donna aveva gli occhi fuori dalle orbite.
Di' il mio nome ordin.
La lasci andare e rest in attesa. Vedendo che era in iperventilazione tir fuori il coltello e
glielo premette contro la gola.
Di' il mio nome.
David articol lei con un filo di voce.
Dimmi che mi ami. La donna esit e lui le fece un taglietto nel collo con la punta del coltello.
Il sangue col lungo il lucido metallo della lama. Dillo.
I seni flaccidi della donna, cos diversi da quelli di Jennifer, si alzavano e abbassavano al ritmo
affannoso del suo respiro. Io... io ti amo.
Lui chiuse gli occhi. La voce era tutta sbagliata.
Non era quello di cui aveva bisogno. Per niente.
La sua collera crebbe fino a livelli incontrollabili.
CAPITOLO 16
Rhage sollev il bilanciere dal petto scoprendo i denti, i muscoli contratti, grondante di sudore.
Questo qui  da cinque grid Butch.
Rhage abbass il bilanciere posandolo sopra l'apposito sostegno; i pesi sbatacchiarono l'uno
contro l'altro prima di fermarsi.
Aggiungine altri quindici.
Butch si allung sopra la sbarra. Cos sono gi dieci, amico.
E a me ne servono altri quindici.
Butch socchiuse gli occhi castani. Tranquillo, Hollywood. Se vuoi massacrarti i pettorali,
affari tuoi. Per non prendertela con me.
Scusa disse il vampiro rizzandosi a sedere e sciogliendosi le braccia doloranti. Erano le nove
di mattina e lui e lo sbirro si trovavano nella sala pesi dalle sette. Non c'era una sola parte del suo corpo
che non fosse in fiamme, ma per ora non aveva intenzione di mollare. Puntava a quel genere di
stanchezza fisica che penetra fin dentro le ossa.
Allora, ci siamo? bofonchi.
Un attimo, fammi stringere i fermi. Ecco, vai pure.
Rhage si sdrai di nuovo, sollev il bilanciere e se lo pos sul petto. Controll il respiro prima
di pompare l'attrezzo. Su e gi.
Cane. Randagio.
Cane. Randagio.
Cane. Randagio.
Riusc a farcela fino alle ultime due ripetizioni, quando Butch si avvicin a dare un'occhiata.
Hai finito? chiese aiutandolo a sistemare la barra sul supporto.
Rhage si mise a sedere ansimante, appoggiando le braccia sulle ginocchia. Faccio una pausa
prima di un'altra serie.
Torcendo la maglietta che si era tolto, Butch gli gir intorno fino a trovarselo di fronte. Grazie a
tutto quell'esercizio, i muscoli del petto e delle braccia dell'ex poliziotto si stavano irrobustendo, e s
che non era mai stato mingherlino. Non raggiungeva i livelli di Rhage, ma per essere un umano era un
vero bulldozer.
Sei in forma smagliante, sbirro.
Ehi ghign Butch. La doccia che abbiamo fatto insieme non ti avr mica dato alla testa?
Rhage gli tir addosso un asciugamano. Sto solo dicendo che la tua trippa da birra  sparita.
Era una pancetta da scotch. E non ne sento la mancanza ribatt Butch passandosi la mano
sugli addominali scolpiti. Adesso per dimmi una cosa. Perch stamattina hai deciso di ammazzarti di
fatica?
Ti va di parlare di Marissa?
L'umano assunse un'espressione tesa. Non particolarmente.
Allora ti sar chiaro perch non ho granch da dire.
Butch inarc un sopracciglio. Hai una donna? Nel senso di una donna in particolare?
Credevo non dovessimo parlare di femmine.
Lo sbirro incroci le braccia al petto, accigliato, come se stesse valutando se farsi servire
un'altra carta a blackjack.
Poi parl in fretta e in tono concitato. Mi sono preso una bella cotta per Marissa e adesso lei
non vuole pi vedermi. Tutto qua, non c' altro da aggiungere. Adesso parlami del tuo incubo.
Rhage non riusc a trattenere un sorriso.  un sollievo sapere di non essere l'unico nella
merda.
Questo non mi dice niente. Voglio i dettagli.
La femmina mi ha sbattuto fuori di casa sua, stamattina presto, dopo aver fatto a pezzi il mio
ego.
Che tipo di accetta ha usato?
Un paragone poco lusinghiero tra me e un freelance di razza canina.
Ahia fece Butch strizzando la maglietta nell'altro senso. Quindi, naturalmente, stai morendo
dalla voglia di rivederla.
Pi o meno.
Sei patetico.
Lo so.
Per forse io ti batto aggiunse Butch scrollando la testa. Ieri sera... ehm... ho preso
l'Escalade e sono andato a casa del fratello di Marissa. Non so nemmeno come ci sono arrivato. Voglio
dire, l'ultima cosa che mi serve  incontrare Marissa per caso, mi spiego?
Lasciami indovinare. Ti sei piazzato l davanti e sei rimasto ad aspettare nella speranza di
vedere...
In mezzo ai cespugli, Rhage, mi sono seduto in mezzo ai cespugli. Sotto la finestra della sua
camera da letto.
Accidenti, ma ...
Gi. Nella mia vecchia vita uno come me l'avrei arrestato per molestie. Senti, forse  meglio
cambiare discorso.
Ottima idea. Finisci di aggiornarmi su quel civile che  riuscito a scappare dailesser.
Butch si appoggi contro il muro di cemento, piegando un braccio sul petto e tirandolo in un
esercizio di stretching. Dunque, Phury ha parlato con l'infermiera che lo ha medicato. Il tipo era pi di
l che di qua, per  riuscito a dirle che gli avevano fatto delle domande su voi fratelli. Dove vivete.
Come vi spostate. Non ha saputo fornire l'indirizzo preciso di dove era stato torturato, ma dev'essere un
posto gi in centro perch  l che lo hanno trovato, e, cos conciato, non poteva andare lontano. Ah, e
poi continuava a farfugliare delle lettere. X. O. E.
 il modo in cui ilesser si riferiscono a se stessi.
Geniale. Fa tanto 007. Butch pass all'altro braccio, facendo schioccare la spalla. Comunque
sia, io ho preso il portafogli al lesser che avevano appeso a quell'albero e Tohr  andato a casa sua. Era
stata ripulita da cima a fondo, come se sapessero che era morto.
Il vaso c'era?
Tohr ha detto di no.
Allora ci sono passati di sicuro.
Che cosa c' dentro quei vasi?
Il cuore.
Brutto affare. Ma sempre meglio di altre parti anatomiche, considerato che, a quanto ho
sentito, non gli si rizza pi. Butch abbass le braccia e si succhi i denti; dalla bocca gli usc un sibilo
meditabondo. Sai, tutta questa storia comincia ad avere una logica. Ti ricordi le prostitute trovate
morte ammazzate in quei vicoli su cui ho indagato l'estate scorsa? Quelle con i segni di morsi sul collo
e l'eroina nel sangue?
Vuoi dire le ragazze di Zsadist.  cos che si nutre, lui. Soltanto umane, anche se resta un
mistero come riesca a sopravvivere con un sangue tanto debole.
Zsadist, per, ha negato di averle uccise.
Rhage alz gli occhi al cielo. E tu pensi di potergli credere?
Per, se lo prendiamo in parola... ehi, dammi retta soltanto un minuto, Hollywood. Se gli
crediamo, allora io ho un'altra spiegazione.
E sarebbe?
Esche. Se volessi catturare un vampiro come faresti? Lo attireresti con qualcosa da mangiare,
amico. Tiri fuori il cibo, aspetti che ne arrivi uno, lo narcotizzi e poi lo trascini dove vuoi. Io avevo
trovato dei dardi, sulla scena del crimine, come quelli usati per addormentare gli animali.
Oh, Cristo.
E senti un po' questa. Stavo ascoltando le frequenze della polizia, stamattina. Hanno trovato
un'altra prostituta morta in un vicolo, vicino a dove sono state uccise le altre. Ho chiesto a V di entrare
nel server della polizia e il rapporto in rete dice che  stata sgozzata.
Hai gi informato Wrath e Tohr?
No.
Dovresti farlo.
L'umano si agit, a disagio. Non so fino a che punto dovrei impicciarmi, capisci? Ecco, non
voglio ficcare il naso in faccende che non mi riguardano. In fondo, io non sono dei vostri.
Per il tuo posto  qui con noi. O almeno  quello che ha detto V.
Butch aggrott la fronte. Veramente?
Certo. Per questo ti abbiamo portato a vivere qui invece di... be', lo sai.
Invece di ficcarmi sottoterra? concluse l'umano con un mezzo sorriso.
Rhage si schiar la gola. Non che ci avremmo provato gusto a farlo. Nessuno di noi. Insomma,
a parte Z. O meglio, no, a lui non piace niente... La verit, sbirro,  che in un certo senso tu sei
diventato...
Tutt'a un tratto la voce di Tohrment lo interruppe. Ges Cristo, Hollywood!
Il vampiro avanz nella sala pesi come un toro infuriato. E s che, di tutta la confraternita, lui
era quello pi equilibrato. Quindi doveva essere successo qualcosa di grosso.
Cosa succede, fratello? chiese Rhage.
 arrivato un messaggio per te nella casella comune. Da parte di quell'umana. Mary. Tohr si
piant le mani sui fianchi piegando il busto in avanti. Come diavolo fa a ricordarsi di te? E come fa ad
avere il nostro numero?
Non le ho detto io come contattarci.
E non le hai neanche ripulito la memoria. Ma cosa cazzo hai in mente, si pu sapere?
Quella donna non sar un problema.
Lo  gi. Conosce il nostro numero di telefono.
Rilassati, amico...
Tohr gli punt il dito contro. Sistemala prima che sia costretto a farlo io, mi sono spiegato?
In un batter d'occhio, Rhage balz su dalla panca ritrovandosi faccia a faccia con l'altro
vampiro. Non deve avvicinarla nessuno, a meno che non vogliate fare i conti con me. E questo vale
anche per te.
Tohr socchiuse gli occhi blu marino. Sapevano entrambi chi avrebbe avuto la meglio se fossero
venuti alle mani. Nessuno poteva battere Rhage in un corpo a corpo, era un dato di fatto. E Rhage era
pronto a strappargli con la forza l'impegno a non toccare la ragazza, se ci fosse stato costretto. Proprio
l, seduta stante.
Voglio che tu faccia un profondo respiro e che ti allontani da me, Hollywood gli intim
severo Tohrment.
Rhage non si mosse; si udirono dei passi sui materassini e Butch gli mise un braccio intorno alla
vita.
Perch adesso non ti dai una calmata, bello? disse lo sbirro. Finiamola qui, okay?
Rhage si lasci tirare indietro, ma senza staccare gli occhi da Tohr. L'atmosfera era carica di
tensione.
Si pu sapere cosa sta succedendo? chiese Tohrment.
Rhage si liber dalla stretta di Butch e prese a camminare nervosamente per la palestra, in una
specie di gimcana intorno alle panche e ai bilancieri.
Niente. Non sta succedendo proprio niente. Lei non sa chi sono e io non so come  riuscita ad
avere il nostro numero. Forse glielo ha dato quella civile.
Guardami, fratello. Rhage, fermati una buona volta e guardami in faccia.
Rhage si ferm e lo guard.
Perch non le hai ripulito la memoria? Lo sai: quando gli umani hanno dei ricordi a lungo
termine, non si riesce pi a cancellarli del tutto. Perch non glieli hai cancellati quando ne avevi la
possibilit? Nel silenzio che segu, Tohr scroll la testa. Non dirmi che ti stai innamorando di lei?
Pensala come ti pare, amico.
Lo prendo per un si. Cristo santo, fratello... ma cos'hai nella testa? Sai benissimo che non
dovresti lasciarti coinvolgere da un'umana, specialmente da quella umana, per via del ragazzo disse
Tohr scoccandogli un'occhiata penetrante. Ti sto dando un ordine. Di nuovo. Voglio che cancelli il
ricordo di te dalla sua memoria. Non la devi rivedere mai pi.
Ti ho gi detto che lei non sa chi sono...
Stai cercando di trattare con me su questa faccenda? Non puoi essere tanto stupido.
Rhage lo squadr. E tu piantala di darmi il tormento, altrimenti stavolta non mi lascer
trattenere dallo sbirro.
L'hai gi baciata con la tua boccuccia di rosa? Le hai parlato delle tue zanne, Hollywood?
Rhage chiuse gli occhi con un'imprecazione e Tohr ammorbid i toni. Scendi dalle nuvole. Quella
femmina  una complicazione di cui non abbiamo bisogno, e tu l'hai scelta contravvenendo a un ordine
che ti avevo dato espressamente. Non lo dico perch mi diverto a romperti le palle, Rhage.  pi sicuro
per tutti. Pi sicuro per lei. Dammi retta, fratello.
Pi sicuro per lei.
Rhage si pieg afferrandosi le caviglie. Poi tir i tendini del ginocchio fin quasi a scardinarli
dalle gambe.
Pi sicuro per Mary.
Sistemer tutto disse alla fine.
Signorina Luce? Prego, mi segua.
Mary alz gli occhi, ma non riconobbe l'infermiera. Sembrava molto giovane, nel suo comodo
camice rosa, probabilmente fresca di studi. E sembr ancora pi giovane quando sorrise, per via delle
fossette.
Signorina Luce? ripet la ragazza spostando da un braccio all'altro un voluminoso
incartamento.
Mary si mise sulla spalla la tracolla della borsetta, si alz in piedi e segu l'infermiera fuori dalla
sala d'attesa. A met di un lungo corridoio tinteggiato di beige si fermarono davanti al banco
dell'accettazione.
Adesso le controllo il peso e la temperatura. L'infermiera sorrise di nuovo e guadagn altri
punti per la perizia con cui maneggiava bilancia e termometro. Era veloce. Cordiale.
 un po' dimagrita, signorina Luce disse annotando qualcosa nella cartella. Mangia
abbastanza?
Come al solito.
Adesso ci spostiamo qui in fondo, sulla sinistra.
Le sale visita erano tutte uguali. Un poster incorniciato di Monet e una finestrella con le
veneziane chiuse. Una scrivania con sopra delle carte e un computer. Il lettino per le visite coperto da
una striscia di carta bianca. Un lavandino completo di accessori vari. Un contenitore rosso per i rifiuti
biologici pericolosi in un angolo.
Mary fu assalita dall'impulso di vomitare.
La dottoressa Della Croce vorrebbe controllare i suoi parametri disse l'infermiera porgendole
un quadrato di stoffa piegato con cura. Se intanto si infila questo, la dottoressa arriva subito.
Anche i camici erano tutti uguali. Di un cotone morbido e leggero, azzurro con un piccolo
motivo rosa. C'erano due file di lacci. Mary non era mai sicura di metterselo nel modo giusto. Chiss se
l'allacciatura di quel maledetto coso andava sul davanti o sul dietro. Quel giorno scelse il davanti.
Quand'ebbe finito di cambiarsi, sal sul lettino e lasci dondolare le gambe. Aveva freddo, senza
i suoi vestiti; li guard, tutti ben piegati e in ordine sulla sedia vicino alla scrivania. Avrebbe pagato oro
per poterseli rimettere.
Con uno scampanellio e un fischio il suo cellulare suon nella borsetta. Mary scese dal lettino e
and a prenderlo in calzettoni.
Non riconoscendo il numero sul display, rispose senza troppe speranze. Pronto?
Mary?
Il suono della calda voce maschile la riemp di sollievo. Era sicurissima che Hal non l'avrebbe
richiamata.
Oh, ciao. Ciao, Hal. Grazie di avere chiamato. Si guard in giro in cerca di un posto dove
sedersi che non fosse il lettino. Mettendosi in grembo i vestiti, opt per la sedia. Senti, mi dispiace
tanto per ieri notte. Io...
Bussarono alla porta e l'infermiera mise dentro la testa. Mi scusi, ci ha lasciato le TAC di
luglio?
S. Dovrebbero essere nella mia cartella. Quando l'infermiera chiuse la porta, Mary disse:
Scusa.
Dove sei?
Io, ehm... Si schiar la gola. Non ha importanza. Volevo solo dirti che mi sono sentita un
verme per quello che ti ho detto.
Ci fu un lungo silenzio.
 che sono andata nel panico continu lei.
Perch?
Tu mi fai sentire... Non so,  che sei... Mary si mise a giocherellare con l'orlo del camice. Le
parole le uscirono di bocca d'impeto. Io ho il cancro, Hal. Voglio dire, ce l'ho avuto e forse adesso 
tornato.
Lo so.
Allora Bella te l'ha detto. Mary attese una conferma, e sentendo che lui non diceva niente
trasse un profondo respiro. Non voglio usare la scusa della leucemia per giustificare il modo in cui mi
sono comportata.  solo che... questo  un momento molto strano, per me. Sono scombussolata, e averti
l in casa mia... - sentirmi attratta come una calamita da te - ... ha fatto scattare qualcosa, e cos te ne
ho dette di tutti i colori.
Ti capisco.
Per qualche motivo, Mary ebbe l'impressione che la capisse veramente.
Per quei suoi silenzi la facevano morire. Cominciava a sentirsi una sciocca, a tenerlo in linea.
A ogni modo, volevo dirti soltanto questo, ecco.
Passo a prenderti stasera alle otto. A casa tua.
Lei strinse pi forte il telefono. Dio, aveva una voglia matta di vederlo. Ti aspetto.
Fuori dalla porta della sala visite le voci della dottoressa Della Croce e dell'infermiera si
alzarono e si abbassarono all'unisono.
E... Mary?
S?
Sciogliti i capelli. Fallo per me.
Bussarono alla porta ed entr la dottoressa.
Va bene. Lo far disse lei prima di chiudere la conversazione. Salve, Susan.
Ciao, Mary. La dottoressa Della Croce attravers la stanza sorridendo e agli angoli dei suoi
occhi castani si form un reticolo di rughe sottilissime. Sulla cinquantina, aveva un folto caschetto di
capelli bianchi che le arrivavano all'altezza della mascella.
Si sedette alla scrivania e accavall le gambe. Mary si concesse un istante per riprendersi e
scroll la testa.
Detesto avere ragione mormor.
A che proposito?
 tornata, vero?
Ci fu una breve pausa. Mi dispiace, Mary.
CAPITOLO 17
Mary non and al lavoro. Torn a casa, si spogli e si infil a letto. Una breve telefonata in
ufficio ed ebbe il resto della giornata libera, oltre alla settimana successiva. Aveva bisogno di tempo.
Dopo il weekend lungo del Columbus Day l'avrebbero ricoverata per tutta una serie di esami e di
consulti, poi lei e la dottoressa Della Croce si sarebbero viste per valutare le possibilit a disposizione.
Non era sorpresa, era questa la cosa strana. In cuor suo aveva sempre saputo che avevano
costretto la malattia a una ritirata, non alla resa.
O forse era solo sotto shock, ed essere malata le suonava familiare.
Quando pensava a ci che l'attendeva, a spaventarla di pi non era il dolore; era la perdita di
tempo. Quanto tempo doveva passare prima di rimettere sotto controllo la leucemia? Quanto sarebbe
durato il prossimo momento di tregua? Quando poteva tornare alla sua vita?
Si rifiutava di pensare che ci fosse un'alternativa alla remissione. Era un'ipotesi che non voleva
prendere in considerazione.
Si gir su un fianco e guard il muro di fronte pensando a sua madre. La rivide mormorare
parole di devozione con il rosario fra le mani, costretta a letto. Sussurrare preghiere facendo scorrere
fra le dita quei grani che l'avevano aiutata a trovare un sollievo superiore a quello procurato dalla
morfina. Perch in qualche modo, anche nel bel mezzo della tragedia che stava vivendo, anche al
culmine della sofferenza e della paura, sua madre aveva creduto nei miracoli.
Mary avrebbe voluto chiederle se pensava davvero di salvarsi, e non solo in senso metaforico.
Cissy aveva creduto veramente che dicendo le parole giuste e circondandosi degli oggetti giusti sarebbe
guarita, sarebbe tornata a camminare, a vivere?
Non glielo aveva chiesto. Domande di quel tipo sarebbero state una crudelt. E poi Mary
conosceva gi la risposta: aveva la sensazione che sua madre avesse atteso fino alla fine una redenzione
temporale.
Ma poteva anche darsi che avesse proiettato su Cissy ci che lei stessa si augurava. Per Mary la
grazia salvifica significava poter vivere la propria vita come una persona normale: eri sana e forte e la
prospettiva della morte era puramente ipotetica, lontana e a stento riconosciuta. Un debito da saldare in
un futuro difficile anche solo da immaginare.
Forse sua madre l'aveva vista in modo diverso, ma una cosa era certa: il risultato finale non era
cambiato. Le preghiere non l'avevano salvata.
Mary chiuse gli occhi lasciandosi risucchiare dalla spossatezza e provando un senso di
gratitudine per quel temporaneo senso di vuoto. Dorm per ore, entrando e uscendo dal dormiveglia,
girandosi e rigirandosi nel letto.
Alle sette si svegli, prese il telefono e digit il numero datole da Bella per raggiungere Hal.
Riattacc senza lasciare nessun messaggio. Disdire l'appuntamento era forse la cosa pi giusta da fare
perch non sarebbe stata molto di compagnia, ma, che cavolo, si sentiva in vena di egoismo. Aveva
voglia di vederlo. Hal la faceva sentire viva e, al momento, lei aveva un disperato bisogno di quel senso
di ebbrezza.
Dopo una rapida doccia si infil una gonna e un dolcevita. Nello specchio a figura intera dietro
la porta del bagno vide che le stavano tutti e due pi larghi di qualche tempo prima e ripens alla
bilancia nello studio della dottoressa Della Croce. Forse quella sera avrebbe fatto meglio a mangiare
quanto Hal, perch adesso non c'era proprio nessun bisogno di mettersi a dieta. Anzi, se doveva
affrontare un altro ciclo di chemioterapia doveva pensare a mettere su peso.
A quel pensiero rimase impietrita.
Si mise le mani tra i capelli, gonfiandoli, facendoli scorrere tra le dita, lasciandoli ricadere sulle
spalle. Erano di un castano cos anonimo, pens. E cos irrilevanti, nel pi vasto schema delle cose.
Al pensiero di perderli le veniva voglia di piangere.
Con aria decisa li raccolse in un nodo e li fiss con un fermaglio.
Pochi minuti dopo era sul vialetto davanti a casa ad aspettare Hal. Il freddo fu uno shock; si
accorse di aver dimenticato di infilarsi qualcosa di pesante. Torn dentro, prese un giaccone di lana
nera e... perse le chiavi.
Dov'erano finite? Le aveva forse lasciate nel...
Ah, s, erano sulla porta.
Usc, chiuse il portone, gir la chiave nella toppa e ficc il mazzo nella tasca del giaccone.
Nell'attesa pens ad Hal.
Sciogliti i capelli. Fallo per me.
Va bene.
Sganci il fermaglio e si pettin con le dita. Poi rimase immobile.
Era una serata cos silenziosa, pens. Per questo amava vivere in una fattoria in campagna; a
parte Bella, non aveva vicini di casa.
Il che le ramment che aveva in mente di chiamarla per dirle dell'appuntamento, ma poi non se
l'era pi sentita. Domani. Ci avrebbe parlato domani e le avrebbe raccontato dei suoi due appuntamenti.
Una berlina svolt nel viottolo a mezzo chilometro di distanza, accelerando con un rombo
soffocato che Mary ud con chiarezza. Se non fosse stato per i due fari anteriori, avrebbe detto che
stava arrivando una Harley.
Quando il bolide viola scuro si ferm davanti a lei, pens che doveva trattarsi di una GTO di
qualche tipo. Lucida, potente, vistosa... adattissima a un uomo amante della velocit e abituato a stare
al centro dell'attenzione.
Hal scese e gir intorno all'auto. Indossava un completo nero molto elegante, probabilmente
tagliato su misura, e una camicia nera con il colletto sbottonato. I capelli, pettinati all'indietro, gli
ricadevano sulla nuca in folte onde dorate. Sembrava una fantasia erotica: sexy, violenta e misteriosa.
Peccato che lui sembrasse immerso in un sogno a occhi aperti. Aveva le palpebre abbassate, le
labbra serrate, la mascella contratta.
Mentre si avvicinava, tuttavia, accenn un sorriso. Ti sei sciolta i capelli.
Te l'avevo promesso.
Il vampiro alz la mano quasi a volerla toccare, ma poi esit. Sei pronta?
Dove mi porti?
Ho riservato un tavolo da Excel rispose lui lasciando ricadere il braccio; poi distolse lo
sguardo ammutolendo, immobile.
Oh... cavolo.
Hal, sei sicuro di volerlo fare?  chiaro che stasera sei un po' fuori fase. E francamente lo sono
anch'io.
Lui si scost di qualche passo, gli occhi fissi sul marciapiede, la mascella sempre pi contratta.
Possiamo rimandare a un'altra volta propose lei. Non  poi un gran...
Hal si mosse cos in fretta che Mary quasi non se ne accorse. Un attimo prima era a un paio di
passi di distanza e un attimo dopo le stava addosso. Le prese il volto tra le mani e pos le labbra sulle
sue. Con le loro due bocche avvinte, la guard dritto negli occhi.
Non c'era traccia di passione, in lui, solo una severa risolutezza che trasform quel gesto in una
sorta di voto.
Quando la lasci andare, Mary incespic all'indietro e cadde sul fondoschiena.
Oh, accidenti, Mary, scusami disse Hal inginocchiandosi. Stai bene?
Lei annu, anche se non era vero. Si sentiva goffa e ridicola, l a gambe all'aria sull'erba.
Sei sicura di stare bene?
S ripet lei. Ignorando la mano che Hal le porgeva, si alz spazzolandosi via dalla gonna fili
d'erba e terriccio.
Andiamo a cena, Mary. Dai.
Lei sent una grossa mano scivolarle sulla nuca; tenendola per il collo, Hal la guid fino alla
macchina, senza darle altra scelta.
Non che a lei fosse venuto in mente di ribellarsi. Era sopraffatta da una quantit di cose,
soprattutto da lui, ed era troppo stanca per opporre una qualunque resistenza. E poi, nell'istante in cui le
loro bocche si erano incontrate era scattato qualcosa. Non sapeva bene cosa fosse o cosa significasse,
ma si era creato un legame.
Hal apr la portiera dal lato del passeggero e l'aiut a salire, quindi and a sedersi al volante.
Mary decise di concentrarsi sull'interno immacolato dell'auto.
Quando Hal inser la prima, la GTO schizz rombando lungo la stradina fino allo stop
all'incrocio con la Route 22. Guard in entrambe le direzioni prima di accelerare verso destra, il ruggito
del motore che saliva e scendeva come un respiro mentre cambiava marcia fino a optare per una
velocit di crociera.
 un'automobile spettacolare disse lei.
Grazie. Me l'ha sistemata mio fratello. Tohr adora le macchine.
Quanti anni ha tuo fratello?
Hal fece un sorriso stentato.  vecchiotto.
Pi grande di te?
S.
Tu sei il pi giovane?
No, ma non  come credi. Non siamo fratelli perch nati dalla stessa femmina.
Aveva un modo cos strano di esprimersi, a volte. Siete stati adottati dalla stessa famiglia?
Lui scosse la testa. Hai freddo?
Ehm, no. Mary si guard le mani. Le aveva affondate in grembo al punto di avere le spalle
ingobbite. Il che spiegava perch Hal pensava che stesse congelando. Cerc di rilassarsi. Sto benone.
Guard fuori dal parabrezza. La doppia linea gialla al centro della carreggiata spiccava alla luce
dei fari e i boschi si rincorrevano ai margini dell'asfalto. Al buio, l'illusione di trovarsi in un tunnel
aveva un effetto ipnotico, e le dava la sensazione che la Route 22 proseguisse all'infinito.
Quanto pu correre? mormor.
Parecchio.
Fammi vedere.
Sent gli occhi di lui voltarsi di scatto. Poi Hal cambi marcia, diede gas e si lanci in orbita.
Il motore rugg come una cosa viva, la macchina vibrava tutta mentre gli alberi sfrecciavano via
confondendosi in un'unica muraglia nera. Andavano sempre pi veloci, entrando e uscendo dalla loro
corsia come in una gimcana.
Quando Hal accenn a rallentare, Mary gli pos la mano sulla coscia gonfia di muscoli. Non
fermarti.
Lui ebbe solo un attimo di esitazione. Poi si pieg in avanti e accese lo stereo. EDream Weaver
invase l'abitacolo a un volume assordante. Poi pigi a fondo sull'acceleratore, e con una sorta di boato
la macchina si lanci a rotta di collo lungo la strada deserta e senza fine.
Mary abbass il finestrino per lasciare entrare l'aria. La folata improvvisa le scompigli i capelli
gelandole le guance e ridestandola dal torpore in cui era sprofondata dopo il ritorno dall'ospedale.
Scoppi a ridere. Percepiva una nota isterica nella sua voce, ma non se ne cur. Mise la testa fuori,
nell'ululato freddo del vento.
E si lasci trascinare via da quell'uomo e da quell'automobile.
Mr X studi i due nuovi squadroni principali mentre sfilavano all'interno del capanno per
un'altra riunione. I lesser occupavano tutto lo spazio disponibile. La stanza sembrava rimpicciolita e Mr
X si convinse di avere abbastanza potenza militare per coprire la prima linea. Aveva ordinato ai suoi
sottoposti di tornare per i consueti motivi di aggiornamento, ma voleva anche vedere con i propri occhi
come avrebbero reagito alla notizia che adesso il loro responsabile era Mr O.
Il quale entr per ultimo e and dritto verso la camera da letto, appoggiandosi con fare
disinvolto allo stipite della porta, le braccia conserte. Il suo sguardo era vigile, ma adesso in lui
s'intuiva una certa riservatezza, una reticenza di gran lunga pi utile di quanto in passato fosse stata la
collera. A quanto pareva, il cucciolo pericoloso era stato ridotto all'obbedienza, e se avesse proseguito
su quella strada sarebbe stata una fortuna per tutti e due. Mr X aveva bisogno di un luogotenente.
Con le perdite che avevano subito di recente, doveva concentrarsi sul reclutamento, e quello era
un impegno a tempo pieno. Scegliere i candidati giusti, introdurli nella Societ, addestrarli... Ogni
tappa del processo richiedeva concentrazione e risorse dedicate. Mentre rimpolpava i ranghi della
Societ, tuttavia, non poteva permettere che la strategia di cattura e persuasione che aveva elaborato
personalmente passasse in secondo piano. Non era disposto a tollerare il minimo segno di anarchia, tra
gli assassini.
Per molti versi O presentava ottimi requisiti per fargli da braccio destro. Era serio, spietato,
efficiente, lucido: un agente del potere capace di motivare gli altri facendo leva sulla paura. Se l'Omega
era riuscito davvero a sradicare in lui lo spirito ribelle, allora era prossimo alla perfezione.
Giunse il momento di dare inizio alla riunione. Mr O, riferisca agli altri delle propriet.
Il lesser cominci a fare rapporto sui due appezzamenti di terra che aveva visitato in giornata.
Mr X aveva gi deciso di acquistarli entrambi in contanti. In attesa di concludere le transazioni,
avrebbe ordinato alle squadre di erigere un centro di persuasione sui settantacinque acri di terreno
agricolo gi in possesso della Societ. Mr O sarebbe stato il responsabile ultimo del centro, ma visto
che in Connecticut Mr U aveva curato la supervisione di alcuni progetti edilizi, sarebbe stato lui a
seguire la fase di edificazione.
Tra gli obiettivi dell'incarico figuravano la velocit di esecuzione e l'idoneit. La Societ aveva
bisogno di altri luoghi di lavoro, siti appartati, sicuri e calibrati sulle loro esigenze. E ne aveva bisogno
subito.
Quando Mr O fin di parlare, Mr X deleg a lui e a Mr U la costruzione del nuovo centro, poi
ordin ai lesser di andare in ricognizione per le strade della citt, in serata.
Mr O non si decideva a uscire.
Abbiamo qualcosa in sospeso? chiese Mr X.  andato storto qualcos'altro?
Gli occhi castani di Mr O ebbero un guizzo, ma lui riusc a trattenersi. Ulteriore prova di
miglioramento.
Voglio costruire delle aree di stoccaggio nella nuova struttura.
E perch mai? Il nostro scopo non  di tenere i vampiri come animali da compagnia.
Mi aspetto di avere pi di un soggetto alla volta, e voglio poterli tenere prigionieri il pi a
lungo possibile. Per ho bisogno di chiuderli in qualcosa da cui non possano scappare
smaterializzandosi, qualcosa che serva anche a proteggerli dalla luce del sole.
E cos'ha in mente?
La soluzione che Mr O illustr fin nei minimi particolari era non solo fattibile, ma anche
efficiente in termini di costo.
Proceda disse sorridendo Mr X.
CAPITOLO 18
Giunto davanti all'Excel, Rhage tir dritto ignorando gli addetti al parcheggio. Anche se la GTO
non aveva problemi di frizione, non intendeva lasciare le chiavi dell'auto a un estraneo.
Scelse un posto verso il fondo, proprio accanto all'ingresso laterale. Quando spense il motore,
allung la mano verso la cintura di sicurezza e...
E non fece assolutamente niente. Rimase seduto l, immobile, la mano sulla chiusura a scatto.
Hal?
Chiuse gli occhi. Dio, avrebbe dato qualunque cosa pur di sentirle dire almeno una volta il suo
vero nome. E voleva... maledizione, voleva vederla nuda nel suo letto, la testa sul suo cuscino, il corpo
tra le sue lenzuola. Voleva possederla in privato, soltanto loro due, senza testimoni, senza doversi
nascondere dietro quel dannato trench. Niente di pubblico, niente sveltine da corridoio.
Voleva sentire le sue unghie nella schiena, la sua lingua in bocca e i suoi fianchi che si
dimenavano sotto di lui fino a farglielo venire cos duro da vedere le stelle. E, dopo, voleva dormire
tenendola tra le braccia. E poi svegliarsi, mangiare, fare di nuovo l'amore. E parlare al buio di cose un
po' frivole e un po' serie...
Oh, Cristo. Si stava legando a lei. Tra loro si stava creando un legame. Aveva sentito dire da
altri maschi che poteva essere cos. Veloce. Intenso. Niente di logico, solo potenti istinti primordiali
che prendevano il sopravvento; uno dei pi forti era la smania di possederla fisicamente e nel contempo
marchiarla, cos gli altri avrebbero saputo che aveva gi un compagno. E si sarebbero tenuti alla larga.
Si volt a guardarla. E si rese conto che era pronto a uccidere chiunque avesse provato a
toccarla, a stare con lei, ad amarla.
Si sfreg gli occhi. Eh, s, quella smania irrefrenabile di marchiare era gi all'opera,
decisamente.
E non era il suo unico problema. Quello strano ronzio era tornato, istigato dalle immagini
erotiche di lei che gli sfilavano nella mente, dall'odore della sua pelle e dal soffio leggero del suo
respiro.
E dal flusso del suo sangue.
Aveva voglia di assaggiarla... di abbeverarsi alla sua fonte.
Mary si gir verso di lui. Hal, ti senti...
La voce di lui era come carta vetrata. Devo dirti una cosa.
Sono un vampiro. Sono un guerriero. Sono una bestia pericolosa.
Alla fine di questa serata scorderai di avermi mai incontrato.
E il pensiero che non sar nemmeno pi un ricordo nella tua mente mi fa sentire come se mi
avessero pugnalato in pieno petto.
Hal? Che cosa c'?
Le parole di Tohr riecheggiarono nella sua testa.  pi sicuro per lei.
Niente disse, slacciando la cintura di sicurezza e scendendo dalla macchina. Non  niente.
Gir intorno all'auto e le apr la portiera, porgendole la mano per aiutarla a scendere. Quando lei
mise il palmo nel suo, Rhage abbass le palpebre. Alla vista delle sue braccia e delle sue gambe ebbe
un fremito e gli sal in gola un ringhio soffocato.
E, accidenti a lui, invece di farle spazio lasci che Mary gli si avvicinasse fin quasi a toccarlo.
La vibrazione sottopelle si fece pi intensa, insieme al prepotente desiderio di possederla. Sapeva di
dover distogliere lo sguardo perch di sicuro le sue iridi stavano brillando, ma non ci riusc.
Hal? sussurr lei con un filo di voce. I tuoi occhi...
Lui abbass le palpebre. Scusa. Entriamo...
Mary ritrasse la mano. Non credo di avere voglia di cenare.
Il primo impulso di Rhage fu quello di mettersi a discutere, ma non voleva forzarla. E poi, meno
tempo trascorrevano insieme, meno ci sarebbe stato da cancellare.
Diamine, avrebbe dovuto ripulirle la memoria appena arrivato davanti a casa sua.
Ti riaccompagno a casa.
No, cio, hai voglia di fare due passi insieme a me? In quel parco laggi?  che non me la
sento di starmene seduta a un tavolo per tutta la sera. Sono troppo... agitata.
Rhage si infil in tasca le chiavi della macchina. Mi farebbe molto piacere.
Mentre vagabondavano senza meta sull'erba, sotto una coltre di foglie variopinte, Rhage si
guardava intorno con la massima attenzione. Non c'era niente di pericoloso nei paraggi, nessuna
minaccia percepibile. Nel cielo penzolava una mezzaluna.
Mary fece una risatina. Normalmente non lo farei. Sai, passeggiare nel parco di notte. Ma con
te non ho paura di essere aggredita.
Fai bene. Non devi avere paura. Perch lui avrebbe fatto a fettine chiunque avesse tentato di
farle del male, umano, vampiro o non morto che fosse.
Sembra sbagliato mormor lei. Stare fuori al buio, intendo dire. Sembra una cosa un po'
illecita e abbastanza terrificante. Mia madre mi raccomandava sempre di non andare in giro di notte.
Mary si ferm, reclin il capo all'indietro e guard in su. Poi, lentamente, allung il braccio
verso il cielo con la mano piatta davanti a s. Chiuse un occhio.
Che cosa stai facendo? chiese lui.
Stringo la luna nel palmo.
Rhage si chin, seguendo con lo sguardo la traiettoria del suo braccio. Gi,  vero.
Raddrizzandosi, fece scivolare le mani intorno alla sua vita e, da dietro, la attir contro di s.
Dopo un attimo di irrigidimento, Mary si rilass e lasci ricadere la mano.
Dio, quanto gli piaceva il suo odore. Cos fresco e pulito, con quella leggera punta di limone.
Eri dal dottore quando ti ho telefonato, oggi disse lui.
S.
Che cosa pensano di farti?
Mary si stacc da lui ricominciando a camminare. Rhage la affianc, lasciando che fosse lei a
decidere l'andatura.
Cosa ti hanno detto, Mary?
Non siamo obbligati a parlarne.
Perch no?
Non sei pi nella parte ribatt lei in tono leggero. I playboy non sono noti per saper
affrontare nel modo migliore gli aspetti spiacevoli della vita.
Lui pens alla sua bestia. Io sono abituato alle cose spiacevoli, fidati.
Mary si ferm di nuovo, scrollando la testa. Sai, c' qualcosa che non quadra, in tutto questo.
Hai proprio ragione. Dovrei tenerti per mano mentre passeggiamo.
Allung il braccio, ma lei si ritrasse. Dico sul serio, Hal. Perch lo stai facendo? Perch te ne
stai qui con me?
Mi farai venire dei complessi. Che cosa c' di sbagliato nel voler passare un po' di tempo con
te?
Vuoi proprio che te lo spieghi? Io sono una donna senza niente di speciale, assolutamente nella
media, con una speranza di vita al di sotto della media. Tu invece sei bello. Sano. Forte...
Dandosi mille volte dello stupido, Rhage le tagli la strada posandole le mani alla base del
collo. Voleva baciarla di nuovo, anche se non avrebbe dovuto. E non sarebbe stato come il bacio che le
aveva dato davanti a casa sua.
Chin il capo, e la strana vibrazione sottopelle aument, ma lui non si ferm. Quella sera non
avrebbe permesso al suo corpo di farla da padrone, no, neanche morto. Cerc di soffocare quel ronzio
molesto, ignorandolo grazie alla pura e semplice forza di volont. Quando riusc a sopprimerlo, almeno
in parte, ne ricav un senso di sollievo.
E la ferma determinazione a entrare dentro di lei, fosse anche solo con la lingua in bocca.
Mary guard gli occhi blu elettrico di Rhage. Era pronta a giurare che fiammeggiassero al buio,
quel chiarore verde-azzurro proveniva da loro. Aveva gi avuto una sensazione analoga, gi al
parcheggio.
Le venne la pelle d'oca.
Non preoccuparti di questa luce disse con dolcezza lui, quasi le avesse letto nel pensiero.
Non  niente.
Non ti capisco sussurr lei.
Non ti sforzare.
Colm la distanza che li separava chinandosi ancora di pi. Le sue labbra indugiarono, morbide
ma decise, su quelle di lei. Tir fuori la lingua e gliela pass sulla bocca.
Apriti per me, Mary. Lasciami entrare.
La lecc fino a farle schiudere le labbra, poi le fece scivolare la lingua in bocca. Quell'invasione
vellutata la colp dritta in mezzo alle cosce. Si abbandon contro di lui, come trafitta da un tizzone
ardente quando i seni entrarono in contatto con il suo petto. Si avvinghi alle sue spalle cercando di
aderire il pi possibile alla calda montagna dei suoi muscoli.
Ci riusc per un solo istante, perch tutt'a un tratto lui si scost leggermente, pur senza
interrompere il contatto con le sue labbra. Mary si chiese se continuasse a baciarla per nascondere il
fatto che si era tirato indietro. O forse cercava solo di placare un poco il suo ardore, quasi che lei fosse
troppo aggressiva o roba del genere?
Gir la testa di lato.
Che cosa c'? fece lui. Credevo ti piacesse.
Gi, be', non abbastanza per tutti e due.
Lui le imped di allontanarsi, rifiutandosi di lasciarle andare la nuca.
Io non voglio fermarmi, Mary. Con il pollice le accarezz la gola, poi premette contro la
mascella per costringerla a reclinare la testa all'indietro. Voglio vederti eccitata. Eccitata al punto di
non sentire nient'altro che me, di non pensare a nient'altro che a quello che ti sto facendo. Voglio
vederti sciogliere.
La baci sulla bocca, con trasporto, affondando la lingua dentro di lei, possedendola. Frug in
ogni recesso finch non rimase pi nulla di inesplorato. Poi cambi tattica, spingendo la lingua dentro e
fuori. Avanti e indietro, in una penetrazione ritmica che la infiamm ancora di pi. Sempre pi bagnata,
adesso era ancora pi pronta per lui.
Cos, Mary, cos mormor contro le sue labbra. Lasciati andare. Sento l'odore della tua
passione... Sei squisita.
Fece scivolare le mani verso il basso, sotto il bavero del suo giaccone, e poi su fino alla
clavicola. Lei si sentiva gi perduta. Se Hal le avesse ordinato di togliersi i vestiti, si sarebbe spogliata.
Se le avesse detto di sdraiarsi per terra e di allargare le gambe, si sarebbe stesa l sull'erba per lui. Era
pronta a fare qualunque cosa, qualunque cosa lui avesse voluto purch continuasse a baciarla.
Adesso voglio toccarti alit lui. Non tanto, non troppo. Solo un po'...
Mosse le dita sul dolcevita di cachemire, spostandosi verso il basso, sempre pi in basso,
sempre pi...
Mary trasal quando le tocc i capezzoli turgidi.
Sei gi pronta per me mormor lui stringendoli con delicatezza. Vorrei tanto prenderli in
bocca. Voglio succhiarti, Mary. Me lo lasceresti fare?
Appiatt i palmi sotto i suoi seni.
Lo faresti, Mary, se fossimo da soli? Se fossimo in un bel letto caldo? Se fossi tutta nuda per
me? Me li lasceresti assaggiare? Quando lei annu, lui sorrise trionfante. S, lo faresti. Dove altro
vorresti sentire la mia bocca?
La baci con pi volutt, quando lei non rispose. Dimmelo.
Lei esal il fiato in un sospiro inarticolato. Non riusciva a pensare, non riusciva a parlare.
Lui le prese la mano costringendola ad afferrare una delle sue.
Allora mostramelo, Mary le mormor all'orecchio. Fammi vedere dove vuoi che vada.
Guidami. Coraggio. Fallo.
Incapace di fermarsi, lei gli strinse il palmo e se lo mise sul collo. Poi, lentamente, lo riport
sopra il seno. Lui espresse la propria approvazione con una sorta di mugolio felino, baciandola sulla
mascella.
S, l. Lo sappiamo che mi vuoi sentire l. E poi?
Dimentica di tutto, incapace di dominarsi, lei gli tir la mano sopra il ventre. Poi sul fianco.
Bene. Cos va bene. Vedendo che lei esitava, sussurr: Non fermarti, Mary. Vai avanti.
Mostrami dove vuoi che vada.
Prima che le mancasse il coraggio, Mary si port la mano di lui tra le gambe. La gonna larga
non oppose resistenza, e lei si lasci sfuggire un gemito nel sentire quel palmo piatto contro l'inguine.
Oh, s, Mary. Cos disse lui sfregandola in quel punto mentre lei si aggrappava ai suoi bicipiti
poderosi, gettando la testa all'indietro.
Dio, stai bruciando. Sei bagnata per me, Mary? Io credo di s. Credo che tu sia tutta coperta di
miele...
Sopraffatta dal bisogno di toccarlo, lei infil le mani dentro il suo giubbotto all'altezza della
vita, sentendo la pura e spaventosa potenza del suo fisico. Ma prima che potesse spingersi troppo in l,
lui le tir fuori le braccia stringendole i polsi con una mano sola. Tuttavia era chiaro che non aveva
intenzione di fermarsi. La spinse all'indietro con il petto fino a quando Mary non sent il solido tronco
di un albero contro le scapole.
Voglio farti sentire bene, Mary, lasciami fare. Attraverso la gonna, le dita di lui premettero
fino a trovare il punto del piacere. Voglio farti venire. Qui, adesso.
Mary grid, consapevole di essere sull'orlo dell'orgasmo mentre lui mostrava il distacco pi
assoluto; stava alimentando in lei la lussuria, ma dal canto suo non provava niente: il suo respiro era
regolare, la voce ferma, il volto imperturbabile.
No gemette.
Hal smise di accarezzarla. Come, scusa?
No.
Sei sicura?
S.
Lui indietreggi all'istante. E mentre se ne stava impassibile davanti a lei, Mary cerc di
riprendere fiato.
La prontezza con cui l'aveva assecondata le bruciava. Perch Hal aveva fatto quello che aveva
fatto? Si chiese. Forse lo eccitava assumere il controllo? Che diamine, far ansimare una donna sull'orlo
dell'orgasmo doveva essere un formidabile delirio di onnipotenza. E avrebbe anche spiegato perch
voleva stare con lei invece che con quelle tipe sexy: con una donna non particolarmente attraente era
pi facile mantenere le distanze.
Sentiva un senso di oppressione al petto per la vergogna.
Voglio tornare indietro disse, sul punto di scoppiare in lacrime. Voglio andare a casa.
Lui trasse un profondo respiro. Mary...
Non azzardarti a chiedere scusa, altrimenti mi metto a vomitare...
All'improvviso Hal si accigli e lei cominci a starnutire.
Per qualche motivo il naso le prudeva da impazzire. C'era qualcosa nell'aria. Qualcosa di
profumato. Sembrava detersivo per bucato. O forse talco per neonati?
Hal l'afferr con forza per il braccio. Stenditi a terra. Subito.
Perch? Che cosa...
Stai gi intim lui costringendola a inginocchiarsi. Riparati la testa.
Poi si volt di scatto piazzandosi davanti a lei, le gambe divaricate, le mani davanti al petto.
Dall'apertura in mezzo alle sue gambe Mary vide due uomini sbucare fuori da una macchia di aceri.
Erano vestiti di nero, in uniformi militari; la carnagione pallida e i capelli sbiaditi risaltavano al chiaro
di luna.
Lei frug alla cieca nella borsetta in cerca del cellulare, tentando di convincersi che stava
esagerando.
S, certo.
I due uomini si separarono per attaccare Hal da entrambi i lati, avanzando rapidi, rasenti al
suolo. Mary grid spaventata, ma Hal... Dio santo, Hal sapeva il fatto suo. Con un balzo verso destra
afferr uno dei due aggressori per il braccio, scaraventandolo a terra; prima che quello potesse rialzarsi
gli salt sul petto, immobilizzandolo, poi afferr per il collo il secondo sollevandolo per aria. Il tizio si
mise a scalciare e ad agitare le braccia ansimando, senza peraltro ottenere il minimo risultato.
Truce, implacabile, Hal aveva tutto sotto controllo. E pareva perfettamente a suo agio in mezzo
a quella violenza. La sua espressione, Dio mio, cos calma e gelida...
Trov il telefonino e fece per chiamare il 911.
Poi ud uno schiocco terrificante.
Guard in su. L'uomo che Hal teneva per il collo cadde a terra, la testa penzoloni in
un'angolazione innaturale. Non si muoveva pi.
Mary si rimise in piedi a fatica. Che cosa hai fatto!
Hal tir fuori da qualche parte un lungo pugnale dalla lama nera, incombendo sopra l'uomo che
teneva fermo con lo stivale. Steso per terra, quello continuava a dibattersi come un forsennato nel
disperato tentativo di scappare.
No! grid Mary gettandosi davanti ad Hal.
Stai indietro ordin lui. La sua voce era molto strana. Piatta. Del tutto indifferente.
Lei lo afferr per il braccio. Fermati!
Devo finire...
Non ti lascer uccidere un altro...
Qualcuno l'afferr brutalmente per i capelli sollevandola da terra, mentre un altro uomo vestito
di nero attaccava Hal.
Sent una fitta di dolore alla testa e al collo prima di atterrare sulla schiena. La violenza
dell'impatto le tolse il respiro. Stava ancora lottando per riempirsi i polmoni d'aria quando uno degli
assalitori le tir le braccia con uno strattone e la trascin via di corsa.
Mentre sobbalzava sul terreno sconnesso, con i denti che battevano per i continui scossoni,
riusc ad alzare la testa, anche se questo le procur un doloroso formicolio alla spina dorsale. Ci che
vide, per quanto orribile, fu un sollievo. Dopo aver gettato sull'erba un altro corpo privo di vita, Hal
stava correndo a perdifiato verso di lei, divorando la distanza che li separava con il trench che
svolazzava alle sue spalle e il coltello in pugno. Al buio i suoi occhi erano di un azzurro accecante,
come due fari d'automobile allo xeno. E il suo corpo gigantesco era una minaccia di morte sicura.
Grazie a Dio.
Ma poi un altro uomo gli si avvent alle spalle.
Mentre Hal se lo scrollava di dosso, Mary richiam alla mente il corso di autodifesa. Si contorse
finch il suo aggressore non fu costretto a cambiare presa, e quando lo sent allentare la stretta diede
uno strattone con tutta la forza che aveva in corpo. L'uomo si volt e riusc subito a riacciuffarla, ma
con una presa meno salda. Lei allora diede un altro strattone, obbligandolo a fermarsi e a girarsi.
Si raggomitol su se stessa, pronta a ricevere il colpo, sperando almeno di avere dato ad Hal il
tempo di raggiungerla.
Non ci fu nessun colpo. Con un ululato di dolore, il suo aggressore le rovin addosso a peso
morto, soffocandola. Fu il panico a darle la forza di scrollarselo di dosso.
Il corpo rotol via, inerte. Il pugnale di Hal era conficcato nel suo occhio sinistro.
Troppo scioccata per gridare, Mary si alz in piedi mettendosi a correre pi in fretta che poteva,
sicura che l'avrebbero ripresa, convinta di stare per morire.
Ma poi, finalmente, avvist le luci del ristorante. Quando sent sotto i piedi l'asfalto del
parcheggio, fu assalita dall'impulso di piangere.
Finch non vide Hal l, davanti a s. Comparso dal nulla.
Si ferm di colpo, ansimante, frastornata, incapace di capire come avesse fatto a precederla.
Con le ginocchia che cedevano, si aggrapp a un'automobile l accanto per non cadere.
Forza, andiamo disse lui in tono brusco.
All'improvviso, Mary ricord lo schiocco con cui si era spezzato il collo di uno degli aggressori.
E la lama nera conficcata nell'occhio di un altro. E la calma spietata con cui Hal aveva mantenuto il
controllo.
Hal era... la morte. La morte in una splendida confezione regalo.
Stai lontano da me disse, incespicando nei suoi stessi passi; Hal fece per sorreggerla. No!
Non toccarmi.
Mary...
Stai lontano da me ripet lei indietreggiando verso il ristorante con le mani alzate, per quel
poco che poteva servire con un gigante come lui.
Hal per le stava alle calcagna, avanzando con potenti movimenti delle braccia e delle gambe.
Ascoltami...
Devo... Mary si schiar la gola. Devo chiamare la polizia.
No, invece.
Ma ci hanno aggrediti! E tu... hai ucciso qualcuno. Delle persone. Hal ucciso delle persone.
Voglio chiamare la...
Questa  una faccenda privata. I poliziotti non possono proteggerti. Io s.
Mary si ferm di colpo; una folgorazione improvvisa quanto spaventosa mise in chiaro la verit
su Hal. Adesso tutto acquistava un senso. L'aura di minaccia che nascondeva dietro il suo fascino. La
totale mancanza di paura quando erano stati aggrediti. La determinazione nel non voler coinvolgere la
polizia. Dio, con quanta facilit aveva spezzato il collo di quell'uomo, come se non fosse la prima volta.
Hal non voleva chiamare il 911 perch era dall'altra parte della barricata. Perch era un
criminale.
Mary si infil la mano sotto il braccio per tenere stretta la borsa, pronta a rimettersi a correre. E
si accorse che la borsa non c'era pi.
Hal imprec con violenza. Hai perso la borsetta, vero? disse, guardandosi in giro. Senti,
Mary, devi assolutamente venire via con me.
Non ci penso proprio.
E scatt verso il ristorante, ma Hal le tagli la strada con un balzo afferrandola per le braccia.
Guarda che mi metto a urlare! disse Mary voltandosi verso i posteggiatori, a una trentina di
metri di distanza. Mi metto a urlare a squarciagola!
La tua vita  in pericolo, ma io posso proteggerti. Fidati di me.
Io non ti conosco.
S, invece.
Oh, certo, hai ragione. Sei bello, quindi non puoi essere cattivo.
Lui punt il dito in direzione del parco. Ti ho salvato la vita. Se non fosse stato per me saresti
morta.
Okay. Grazie infinite, cazzo. Adesso per lasciami in pace!
Non vorrei farlo farfugli lui. Sul serio.
Fare cosa?
Lui le pass la mano davanti al viso.
E, tutta un tratto, Mary non ricord pi perch fosse cos fuori di s.
CAPITOLO 19
In piedi di fronte a lei, con i ricordi di Mary alla sua merc, Rhage si disse che doveva portare a
termine il lavoro. Cancellare anche il proprio ricordo dalla sua memoria, come fosse una macchia.
Gi, e poi che cosa ne sarebbe stato di loro due?
Nel parco, quando era stato costretto a rincorrerla, aveva lasciato scappare almeno un lesser,
forse anche due. Se quei figli di puttana le avevano preso la borsa, e poteva soltanto supporre che
l'avessero fatto, Mary era rimasta impigliata nelle maglie della loro rete. La Societ stava gi
catturando dei civili che non sapevano niente della confraternita, e lei era stata addirittura vista insieme
a lui.
Ma cosa accidenti doveva fare, adesso? Non poteva lasciarla da sola a casa perch sulla patente
c'era il suo indirizzo e quello sarebbe stato il primo posto in cui i lesser sarebbero andati a cercarla.
Portarla in un albergo era improponibile perch non c'era modo di assicurarsi che non si sarebbe mossa:
Mary non avrebbe capito che doveva stare alla larga da casa sua perch non avrebbe ricordato nulla
dell'aggressione.
Quello che voleva era portarla al quartier generale della confraternita, almeno finch non avesse
escogitato un piano per risolvere quel gran casino. Il guaio era che, prima o poi, qualcuno avrebbe
scoperto che Mary era in camera sua, e quella sarebbe stata una pessima notizia per tutti. Anche se
l'ordine di Tohr di fare piazza pulita dei suoi ricordi ormai non reggeva pi, gli umani erano
tassativamente esclusi dal mondo dei vampiri: troppo pericoloso. L'ultima cosa di cui la confraternita
aveva bisogno era che l'esistenza della loro razza e la guerra segreta contro i lesser venisse divulgata tra
gliHomo sapiens.
Gi, per lui era responsabile della vita di Mary. E le regole erano fatte per essere infrante...
Forse poteva convincere Wrath a farla restare. In fondo anche la shellan di Wrath era per met
umana, e da quando quei due si erano messi insieme il Re cieco si era ammorbidito sull'argomento
femmine. E Tohr non poteva contraddire il re. Nessuno poteva farlo.
Solo che, mentre lui tentava di far valere le sue ragioni, Mary andava protetta. Pens alla casa
dove abitava. Era isolata, fuori mano, quindi se le cose si mettevano male avrebbe potuto difenderla
senza doversi preoccupare di troppe ingerenze da parte della polizia. E in macchina aveva un mucchio
di armi. Poteva riaccompagnarla, proteggerla in caso di bisogno e intanto chiamare Wrath.
Rhage lasci libera la mente di Mary, cancellando i suoi ricordi a partire dal momento in cui
erano scesi dall'automobile. Non si sarebbe ricordata nemmeno dei baci che si erano dati.
Il che, tutto considerato, andava benissimo. Accidenti a lui. L'aveva spinta troppo in l, troppo
in fretta, e poi era quasi crollato. Mentre la baciava e l'accarezzava, quel ronzio nel suo corpo era
aumentato fino a diventare un urlo. Specialmente quando Mary gli aveva preso la mano infilandosela
tra le cosce.
Hal? Mary lo guardava confusa. Che cosa succede?
Si sent uno schifo mentre, guardandola in quegli occhioni sgranati, finiva di seppellire le
immagini nella sua mente. Aveva cancellato i ricordi di un'infinit di umane senza pensarci due volte,
ma con Mary gli sembrava di derubarla di qualcosa. Di violare la sua intimit. Di tradirla. Si pass una
mano tra i capelli afferrando una ciocca con forza, tentando di strapparsela via. Allora, preferisci
saltare la cena e tornare a casa? Per me va benissimo. Ho proprio voglia di rilassarmi un po'.
D'accordo, ma... ho l'impressione che dovessimo fare qualcos'altro disse Mary. Poi abbass
lo sguardo su di s, spazzolandosi via i fili d'erba dalla gonna. Anche se, visto come sono riuscita a
conciarmi appena uscita di casa, forse non dovrei proprio farmi vedere in pubblico. Sai, ero convinta di
essermi ripulita per bene... Un momento, dov' la mia borsa?
L'avrai lasciata in macchina.
No, io... Oh, Dio. Cominci a tremare in modo incontrollabile, il respiro sempre pi
accelerato, guardandosi intorno frenetica. Hal, scusa, ma io... devo... Oh, cavolo.
Era l'adrenalina che aveva in circolo. La sua mente poteva anche essere calma, ma il suo corpo
era ancora pervaso dalla paura.
Vieni qui disse lui stringendola a s. Lascia che ti abbracci finch non passa. Le mormor
parole rassicuranti, attento a tenerle le mani sul davanti per impedirle di scoprire l'altro pugnale che
teneva nascosto sotto il braccio, o la Beretta nove millimetri infilata dietro, nella cintola dei pantaloni.
Intanto i suoi occhi saettavano avanti e indietro, scrutando le tenebre del parco sulla destra e il
ristorante sulla sinistra. Doveva assolutamente farla salire in macchina.
Sono cosi imbarazzata sussurr Mary contro il suo petto. Era da tantissimo che non mi
capitava pi di avere attacchi di panico.
Non preoccuparti. Quando lei smise di tremare, Rhage si scost leggermente. Andiamo.
La guid in fretta verso la GTO, e solo dopo avere ingranato la marcia ed essere uscito dal
parcheggio sgommando si sent meglio.
In macchina, Mary controll bene davanti e dietro.
Cavolo, la borsa non c'. Devo averla lasciata a casa. Oggi dimentico proprio tutto disse
appoggiandosi allo schienale e frugandosi in tasca. Ah-ah! Per almeno le chiavi di casa ci sono.
Il viaggio fuori citt fu rapido e senza imprevisti. Quando Rhage parcheggi, Mary soffoc uno
sbadiglio e fece per aprire la portiera. Lui le mise una mano sul braccio.
Lascia, faccio io. Fammi fare il gentiluomo.
Lei sorrise abbassando gli occhi, quasi non fosse abituata a quelle premure da parte di un uomo.
Rhage scese dall'auto. Annus l'aria, aguzz la vista e rizz le orecchie, penetrando l'oscurit.
Niente. Niente di niente.
Gir dietro la macchina, apr il bagagliaio, tir fuori una grossa sacca da viaggio e si ferm di
nuovo. Era tutto tranquillo, compresi i suoi sensi acutissimi.
Quando le apr la portiera, Mary si accigli vedendo la borsa che gli pendeva dalla spalla.
Rhage scosse la testa. Non ho in mente di passare la notte qui, non temere. Per mi sono
accorto che la serratura del baule  rotta e non mi va di lasciare questa roba incustodita o qua fuori in
bella vista.
Maledizione, detestava mentirle. Gli si rivoltava lo stomaco.
Mary si strinse nelle spalle avviandosi verso la porta. Dev'esserci dentro qualcosa di
importante.
Gi, una potenza di fuoco sufficiente a radere al suolo un palazzo di dieci piani. E non gli
sembrava comunque abbastanza per proteggerla.
Lei gir la chiave nella toppa ed entr. Sembrava a disagio. Rhage le diede il tempo di passare
da una stanza all'altra, di accendere le luci e di placare il suo nervosismo, ma non la moll per un
attimo. Mentre le stava alle calcagna, lanci un'occhiata a porte e finestre. Chiuse. Il posto era sicuro,
almeno al pianterreno.
Ti andrebbe di mangiare qualcosa? chiese lei.
No, sto bene cos.
Neanch'io ho fame.
Cosa c' di sopra?
Uhm... la mia camera da letto.
Me la fai vedere? Doveva assolutamente controllare anche il primo piano.
Dopo, magari. Cio, insomma, devi proprio vederla? Ehm... oh... cavolo. Smise di
camminare avanti e indietro e lo guard, le mani sui fianchi. Voglio essere molto franca, con te.  la
prima volta che faccio entrare un uomo in questa casa, e sono un tantino arrugginita in fatto di
ospitalit.
Lui pos a terra il borsone. Era pronto a dare battaglia e teso come una corda di violino, eppure
gli restava ancora abbastanza energia mentale per sdilinquirsi. Il fatto che nessun altro maschio avesse
mai invaso il suo spazio privato lo lusingava al punto di gonfiargli il petto di piacere. Mi pare che te la
stai cavando alla grande mormor. Allung la mano e con il pollice le accarezz la guancia, pensando
a quello che gli sarebbe piaciuto farle su, nella camera da letto.
Il suo corpo part subito in quarta, con quello strano fuoco che si condensava lungo la spina
dorsale.
Rhage si impose di lasciar ricadere il braccio lungo il fianco. Devo fare una telefonata veloce.
Ti dispiace se chiamo dal piano di sopra?  una cosa riservata.
Ma certo. Io... aspetto qui.
Faccio in un attimo.
Mentre saliva le scale di corsa, Rhage tir fuori di tasca il cellulare. Nonostante i calci deilesser,
funzionava ancora. Quando sent scattare la casella vocale di Wrath, lasci un breve messaggio
augurandosi di essere richiamato al pi presto.
Dopo aver dato una rapida occhiata in giro, torn gi. Mary era accoccolata sul divano, le
gambe ripiegate sotto di s.
Allora, che cosa guardiamo? chiese Rhage, scrutando porte e finestre in cerca di facce
pallide.
Perch controlli tutto? Non siamo in un vicolo malfamato!
Scusa.  una vecchia abitudine.
Devi essere stato in un reparto militare da paura.
Cosa ti va di guardare? la incalz Rhage avvicinandosi agli scaffali dove erano allineati i
DVD.
Scegli tu. Io penso che andr a cambiarmi. Vado a mettermi qualcosa di... Mary s'interruppe
di colpo, arrossendo. Be', a essere sincera, qualcosa di pi comodo. E che non sia sporco di erba.
Per essere sicuro che Mary non corresse pericoli, Rhage attese ai piedi delle scale mentre lei si
aggirava in camera da letto. Quando la sent scendere, torn di corsa alla libreria.
Gli bast un'occhiata alla collezione di film per capire che era nei guai. C'erano molti titoli
stranieri, qualche buon film americano. Un paio di vecchi classici tipo Un amore splendido e il fottuto
Casablanca. Ma assolutamente niente di Sam Raimi, nemmeno Roger Corman. Mary non aveva mai
sentito parlare della serie horror La casa? Un momento, forse c'era ancora una speranza. Tir fuori un
DVD. Nosferatu, eine Symphonie des Grauens. Il classico tedesco del 1922 sui vampiri.
Trovato niente che ti ispira? chiese Mary.
S rispose lui voltandosi a guardarla da sopra la spalla.
Oh... Cristo. Era vestita per l'amore, almeno per i suoi gusti: pantaloni del pigiama di flanella
con sopra stelle e lune, T-shirt bianca corta e un paio di mocassini sformati di camoscio.
Mary si tir gi l'orlo della maglietta cercando di allungarla il pi possibile. Pensavo di
infilarmi un paio di jeans, ma sono cos stanca, e questo  quello che metto per andare a letto... ehm,
per rilassarmi. Niente di speciale, sai.
Mi piaci, vestita cos disse lui a bassa voce. Hai l'aria di stare comoda.
S, certo. Veniva voglia di mangiarsela.
Dopo aver fatto partire il film, Rhage prese la sacca da viaggio, la spost vicino al divano e si
sedette nell'angolo opposto rispetto a Mary. Poi allung le gambe fingendosi in pieno relax. In realt
tutti i muscoli del suo corpo erano contratti, era tesissimo. Tra l'aspettare che unlesser facesse
irruzione, pregare che Wrath richiamasse da un momento all'altro e struggersi nel desiderio di coprire
di baci l'interno delle cosce di Mary, era un fascio di nervi ambulante.
Puoi appoggiare i piedi sul tavolino, se vuoi disse lei.
Sto bene cos replic lui allungandosi a spegnere la lampada alla sua sinistra nella speranza
che lei si addormentasse. Cos almeno avrebbe potuto muoversi liberamente per casa e tenere d'occhio
l'esterno senza insospettirla.
Un quarto d'ora dopo l'inizio del film Mary mormor: Scusa, ma mi si chiudono gli occhi.
Rhage la guard. Aveva i capelli sciolti sulle spalle e si era raggomitolata su se stessa. La pelle
era luminosa e leggermente arrossata, alla tenue luce del televisore, e le palpebre pesanti. Quello
doveva essere il suo aspetto quando si svegliava al mattino, pens.
Dormi pure, Mary. Io per mi fermo ancora un pochino, okay?
Lei si tir addosso un morbido plaid color panna. S, certo. Per, uhm, Hal...
Aspetta. Ti dispiacerebbe chiamarmi con... l'altro mio nome?
Va bene, qual ?
Rhage.
Lei si accigli. Rhage?
Gi.
Ah, va bene. Cos', una specie di soprannome?
Lui chiuse gli occhi. Gi.
Be', insomma, Rhage... Grazie per stasera. Per essere stato cos elastico, voglio dire.
Lui imprec tra s, pensando che Mary avrebbe dovuto prenderlo a schiaffi invece di essergli
riconoscente. L'aveva quasi fatta ammazzare. Adesso anche lei era un bersaglio per i lesser. E se avesse
saputo met delle cose che aveva voglia di farle, probabilmente si sarebbe chiusa a chiave nel bagno.
Per me va bene, sai mormor lei.
Che cosa?
Tu vuoi che rimaniamo soltanto amici, lo so.
Amici?
Mary fece una risatina forzata. S, insomma, non devi pensare che abbia equivocato quel bacio
che mi hai dato quando sei venuto a prendermi. Lo so che non era... hai capito, no? A ogni modo, non
devi preoccuparti, non mi sono fatta un'idea sbagliata.
Perch pensi che la cosa possa preoccuparmi?
Be', te ne stai l seduto in fondo al divano, rigido come un baccal, quasi avessi paura che io
stia per saltarti addosso.
Rhage ud un rumore all'esterno e i suoi occhi saettarono verso la finestra sulla destra. Ma era
solo una foglia che il vento aveva soffiato contro il vetro.
Non volevo metterti in imbarazzo disse lei d'impulso. Volevo soltanto... s, insomma, sai,
rassicurarti.
Non so cosa dire, Mary. Perch la verit l'avrebbe terrorizzata. E perch le aveva gi mentito
abbastanza.
Non dire niente. Forse non avrei dovuto nemmeno tirare fuori questo discorso. Volevo solo
farti sapere che sono contenta che tu sia qui. Come amico. Quella corsa in macchina mi  piaciuta
tanto. E mi piace stare con te. Mi basta questo, davvero. Sei proprio un ottimo amico.
Rhage inspir a fondo. In tutta la sua vita adulta nessuna femmina gli aveva mai detto che era
un amico, o aveva apprezzato la sua compagnia per qualcos'altro che non fosse il sesso.
Nell'antico idioma dei vampiri sussurr: Mi mancano le parole, femmina. Poich nessun
suono proveniente dalla mia bocca sarebbe degno delle tue orecchie.
Che lingua ?
Quella che parlo da quando sono nato.
Lei pieg la testa di lato, studiandolo. Assomiglia un po' al francese. C' anche qualcosa di
slavo.  ungherese o roba del genere?
Lui annu. Fondamentalmente.
Che cosa hai detto?
Che anche a me piace stare qui con te.
Mary sorrise e appoggi la testa sul bracciolo.
Non appena fu certo che si era addormentata, Rhage apr la sacca e controll che le pistole
fossero cariche. Poi fece il giro della casa spegnendo le luci. Quando fu buio pesto, i suoi occhi si
adattarono all'oscurit e i suoi sensi si acuirono ancora di pi.
Scrut con attenzione i boschi dietro casa. Il campo sulla destra. La grossa fattoria in
lontananza. La strada sul davanti.
Rimase in ascolto, cogliendo lo zampettare degli animali che si muovevano nell'erba e il fruscio
del vento che accarezzava il rivestimento in legno del fienile. Mentre all'esterno la temperatura calava
sensibilmente, pass in rassegna ogni fessura e crepa della casa, esaminandole con cura in cerca di una
possibile via d'accesso. Si aggirava come un predatore, passando da una stanza all'altra, finch temette
di essere sul punto di esplodere.
Controll il cellulare. Era acceso, con la suoneria attivata. E c'era campo. Imprec. Ricominci
a girare per la casa.
Il film arriv alla fine. Lo fece ripartire, nel caso Mary si svegliasse e lo trovasse ancora li. Poi
fece un altro giro del pianterreno.
Tornato in soggiorno, si pass una mano sulla fronte e sent che era sudata. La casa di Mary era
molto calda, pi di quello a cui era abituato, o forse era lui a essere troppo carico. In ogni caso stava
morendo di caldo, quindi si tolse il trench e infil armi e cellulare nel borsone.
Fermo accanto a Mary, si arrotol le maniche della camicia contando i suoi respiri lenti,
regolari. Sembrava cos piccola, su quel divano, ancora pi piccola ora che quei fieri occhi grigi da
guerriera erano nascosti dietro le palpebre e le ciglia. Si sedette accanto a lei e con delicatezza la spost
per prenderla tra le braccia.
Vicino alla sua montagna di muscoli lei appariva minuscola.
Mary si mosse, alz la testa. Rhage?
Rimettiti a dormire sussurr lui, stringendola al petto. Ti tengo solo un po' abbracciata.
Nient'altro.
Assorb il suo sospiro attraverso la pelle e chiuse gli occhi, mentre lei gli cingeva la vita con il
braccio, la mano premuta contro il suo fianco.
Silenzio.
C'era un gran silenzio. Silenzio dentro casa. Silenzio fuori.
Fu colto dalla sciocca tentazione di svegliarla facendole cambiare posizione, solo per il gusto di
sentirla di nuovo accoccolarsi contro il suo corpo.
Invece si concentr sul suo respiro, sincronizzando inspirazioni ed espirazioni con le sue.
C'era una gran pace.
E silenzio.
CAPITOLO 20
John Matthew usc dal Moe's Diner, dove lavorava come aiuto cameriere. Era in pensiero per
Mary. Aveva saltato il turno del gioved al Telefono Amico, cosa alquanto insolita, e John sperava di
trovarla l, quella sera. Essendo mezzanotte e mezzo, le restava ancora una mezz'oretta prima di
staccare, quindi era sicuro di riuscire a incrociarla. Sempre ammesso che ci fosse.
Camminando il pi in fretta possibile, ci mise una decina di minuti a percorrere i sei squallidi
isolati che lo separavano dal suo appartamento. Il tragitto fino a casa non fu niente di speciale, ma il
suo palazzo riservava sempre qualche simpatica sorpresa. Giunto davanti al portone, ud dei tizi litigare
con l'approssimazione tipica degli ubriachi, scambiandosi insulti fantasiosi e incoerenti. Una donna
grid qualcosa tentando di sovrastare una musica martellante. La pesante risposta maschile che
ricevette era del genere che John associava a gente armata.
Attravers l'atrio in un baleno, corse su per le scale scalcinate e s'infil nel monolocale girando
in fretta la chiave nella toppa. Era un appartamento molto piccolo che, tempo cinque anni al massimo,
sarebbe stato dichiarato inagibile. I pavimenti erano per met rivestiti di linoleum e per met di
moquette, ma quasi non si vedeva la differenza: il linoleum era cos logoro che sembrava coperto da
una specie di lanugine, la moquette si era irrigidita trasformandosi in qualcosa di simile al parquet. Le
finestre erano opache, tanto erano sporche, il che in realt andava benissimo perch poteva fare a meno
delle tende. La doccia funzionava e anche il lavandino del bagno; il lavello della cucina, invece, era
otturato gi da prima che lui si trasferisse. Aveva provato a sgorgarlo con un po' di gel per idraulici, ma
non aveva funzionato e lui si era arreso. Non voleva sapere cosa ci avessero ficcato dentro.
Com'era sua abitudine quando rincasava, il venerd, spalanc la finestra e guard il palazzo di
fronte. Gli uffici della Linea per la Prevenzione dei Suicidi erano illuminati, ma Mary non era alla
scrivania dove sedeva di solito.
John si accigli. Forse non stava bene. In effetti sembrava stravolta quando era stato a casa sua.
Decise che il giorno dopo avrebbe inforcato la bici e sarebbe andato da lei.
Dio, com'era felice di avere trovato finalmente il coraggio di avvicinarla! Mary era cos gentile,
persino pi gentile di persona che al telefono. E poi conosceva il linguaggio dei segni. Non era forse
destino?
Chiuse la finestra e and al frigorifero, sciogliendo la fune da bungee jumping con cui teneva
chiuso lo sportello. Dentro c'erano quattro confezioni da sei di Ensure alla vaniglia. Ne tir fuori due e
richiuse il frigo riannodando la corda. Il suo era forse l'unico appartamento dell'intero stabile a non
essere infestato dagli scarafaggi, e solo perch lui non ci teneva nessun alimento in senso stretto. Non
riusciva a digerire praticamente niente.
Si sedette sul materasso con la schiena appoggiata contro il muro. Quella sera al ristorante c'era
stato parecchio da fare e le spalle gli facevano un male del diavolo.
Sorseggi con cautela la prima lattina, sperando che per una volta la pancia gli desse un po' di
tregua, e prese l'ultimo numero di Muscles & Fitness che aveva gi letto due volte.
In copertina c'era un tizio abbronzato tutto muscoli, una montagna di bicipiti, tricipiti, pettorali
e addominali scolpiti e gonfi all'inverosimile. Per accentuare ulteriormente il suo look da vero macho,
aveva avvinghiata addosso una bella ragazza in bikini giallo brillante.
Da anni leggeva riviste dedicate al culturismo e al sollevamento pesi, e per mesi aveva
risparmiato per comprarsi un piccolo set di manubri e bilancieri. Si allenava sei giorni alla settimana
senza il bench minimo risultato. Per quanto pompasse su e gi e per quanto grande fosse il suo
desiderio di irrobustirsi, non aveva messo su un briciolo di muscoli.
Parte del problema stava nell'alimentazione. Quelle lattine di integratore erano praticamente
l'unica cosa che riusciva a ingerire senza che gli venisse da vomitare, e non contenevano certo una
tonnellata di calorie. Il guaio, per, non era legato solo alla dieta. Era il suo patrimonio genetico a fare
schifo. A ventitr anni compiuti era alto un metro e sessantotto scarsi e pesava quarantasei chili. Non si
faceva ancora la barba. Non aveva peli sul corpo. Non aveva mai avuto un'erezione.
Effeminato. Debole. E, quel che era peggio, immutabile. Erano dieci anni che aveva sempre la
stessa altezza e lo stesso peso.
La monotonia sempre uguale della sua esistenza gli pesava tantissimo, lo sfiniva, lo logorava.
Ormai aveva perso ogni speranza di riuscire a trasformarsi in un uomo, e l'accettazione di quella realt
lo aveva invecchiato. Si sentiva vecchissimo in quel fisico mingherlino, come se la sua testa non
c'entrasse niente con il resto del corpo.
Ogni tanto, tuttavia, riusciva a trovare un po' di sollievo. Adorava dormire. In sogno vedeva se
stesso combattere ed era forte, sicuro di s, era... un uomo. Di notte, a occhi chiusi, era terrificante con
un pugnale in mano, un killer esperto che uccideva per una nobile causa. In quella missione non era
solo, ma in compagnia di altri uomini come lui, guerrieri e fratelli, leali fino alla morte.
In quelle visioni notturne faceva anche l'amore con donne bellissime, che emettevano strani
gemiti quando lui entrava dentro di loro. A volte faceva l'amore con pi di una donna e le possedeva in
modo brutale perch a loro piaceva cos, e anche a lui piaceva. Le sue amanti si avvinghiavano alla sua
schiena e lo graffiavano, frementi, dimenandosi sotto i suoi fianchi poderosi. Con un ruggito di trionfo
lui si abbandonava al piacere, il corpo contratto che spillava il seme nel grembo caldo e umido che loro
gli offrivano. Dopo l'orgasmo, in scioccanti atti di depravazione, lui beveva il loro sangue e loro
bevevano il suo, e alla fine di quell'orgia selvaggia le lenzuola immacolate erano tutte rosse di sangue.
Una volta soddisfatti gli istinti primordiali, appagate le voglie e placate le smanie, lui le teneva
abbracciate con dolcezza e loro lo guardavano con occhi luminosi e adoranti. La pace e l'armonia
finalmente raggiunte erano accolte come una benedizione.
Peccato, per, che al mattino si svegliava sempre.
Nella vita reale non poteva sperare di sbaragliare o difendere nessuno con il fisico che si
ritrovava. Non aveva mai neanche baciato una donna. Non ne aveva mai avuta l'occasione. L'altro sesso
aveva due reazioni nei suoi confronti: le donne pi grandi tendevano a trattarlo come un bambino
mentre le pi giovani non lo vedevano nemmeno. Entrambi gli atteggiamenti lo facevano soffrire, il
primo perch sottolineava la sua debolezza e il secondo perch gli toglieva ogni speranza di potersi
prendere cura di qualcuno. Che poi era il motivo per cui voleva una donna. Aveva un disperato bisogno
di difendere, proteggere, mettere al riparo. Una sorta di vocazione senza sbocco.
E poi, quale donna lo avrebbe mai voluto? Era cos schifosamente scheletrico. I jeans gli
pendevano addosso, la camicia si afflosciava nella cavit tra costole e fianchi, i piedi erano quelli di un
bambino di dieci anni.
John sentiva crescere dentro di s la frustrazione, ma non sapeva perch se la prendeva tanto.
S, certo, le donne gli piacevano, e aveva voglia di toccarle perch la loro pelle aveva un aspetto cos
delicato e perch avevano un buon profumo. Ma non era mai stato eccitato, neanche quando si
svegliava nel bel mezzo dei suoi sogni erotici. Era un vero e proprio scherzo della natura: sospeso a
met tra il genere maschile e quello femminile. Un ermafrodito senza neanche il suo bizzarro
armamentario. Una cosa era certa, per: gli uomini non gli interessavano. Nel corso degli anni ne aveva
visti abbastanza corrergli dietro, mettergli in mano soldi, droga o altro nella speranza di farsi fare un
pompino in qualche automobile o gabinetto pubblico. Ma lui era sempre riuscito a svignarsela.
Be', sempre fino all'inverno precedente. In gennaio un tizio lo aveva bloccato sulle scale del
palazzo in cui abitava prima, puntandogli contro una pistola. Dopo quell'episodio, John aveva cambiato
casa e aveva preso l'abitudine di girare armato.
Aveva anche chiamato la Linea per la Prevenzione dei Suicidi.
Erano passati dieci mesi, da allora, e ancora non riusciva a sopportare il contatto dei jeans sulla
pelle. Avrebbe buttato via volentieri tutte e quattro le paia che possedeva, se avesse potuto
permetterselo. Invece si era limitato a bruciare il paio che indossava quella sera, e sotto i calzoni aveva
cominciato a portare dei mutandoni lunghi anche d'estate.
Quindi no, gli uomini non gli piacevano per niente.
Forse quello era un altro dei motivi per cui reagiva come reagiva alle donne. Sapeva come
dovevano sentirsi: un bersaglio, solo perch avevano qualcosa che qualcuno pi forte di loro voleva
portargli via.
Non che fosse tentato di legarsi a una donna in virt della sua esperienza o roba del genere. Non
aveva la minima intenzione di condividere quello che gli era successo. Non riusciva neanche a
immaginare di poterlo raccontare in giro.
Per, cavolo, e se una donna gli avesse chiesto se era mai stato con qualcuno? Non avrebbe
saputo cosa rispondere.
Bussarono alla porta con forza.
John si raddrizz di colpo, infilando la mano sotto il cuscino per impugnare la pistola. Tolse la
sicura con un colpetto del dito.
Bussarono di nuovo. Puntando l'arma contro la porta, attese.
John? Era una voce maschile, bassa e potente. John, so che ci sei. Mi chiamo Tohr. Ci siamo
visti due sere fa.
John si accigli, poi fece una smorfia, improvvisamente assalito da un dolore alle tempie. Tutta
un tratto, come se qualcuno avesse abbattuto una diga, ricord di essere andato in un luogo sotterraneo
e di avere incontrato un uomo alto vestito di pelle. Insieme a Mary e a Bella.
Via via che i ricordi riaffioravano, qualcosa si agit a un livello ancora pi profondo. Lo stesso
livello dei suoi sogni. Qualcosa di antico...
Sono venuto a parlarti. Mi fai entrare, per favore?
Con la pistola stretta in pugno, John and alla porta e la socchiuse senza staccare la catenella di
sicurezza. Dovette allungare il collo di parecchio per riuscire a guardare l'uomo negli occhi blu marino.
Gli venne in mente una parola, una parola che non cap.
Fratello.
Ti dispiacerebbe rimettere la sicura a quella pistola, figliolo?
John scosse la testa, combattuto tra la strana reminiscenza nella sua testa e ci che gli stava
davanti: un uomo minaccioso vestito di pelle.
E va bene. Per stai attento a dove la punti. Non sembri molto a tuo agio, con quell'affare in
mano, e io vorrei evitare la seccatura di ritrovarmi con un buco da qualche parte. L'uomo guard la
catenella. Allora, mi lasci entrare s o no?
Due porte pi avanti una raffica di urla si lev in un crescendo che si concluse con il rumore di
un vetro che andava in frantumi.
Coraggio, figliolo. Un po' di privacy  sempre una bella cosa.
John frug dentro di s, interrogando il proprio istinto in cerca di un senso di autentico pericolo.
Non ne trov traccia, malgrado quell'uomo fosse grande e grosso, e sicuramente armato. Uno cos
girava per forza con qualcosa di letale addosso.
John stacc la catena e fece un passo indietro, abbassando la pistola.
L'uomo chiuse la porta dietro di s. Ti ricordi che ci siamo visti, vero?
John annu, chiedendosi come mai i suoi ricordi fossero riaffiorati cos all'improvviso e come
mai fossero accompagnati da quel mal di testa lancinante.
E ti ricordi di cosa abbiamo parlato? Dell'allenamento che ti abbiamo offerto?
John rimise la sicura alla pistola. Ricordava tutto, e la curiosit che allora lo aveva punto torn,
insieme a una bramosia incontrollabile.
Allora cosa ne diresti di venire ad allenarti con noi? E non dirmi che non sei abbastanza
robusto perch conosco un sacco di ragazzi della tua stessa taglia. Anzi, abbiamo una classe di maschi
proprio uguali a te.
Con gli occhi fissi sullo sconosciuto, John infil la pistola nella tasca di dietro dei pantaloni e
and verso il letto. Prese un blocco e una Bic e scrisse: Non ho soldi.
Poi allung il blocco verso l'uomo. Non ti devi preoccupare per questo disse Tohr.
John scribacchi in fretta: E invece s. E volt il foglio.
Sono io che gestisco quel posto e ho bisogno di una mano per le faccende amministrative.
Potresti lavorare per coprire i costi del corso. Te ne intendi di computer?
John scosse la testa, sentendosi un idiota. Tutto ci che sapeva fare era prendere piatti e
bicchieri e lavarli. E quel tizio non aveva bisogno di un aiuto cameriere.
Be', abbiamo un fratello che conosce quella roba come le sue tasche. Ti insegner lui disse
l'uomo sorridendo. Lavorerai. Ti allenerai. Andr tutto bene. E ho anche parlato con la mia shellan.
Sarebbe felicissima se restassi da noi, mentre frequenti la scuola.
John abbass le palpebre, sospettoso. Quella suonava tanto come una scialuppa di salvataggio.
Ma perch mai quel tizio voleva salvare proprio lui?
Vuoi sapere perch sto facendo tutto questo?
Quando John annu, l'uomo si tolse il giubbotto e sbotton la met superiore della camicia, poi
la apr mettendo in mostra il pettorale sinistro.
Gli occhi di John puntarono sulla cicatrice circolare in bella vista.
Si pos la mano sul petto, il sudore gli imperlava la fronte. Aveva la strana sensazione che
stesse accadendo qualcosa di fondamentale.
Tu sei uno di noi, figliolo.  tempo che torni a casa dalla tua famiglia.
John trattenne il respiro, assalito da uno strano pensiero: Finalmente mi hanno trovato.
Poi per la realt riprese subito il sopravvento risucchiandogli la gioia dal petto. I miracoli non
succedevano, non a lui. La sua buona sorte si era esaurita prima ancora che si rendesse conto di averne
una. O, piuttosto, era stato come scavalcato dalla fortuna. In un modo o nell'altro, quell'uomo vestito di
pelle nera, piovuto l dal nulla per offrirgli una via di fuga dalla topaia in cui viveva, era troppo bello
per essere vero.
Ti occorre un po' di tempo per pensarci?
John scosse la testa e indietreggi, mentre scriveva: Voglio restare qui.
L'uomo si accigli. Ascolta, figliolo, sei a un punto pericoloso della tua vita.
Oh, cazzo. Aveva lasciato entrare quel tizio pur sapendo che nessuno sarebbe giunto in suo
soccorso se avesse chiesto aiuto. Fece per prendere la pistola.
Okay, calma, non agitarti. Ascoltami bene. Sai fischiare?
John annu.
Qui c' un numero di telefono dove puoi raggiungermi. Fischia dentro il ricevitore e io sapr
che sei tu disse il tizio allungandogli un bigliettino. Ti do un paio di giorni. Chiama, se cambi idea.
Altrimenti non preoccuparti. Non ti ricorderai niente di niente.
John non sapeva come interpretare quel commento, quindi si limit a fissare i numeretti neri
stampati in rilievo, smarrendosi in tutte le possibilit e improbabilit del caso. Quando rialz gli occhi,
l'uomo era sparito.
Ges, non aveva nemmeno sentito la porta che si apriva e si chiudeva.
CAPITOLO 21
Mary si svegli di soprassalto con uno spasmo in tutto il corpo.
Un urlo bestiale riecheggi nel soggiorno, squarciando il silenzio del primo mattino. Lei si
raddrizz di colpo, ma fu subito spinta gi. Poi il divano si stacc dalla parete.
Nella grigia luce dell'alba vide la sacca da viaggio di Rhage. La giacca del suo completo
elegante.
E cap che lui era balzato dietro il divano.
Le tende! lo sent gridare. Chiudi le tende!
Il dolore nella sua voce s'insinu oltre lo stato confusionale di Mary, che si mise a correre per la
stanza tirando le tende davanti a tutte le finestre finch la sola luce che filtr nel salotto fu quella della
porta della cucina.
Anche quella porta... gracchi Rhage. Quella nell'altra stanza.
Mary si affrett a chiuderla. Adesso era buio pesto, a parte il chiarore della televisione.
C una finestra anche in bagno? chiese brusco lui.
No, no, non c'. Che cosa succede, Rhage? disse Mary, accennando a sporgersi oltre lo
schienale del divano.
Non avvicinarti. Le parole gli uscirono strozzate, seguite da una violenta imprecazione.
Ti senti bene?
Lasciami solo... devo riprendere fiato. In questo momento ho bisogno che mi lasci in pace.
Lei gir comunque intorno al divano e nella penombra riusc a distinguere vagamente la sua
grossa sagoma.
Cosa c' che non va, Rhage?
Niente.
Gi, mi pare ovvio. Maledizione, quanto detestava quella sceneggiata da duro.  la luce del
sole, giusto? Sei allergico.
Lui scoppi in una risata aspra. S, si potrebbe anche dire cos. Ferma l, Mary. Non venire qui
dietro.
Perch no?
Non voglio che tu mi veda.
Lei allung il braccio e accese la lampada pi vicina. Nella stanza risuon un sibilo, simile al
verso che fanno i gatti quando soffiano.
Via via che i suoi occhi si abituavano all'oscurit, vide che Rhage era sdraiato sulla schiena, un
braccio piegato contro il petto, l'altro sugli occhi. Aveva una brutta ustione sulla pelle, nel punto in cui
si era arrotolato le maniche della camicia. La faccia era contorta in una smorfia di dolore, le labbra
ritratte sopra le...
Le si raggel il sangue nelle vene.
Zanne.
Due lunghi canini spiccavano in mezzo agli altri denti.
Aveva le zanne.
Doveva essersi lasciata sfuggire un'esclamazione perch lui farfugli: Te l'avevo detto di non
guardare.
Dio santo mormor lei. Dimmi che sono finte.
No, non lo sono.
Mary indietreggi lentamente fino a toccare il muro.
Ma tu che cosa... sei? chiese con voce strozzata.
Niente sole. Strani dentacci. Rhage trasse un profondo respiro. Prova un po' a indovinare.
No... non pu...
Mary ud un gemito, poi un fruscio, come se lui si stesse muovendo. Puoi spegnere quella
lampada, per favore? Le mie retine si sono abbrustolite e hanno bisogno di un po' di tempo per
riprendersi.
Lei abbass l'interruttore, poi ritir subito la mano. Con le braccia strette intorno al corpo,
rimase in ascolto dei rantoli che Rhage emetteva mentre respirava.
Pass qualche minuto. Lui non disse nient'altro. Non si tir su scoppiando a ridere e togliendosi
i denti finti. Non disse di essere il miglior amico di Napoleone o Giovanni Battista o Elvis, come se
fosse matto da legare.
Non si mise neanche a volare per aria cercando di morderla. E non si trasform neppure in un
pipistrello.
Oh, andiamo, pens Mary. Non poteva mica prenderlo sul serio, no?
Per in effetti lui era diverso. Fondamentalmente diverso da tutti gli uomini che aveva
conosciuto. E se...
Rhage emise un gemito soffocato. Al tenue barlume del televisore, Mary vedeva il suo stivale
spuntare da dietro il divano.
Non riusciva ancora a credere a quello che lui diceva di essere, per sapeva che stava soffrendo.
E non lo avrebbe lasciato li sul pavimento a patire le pene dell'inferno se poteva fare qualcosa per lui.
Posso aiutarti? disse.
Ci fu una pausa. Come se con quella domanda lo avesse colto di sorpresa.
Potresti portarmi del gelato? Niente stracciatella o gelato alle noci, se possibile. E anche un
asciugamano.
Quando Mary torn con una vaschetta di gelato, sent che Rhage cercava di mettersi seduto.
Lasciami avvicinare.
Lui si irrigid. Non hai pi paura di me?
Considerato che era un pazzo furioso, oppure un vampiro, avrebbe dovuto essere terrorizzata.
Una candela fa troppa luce? chiese, ignorando la sua domanda. Perch non riesco e vedere
un tubo, l dietro.
Probabilmente no. Non ti far del male, Mary. Te lo prometto.
Lei pos il gelato, accese uno dei suoi ceri votivi pi grossi e lo mise sul tavolino accanto al
divano. In quel chiarore tremolante vide il grosso corpo di Rhage. Il braccio ancora sugli occhi. Le
bruciature. Non faceva pi smorfie, ma aveva la bocca leggermente socchiusa.
Si intravedeva solo la punta delle zanne.
Lo so che non mi farai male mormor prendendo la vaschetta. Hai gi avuto molte occasioni
per farlo.
Sporgendosi sopra lo schienale, prese una cucchiaiata di gelato e si allung verso di lui.
Ecco. Apri bene la bocca. Vaniglia Hagen-Dazs.
Non devo mangiarlo. Le proteine del latte e il freddo aiuteranno a guarire le ustioni.
Mary non riusciva a raggiungere il punto in cui era rimasto ustionato, quindi spinse un po' pi
indietro il divano e si sedette sul pavimento vicino a lui. Mescol il gelato fino a ridurlo a una densa
poltiglia, poi us le dita per spalmarlo sopra la pelle infiammata e coperta di vesciche. Rhage trasal,
mettendo in mostra i canini, e lei si ferm per un attimo.
Non era un vampiro. Non era possibile.
S, sono proprio un vampiro mormor lui.
Lei trattenne il respiro. Leggi nel pensiero?
No, per so che mi stai fissando e posso immaginare come mi sentirei se fossi in te. Ascolta,
noi vampiri apparteniamo a una specie diversa dalla tua, tutto qua. Niente di particolarmente strano,
solo... diversa.
Okay, pens Mary, spalmando un altro po' di gelato sulle ustioni. Proviamo ad analizzare
meglio l'intera faccenda.
Eccola l con un vampiro. Un'icona dell'orrore. Un'icona dell'orrore alta pi di due metri e sui
centotrenta chili, con la dentatura di un dobermann.
Poteva essere vero? E perch era disposta a credergli quando le diceva che non voleva farle
male? Doveva essere fuori di testa.
Rhage gemette, sollevato. Funziona. Grazie al cielo.
Be', tanto per cominciare, al momento era troppo impegnato a soffrire per essere una gran
minaccia. Ci avrebbe messo settimane a guarire.
Affond le dita nella vaschetta e gli spalm sul braccio ancora un po' di vaniglia. Al terzo giro
dovette chinarsi a guardare pi da vicino per assicurarsi di avere visto bene. La pelle di Rhage
assorbiva letteralmente il gelato e si stava gi risanando. Proprio sotto i suoi occhi.
Adesso va gi molto meglio disse piano lui. Grazie.
Si tolse il braccio dalla fronte. Met della faccia e del collo erano di un rosso acceso.
Vuoi che te lo spalmi anche l? chiese Mary indicando l'area ustionata.
Rhage apr quei suoi strani occhi verde-azzurri e la scrut circospetto. S, per favore. Se non ti
dispiace.
Sotto il suo sguardo vigile, Mary infil le dita nella vaschetta e si protese verso di lui. Le
tremavano solo un po' le mani mentre gli spalmava il gelato sulla guancia.
Che ciglia lunghe aveva! Lunghe e di un biondo scuro. E la pelle era cos morbida, anche se
nottetempo gli era cresciuta un'ombra di barba. Il naso era prominente. Dritto. E le labbra erano
perfette. Grandi, giuste per la sua faccia. Di un rosa scuro. Il labbro inferiore pi carnoso di quello
superiore.
Prese dell'altro gelato e glielo spalm sulla mascella. Poi scese lungo il collo, passando sopra i
muscoli che correvano dalle spalle su fino alla base del cranio.
Quando sent qualcosa sfiorarle la spalla, si volt. Con la punta delle dita Rhage le stava
accarezzando i capelli.
In preda all'ansia, Mary si ritrasse di scatto.
Rhage lasci ricadere la mano, per nulla sorpreso di essere stato respinto.
Scusa farfugli, chiudendo gli occhi.
Senza niente da guardare, era acutamente consapevole delle dita di lei che si muovevano con
delicatezza sulla sua pelle. Era molto vicina, cos vicina che il suo profumo era l'unica cosa che riusciva
a sentire. Man mano che il dolore per l'esposizione al sole svaniva, il suo corpo cominci ad ardere in
un altro modo.
Alz le palpebre, tenendole socchiuse. La osservava, la voleva.
Quand'ebbe finito, Mary mise da parte la vaschetta di gelato e lo guard dritto negli occhi.
Ammettiamo pure che tu sia un... che tu sia diverso. Perch non mi hai morso? Insomma, quelle zanne
non sono l per bellezza, giusto?
Era sul chi va l, pronta a schizzare via da un momento all'altro, ma decisa a non cedere alla
paura. E, pur essendo spaventata, lo aveva aiutato nel momento del bisogno.
Dio, il coraggio era un potente afrodisiaco.
Io bevo il sangue delle femmine della mia specie, non quello delle umane.
Gli occhi di lei ebbero un guizzo. Siete in tanti?
Abbastanza, ma meno di un tempo. Ci danno la caccia. Vogliono annientare completamente la
razza.
Questo gli ricord che tra lui e le sue armi c'erano sei metri circa, pi un divano. Cerc di
alzarsi, ma la debolezza rendeva i suoi movimenti lenti e scoordinati.
Sole maledetto, pens. Ti succhia fuori la vita.
Che cosa ti serve? chiese Mary.
La mia sacca. Avvicinala, la voglio qui ai miei piedi.
Lei si alz e spar dietro il divano. Rhage ud un tonfo, poi il rumore del borsone che veniva
trascinato sul pavimento.
Dannazione, ma cosa ci tieni? disse Mary ricomparendo. Lasci andare le maniglie della
borsa, che ricaddero sui lati.
Rhage sper con tutto il cuore che non ci guardasse dentro.
Ascolta, Mary... abbiamo un problema. Riusc a sollevare il busto da terra, puntellandosi
sulle braccia.
Le probabilit che unlesser attaccasse la casa di Mary proprio adesso erano scarse. Gli assassini
potevano uscire alla luce del sole, ma preferivano agire di notte e avevano bisogno di riposare per
rimettersi in forze. Quindi di giorno se ne stavano quasi sempre tranquilli.
Per Wrath non lo aveva ancora richiamato. E prima o poi avrebbe fatto di nuovo buio.
Mary lo guardava, seria. Devi stare per forza sottoterra? Perch potrei sistemarti nel vecchio
deposito delle granaglie. Bisogna passare per la cucina, ma potrei sempre appendere delle trapunte alle
vetrate... Oh, no! Ci sono i lucernari. Magari potresti coprirti con qualcosa. Laggi saresti pi al sicuro,
probabilmente.
Rhage lasci ricadere la testa all'indietro.
Incredibile, questa umana che pesava meno della met di lui, che era malata e che aveva appena
scoperto di avere in casa un vampiro... si preoccupava di proteggerlo.
Rhage? fece Mary inginocchiandosi accanto a lui. Posso aiutarti io a scendere di sotto...
Senza riflettere, lui le afferr la mano, premette le labbra sul palmo e poi se la mise sul cuore.
La paura di Mary si lev nell'aria come un turbine con il suo aroma pungente, simile a fumo
misto al suo delizioso odore naturale. Questa volta, per, lei non si ritrasse, e il dilemma sul da farsi -
lottare o scappare - non dur a lungo.
Non devi preoccuparti disse piano. Non lascer avvicinare nessuno, oggi. Qui sei al sicuro.
Oh, diamine. Cos lo faceva commuovere. Sul serio.
Rhage si schiar la gola. Grazie. Ma  per te che sono preoccupato, Mary. Ieri sera siamo stati
aggrediti nel parco. Tu hai perso la borsetta, e io posso solo supporre che l'abbiano presa i miei
nemici.
Come una scossa elettrica, la tensione di lei scese gi lungo il braccio e, attraverso il palmo
della mano, lo colp in pieno petto. L'ansia di Mary schizz alle stelle. Quanto avrebbe voluto
sopportare la paura al posto suo, pens Rhage, trovare il modo di prenderla tutta su di s.
Lei scosse la testa. Non ricordo nessuna aggressione.
Perch ho occultato i tuoi ricordi.
Che cosa intendi con "occultato"?
Rhage s'insinu nella sua mente liberando gli eventi della notte prima.
Con un'esclamazione di spavento, Mary si port le mani alla testa, battendo le palpebre in modo
frenetico. Rhage sapeva di doversi spiegare in fretta. Nel giro di pochi secondi lei avrebbe elaborato
tutto, balzando alla conclusione che lui era un killer da cui doveva scappare.
Mary, dovevo assolutamente riportarti a casa per poterti proteggere in attesa di sentire i miei
fratelli. Cosa che non era ancora riuscito a fare, maledizione. Quei tizi che ci hanno aggredito non
sono umani, e sono abilissimi in quello che fanno.
Lei si sedette sul pavimento in modo sgraziato, come se le ginocchia le avessero ceduto
all'improvviso. Scuoteva la testa, gli occhi sgranati e vuoti.
Ne hai uccisi due disse con voce atona. A uno hai spezzato il collo. E l'altro l'hai...
Rhage imprec. Mi dispiace di averti coinvolta in tutto questo. Mi dispiace che adesso tu sia in
pericolo. E mi dispiace di avere cancellato i tuoi ricordi...
Lei lo fulmin con lo sguardo. Non farlo mai pi.
Quanto avrebbe voluto poterle fare quella promessa! D'accordo, a meno che non ne sia
costretto per salvarti. Adesso sai molte cose su di me, e questo ti mette in pericolo.
Hai cancellato qualche altro ricordo dalla mia memoria?
Ci siamo conosciuti al centro di addestramento. Eri venuta l con John e Bella.
Quanto tempo fa?
Un paio di giorni. Posso restituirti anche quelli, se vuoi.
Aspetta un attimo disse lei, accigliandosi. Perch non mi hai fatto semplicemente
dimenticare tutto di te fino a questo momento? Hai capito, no? Perch non hai fatto piazza pulita?
Come se preferisse quell'alternativa.
Avevo intenzione di farlo. Ieri sera, dopo cena.
Lei distolse lo sguardo. E non l'hai fatto per via di quello che  successo nel parco?
E anche perch... Fino a che punto voleva spingersi con questa storia? Voleva davvero farle
sapere quello che provava per lei? No, pens Rhage, era gi abbastanza scioccata. Non era proprio il
momento di darle la bella notizia che un vampiro si era legato a lei. Perch  un'invasione della tua
privacy.
Nel silenzio che segu, la vide riflettere sugli eventi, le possibili implicazioni, la realt dei fatti.
Poi dal suo corpo si lev il dolce effluvio dell'eccitazione. Stava ricordando come l'aveva baciata.
All'improvviso Mary trasal con una smorfia e quella fragranza svan all'istante.
Sai, Mary, nel parco, quando mi tenevo a distanza mentre noi due...
Lei alz una mano per interromperlo. La sola cosa di cui voglio parlare  cosa facciamo
adesso.
Lo fiss con quei suoi occhi grigi sostenendo il suo sguardo. Era pronta a tutto, si rese conto
Rhage.
Dio... sei stupefacente, Mary.
Lei inarc le sopracciglia. Perch?
Stai affrontando benissimo tutta questa faccenda. Specialmente la parte che riguarda quello
che sono.
Lei si tir i capelli dietro le orecchie scrutandolo in volto. Sai una cosa? Non  poi una gran
sorpresa. Be', s, lo , ma... sapevo che eri diverso sin dal primo momento in cui ti ho visto. Certo, non
sapevo che eri un... Vi chiamate vampiri, tra di voi?
Lui annu.
... vampiro ripet lei, quasi a voler saggiare come suonava quella parola. Non mi hai fatto
male n mi hai spaventata. Insomma, non proprio. E poi... sai, sono stata dichiarata clinicamente morta
per almeno due volte. Una volta quando sono andata in arresto cardiaco durante un trapianto di midollo
osseo, e un'altra quando mi sono beccata la polmonite e i polmoni mi si sono riempiti di liquido.
Io... non sono sicura di dove sono andata o del perch sono tornata, per dall'altra parte c'era
qualcosa. Non il paradiso con le nuvolette, gli angeli e via dicendo. Solo una luce bianca. Non sapevo
cosa fosse, la prima volta. La seconda volta, per, sono andata dritta verso quella luce. Non so perch
sono tornata indietro...
Ammutol, arrossendo, imbarazzata da quella rivelazione.
Sei stata nel Fado mormor lui, impressionato.
Nel Fado?
Rhage annu. Almeno  cos che lo chiamiamo noi.
Lei scroll la testa, chiaramente decisa a troncare subito il discorso. Comunque sia, ci sono
molte cose che non capiamo di questo mondo. Che i vampiri esistono  solo una cosa in pi.
Rhage rimase a lungo in silenzio. Perch mi guardi cos? chiese Mary.
Tu sei una wahlker disse lui; si sentiva quasi in dovere di alzarsi in piedi e inchinarsi davanti
a lei, com'era tradizione.
Una wahlker?
Una che  stata dall'altra parte e poi  tornata. Nel mio mondo  un titolo distintivo.
La suoneria di un cellulare fece voltare la testa a tutti e due. Il trillo proveniva dall'interno della
sacca da viaggio.
Mi passeresti la borsa, per favore? disse Rhage.
Mary si pieg in avanti provando a sollevarla. Non ci riusc. Perch non posso darti
semplicemente il telefonino?
No disse lui, mettendosi in ginocchio a fatica. Fammi solo...
Lo prendo io, Rhage...
Mary, fermati! grid lui in tono perentorio. Non voglio che ci frughi dentro.
Lei si ritrasse dalla sacca manco fosse piena di serpenti.
Barcollando, Rhage ci infil la mano. Trov il cellulare e se lo port all'orecchio.
S? abbai, richiudendo in parte la cerniera del borsone.
Stai bene? disse Tohr. E dove accidenti sei?
Sto bene. Solo che non sono a casa.
Butch ti aspettava gi in palestra. Quando non ti ha visto arrivare e non ti ha trovato neanche a
casa si  preoccupato e mi ha chiamato. Hai bisogno di un passaggio?
No. Sto bene dove sono.
E dove saresti?
Ieri sera ho lasciato un messaggio a Wrath, ma non mi ha ancora richiamato. Per caso  l nei
paraggi?
Lui e Beth sono andati a casa sua, in citt, per starsene un po' da soli. Allora, dove sei?
Sentendo che l'altro esitava a rispondere, Tohr abbass la voce. Si pu sapere cosa cavolo sta
succedendo, Rhage?
Di' a Wrath che ho bisogno di parlargli.
Tohr imprec. Sei sicuro che non ti serva un passaggio? Posso mandarti un paio didoggen con
una sacca per cadaveri foderata di piombo.
Nooo, sto bene. Non aveva intenzione di andare da nessuna parte senza Mary. Ci si vede,
amico.
Rhage...
Chiuse la comunicazione e il cellulare riprese a suonare immediatamente. Dopo aver controllato
il numero sul display, fece scattare la casella vocale. Stava posando il telefonino sul pavimento accanto
a s, quando il suo stomaco cominci a protestare.
Vuoi che ti prepari qualcosa da mangiare? chiese Mary.
Rhage la guard per un attimo, sbalordito. Poi ramment che lei non poteva capire tutta
l'intimit di quell'offerta. L'idea che fosse pronta a onorarlo con del cibo preparato con le sue mani,
tuttavia, lo lasci senza fiato.
Chiudi gli occhi. Fallo per me disse.
Mary si irrigid. Ma poi abbass le palpebre.
Il vampiro si protese in avanti e, con delicatezza, premette le labbra sulle sue.
Quegli occhi grigi si spalancarono di colpo, ma Rhage si ritrasse prima che lo facesse lei.
Mi farebbe un immenso piacere essere nutrito da te. Grazie.
CAPITOLO 22
Mentre il sole si alzava nel cielo, O si mise a sfogliare i progetti che coprivano il tavolo della
cucina di U e ne tir fuori uno.
Questo  ci che voglio. Quanto ci vorr per averlo?
Non molto. Cinquecento metri quadrati a casa del diavolo e zero allacciamenti a gas, luce
eccetera, quindi nessun bisogno di una licenza edilizia. Tirare su i muri portanti e posare il rivestimento
in legno non richieder molto tempo. Anche installare le strutture di stoccaggio per i prigionieri non
dovrebbe essere un problema. Per la doccia possiamo deviare con una certa facilit il ruscello nelle
vicinanze e montare una pompa per l'acqua corrente. I materiali tipo ferramenta e attrezzi sono tutti
facilmente reperibili e ho calcolato di utilizzare assi di lunghezza standard per non essere costretto a
tagliarle. Un generatore a gas fornir l'energia elettrica per seghe e sparachiodi. Pu darci anche la luce,
in caso di bisogno. Possiamo tenerlo finch vogliamo.
Dimmi quanti giorni ci vorranno, di preciso.
Con una squadra di cinque elementi posso tirar su tutto quanto, tetto compreso, nel giro di
quarantott'ore. Sempre che i ragazzi lavorino duro e che i materiali arrivino in tempo.
Allora diciamo due giorni, ti prendo in parola.
Stamattina faccio un salto da Home Depot e da Low's per prendere quello che ci serve. Ci
occorrer anche un piccolo bulldozer, uno di quei Toro Dingo con la benna intercambiabile. So gi
dove noleggiarlo.
Bene. Molto bene.
O si appoggi all'indietro sgranchendosi le braccia e, tanto per fare qualcosa, scost le tende. La
casa di U era un anonimo edificio a due piani situato in un quartiere bene. Era la zona di Caldwell dove
le strade si chiamavano Bosco degli olmi, Poggio degli abeti e Collina dei pini, dove i ragazzini
giravano in bici sui marciapiedi, le mamme erano sempre pronte ad accompagnare i figli in piscina o a
giocare a pallone e la cena veniva messa in tavola tutte le sere alle sei.
Quel quadro idilliaco di felicit famigliare gli faceva accapponare la pelle. Gli veniva voglia di
dare fuoco alle case, spargere sale sui prati, abbattere gli alberi e radere al suolo tutto quanto per
sempre. Era un impulso talmente forte che ne rimase sorpreso. Non che avesse qualche problema a
distruggere la propriet privata, tutt'altro, ma lui era un killer, non un vandalo. Non riusciva proprio a
capire perch quell'ambiente gli stesse tanto sui coglioni.
Mi serve il tuo pick-up stava dicendo U. Nolegger un rimorchio, cos sar in grado di
trasportare per conto mio il materiale per il rivestimento esterno e per il tetto. Non c' nessun bisogno
di far sapere dove siamo a quelli di Home Depot.
E la roba per le aree di stoccaggio?
So esattamente cosa stai cercando e dove possiamo trovarla.
All'improvviso si sent un bip elettronico.
Cosa diavolo ? chiese O.
Serve a ricordarmi l'appello delle nove di mattina rispose U tirando fuori un BlackBerry. Le
dita tozze volavano sulla piccola tastiera del palmare. Vuoi che mandi un'e-mail anche da parte tua?
S disse O, poi si concentr sul compagno. U era nella Societ da centosettantacmque anni.
Era bianco come un foglio di carta. Calmo e molto sveglio. Non particolarmente aggressivo, ma
equilibrato.
Sei proprio un tipo in gamba, U.
L'altro fece un mezzo sorriso, alzando gli occhi dal BlackBerry. Lo so. E mi piace rendermi
utile. A proposito, chi avevi in mente per la mia squadra di operai?
Useremo i due squadroni principali.
Ci togli tutti dal campo per due notti?
 per due giorni. Dormiremo a turno sul posto.
Okay fece U; poi abbass di nuovo gli occhi sul palmare che aveva in mano, girando con il
dito una rotellina sulla destra. Oh... merda. A Mr X questo non piacer per niente.
O socchiuse le palpebre. Ah, no?
 un'e-mail molto esplicita alle squadre Beta. Un gruppo di Beta era a caccia, ieri notte, ed 
incappato in uno della confraternita, nel parco. Erano in cinque, e tre di loro sono irreperibili. E, senti
un po' questa, il guerriero era con un'umana.
A volte ci fanno sesso.
Gi. Bastardi fortunati.
In piedi davanti ai fornelli, Mary pensava al modo in cui Rhage l'aveva appena guardata. Non
riusciva proprio a capire perch desse tanto peso alla sua offerta di preparargli la prima colazione. In
fondo non era niente di speciale, eppure lui si era comportato come se gli avesse fatto un regalo
favoloso.
Gir l'omelette e and al frigorifero. Tir fuori una vaschetta con della frutta tagliata a
pezzettini e la vers in una scodella. Le sembrava ancora troppo poco, quindi prese una banana e ce
l'affett sopra.
Mise gi il coltello e si sfior le labbra. Non c'era niente di erotico nel bacio che Rhage le aveva
dato dietro il divano; era stato un semplice gesto di gratitudine. Quando l'aveva baciata nel parco si era
spinto pi in l, ma anche in quel caso il distacco era stato lo stesso. La passione c'era da una parte sola.
Quella di Mary.
Ma i vampiri andavano a letto con le umane? Forse era questo il vero motivo per cui Rhage si
tratteneva, e non perch volesse fare una specie di gioco di potere.
E allora che dire della direttrice di sala al TGI Friday's? Rhage l'aveva squadrata da capo a piedi
come se volesse prenderle le misure, non certo per comprarle un vestito nuovo. Perci era chiaro che
quelli come lui non avevano problemi ad accoppiarsi con le femmine di un'altra specie. Quello che non
gli interessava proprio era stare con lei.
Amici. Soltanto amici.
Quando l'omelette fu pronta e il toast imburrato, avvolse una forchetta dentro un tovagliolo, se
la infil sotto il braccio e port piatto e scodella in salotto. Chiuse in fretta la porta alle sue spalle per
non lasciar filtrare la luce e si volt verso il divano.
Calma e sangue freddo.
Rhage si era tolto la camicia e, appoggiato contro il muro, stava ispezionando le ustioni. Al
lume di candela, Mary ebbe modo di vedere bene le sue spalle poderose, le braccia robuste, il petto. Il
ventre. La pelle era dorata e perfettamente glabra.
Cercando di mantenere i nervi saldi, pos quello che aveva in mano sul pavimento vicino a lui e
si sedette a qualche passo di distanza. Per smettere di contemplare il suo fisico lo guard in faccia.
Rhage fissava la colazione senza muoversi, senza parlare.
Non sapevo bene cosa ti piacesse disse Mary.
Rhage alz gli occhi su di lei e cambi posizione in modo da averla davanti. Di fronte era
ancora pi spettacolare che di profilo. Le spalle erano cos larghe da riempire lo spazio tra divano e
parete. E la cicatrice a forma di stella sopra il pettorale sinistro era sexy da morire, come una specie di
marchio.
A un certo punto, visto che continuava a fissarla senza mangiare, Mary prese il piatto. Vado a
prenderti qualcos'altro...
Lui fece scattare la mano afferrandola per il polso. Mi piace moltissimo disse accarezzandola
con il pollice.
Ma se non l'hai neanche assaggiato...
L'hai fatto tu.  pi che sufficiente. Tir fuori la forchetta dal tovagliolo gonfiando i muscoli
e i tendini dell'avambraccio. Mary?
Hmm?
Mi piacerebbe imboccarti. Mentre parlava, il suo stomaco emise un brontolio di protesta.
No, ma figurati. Adesso vado in cucina a prendere qualcosa anche per me... ehm... perch fai
quella faccia?
Lui si sfreg le sopracciglia, quasi a voler spianare l'espressione accigliata. Scusa. Non potevi
saperlo.
Sapere cosa?
Dalle mie parti, quando un maschio si offre di dar da mangiare a una femmina con le proprie
mani  un modo per mostrarle rispetto. Rispetto e... affetto.
Ma tu sei affamato.
Lui avvicin il piatto e stacc un angolino di pane tostato. Poi tagli un quadrato perfetto
dall'omelette e ce lo mise sopra.
Mangia dalla mia mano, Mary. Accetta quello che ti offro.
Si protese in avanti allungando il braccio. Quegli occhi verde-azzurri, ipnotici e potenti come un
richiamo, la invitavano ad avvicinarsi, ad aprire la bocca. Quando prese tra le labbra il cibo che aveva
cucinato per lui, Rhage grugn in segno di approvazione. Dopo che Mary ebbe inghiottito, si protese di
nuovo verso di lei con un altro boccone di toast in bilico sulla punta delle dita.
Non dovresti mangiare qualcosa anche tu? disse lei.
Soltanto quando sarai sazia.
E se lo mangio tutto?
Niente potrebbe farmi pi felice che saperti ben nutrita.
Amici, ripet a se stessa Mary. Soltanto amici.
Mangia, Mary. Fallo per me. Tanta insistenza la indusse ad aprire di nuovo la bocca. Gli
occhi di lui indugiarono sulle sue labbra dopo che le ebbe chiuse.
Ges. Questa non era una cosa da amici.
Mentre lei masticava, Rhage si mise a frugare con le dita nella scodella della frutta. Alla fine
scelse una fettina di melone e gliela porse. Mary la prese in bocca tutta e un po' di succo gocciol gi
dall'angolo della bocca. Fece per pulirsi con il dorso della mano, ma lui la ferm, sollevando il
tovagliolo e passandoglielo con delicatezza sulla pelle.
Ho finito.
No, invece. Lo sento che hai ancora fame. Questa volta le allung mezza fragola. Apri la
bocca per me, Mary.
Scelse per lei i bocconi pi prelibati, osservandola con una soddisfazione primordiale che Mary
non aveva mai visto.
Quando lei disse basta, Rhage ripul in un baleno il poco che era rimasto; non appena ebbe
terminato, Mary prese il piatto e torn in cucina. Gli prepar un'altra omelette, riemp una scodella di
cereali e gli diede l'ultima banana.
Lui sorrise radioso nel vederla tornare. Non sai quanto mi onori facendo questo.
Mentre Rhage mangiava nel suo modo ordinato e metodico, lei chiuse gli occhi e appoggi la
testa contro il muro. Si stancava sempre pi facilmente e prov una gelida fitta di terrore perch adesso
sapeva il motivo. Temeva quello che i medici le avrebbero fatto una volta completati gli esami.
Quando li apr si ritrov davanti il viso di Rhage.
Si ritrasse di scatto, andando a sbattere contro il muro. Io, ehm, non ti ho neanche sentito
muovere.
A quattro zampe, come un animale pronto a spiccare un balzo, Rhage aveva le braccia ai due
lati delle gambe di lei, le spalle massicce inarcate per sostenere il peso del torso. Cos da vicino era
enorme. E seminudo. E aveva un odore buonissimo, penetrante, di spezie.
Mary, vorrei ringraziarti, se me lo permetti.
Come? fece lei con voce strozzata.
Rhage pieg la testa di lato e pos le labbra sulle sue. Mary ansim e lui le infil la lingua in
bocca sfregandola contro la sua. Quando si scost per valutare la reazione, gli occhi gli brillarono con
la promessa dell'estasi, il genere di estasi capace di farla sciogliere fino al midollo.
Mary si schiar la gola. P-prego, non c' di che.
Mi piacerebbe farlo di nuovo, Mary. Posso?
Basta un semplice grazie. Sul serio, io...
Le labbra di lui la interruppero, poi la sua lingua riprese il sopravvento invadendola,
possedendola, accarezzandola. Pervasa da un fuoco, Mary rinunci a lottare assaporando quella voglia
pazza, il martellare del cuore nel petto, la smania all'altezza dei seni e in mezzo alle gambe.
Oh, Dio. Era passato tanto di quel tempo dall'ultima volta. E non era mai stato cos.
Quasi avesse percepito la sua eccitazione, Rhage si mise a fare le fusa come un gatto. Mary
sent la sua lingua che si ritraeva, poi lui le prese il labbro inferiore tra le...
Zanne. La stava mordicchiando con le zanne.
La paura si mescol alla passione rendendola ancora pi intensa, aggiungendo un pizzico di
pericolo che contribu a eccitarla ancora di pi. Mary lo prese per le braccia. Era cos muscoloso, cos
forte. Sarebbe stato pesantissimo sopra di lei.
Mi lasceresti venire a letto con te? chiese lui.
Lei chiuse gli occhi, immaginando di spingersi oltre i baci in un luogo dove sarebbero stati
nudi, insieme. Non andava a letto con un uomo da molto prima della malattia e molte cose nel suo
corpo erano cambiate, da allora.
Non capiva da dove gli venisse quel desiderio di stare con lei. Gli amici non facevano sesso.
Non per come la vedeva lei, comunque.
Scosse la testa. Non sono sicura...
Rhage la baci ancora brevemente sulla bocca. Voglio solo sdraiarmi vicino a te. Okay?
"Venire a letto" in senso letterale... giusto. Peccato che, mentre lo guardava, non poteva
ignorare le differenze tra loro due. Lei era senza fiato. Lui era calmo. Lei era frastornata. Lui
lucidissimo.
Lei era arrapata. Lui... no.
D'un tratto, Rhage si sedette con la schiena contro il muro tirandosi in grembo il plaid poggiato
sullo schienale del divano. Per una frazione di secondo Mary si chiese se per caso non stesse
nascondendo un'erezione.
S, figuriamoci. Pi probabile che avesse freddo perch era mezzo nudo.
Ti sei ricordata all'improvviso quello che sono? chiese lui.
Come, scusa?
 questo che ti disgusta?
Lei ripens alle sue zanne sulle labbra. L'idea che fosse un vampiro la eccitava. No.
Allora perch ti sei smontata? la incalz lui guardandola dritto negli occhi. Mary, mi dici
cosa sta succedendo?
La confusione di Rhage, mentre la fissava, era stupefacente. Pensava davvero che non le
importasse essere una scopata pietosa?
Rhage, apprezzo molto che tu sia disposto a spingerti tanto in l in nome dell'amicizia, ma io
non voglio favori, okay?
Per ti piace quello che ti faccio. Lo sento. Sento il tuo odore.
Per l'amor del cielo! Ci provi gusto a farmi vergognare di me stessa? Perch, se proprio vuoi
saperlo, perdere la testa per un uomo che ti dimostra lo stesso interesse di quando legge il giornale non
 proprio il massimo, per quanto mi riguarda. Hai una mente bacata, lo sai?
Quei suoi occhi al neon si strinsero e lui assunse un'espressione offesa. Allora credi che io non
ti desideri.
Oh, scusa tanto. Dev'essermi sfuggita tutta questa voglia da parte tua. Eh, gi, sei proprio
infoiato.
Lui si mosse con una velocit incredibile. Un attimo prima era seduto a guardarla con la schiena
appoggiata al muro, e un attimo dopo l'aveva stesa sul pavimento e le stava sopra. Con le cosce le
allarg le gambe e poi spinse con forza l'inguine contro la vulva. Ci che lei sent fu una cosa lunga,
grossa e dura.
Le infil una mano tra i capelli e tir, facendola inarcare contro di s. Poi avvicin la bocca al
suo orecchio.
Lo senti, Mary? disse sfregando il membro in erezione contro di lei, strusciandosi in senso
circolare, facendola sbocciare per lui. Lo senti? Che cosa significa, secondo te?
Lei ansim senza fiato. Adesso era tutta bagnata, pronta ad accoglierlo fino in fondo dentro di
s.
Dimmi che cosa significa, Mary. Vedendo che lei non rispondeva, le fece un succhiotto sul
collo, poi prese tra i denti il lobo dell'orecchio. Piccole punizioni. Voglio sentirtelo dire. Per essere
sicuro che hai capito come mi sento.
Infil la mano libera sotto le sue natiche, avvicinandola ancora di pi, poi spinse l'erezione
contro di lei, andando a segno. Attraverso i calzoni del pigiama e i pantaloni di Rhage, Mary senti il
prepuzio premere con forza.
Dillo, Mary.
Quando spinse ancora pi forte lei gemette: Tu mi vuoi.
E adesso assicuriamoci che non te lo scordi, okay?
Le lasci andare i capelli e la baci con trasporto, le sembrava di sentirlo dappertutto, dentro la
bocca, sopra di s. Il suo ardore, il suo odore virile e la sua enorme erezione erano la promessa di una
selvaggia sgroppata erotica.
Ma poi lui rotol via e torn nell'angolo in cui era seduto prima, la schiena contro il muro. Cos,
come se niente fosse, aveva ripreso il controllo. Il respiro era regolare, il corpo perfettamente
immobile.
Mary si tir su a sedere goffamente, sforzandosi di ricordare come usare braccia e gambe.
Io non sono un uomo, Mary, anche se ci sono parti di me che assomigliano a quelle di un
uomo. Ci che ti ho appena fatto non  niente a paragone di quello che avrei voglia di farti. Voglio
infilare la testa tra le tue gambe e leccarti fino a farti gridare il mio nome. Poi voglio montarti come un
animale e guardarti negli occhi mentre vengo dentro di te. E dopo voglio possederti in tutti i modi.
Voglio prenderti da dietro, scoparti in piedi, contro il muro. Voglio farti sedere in braccio a me perch
tu possa cavalcarmi fino a lasciarmi senza fiato. Lo sguardo era fermo, brutale nella sua sincerit.
Peccato che nulla di tutto ci succeder mai. Se non fossi cos preso da te sarebbe diverso, pi facile.
Ma tu mi fai uno strano effetto, quindi mantenere la calma  l'unico modo che ho per stare con te.
Altrimenti rischio di perdere il controllo, e non voglio spaventarti a morte. O, peggio ancora, farti del
male.
Nella testa di Mary si accavallavano le immagini di tutto quello che lui aveva appena descritto
e, di nuovo, si ritrov tutta bagnata. Rhage inspir a fondo con un gemito soffocato, come se avesse
percepito l'odore del suo sesso e lo stesse assaporando.
Oh, Mary. Vuoi che ti faccia godere? Vuoi che soddisfi il tuo dolcissimo desiderio?
Lei voleva dire di s, ma sapeva bene cosa significava: rimanere nuda, davanti a lui, al lume di
candela. Nessuno, a parte medici e infermiere, sapeva cos'era rimasto del suo corpo dopo che la
malattia aveva battuto in ritirata. E non pot fare a meno di pensare alle donne sexy che aveva visto
smaniare per lui.
Io non sono come quelle a cui sei abituato tu sussurr. Io non sono... bella. Lui si accigli,
ma lei scosse la testa. Fidati.
Rhage le si avvicin come un animale da preda, il corpo possente che si muoveva felino.
Lascia che ti mostri quanto sei bella. Con dolcezza. Senza fretta. Niente di brutale. Sar un perfetto
gentiluomo, te lo prometto.
Schiuse le labbra lasciandole intravedere per un istante la punta delle zanne. Poi pos la bocca
sulla sua e, Dio, che bacio fantastico, tutto carezze inebrianti delle labbra e della lingua. Con un gemito
lei gli gett le braccia al collo, affondando le unghie nel cuoio capelluto.
Quando la fece sdraiare sul pavimento, Mary si prepar a sostenere il suo peso. Ma lui si stese
accanto a lei, accarezzandole i capelli all'indietro.
Senza fretta mormor. Con delicatezza.
La baci di nuovo, e solo dopo qualche minuto spost le lunghe dita verso l'orlo della sua
T-shirt. Cominci a tirarla su e Mary tent di concentrarsi su quello che stava facendo alla sua bocca,
sforzandosi di non pensare a quello che stava mettendo in mostra. Ma quando lui le sfil la maglietta,
l'aria fresca le colp i seni. Mary si copr con le mani e chiuse gli occhi, pregando che al buio Rhage
non riuscisse a vederla bene.
Con la punta delle dita lui le sfior la base del collo, dove c'era la cicatrice della tracheotomia.
Poi indugi sulla pelle increspata del busto, nei punti in cui le avevano inserito i cateteri. Le abbass i
pantaloni del pigiama fino a svelare, sulla pancia, tutti i segni lasciati dai sondini. Poi, sul fianco, trov
il punto in cui le avevano inserito l'ago per il trapianto di midollo osseo.
Lei non ne poteva pi. Si rizz a sedere e afferr la maglietta per coprirsi.
Oh, no, Mary, non fermarmi! la implor lui afferrandole le mani e baciandole. Poi cerc di
strapparle via la maglietta. Non vuoi che ti guardi?
Lei si volt dall'altra parte. I seni nudi si alzavano e si abbassavano al ritmo del respiro mentre
lui la contemplava ammirato.
Poi baci le sue cicatrici, a una a una.
Per quanto si sforzasse di non muoversi, Mary si mise a tremare. In quel suo povero corpo
avevano pompato veleni di ogni sorta, lasciandolo pieno di buchi, cicatrici, segni e rendendolo sterile.
Ed ecco che quell'uomo bellissimo lo guardava adorante, come se tutto ci che lei aveva passato fosse
degno della massima reverenza.
Quando Rhage alz la testa e le sorrise, Mary scoppi in lacrime. I singhiozzi uscivano fuori
duri come pugni, squassandole il petto e la gola, comprimendole le costole. Si copr la faccia con le
mani; avrebbe tanto voluto avere la forza di scappare in un'altra stanza.
Rhage l'abbracci stretta, cullandola avanti e indietro. Mary continu a piangere fino allo
sfinimento; solo quando si plac si accorse che Rhage le stava parlando. Le sillabe e la cadenza le
erano sconosciute e le parole indecifrabili. Ma il tono... il tono era dolcissimo.
La gentilezza di quell'uomo era una tentazione da cui si ritrasse spaventata.
Non poteva contare su di lui per trovare conforto, nemmeno in quel frangente. La sua vita
dipendeva dalla sua capacit di resistere, e con quelle lacrime si era gi messa su una brutta china. Se
cominciava a piangere adesso non avrebbe pi smesso nei giorni e nelle settimane successive. L'unica
cosa che l'aveva aiutata a superare la leucemia, la prima volta, era quel nocciolo duro che aveva dentro
di s. Se avesse perso quella risolutezza non le sarebbe restata pi nessuna arma contro la malattia.
Si asciug le lacrime.
Mai pi, si disse. Non doveva mai pi perdere il controllo davanti a lui.
Si schiar la gola, sforzandosi di sorridere. Allora, che te ne pare, sono o non sono una
guastafeste?
Rhage disse qualcosa in quell'altra lingua, poi, scrollando la testa, pass all'inglese. Piangi
pure finch vuoi.
Ma io non voglio piangere replic Mary guardando il suo petto nudo.
No, quello che voleva in quel momento era fare sesso con lui. Dopo la crisi, il suo corpo aveva
ricominciato a reagire a quella presenza maschile. E dato che, pur avendo visto il peggio delle sue
cicatrici, Rhage non sembrava per nulla disgustato, lei si sentiva meno a disagio.
C' qualche speranza che tu abbia ancora voglia di baciarmi?
S.
Senza fermarsi a riflettere, lo prese per le spalle attirandolo verso di s. Lui si trattenne per un
attimo, sorpreso da tanta forza, poi le diede un bacio lungo e appassionato, intuendo ci di cui aveva
bisogno. Nel giro di pochi secondi Mary si ritrov completamente nuda, via i pantaloni del pigiama, via
i calzettoni e le mutandine.
Dopo averla spogliata, Rhage prese ad accarezzarla dalla testa alle cosce e lei assecond i suoi
movimenti sollevandosi, inarcandosi, pelle contro pelle, sentendo il suo petto nudo contro i seni e il
ventre, mentre il morbido tessuto dei costosi calzoni di lui le sfregava le gambe come olio per
massaggi. Smaniosa e inebriata, sent che le strusciava il naso sul collo, le mordicchiava la clavicola,
scendeva verso i seni. Alz la testa e lo vide tirare fuori la lingua e muoverla in senso circolare intorno
a un capezzolo prima di prenderlo in bocca. Senza smettere di succhiarlo, fece scivolare una mano
lungo l'interno della sua coscia fino a toccare il fulcro pi intimo. Mary s'inarc sotto di lui, e tutto il
fiato le usc dai polmoni in un colpo solo.
Rhage mugol, il petto vibrante contro quello di lei.
Dolcissima Mary, sei proprio come ti immaginavo. Morbida... bagnata. La voce aspra, roca,
le dava un'idea di quanto faticasse a trattenersi. Apri le gambe per me. Ancora un po'. Ecco, cos,
Mary. Cos... oh, s.
Fece scivolare un dito e poi un altro dentro di lei.
Era passato tanto tempo dall'ultima volta, ma il corpo di lei sapeva ci che voleva. Ansimando,
avvinghiandosi con le unghie alle sue spalle, Mary lo guard mentre le leccava i seni, muovendo la
mano dentro e fuori dal suo sesso, avanti e indietro, sfregando il pollice proprio nel punto giusto. Come
in un lampo, lei esplose: la potenza dell'orgasmo la precipit a testa in gi in fondo a un abisso vuoto,
dove c'era solo un calore bianco e pulsante.
Quando torn in s, gli occhi socchiusi di Rhage erano gravi, il volto teso e scuro. Era come un
perfetto estraneo, completamente distaccato.
Mary afferr il plaid per coprirsi, pensando che la maglietta non sarebbe bastata, e si accorse
che Rhage la stava ancora penetrando con le dita.
Sei cos bella disse lui con voce roca.
Bella. Quella parola la fece sentire ancora pi a disagio. Fammi alzare.
Mary...
 troppo imbarazzante sbott lei divincolandosi. Ma nel farlo sent le sue dita ancora pi a
fondo, dentro.
Mary!
Lei lo guard torva, frustrata.
Al rallentatore lui sfil la mano dalle sue cosce e si port alla bocca le due dita lucide dei suoi
umori. Schiuse le labbra e, con volutt, succhi la viscida prova della sua passione. Poi deglut
chiudendo gli occhi scintillanti.
Sei incredibilmente bella.
Mary rimase senza fiato. Poi riprese a respirare con affanno quando lui scivol verso il basso, le
mani poggiate sull'interno delle sue cosce, e si irrigid quando cerc di allargarle le gambe.
Non fermarmi, Mary disse Rhage baciandole l'ombelico e poi il fianco mentre le spalancava
le gambe. Ho bisogno di sentirti ancora un po' in bocca, gi in gola.
Rhage, io... Oh, Dio.
La lingua di lui, una torrida carezza proprio al centro del suo sesso, gett nello scompiglio il suo
sistema nervoso. Rhage alz la testa per guardarla. Poi la abbass di nuovo, ricominciando a leccarla.
Mi fai morire disse, solleticando con il respiro il punto in cui lei gi smaniava. Sfreg la
faccia contro di lei, immergendosi nella sua intimit con una ruvida carezza della barba appena
accennata.
Mary chiuse gli occhi; aveva la sensazione di volare in mille pezzi.
Rhage sfreg il naso contro di lei, poi cattur tra le labbra la sua carne infuocata, succhiando,
mordicchiando e infine titillandola con la lingua. Quando lei si inarc, sollevandosi dal pavimento, lui
le mise una mano sulle reni, mentre l'altra poggiava sul bassoventre. In questo modo riusc a tenerla
ferma mentre se la lavorava, impedendole di sfuggire alla sua bocca.
Guardami, Mary. Guarda quello che sto facendo.
Lei lo fece e scorse la lingua rosea di lui che si staccava dalla vulva dopo averla lambita. Bast
questo per farla godere, ma lui non si ferm. Sembrava dotato di una capacit di concentrazione infinita
e di una tecnica infaticabile.
Alla fine lei lo cerc, smaniosa di lasciarsi invadere dal suo membro grosso e lungo. Lui
resistette senza difficolt, poi fece qualcosa di peccaminoso con le zanne. Quando lei venne di nuovo
lui rimase a contemplarla, ancora piegato in mezzo alle sue gambe, i brillanti occhi verde-azzurro che
la guardavano da sotto in su, proiettando lunghe ombre con quella loro strana luce. Poi pronunci il suo
nome come una preghiera, la voce arrochita dalla passione.
Con un movimento fluido, lui si alz in piedi arretrando di qualche passo. Quando si volt, lei
espir con un sibilo.
Un magnifico tatuaggio multicolore gli copriva la schiena. Il disegno raffigurava un drago, una
creatura terrificante con cinque artigli per zampa e un corpo poderoso attorcigliato in spire avvolgenti.
La bestia la fissava come se riuscisse davvero a vederla con i suoi occhi bianchi. E mentre Rhage
camminava per la stanza, quel mostro si muoveva seguendo le ondulazioni dei muscoli e della pelle,
agitandosi irrequieto.
Quasi volesse liberarsi, pens Mary.
Investita da una corrente d'aria, si avvolse nella coperta. Quando alz la testa Rhage era gi
lontano, in fondo alla stanza.
Ma il tatuaggio continuava a fissarla.
CAPITOLO 23
Rhage camminava nervosamente per il salotto cercando di placare la smania che lo consumava,
Era gi stata dura tenere a freno il proprio corpo prima di posare la bocca su di lei, ma adesso che la sua
lingua conosceva il sapore di Mary, lui aveva la spina dorsale in fiamme e il fuoco si stava estendendo
a ogni muscolo. La pelle era tutta un formicolio, gli prudeva al punto che ci avrebbe passato sopra
volentieri un foglio di carta vetrata.
Si gratt le braccia con le mani che tremavano in modo incontrollabile.
Doveva allontanarsi assolutamente dall'odore del sesso di lei. Dalla vista di Mary. Dalla
consapevolezza che poteva possederla anche subito perch lei non si sarebbe opposta.
Mary, ho bisogno di stare un po' da solo disse rivolto alla porta del bagno. Vado l dentro.
Se arriva qualcuno o se senti qualcosa di strano, chiamami subito. Non star via molto.
Si chiuse la porta alle spalle.
Nello specchio sopra il lavandino le sue pupille risplendevano bianche nell'oscurit.
Oh, Ges, doveva resistere a tutti i costi alla metamorfosi. Se la bestia riusciva a liberarsi...
Era terrorizzato per l'incolumit di Mary. Il cuore prese a battere all'impazzata, il che non fece
che peggiorare la situazione.
Cazzo. Che cosa doveva fare? E perch stava succedendo tutto questo? Perch?
Basta. Smettila di pensare. Non farti prendere dal panico. Comincia a mettere in folle il motore
interno, poi potrai preoccuparti quanto vorrai.
Abbass il coperchio del water e si mise a sedere, le mani appoggiate sulle ginocchia. Prima si
impose di rilassare i muscoli, poi si concentr sui polmoni.
Inspirare, espirare. Inspirare, espirare. Lentamente, mantenendo il ritmo regolare.
Il mondo sbiad a poco a poco finch tutti i rumori, tutte le immagini e gli odori sparirono e
rimase solo il suo respiro.
Solo il suo respiro.
Solo il suo respiro.
Solo il suo...
Quando finalmente si fu calmato, apr gli occhi e si guard le mani. Il tremore era sparito. Una
rapida controllata allo specchio mostr che le pupille erano tornate nere. Rhage si appoggi al
lavandino puntellandosi sulle braccia.
Da quando era stato colpito dalla maledizione, il sesso era stato un utile strumento per scendere
a patti con la bestia. Quando possedeva una femmina si lasciava stimolare fino a trovare lo sfogo di cui
aveva bisogno, ma l'eccitazione non raggiungeva mai il livello in cui si risvegliava la bestia. Anzi, ne
era ben lungi.
Con Mary, invece, non avrebbe potuto scommetterci. Temeva di non riuscire a dominarsi
abbastanza da penetrarla, n tantomeno di riuscire a raggiungere l'orgasmo. Quella maledetta
vibrazione che Mary innescava in lui faceva schizzare il suo impulso sessuale verso un terreno
pericoloso.
Trasse un profondo respiro. L'unica via di scampo sembrava essere la sua capacit di riprendere
in fretta il controllo, tenendola all'oscuro del segreto.
Si lav la faccia e si asciug con una salvietta. Quando apr la porta si prepar al peggio. Aveva
il presentimento che, vedendo Mary, quella sensazione sarebbe ricomparsa, almeno in parte.
E cos fu.
Lei era seduta sul divano con addosso una felpa e una paio di pantaloni color cachi. La luce
delle candele amplificava l'ansia sul suo viso.
Salve fece Rhage.
Stai bene?
S rispose lui grattandosi la mascella. Scusami per poco fa. A volte ho bisogno di stare
qualche minuto da solo.
Lei spalanc gli occhi.
Che cosa c'?
Sono le sei. Sei rimasto chiuso l dentro per quasi otto ore.
Rhage imprec. Alla faccia del rimedio tampone! Non sapevo che fosse passato tanto tempo.
Io... ho provato a bussare un paio di volte per vedere come stavi. Ero preoccupata...
Comunque, ha chiamato uno per te. Roth?
Wrath?
Esatto. Il tuo telefonino continuava a suonare, cos alla fine ho risposto. Abbass lo sguardo
sulle mani. Sei sicuro di stare bene?
Adesso s.
Lei inspir a fondo e poi espir, senza per riuscire ad allentare la tensione che le contraeva le
spalle.
Mary, io... Accidenti, che cosa poteva dirle, esattamente, per evitare di renderle le cose
ancora pi difficili?
Va tutto bene. Qualunque cosa sia successa, va bene.
Rhage si avvicin al divano e le si sedette accanto.
Ascolta, Mary, voglio che stasera tu venga via con me. Voglio portarti in un posto dove sarai
al sicuro. I lesser, quei cosi che hai visto nel parco, probabilmente ti stanno dando la caccia e verranno
a cercarti qui. Sei diventata un bersaglio perch ti hanno vista insieme a me.
E dove dovremmo andare?
Voglio che resti con me. Sempre ammesso che Wrath li lasciasse entrare in casa. Qui 
troppo pericoloso per te. Se quegli assassini vogliono venire a prenderti, lo faranno presto. Poi stasera
ne parliamo. Vieni a stare da me per qualche giorno, finch non decidiamo cosa fare.
Al momento non gli venivano in mente soluzioni a lungo termine, ma le avrebbe trovate. Da
quando l'aveva invischiata nel suo mondo, Mary era sotto la sua responsabilit, e lui non intendeva
abbandonarla a se stessa senza uno straccio di protezione.
Fidati di me. Un paio di giorni soltanto.
Mary riemp una piccola borsa da viaggio pensando che doveva essere ammattita. Andare Dio
solo sapeva dove. Con un vampiro.
Ma il fatto era che si fidava di Rhage. Era troppo sincero per mentire e troppo intelligente per
sottovalutare il pericolo. E poi le sue visite specialistiche non sarebbero cominciate prima di mercoled
pomeriggio. In fondo si era gi presa una settimana di vacanza dal lavoro ed era stata scaricata dal
Telefono Amico. Non avrebbe sentito la mancanza di niente e di nessuno.
Quando torn in soggiorno, Rhage si volt verso di lei, gettandosi il borsone sulla spalla. La
giacca nera del suo completo aveva dei rigonfiamenti che prima non aveva notato.
Sei armato? chiese.
Rhage annu.
Con che cosa? Lui si limit a guardarla senza dire niente e Mary scroll la testa. Hai
ragione. Forse  meglio che non lo sappia. Andiamo.
Viaggiarono in silenzio lungo la Route 22, inoltrandosi in quella terra di nessuno che correva
lungo i confini di Caldwell, tra gli estremi sobborghi rurali della citt e gli inizi della citt vicina. Era
un territorio collinoso e selvaggio. Nient'altro che ampie distese di boschi interrotte solo da qualche
grande roulotte marcescente ai margini della strada. Nessun lampione, poche automobili e molti cervi.
Una ventina di minuti dopo, Rhage svolt in una stretta stradina che a un certo punto cominci
a salire. Mary si guardava intorno con attenzione, scrutando il paesaggio illuminato dai fari
dell'automobile, ma non riusciva a capire dove si trovassero. Stranamente, sembrava non ci fossero
punti di riferimento. Il paesaggio era evanescente, con una sorta di effetto flou che lei non riusciva a
spiegarsi. Per quanto battesse le palpebre per snebbiarsi la vista, non riusciva a eliminare quella
sensazione.
Poi all'improvviso, come spuntato dal nulla, comparve un cancello nero di ferro a due battenti.
Mary sobbalz sul sedile; Rhage premette il telecomando e la pesante cancellata si apr quel
tanto da permettergli di infilarsi dentro con la macchina. Subito dopo si trovarono davanti un altro
cancello. Rhage abbass il finestrino e digit un codice su un citofono. Una voce gradevole gli diede il
benvenuto e lui guard in alto a sinistra, annuendo in direzione di una telecamera di sicurezza.
Quando anche la seconda cancellata si apr, Rhage acceler imboccando un lungo viale in salita.
Subito dietro una curva, un muro alto sei metri si materializz per incanto, allo stesso modo in cui era
apparso il primo cancello. Dopo essere passati sotto un arco e avere varcato un'altra cancellata,
giunsero in un cortile con una fontana al centro.
Sulla destra sorgeva un'elegante magione di quattro piani in pietra grigia, il genere di casa che si
vede nei trailer dei film horror: in stile gotico, tetra, opprimente, piena di ombre inquietanti. Di fronte
c'era una piccola villetta a un piano, circondata da un'identica atmosfera alla Wes Craven.
Sei automobili, quasi tutte di costose marche europee, erano allineate nel parcheggio. Rhage
infil la GTO tra una Escalade e una Mercedes.
Mary scese e allung il collo per guardare bene il palazzo. Aveva la sensazione di essere
osservata. E in effetti dal tetto, insieme ai doccioni, la fissavano alcune telecamere di sorveglianza.
Rhage la raggiunse reggendo la sua piccola borsa da viaggio. Aveva le labbra serrate, lo
sguardo serio.
Mi prender cura di te. Lo sai, vero? Lei annu e lui si sforz di sorridere. Andr tutto bene,
per voglio che resti sempre vicino a me. Non devi allontanarti. Intesi? Resta vicino a me qualunque
cosa succeda.
Rassicurazione accompagnata da un ordine, pens Mary. Non si stava mettendo bene.
Si avviarono verso un vetusto portone di bronzo consunto dal tempo. Rhage lo apr per met.
Entrati in un vestibolo senza finestre, il pesante battente si richiuse con un colpo. Davanti a loro c'era
un altro portone a due battenti, questa volta di legno intagliato con sopra delle raffigurazioni
simboliche. Rhage digit un codice su un tastierino e si ud lo scatto di una serratura. Afferrando con
fermezza il braccio di Mary, il vampiro spinse il portone.
Mary si lasci sfuggire un'esclamazione stupefatta. ... magico!
L'ingresso era un arcobaleno di colori, inatteso come un giardino fiorito all'interno di una grotta.
Colonne verde malachite alternate ad altre di marmo rosso sangue si levavano da un variopinto
pavimento a mosaico. Alle pareti, di un giallo brillante, c'erano specchi con cornici dorate e candelabri
di cristallo. Il soffitto, tre piani pi su, era un capolavoro artistico, con decorazioni a foglie dorate e
scene pittoriche raffiguranti eroi, cavalli e angeli. Davanti a loro, al centro di tanta grandiosa
magnificenza, un ampio scalone saliva fino a una balconata al primo piano.
Una bellezza simile era degna degli zar di tutte le Russie... ma i rumori in sottofondo non erano
esattamente formali ed eleganti. Dalla stanza sulla sinistra proveniva un rap duro e martellante,
accompagnato da profonde voci maschili. Palle da biliardo cozzavano le une contro le altre. Qualcuno
grid: Vai a prenderla, sbirro!.
Un pallone vol nell'atrio, seguito da un tizio tutto muscoli che lo afferr con un balzo. Subito
dopo, un tipo ancora pi grosso di lui e con una criniera da leone gli piomb addosso. I due caddero a
terra in un groviglio di gambe e braccia, andando a sbattere contro il muro.
Ti ho preso, sbirro. Non mi scappi.
Per non mi hai ancora levato la palla, vampiro.
Grugniti, risate e imprecazioni salaci salirono verso il soffitto riccamente decorato, mentre i due
si contendevano il pallone atterrandosi a vicenda e sedendosi a turno l'uno addosso all'altro. Altri due
tizi giganteschi vestiti di pelle nera uscirono di corsa per assistere al match. Da destra sbuc fuori un
ometto in marsina con un mazzo di fiori freschi in un vaso di cristallo. Il maggiordomo gir intorno a
quell'incontro di lotta improvvisato, sorridendo con indulgenza.
Poi, d'improvviso, scese il silenzio. Non appena tutti notarono la presenza di Mary.
Rhage la fece subito spostare dietro di s.
Gran figlio di puttana disse qualcuno.
Uno degli uomini punt dritto su Rhage come un carro armato. Aveva i capelli scuri tagliati a
spazzola, come i militari, e Mary ebbe la strana sensazione di averlo gi visto.
Che cosa diavolo credi di fare?
Rhage divaric le gambe, lasci cadere a terra la borsa di Mary e alz le mani all'altezza del
petto. Dov' Wrath?
Ti ho fatto una domanda ribatt secco l'altro. Che cosa credi di fare, portandola qui?
Ho bisogno di Wrath.
Ti avevo detto di liberarti di lei. O magari ti aspetti che uno di noi lo faccia al posto tuo?
Rhage gli si fece sotto a muso duro. Attento, Tohr. Non costringermi a farti male.
Mary si guard alle spalle. La porta del vestibolo era ancora aperta e, al momento, aspettare in
macchina mentre Rhage chiariva le cose sembrava un'ottima idea. Malgrado la regola dello stare
sempre appiccicati.
Cominci a indietreggiare tenendo gli occhi fissi su Rhage, finch non and a sbattere contro
qualcosa di duro.
Si gir di scatto. Guard in su. E le manc la voce.
Ci che le impediva la fuga aveva il volto sfregiato, due occhi neri e un'aura di gelida rabbia.
Prima che potesse muoversi, lo sconosciuto l'afferr per un braccio allontanandola dalla porta
con uno strattone.
Che non ti venga in mente di scappare sibil mettendo in mostra un paio di lunghe zanne e
scrutandola da capo a piedi. Buffo, non sei il suo solito tipo. Per sei viva e te la stai facendo sotto
dalla paura. Quindi per me vai bene.
Mary lanci un urlo.
Tutte le teste si voltarono verso di lei. Rhage la raggiunse con un balzo stringendola a s. Poi
parl in tono aspro nella lingua che lei non capiva.
Lo sfregiato strinse gli occhi. Tranquillo, Hollywood. Per vedi di tenere dentro casa il tuo
giocattolino. Hai intenzione di dividerla o farai l'egoista come al solito?
Rhage sembrava sul punto di rispondere per le rime quando venne interrotto da una voce
femminile.
Oh, per l'amor del cielo, ragazzi! La state spaventando.
Mary guard alle spalle di Rhage e vide una donna scendere la scalinata. Sembrava
assolutamente normale: lunghi capelli neri, blue-jeans, dolcevita bianco. Tra le sue braccia un gatto
nero faceva le fusa con un suono simile a quello di una macchina da cucire. La donna attravers con
passo deciso il capannello di uomini, che si scostarono per lasciarla passare.
Rhage, siamo lieti di vedere che ce l'hai fatta a tornare sano e salvo. Wrath scender tra un
minuto disse. Poi, indicando la stanza da cui erano usciti gli uomini, aggiunse: Voi tornate dentro.
Forza, alla svelta. Se proprio volete spaccare le palle fatelo sul tavolo da biliardo. La cena  tra
mezz'ora. Butch, porta via il pallone, ti spiace?. E li cacci dall'ingresso come se non fossero dei duri
da far paura. L'unico a restare fu quello con i capelli a spazzola.
Adesso era un po' pi calmo, mentre guardava fisso Rhage. Questa faccenda avr delle
ripercussioni, fratello.
Rhage si rabbui e i due cominciarono a parlare in quella loro lingua segreta.
La donna bruna si avvicin a Mary continuando ad accarezzare il gatto sotto il mento. Non
preoccuparti, si sistemer tutto. A proposito, io sono Beth. E questo  Boo.
Mary inspir a fondo; istintivamente si fidava di quell'unico avamposto femminile in mezzo a
quella giungla di testosterone.
Io mi chiamo Mary. Mary Luce.
Beth tese la mano e sorrise.
Ancora zanne.
Mary sent sprofondare il pavimento sotto i piedi.
Credo stia per svenire grid Beth lanciandosi in avanti. Rhage!
Mentre le cedevano le ginocchia, Mary si sent afferrare per la vita da due braccia robuste.
L'ultima cosa che sent prima di perdere i sensi, fu Rhage che diceva: La porto in camera mia.
Rhage stese Mary sul letto e con la forza del pensiero accese una luce soffusa. Che cosa diavolo
aveva combinato portandola l, nel loro quartier generale?
Quando la vide muoversi e aprire gli occhi, disse: Qui sei al sicuro.
S, proprio.
Allora diciamo che ti protegger io, va bene cos?
Adesso ti credo replic lei con un sorriso stentato. Scusa se sono svenuta cos. Di solito non
mi capita.
 pi che comprensibile. Senti, adesso ho una riunione con i miei fratelli. Vedi quella serratura
d'acciaio alla porta? Io sono l'unico ad avere la chiave, perci qui non hai niente da temere.
Quei tizi l fuori non sembravano entusiasti di vedermi.
Affari loro ribatt lui scostandole i capelli dalla fronte e infilandoglieli dietro le orecchie.
Aveva voglia di baciarla, invece si alz.
Stava proprio bene in quel letto immenso, si disse Rhage, sprofondata nella montagna di cuscini
con cui lui insisteva a dormire. La voleva l anche l'indomani, e il giorno appresso e...
Non  stato per niente un errore, pens. Il posto di Mary era proprio quello.
Perch fai tutto questo per me, Rhage? Voglio dire, tu non mi devi niente, e mi conosci
appena.
Perch tu sei mia.
Tenendo per s quel pensiero, si chin ad accarezzarle la guancia con l'indice. Non star via
molto.
Rhage...
Lascia che mi prenda cura dite. E stai tranquilla.
Usc, si chiuse la porta alle spalle e fece scattare la serratura. I fratelli lo stavano gi aspettando
in cima alle scale, con Wrath in testa. Il re aveva un'aria tetra, le sopracciglia nere nascoste dietro gli
occhiali da sole.
Dove vuoi che sbrighiamo questa faccenda? gli chiese Rhage.
Nel mio studio.
Entrarono in fila indiana. Wrath and a sedersi alla scrivania, seguito da Tohr che si sistem
dietro di lui, sulla destra, in piedi. Phury e Z si piazzarono contro la parete tappezzata di seta. Vishous
scelse una delle poltrone dall'alto schienale vicino al caminetto e si accese una delle sue sigarette
rollate a mano.
Wrath scosse la testa. Rhage, amico mio, qui abbiamo un problema serio. Hai trasgredito un
ordine diretto. Per ben due volte. Poi hai portato un'umana in questa casa, il che, come sai,  vietato...
Lei  in pericolo...
Wrath picchi il pugno sulla scrivania facendola sobbalzare. Ti consiglio di non
interrompermi.
Rhage digrign i denti. Le rispettose parole di scusa che di solito pronunciava senza problemi
gli uscirono a fatica. Non volevo offenderti, mio signore.
Come stavo dicendo, hai disobbedito a Tohr e hai ulteriormente aggravato la situazione
presentandoti qui con un'umana. Che cosa diavolo ti sei messo in testa? Insomma, cazzo, non sei un
idiota, anche se non si direbbe, visto come ti stai comportando. Quella donna appartiene a un altro
mondo, quindi per noi rappresenta un rischio. E considera che ormai i suoi ricordi sono a lungo
termine, perci traumatici.  compromessa per sempre.
Rhage sent un ruggito condensarsi nel petto e non riusc a ricacciarlo indietro. Quel suono
perme la stanza come un odore. Non per questo deve morire.
Be', vedi, non spetta a te dirlo. Hai passato la palla a me quando hai deciso di portare
quell'umana qui da noi.
Rhage serr le zanne. Allora me ne andr via. Andr via insieme a lei.
Le sopracciglia di Wrath si inarcarono di scatto al di sopra degli occhiali avvolgenti. Non  il
momento delle minacce, fratello.
Minacce? Ma io sono serissimo, cazzo! Rhage tent di calmarsi sfregandosi la faccia e
inspirando a fondo. Ascolta, ieri sera io e Mary siamo stati aggrediti da un gruppo di lesser. La
stavano trascinando via, e mentre cercavo di salvarla mi sono lasciato scappare almeno uno di quegli
assassini. Nel corso della lotta lei ha perso la borsa. Se anche uno solo di quei lesser  sopravvissuto,
sai bene che avr arraffato la sua maledetta borsa. Posso anche fare piazza pulita dei suoi ricordi, ma
ormai la sua casa non  pi sicura e io non ho intenzione di lasciarla in balia della Societ. Se noi due
non possiamo restare qui e l'unico modo per proteggerla  sparire insieme a lei, allora  quello che
far.
Wrath si accigli. Ti rendi conto che stai mettendo una femmina al di sopra della
confraternita?
Rhage espir con forza, esasperato. Non si aspettava che la situazione degenerasse fino a quel
punto, ma evidentemente si era sbagliato.
Incapace di stare fermo, and verso uno dei finestroni alti fino al soffitto. Guardando fuori vide
i giardini terrazzati, la piscina, la grande distesa erbosa del prato. Ci che vedeva, per, non era il
paesaggio curatissimo, ma la protezione offerta da quel luogo.
Faretti di sicurezza illuminavano l'intera area. Telecamere montate sugli alberi registravano
ogni istante. Sensori di movimento monitoravano ogni foglia che cadeva per terra. E se qualcuno si
azzardava a scavalcare il muro di cinta veniva accolto da una scarica di duecentoquaranta volt e tanti
saluti.
Era quello l'ambiente pi sicuro per Mary, non c'era il minimo dubbio.
Lei non  una femmina qualunque, per me mormor. La prenderei come mia shellan, se
potessi.
Qualcuno imprec e qualcun altro inspir con forza.
Ma se non la conosci nemmeno! comment Tohr. E poi  unumana.
E allora?
La voce di Wrath era bassa, insistente. Rhage, amico mio, non abbandonare la confraternita
per questo. Noi abbiamo bisogno di te. La nostra razza ha bisogno di te.
Questo significa che Mary pu restare, giusto? Quando Wrath imprec con violenza, Rhage
si volt verso di lui. Se Beth fosse in pericolo lasceresti che qualcuno o qualcosa ti impedisse di
proteggerla? Fosse anche la confraternita?
Wrath si alz dalla sedia e gir intorno alla scrivania con incedere solenne. Si ferm solo
quando lui e Rhage si trovarono petto contro petto.
La mia Beth non ha niente a che fare con le scelte che hai fatto tu o con la situazione in cui ci
hai messi tutti quanti. I contatti con gli umani devono essere limitati e avvenire soltanto sul loro
terreno, lo sai benissimo. E in questa casa possono stare solo i fratelli ed eventualmente le loroshellan.
E Butch?
Lui  l'unica eccezione. E ha il permesso di restare solo perch V ogni tanto lo sogna.
Ma Mary non rester qui per sempre.
E come fai a dirlo? Credi forse che la Societ rinuncer a darle la caccia? Credi che tutt'a un
tratto gli umani diventeranno una razza tollerante? Scendi dalle nuvole.
Rhage abbass la voce, ma non gli occhi. Lei  malata, Wrath. Ha il cancro. Voglio prendermi
cura di lei, e non solo per proteggerla dall'incubo dei lesser.
Ci fu un lungo silenzio.
Merda, ti sei legato a lei esclam Wrath passandosi una mano tra i lunghi capelli neri. Per
l'amor del cielo... l'hai appena conosciuta, fratello.
Perch, tu quanto ci hai messo a marchiare Beth come tua? Ventiquattr'ore? Ah, no, giusto, hai
aspettato due giorni. Gi, hai fatto proprio bene a prenderti un po' di tempo prima di decidere.
Continui a tirare in ballo la mia shellan, eh? disse Wrath con una risatina secca.
Ascolta, mio signore, Mary ... diversa, per me. Lei  un batticuore che non posso ignorare...
Dannazione, che non voglio ignorare. Quindi l'idea di lasciarla alla merc della Societ  da escludere,
non c' "ma" che tenga. Quando si tratta di Mary, il mio istinto protettivo schizza alle stelle e io non
posso farci proprio niente. Nemmeno per la confraternita.
Rhage smise di parlare. Il tempo scorreva lento. Minuti, ore, o forse solo un paio di secondi.
Se le permetto di stare qui disse Wrath alla fine,  solo perch tu la vedi come la tua
compagna e solo a condizione che lei tenga il becco chiuso. E comunque resta il fatto che hai violato
gli ordini di Tohr. Su questo non posso transigere. Devo riferirlo alla Vergine Scriba.
Rhage si rilass, sollevato. Sono pronto ad accettare tutte le conseguenze.
Cos sia. Wrath torn alla scrivania e si sedette. Abbiamo un altro paio di questioni da
discutere, fratelli. A te la parola, Tohr.
Tohrment si fece avanti.
Cattive notizie. Siamo stati contattati da una famiglia di civili. Un maschio che ha subito la
transizione dieci anni fa  scomparso la notte scorsa nella zona del centro. Ho inviato una e-mail molto
esplicita alla comunit, raccomandando a tutti di essere ancora pi prudenti quando escono e di
segnalarci tempestivamente qualunque altra scomparsa. Ho anche parlato con Butch. Quello sbirro ha
la testa sulle spalle. Per qualcuno  un problema se lo coinvolgo almeno in parte nei nostri affari?
Tutti scossero la testa. Tohr allora spost la sua attenzione su Rhage. Adesso raccontaci quello che 
successo ieri sera al parco.
Dopo che Rhage se ne fu andato, e quando si sent in grado di alzarsi, Mary scese dal letto per
controllare la porta. Era chiusa a chiave ed era molto solida, quindi si sent abbastanza al sicuro. Vide
un interruttore sulla sinistra e lo premette, illuminando la stanza.
Santa... casa dei Windsor.
Alle finestre c'erano tendaggi di seta dai ricchi panneggi rossi e oro. Raso e velluto adornavano
un enorme letto a baldacchino in stile Giacomo I, le cui colonne sembravano ricavate da interi tronchi
di quercia. Sul pavimento c'era un tappeto Aubusson e alle pareti dei dipinti a olio...
Quella Madonna con Bambino era forse un Rubens autentico?
Ma non era tutta roba degna di Sotheby's. C'era anche un televisore al plasma, apparecchiature
stereo sufficienti a imbastire uno spettacolino durante l'intervallo del Super Bowl, un computer che non
avrebbe sfigurato alla NASA. E, per terra, una Xbox.
Mary si avvicin alla libreria, dove facevano bella mostra di s dei volumi rilegati in pelle in
diverse lingue straniere. Diede una scorsa ai titoli piena di ammirazione, finch non s'imbatt in una
raccolta di DVD.
Oh, la natura umana.
Il cofanetto di Austin Powers. Aliens - Scontro finale e Alien. Lo squalo. I tre i film della serie
Una pallottola spuntata. Godzilla. Godzilla. Godzilla... Un momento, il resto dello scaffale era tutto
dedicato ai vari Godzilla. Pass a quello sotto.Venerd 13, Halloween, Nightmare - Dal profondo della
notte. Be', almeno Rhage non si era preso la briga di comprare i sequel.Palla da golf. Il cofanetto della
Casa.
Era un miracolo che Rhage non si fosse completamente rimbecillito con tutta quella roba.
Mary and in bagno e accese la luce. Incassata nel pavimento di marmo c'era una Jacuzzi
grande come il suo soggiorno.
Questa s che  una vera bellezza.
Ud aprirsi la porta e prov un senso di sollievo nel sentire Rhage che la chiamava.
Sono qui ad ammirare la tua vasca da bagno disse tornando in camera da letto. Che cosa 
successo?
Va tutto bene.
Ne sei proprio sicuro? avrebbe voluto chiedergli. Perch era tesa e preoccupata. Rhage si
diresse verso una cabina armadio.
Non c' problema, puoi restare.
Ma...
Niente "ma".
Cosa sta succedendo, Rhage?
Stasera devo uscire con i miei fratelli disse lui. Si era tolto la giacca del completo. Guid
Mary verso il letto, facendola sedere accanto a s. I doggen, i nostri domestici, sanno che sei qui.
Sono incredibilmente fedeli e affabili, niente di cui avere paura. Tra non molto Fritz, che manda avanti
questa casa, ti porter su la cena. Se hai bisogno di qualcosa, qualunque cosa, chiedi a lui. Io sar di
ritorno all'alba.
Dovr starmene chiusa qui dentro fino ad allora?
Lui scosse la testa e si alz.
No, sei libera di girare per tutta la casa. Nessuno ti toccher. Tir fuori un foglio da una
scatola di pelle e ci scrisse sopra qualcosa. Questo  il mio numero di cellulare. Chiamami, se hai
bisogno di me; posso tornare in un baleno.
Hai un aggeggio per il teletrasporto nascosto da qualche parte?
Rhage la guard e spar.
Non nel senso che usc di volata dalla stanza. No: spar tipo puf! e via. Mary balz gi dal letto,
tappandosi la bocca per soffocare un grido.
Le braccia di Rhage la circondarono da dietro. In un baleno ripet.
Lei lo afferr per i polsi, stringendogli le ossa per assicurarsi che non fosse un'allucinazione.
Questo s che  un bello scherzetto disse con un filo di voce. Cos'altro nascondi dentro il
cappello?
Posso accendere e spegnere certe cose con la forza del pensiero. La stanza piomb
nell'oscurit. Posso accendere le candele. Due fiammelle si accesero sopra il cassettone. E sono
bravo anche con serrature e affini.
Mary ud il catenaccio della porta scorrere avanti e indietro, poi le ante dell'armadio si aprirono
e si richiusero.
Oh, s, so anche fare una cosa davvero fantastica con la lingua e il gambo di una ciliegia.
Le diede un bacio sul collo e and in bagno. La porta si chiuse e Mary sent scorrere l'acqua
della doccia.
Rimase l ferma, immobile, la mente che saltava come una puntina sopra un trentatr giri rotto.
Guardando la raccolta di DVD, si disse che i sostenitori dell'escapismo non avevano tutti i torti, alla
fine: un po' di evasione dalla realt non aveva mai fatto male a nessuno. Specialmente se uno aveva
visto troppe stranezze, se aveva visto crollare all'improvviso i consueti punti di riferimento, se aveva
visto troppo... di tutto.
Quando, qualche minuto dopo, Rhage usc dal bagno con un asciugamano intorno ai fianchi,
rasato di fresco e con un buon profumo di sapone, la trov seduta a letto con Austin Powers in
Goldmember nel videoregistratore.
Ehi, quello  un classico! esclam il vampiro sorridendo, gli occhi fissi sullo schermo.
Mary dimentic subito il film alla vista delle sue spalle larghe, delle braccia muscolose,
dell'asciugamano che aderiva perfettamente alle curve del fondoschiena. E del tatuaggio, quella feroce
creatura dagli occhi bianchi e dalle spire avvolgenti.
"Gemelli, Basil, gemelli" recit lui con tempismo e intonazione perfetti, citando una battuta
del film.
Poi le fece l'occhiolino ed entr nella cabina armadio.
Contro ogni buon senso, lei lo segu e si appoggi allo stipite della porta con finta disinvoltura.
Di spalle, Rhage si stava infilando un paio di pantaloni di pelle neri, senza niente sotto. Mentre si
chiudeva la patta, il tatuaggio si muoveva insieme a lui.
Mary si lasci sfuggire un sospiro soffocato. Che uomo... vampiro... s, insomma, quello che .
Lui le lanci un'occhiata da sopra la spalla. Tutto okay?
A dire il vero era tutta un fuoco.
Mary?
Non potrei stare meglio disse lei abbassando la testa e fingendosi interessatissima alla
collezione di scarpe allineate sul pavimento. Per la verit, ho deciso di curarmi guardando i tuoi film
fino a entrare in una specie di coma culturale.
Quando Rhage si chin per infilarsi i calzini, lei riport subito lo sguardo su di lui. Tutta quella
pelle nuda, liscia, dorata...
Quanto a stanotte disse il vampiro, io mi sistemo per terra.
Lei invece voleva stare in quel lettone immenso insieme a lui.
Non essere sciocco, Rhage. Siamo maggiorenni e vaccinati. E quel letto  grande abbastanza
per dormirci in sei.
Lui esit E va bene. Prometto di non russare.
Prometti anche di non tenere le mani a posto, ti va?
Rhage si infil una T-shirt nera a maniche corte e un paio di grossi stivali. Poi si ferm, gli
occhi fissi su un armadio di metallo alto fino al soffitto incassato nella parete.
Perch non te ne torni in camera da letto, Mary? Dammi solo un minuto. Okay?
Lei si volt arrossendo. Scusa, non volevo invadere la tua privacy...
Lui la prese per mano. Non  per questo. Quello che stai per vedere potrebbe non piacerti, tutto
qua.
Come se ci fosse ancora qualcosa in grado di scioccarla.
Forza, dai mormor lei. Fai... quello che devi fare.
Rhage le accarezz il polso con il pollice, poi apr l'armadio di metallo. Prese un fodero di cuoio
nero e se lo infil sulle spalle, allacciandolo sotto i pettorali. Poi fu il turno di un grosso cinturone,
come quelli in dotazione agli agenti di polizia, tranne che dentro, come nel caso del fodero, non c'era
niente.
Dopo un'altra occhiata a Mary, Rhage tir fuori le armi.
Due lunghi pugnali dalla lama nera, che infil nel fodero con i manici all'ingi, e una pistola
lustra. Con gesti veloci e sicuri controll che fosse carica prima di ancorarla al fianco. Alcune stelle
Ninja in uso nelle arti marziali e munizioni nere opacizzate, che infil nel cinturone. Infine, un coltello
pi piccolo, che nascose da qualche altra parte.
Stacc il trench di pelle nera dalla gruccia e se lo mise addosso, battendosi le mani sulle tasche.
Dall'armadio delle armi tir fuori un'altra pistola, che controll in fretta prima di nasconderla tra le
pieghe del trench. S'infil in tasca qualche altra stella Ninja e aggiunse un altro pugnale.
Quando si gir verso di lei, Mary indietreggi.
Non guardarmi come se fossi un estraneo, Mary. Sono sempre io, sotto tutta questa roba.
Lei continu a indietreggiare finch non and a sbattere contro il letto. Tu sei un estraneo
sussurr.
Rhage assunse un'espressione tesa. Torner prima che faccia giorno disse con voce piatta.
Poi usc senza esitazioni.
Mary si sedette e rest a lungo a fissare il tappeto, non avrebbe saputo dire per quanto. Quando
finalmente si riscosse, si alz e and a prendere il telefono.
CAPITOLO 24
Bella apr il forno, diede una sbirciatina alla cena e gett la spugna.
Che pasticcio.
Con l'aiuto di un paio di presine tir fuori il polpettone. Quel poveretto si era ritirato dai bordi
della teglia: tutto nero in superficie, era rinsecchito e pieno di fessure. Praticamente immangiabile, di
sicuro pi adatto a essere usato come materiale edilizio che non come pietanza. Qualche altra dozzina
di arrosti insieme a un po' di malta e avrebbe potuto costruire quel muretto intorno al terrazzo che
desiderava da tempo.
Mentre chiudeva lo sportello del forno con il fianco, avrebbe giurato che la sua costosissima
cucina Viking la stesse guardando in cagnesco. L'ostilit era reciproca. Quando suo fratello aveva
ristrutturato la fattoria, prima che lei andasse ad abitarci, le aveva preso il meglio di tutto, perch era
cos che Rehvenge faceva le cose, e non ammetteva discussioni. Poco importava che lei preferisse
tenere la cucina vecchia, le porte che cigolavano e tutta la casa cos com'era. E guai se avesse trovato
da ridire sulle misure di sicurezza! Rehvenge le aveva permesso di andare a vivere da sola a una
condizione: la fattoria doveva essere blindata, a prova di incendio, con i vetri antiproiettile e
impenetrabile come un museo.
Ah, che gioia, avere un fratello prepotente con la mentalit di un secondino. Con la teglia in
mano, stava andando alla portafinestra che dava sul cortile sul retro quando il telefono squill.
Rispose sperando che non fosse Rehvenge. Pronto?
Ci fu una pausa. Bella?
Mary! Avevo provato a chiamarti, prima. Aspetta un secondo, devo andare a dar da mangiare
ai procioni. Pos il ricevitore sul tavolo, corse fuori, butt via il polpettone e torn dentro. Dopo aver
messo la teglia nel lavandino, riprese in mano il ricevitore. Come stai?
Ho bisogno di sapere una cosa, Bella. La voce dell'umana era tesa.
Qualunque cosa, Mary. Cosa c'?
Tu sei... una di loro?
Bella si lasci andare pesantemente su una sedia al tavolo della cucina. Vuoi dire se sono
diversa da te?
Uh-uh.
Bella lanci un'occhiata all'acquario. Sembrava sempre tutto cos tranquillo, l dentro, pens.
S, Mary. S, sono diversa.
Ud un sospiro all'altro capo del filo. Oh, grazie al cielo.
Chiss perch, ma non pensavo che saperlo sarebbe stato un sollievo.
Lo , invece. Io... io ho proprio bisogno di parlare con qualcuno. Sono cos confusa.
Confusa per...Un momento. Perch stavano facendo quel discorso, tanto per cominciare?
Mary, come fai a sapere di noi?
Me l'ha detto Rhage. S, insomma, me l'ha fatto vedere, anche.
Vuoi dire che non ha cancellato... Ti ricordi di lui?
Io sto con lui.
Tu che cosa?
Qui. A casa sua. Con un gruppo di uomini... s, insomma, di vampiri... Dio, questa parola... Si
schiar la voce. Sono qui con altri cinque tizi uguali a lui.
Bella si tapp la bocca con la mano. Nessuno viveva con la confraternita. Nessuno sapeva
neppure dove abitassero i suoi membri.
E quella femmina era un"umana.
Mary, ma come hai... come  successo?
Dopo avere sentito tutta la storia, Bella era senza parole.
Pronto? Bella?
Scusa, io... tu stai bene?
Credo di s. Almeno, al momento sto bene. Ascolta, ho bisogno di saperlo. Perch ci hai fatto
incontrare? Rhage e me?
Lui ti ha vista e... gli sei piaciuta. Mi ha promesso che non ti avrebbe fatto del male, che poi 
l'unico motivo per cui ho accettato di combinarti quell'appuntamento con lui.
Quand' che mi ha vista?
La sera in cui abbiamo accompagnato John al centro di addestramento. O questo non te lo
ricordi?
No, non me lo ricordo, per in effetti Rhage mi ha detto che c'ero andata. E John ... un
vampiro anche lui?
S. Sta per diventarlo a tutti gli effetti.  il motivo per cui mi sono immischiata in questa
faccenda. Morir, se al momento della transizione non avr accanto uno della nostra razza. Avr
bisogno di bere il sangue di una femmina.
Quindi quella sera, quando hai conosciuto John, tu lo sapevi gi.
S. Bella scelse le parole con estrema cura. Mary, il guerriero ti tratta bene? ... gentile con
te?
Si sta prendendo cura di me. Mi sta proteggendo. Non ho idea del perch, per.
Bella sospir. Lei invece lo sapeva, forse. Data l'ossessione del guerriero biondo per l'umana,
era probabile che si fosse legato a lei.
Comunque torno presto disse Mary. Sto via solo un paio di giorni.
Bella non ne era cos sicura. L'umana era entrata nel loro mondo, e adesso vi era invischiata
molto pi di quanto pensasse.
L'odore dei fumi di scarico era sgradevole, pens O manovrando il Toro Dingo al buio.
Bene cos. Possiamo partire grid U.
O spense il bulldozer e guard l'area che aveva disboscato e livellato. Piatta come una tavola,
grande pi o meno dodici metri quadrati, era la base dell'edificio in cui avrebbero operato mettendo in
pratica le loro tecniche di persuasione.
U avanz sul terreno spianato e, rivolto ai lesser radunati l intorno, disse: Cominciamo a tirare
su i muri. Li voglio solo su tre lati, il quarto lasciatelo aperto. Poi agit la mano con impazienza.
Forza. Muoversi.
I lesser presero le impalcature - assi della lunghezza standard di due metri e mezzo - e
cominciarono a spostarle. Si bloccarono immediatamente, nel sentire un veicolo che si avvicinava.
Anche se i fari spenti lasciavano intuire che si trattasse di un altro lesser. Grazie a una vista
particolarmente acuta, i membri della Societ erano in grado di muoversi al buio come in pieno giorno;
chiunque fosse alla guida di quel veicolo doveva vederci benissimo per riuscire a scansare gli alberi del
bosco.
Quando Mr X scese dal minivan, O gli and incontro accogliendolo con un inchino.
Sensei. Sapeva che quel bastardo ci teneva molto al rispetto e, chiss perch, farlo infuriare
non era pi divertente come un tempo.
Sembra che stiate facendo progressi, Mr O.
Lasci che le mostri come stiamo lavorando.
Erano costretti a gridare per sovrastare il frastuono dei martelli, ma non c'era motivo di
preoccuparsi. Erano nel bel mezzo di un appezzamento di settantacinque acri, a una trentina di minuti
dal centro di Caldwell. A ovest della propriet c'era una palude dove, in caso di piogge abbondanti,
potevano tracimare le acque del fiume Hudson. A nord e a est c'era la Big Notch Mountain, un cumulo
di rocce di propriet statale che gli scalatori non amavano pi di tanto per via delle numerose tane di
serpenti a sonagli, e che i turisti trovavano del tutto prive di attrattiva. L'unico lato esposto era quello a
sud, ma i bifolchi che vivevano nelle rare fattorie diroccate della zona non erano tipi da andarsene in
giro a passeggio.
Mi pare ottimo comment Mr X. E dove pensava di interrare le aree di stoccaggio?
Qui rispose O indicando un punto nel terreno. Il materiale arriver in mattinata. Entro un
giorno dovremmo essere pronti a ricevere i primi visitatori.
Ha fatto proprio un buon lavoro, figliolo.
Dannazione, quanto detestava quella stronzata del figliolo. Senza scherzi. Invece disse:
Grazie, sensei.
Adesso mi accompagni alla macchina. Quando furono a qualche metro di distanza, Mr X
chiese: Lei ha molti contatti con i Beta?.
O sostenne il suo sguardo senza esitazioni. Non proprio.
Ha visto qualcuno di loro, di recente?
Dove voleva andare a parare ilFore-lesser con tutte quelle domande? No.
Nemmeno ieri sera?
No, come le ho gi detto non frequento i Beta ribad O accigliandosi. Sapeva che chiedere
spiegazioni lo avrebbe fatto apparire sulla difensiva, ma che cazzo. Di cosa si tratta?
Quei Beta che abbiamo perso nel parco, ieri sera, erano molto promettenti. Non voglio pensare
che lei se ne vada in giro a massacrare i suoi rivali.
Un fratello...
S, sono stati aggrediti da un membro della confraternita. Buffo, per, i fratelli pugnalano
sempre le loro vittime perch cos i cadaveri si disintegrano senza lasciare traccia. Ieri sera, invece,
quei Beta sono stati abbandonati l per terra, dati per morti. Erano ridotti talmente male che non sono
riusciti a rispondere a nessuna domanda, quando li ha trovati la loro squadra d'appoggio. Cos adesso
nessuno sa che cosa sia successo.
Io non ero in quel parco, e lei lo sa.
Veramente?
Ma che Cristo...
Badi a come parla. E stia in campana. Gli occhi slavati di Mr X si ridussero a due fessure.
Lo sa chi chiamer, se avr ancora bisogno di rimetterla in riga. Adesso torni al lavoro. Ci vediamo
con lei e con gli altri alle prime luci dell'alba per il solito appello.
Credevo che per quello bastassero le e-mail disse O a denti stretti.
Con lei e con la sua squadra d'ora in poi l'appello lo faremo di persona.
Quando il minivan si allontan, O rimase a fissare le tenebre della notte ascoltando i rumori dei
lavori di costruzione. Avrebbe dovuto ribollire di rabbia. Invece era soltanto... stanco.
Aveva perso ogni entusiasmo. E non riusciva nemmeno pi a incazzarsi per le stronzate di Mr
X.
L'euforia era passata.
Mary guard la sveglia digitale. Segnava l'una e cinquantasei. Mancavano un sacco di ore
all'alba e dormire era fuori questione. Quando chiudeva gli occhi vedeva l'arsenale con cui si era
imbottito Rhage.
Rotol sulla schiena. L'idea di non rivederlo mai pi era cos insopportabile che si rifiutava di
analizzare pi da vicino i propri sentimenti. Si limitava ad accettarli, mal sopportandoli e sperando in
qualche forma di sollievo.
Dio, quanto avrebbe voluto tornare indietro nel tempo, al momento in cui Rhage era uscito. Lo
avrebbe abbracciato forte. Poi gli avrebbe fatto un bel discorsetto sulla necessit di stare attento, anche
se lei non ne sapeva niente di scontri e combattimenti mentre lui era, o almeno si sperava fosse, un
maestro in quel campo. Voleva solo vederlo tornare sano e salvo...
All'improvviso la serratura scatt, e quando la porta si apr alla luce del corridoio vide brillare i
capelli biondi di Rhage.
Salt gi dal letto, attravers la stanza di corsa e gli gett le braccia la collo.
Ehi, calma, che cosa... fece lui sollevandola da terra. La tenne stretta il tempo di entrare e
chiudere la porta, poi la lasci andare e lei scivol gi lungo il suo corpo. Stai bene?
Quando tocc terra, Mary torn alla realt.
Mary?
Eh? Ah, s... s, sto bene disse facendosi da parte. Poi si guard intorno, paonazza. Adesso
io... s, adesso me ne torno a letto.
Ehi, fermati un attimo, femmina le ordin lui togliendosi trench, fodero e cinturone. Torna
qui. Mi piace il tuo modo di darmi il bentornato a casa.
Spalanc le braccia e lei gli and incontro, stringendolo forte, sentendo il suo respiro. Il suo
corpo era cos caldo e aveva un odore meraviglioso, come di aria fresca e sudore sano e pulito.
Non mi aspettavo di trovarti ancora in piedi mormor Rhage facendole scorrere la mano su e
gi lungo la spina dorsale.
Non riuscivo a dormire.
Te l'ho detto, Mary, qui sei al sicuro disse lui massaggiandola alla base del collo. Accidenti,
come sei tesa. Sei sicura di stare bene?
S. Davvero.
Lui interruppe il massaggio. Ti capita mai di rispondere sinceramente a questa domanda?
L'ho appena fatto.Pi o meno.
Lui riprese a massaggiarla. Mi prometti una cosa?
Che cosa?
Me lo dirai quando non starai bene? La sua voce assunse un tono scherzoso. Cio, lo so che
sei tosta, quindi non rimarr con il fiato sospeso, no, niente del genere. Non devi avere paura di farmi
soffrire.
Lei scoppi a ridere. Prometto.
Lui le sollev il mento con un dito, serio. Guarda che ti prendo in parola. Poi le diede un
bacio sulla guancia. Ascolta, pensavo di scendere gi in cucina a prendere qualcosa da mangiare. Ti
va di venire con me? La casa  tranquilla. Gli altri fratelli sono ancora fuori.
Ma certo. Dammi solo il tempo di cambiarmi.
Infilati una delle mie felpe. Cos dicendo, Rhage and al cassettone e tir fuori una cosa
morbida, nera e grande come un'incerata. Mi piace l'idea che indossi i miei vestiti.
Mentre l'aiutava a mettersi la felpa, il suo sorriso esprimeva in modo molto virile il senso di
soddisfazione. E di possesso.
E si addiceva perfettamente alla sua faccia.
Finito di mangiare, tornarono di sopra in camera. Rhage non riusciva a concentrarsi. La
vibrazione sottopelle ronzava a tutta forza e lui era allupato; il fuoco che aveva in corpo rischiava di
prosciugargli il sangue nelle vene, o almeno quella era l'impressione.
Mentre Mary s'infilava a letto, lui and a farsi una doccia veloce chiedendosi se non fosse il
caso di dare un po' di sollievo alla sua erezione, prima di uscire. Quel maledetto coso era duro e rigido
e gli faceva un male del diavolo, e l'acqua che gli scorreva addosso gli ricordava le mani di Mary sulla
pelle. Cominci a masturbarsi ripensando a lei che si muoveva contro la sua bocca mentre lui faceva
godere i suoi punti pi segreti. Venne in meno di un minuto.
Alla fine, per, quell'orgasmo a vuoto serv solo a eccitarlo ancora di pi. Era come se il suo
corpo sapesse che una femmina in carne e ossa era l fuori, in camera da letto, e non avesse intenzione
di lasciarsi abbindolare.
Imprecando, usc dalla doccia e si asciug, poi and all'armadio. Rivolgendo una preghiera alla
cura per i dettagli di Fritz, si mise a rovistare nei cassetti finch trov un pigiama che non aveva mai
usato. Se lo infil con gesti bruschi e poi, per sicurezza, si mise anche una vestaglia in tinta.
Fece una smorfia; gli sembrava di avere addosso met di quel maledetto armadio. Ma il punto
era proprio questo.
Fa troppo caldo, qui dentro, per te? chiese, accendendo una candela e spegnendo la lampada
con la forza del pensiero.
No,  perfetto.
Personalmente lui pensava di essere ai fottutissimi tropici. E la temperatura schizz ancora pi
in alto quando si sedette sul letto dalla parte opposta rispetto a Mary.
Ascolta, Mary, tra un'oretta, alle quattro e quarantacinque, sentirai chiudersi le tapparelle per il
sorgere del sole. Non fanno molto rumore, ma non voglio che ti spaventi.
Grazie.
Rhage si sdrai sopra la trapunta e accavall le gambe. Lo irritava ogni cosa: la stanza troppo
calda, il pigiama, la vestaglia. Adesso sapeva che effetto gli facevano i regali, tutti ben confezionati con
carta e nastri colorati: gli davano il prurito.
Di solito ti metti addosso tutta quella roba quando vai a letto? chiese lei.
Assolutamente.
Allora come mai sulla vestaglia c' ancora il cartellino del prezzo?
Cos so gi quanto costa nel caso voglia comprarne un'altra.
Si gir su un fianco, dandole le spalle. Poi rotol di nuovo sulla schiena per guardare ii soffitto.
Un minuto dopo prov a mettersi a pancia in gi.
Rhage. La voce di lei era bella, nella penombra silenziosa.
Cosa?
Tu dormi nudo, giusto?
Ehm, di solito s.
Puoi anche spogliarti. A me non d fastidio.
Non volevo metterti... a disagio.
Quello che mi mette a disagio sei tu che continui a girarti e rigirarti come un carro armato
nella tua met del letto. Io, da questa parte, mi sento un po' come un'insalata che qualcuno sta
mescolando.
Rhage avrebbe ridacchiato volentieri a quel suo tono ragionevole, ma il fuoco palpitante che
sentiva in mezzo alle gambe gli aveva tolto il senso dell'umorismo.
Maledizione! Se si illudeva che bastassero un pigiama e una vestaglia per riuscire a trattenersi
era proprio fuori di testa. Il desiderio che lo consumava era talmente forte che, a parte forse
un'armatura, quello che aveva o non aveva addosso non faceva la bench minima differenza.
Dandole la schiena, si alz e si spogli completamente. Poi, con qualche acrobazia, riusc a
infilarsi sotto le coperte senza farle vedere quello che aveva sul davanti, e cosa era pronto a fare. Non
c'era nessun bisogno che Mary sapesse di quella mostruosa erezione.
Si volt su un fianco, sempre dandole le spalle.
Posso toccarlo? chiese lei.
Il suo membro eretto ebbe un fremito, quasi si stesse offrendo volontario. Toccare che cosa?
Il tatuaggio. Mi piacerebbe... toccarlo.
Dio, era cos vicina, e la sua voce - quella voce dolce e bellissima - era magica. Ma con quel
ronzio sottopelle gli sembrava di avere un miscelatore di vernice nella pancia.
Vedendo che non rispondeva, Mary mormor: Non fa niente. Io non....
No,  solo che...Merda. Detestava il tono distaccato che lei aveva assunto. Va bene, Mary.
Fai tutto quello che vuoi.
Ud un fruscio di lenzuola, sent il materasso infossarsi leggermente e poi lei che gli sfiorava la
spalla con la punta delle dita. Soffoc meglio che poteva l'impulso di trasalire.
Dove te lo sei fatto fare? sussurr Mary seguendo con un dito i contorni del disegno che
raffigurava la sua maledizione.  un'opera d'arte straordinaria.
Lui si irrigid. Sentiva con esattezza la parte della bestia su cui aveva posato il dito. Adesso
stava accarezzando la zampa anteriore sinistra, e lo sapeva perch avvertiva un formicolio in
corrispondenza della gamba.
Chiuse gli occhi, combattuto tra il piacere di sentire la mano di Mary sopra di s e la
consapevolezza di scherzare con il fuoco. La vibrazione, la smania che lo divorava... tutto stava
crescendo, ridestato dal suo fulcro pi oscuro e distruttivo.
Inspir a denti stretti quando Mary accarezz il fianco della bestia.
Hai la pelle cos liscia disse lei facendo scorrere il palmo lungo la sua spina dorsale.
Impietrito, senza quasi pi respirare, Rhage pregava di riuscire a dominarsi.
Be'... comunque continu lei ritraendosi, penso sia un tatuaggio bellissimo.
Senza rendersene conto, si ritrov sopra di lei. E non si comport da gentiluomo. Spinse le
cosce tra le sue gambe bloccandole le braccia sopra la testa e calando con forza la bocca sulla sua.
Quando Mary si inarc contro di lui, le sollev la camicia da notte con uno strattone brutale. Era pronto
a possederla. L, nel suo letto, senza pi aspettare, proprio come aveva desiderato.
E lei sarebbe stata perfetta.
Mary spalanc le cosce, docile, incoraggiandolo a continuare, il nome di lui un gemito
soffocato sulle sue labbra. Quel suono scaten in Rhage un fremito violento, che si estese a braccia e
gambe annebbiandogli la vista. L'idea di farla sua lo consumava. Si sentiva brutale, selvaggio e...
sull'orlo dell'implosione sconvolgente che era il biglietto da visita della maledizione.
Il terrore gli diede la forza di balzare via da lei per trascinarsi, barcollante, dall'altra parte della
stanza. And a sbattere con violenza contro qualcosa. Il muro.
Rhage!
Accasciandosi al suolo si copr la faccia con mani tremanti, consapevole di avere gli occhi
bianchi. Tremava al punto che le parole gli uscivano fuori a sbalzi, sconnesse. Ho perso la testa... 
una cosa... Merda, non posso... Devo assolutamente stare lontano da te.
Ma perch? Io non voglio che ti fermi...
Lui non la lasci finire. Ho una gran voglia di te, Mary, ti mangerei, tanto ti desidero. Ho una
fame... da lupo, maledizione! Ma non posso averti. Mi rifiuto di... possederti.
Ma, Rhage sbott lei, tentando di farsi ascoltare. Perch no?
Tu non mi vuoi. Fidati, non puoi volermi cos come sono, davvero.
Non  vero, io ti voglio eccome.
Non poteva certo dirle che da un momento all'altro poteva trasformarsi in una bestia. Piuttosto
che spaventarla, decise di disgustarla. Solo questa settimana ho avuto otto femmine diverse.
Ci fu una lunga pausa. Niente... male.
Non voglio mentirti. Mai. Quindi sar sincero. Ho avuto un mucchio di rapporti occasionali.
Sono stato con un'infinit di femmine di cui non mi importava niente. Ma non potrei mai usarti cos, e
non voglio che tu lo pensi.
Adesso gli sembrava che le pupille fossero tornate nere. Si volt verso di lei.
Dimmi che fai sesso sicuro farfugli lei.
Quando le femmine me lo chiedono, s.
Lei lo fulmin con lo sguardo. E quando non lo fanno?
Loro non possono attaccarmi niente, n un comune raffreddore n tanto meno l'AlDS, l'epatite o qualunque altra malattia a trasmissione sessuale. I virus umani non possono colpirci.
Mary si tir le lenzuola fin sopra le spalle. Come fai a essere sicuro di non metterle incinte? O forse gli umani e i vampiri...
I mezzosangue sono rari, ma una gravidanza pu capitare. Per io so sempre quando una femmina  fertile. Lo sento dall'odore. Se lo , o se sta per esserlo, non faccio sesso con lei, nemmeno con il preservativo. I miei figli, quando ne avr, nasceranno al sicuro nel mio mondo. E io amer la loro madre.
Mary distolse lo sguardo di colpo, gli occhi fissi su qualcosa, come stregata. Rhage si volt per
vedere cosa guardava con tanta insistenza. Era il quadro della Madonna con Bambino sopra il cassettone.
Sono felice che tu me lo abbia detto mormor alla fine Mary. Ma devi proprio farlo con
delle sconosciute? Come fai a stare con una donna che... No, non rispondere. Non sono affari miei.
Io preferirei stare con te, Mary. Non poter stare dentro di te ... una tortura. Ti desidero cos
tanto che non ce la faccio pi a resistere. Soffi fuori il fiato con forza. Ma, in tutta onest, adesso
diresti di volermi ancora? E poi... maledizione, se anche mi volessi ancora c' un'altra cosa. Il modo in
cui mi dai alla testa... Ho paura di perdere il controllo. Tu mi fai un effetto diverso da tutte le altre femmine.
Ci fu un altro lungo silenzio. Fu Mary a romperlo.
Dimmi un'altra volta che sei triste perch non possiamo andare a letto insieme disse asciutta.
Sono tristissimo. Sto male. E sono sempre arrapato. Distratto e incazzato nero.
Ottimo concluse lei con una risatina. Ragazzi, sono proprio una stronza, eh?
Niente affatto.
Sulla stanza scese il silenzio. Alla fine Rhage si sdrai per terra raggomitolandosi su un fianco,
la testa poggiata sul braccio.
Mary sospir. Adesso non dormirai sul pavimento.
 meglio cos.
Per l'amor del cielo, Rhage, vieni qui.
La voce di lui si ridusse a un ringhio soffocato. Se torno in quel letto nessuno potr impedirmi di andare a cercare quel punto dolcissimo tra le tue gambe. E stavolta non solo con le mani e con la lingua. Torneremmo dritti l dove ci siamo interrotti. Con me sopra di te, divorato dalla voglia di penetrarti.
Sent la sensuale fragranza dell'eccitazione di lei e l'aria si caric di tensione erotica. Rhage era un fascio di nervi.
Sar meglio che me ne vada, Mary. Torner quando ti sarai addormentata.
Usc prima che lei potesse dire un'altra parola. Quando la porta si chiuse alle sue spalle, si accasci contro il muro del corridoio. Essere fuori dalla stanza era gi d'aiuto. Almeno cos era pi difficile sentire il suo odore.
Ud una risata e quando si volt vide Phury avvicinarsi senza fretta.
Hai l'aria stravolta, Hollywood. E sei anche nudo come un verme.
Rhage si copr con le mani. Non so proprio come fai a sopportarla.
L'altro si ferm di botto, rischiando di rovesciare il sidro caldo dal tazzone che aveva in mano.
Sopportare cosa?
La castit.
Non dirmi che la tua femmina non ti vuole.
Non  questo il problema.
Allora come mai sei qui fuori?
Io, ehm... non voglio farle male.
Phury parve colto alla sprovvista. Sei grande e grosso,  vero, ma non hai mai fatto male a una
femmina. Almeno non che io sappia.
 che... la desidero cos tanto che sono... sono troppo carico, amico.
Phury socchiuse gli occhi gialli. Stai parlando della bestia?
Rhage distolse lo sguardo. Gi.
Phury fece un fischio, serio in volto. Be'... cavolo, farai meglio a stare in campana. Vuoi trattarla con rispetto, e questo va bene, ma attento a non passare il segno altrimenti rischi di farle davvero male, non so se mi spiego. Trovati qualcuno da prendere a botte, trovati qualche altra femmina da scopare, se ne senti il bisogno, ma cerca di stare calmo. E se ti serve un po' di fumo vieni da me. Ti dar qualcuno dei miei sigaretti, non c' problema.
Rhage trasse un profondo respiro. Al momento preferisco farne a meno. Per mi presteresti una tuta e un paio di Nike? Voglio provare a sfiancami a furia di correre. Phury gli diede una pacca sulla spalla. Vieni, fratello. Sar un piacere.
...
.
...
FINE Parte 1.